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Perché farsi guidare dal popolo non ci deve scandalizzare

11 Aprile 2010

Penso che sia una benedizione del cielo che gli uomini non sono uguali. Immaginate che noia!
Soprattutto che non sono uguali a riguardo del loro grado di intelligenza. Ciascuno ha la propria e deve essere rispettato per questo. Ogni grado di intelligenza determina una personalità unica. Non è detto che chi è dotato di una intelligenza di più basso valore ne riceva in cambio una personalità più ridotta. La commistione genera una varietà impressionante e infinita di casi.

A governare una Nazione, non siamo tutti adatti. Probabilmente Einstein, Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, sarebbero stati dei pessimi governanti. Anche Bill Gate potrebbe risultare una scamorza.

Dunque solo alcuni sono in grado di governare una Nazione. Magari sono pieni di difetti, ma possiedono quelle qualità che possono arrivare a fare di un uomo addirittura uno statista.

Poiché un popolo non può governare direttamente una Nazione, lo deve fare per il tramite di costoro.

Qualcuno storce ancora la bocca a sentire pronunciare la parola popolo. È il retaggio che gli intellettuali, soprattutto, si portano dietro dai tempi in cui il popolo era disprezzato, considerato una mandria di ignoranti. Al suo posto governavano ed erano riverite le aristocrazie, le élite borghesi; nei regimi totalitari i dittatori e le oligarchie.

Riverire e rispettare il popolo per molti di costoro ancora oggi significa umiliarsi, scendere di livello. Chi si riempie la bocca con la parola popolo, non per disprezzarlo, ma per lodarlo, si gioca il salotto buono della società.

Ma la verità è – e lo è sempre stata – che in una democrazia nessuno ha il diritto di interporsi e decidere al posto del popolo.

Invece del popolo si ha paura. Gli si sorride davanti a denti stretti, ma poi alle sue spalle guai a considerarlo in grado di decidere per il bene del Paese. Per il bene del Paese altri sono i capaci, altri si arrogano il diritto di scegliere al suo posto.

Non è stato sufficiente conquistare il suffragio universale. Esso ha messo in mano al cittadino la matita per esprimere il voto, ma non gli ha ancora riconosciuto la dignità.

Oggi che parliamo di riforme, noi abbiamo finalmente, a 150 anni dall’Unità d’Italia, una grande occasione per farlo. Consegnare la sovranità al popolo, lasciando che sia il popolo con il suo voto a scegliere direttamente chi deve governarlo. Riconosciamogli dunque quella dignità che nei fatti gli è stata sempre negata.

Ho letto qui che Berlusconi pensa ancora all’elezione diretta del parlamento (quindi della maggioranza che dovrà governare) e del presidente del Consiglio (se non è un refuso al posto di presidente della Repubblica. Se così è davvero, potrebbe essere stata superata la proposta sciapita di Calderoli):

«I padri costituenti – ha detto Berlusconi – hanno definito un assetto istituzionale che dà tutti i poteri alle assemblee parlamentari: l’esecutivo non ha nessun potere nel nostro sistema costituzionale ». La riforma costituzionale, ha aggiunto, andrà affrontata con il contributo di tutti ma l’orientamento della maggioranza è per una riforma semipresidenziale sul modello francese con però l’elezione contemporanea del Parlamento e del presidente del consiglio, per evitare eventuali problemi di colori diversi e coabitazioni forzate come avvenuto in diverse legislature in Francia. »

Voglio sperare che ancora tutto non sia perduto.

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“Gianfranco si smarchi pure, ma senza ossessioni” di Sandro Bondi. Qui.

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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 11 Aprile 2010 @ 15:20

    Da seguire sul Legno

  2. Commento by Ambra Biagioni — 11 Aprile 2010 @ 15:23

    Errata corrige: qui il link esatto

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart