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Perché non si può credere ad Alfano

11 Novembre 2013

Alfano teme di finire come Gianfranco Fini. Quando Berlusconi glielo ricorda (da ultimo qui), sono convinto che gli vengano i brividi. Sa bene che senza Berlusconi sarebbe rimasto confinato nella sua Sicilia, magari con qualche piccolo incarico provinciale o al massimo regionale.

Sarebbe riuscito ad emergere comunque, penserà qualche mio lettore. Forse. Ma di lui qui ho sempre scritto che non mi è mai parso un leader, ossia un personaggio capace di condurre un grande partito di massa.
Oggi le prove ci sono. Il suo percorso è lo stesso identico di Fini. Non lo scrivo ora, ma lo dissi ai primi accenni di divisione che portarono al voto del 2 ottobre.

Dotato di poco carattere, come Fini (che quando era giovane si nascondeva nelle logge se c’era sentore di botte tra missini e comunisti), su di lui ha avuto facile presa il disegno del Pd, che non ha dovuto fare altro che rinfrescare la strategia seguita per l’ex presidente della camera. Il Pd ha saputo annusare la personalità di Alfano assai meglio di Berlusconi, complice la comune appartenenza all’ex Dc di Enrico Letta, che dell’amico probabilmente conosceva pregi e difetti. Come a Fini l’importante carica istituzionale gli aveva dato alla testa, lo stesso è accaduto per il debole Alfano, che si è trovato improvvisamente a ricoprire l’incarico di vice premier, oltre che di ministro degli interni.

Un risultato insperato. Che gli ha smosso l’ambizione di altri traguardi, come probabilmente quello di costruire una nuova aggregazione insieme con gli amici dell’ex Dc, Letta e Franceschini in primis. Per fare questo nuovo agglomerato politico, però, gli deve essere stato richiesto un contributo di truppe, che Alfano ha ritenuto di poter offrire.

A persuaderlo (e ad ingannarlo) è stata la sentenza Esposito che gli ha fatto sognare che il momento per dare il primo fendente fosse giunto. Lo ha dato, infatti, e qualche soldato se l’è portato dietro, ma non quanti sperava. Ha capito che Berlusconi c’è ancora tutto, e la ferita subita, anziché indebolirlo, gli ha fornito nuove ragioni di resistenza e di coraggio.
Così si è reso conto di aver trovato di fronte non un coniglio impaurito ma un leone.

Perciò ha pensato di blandirlo, invocando l’unità del partito. Proprio come Berlusconi. Entrambi accomunati dallo stesso desiderio e dallo stesso obiettivo, e l’operazione sarebbe riuscita ad Alfano se ancora Berlusconi si fosse affidato al consiglio di Gianni Letta, colui ossia che ha segnato tutte le sconfitte del Cavaliere, mascherandole da successi diplomatici, che in realtà lo sono stati solo per Napolitano e il Pd.

La fortuna di Berlusconi (ne sono arcisicuro) è stata quella di avere accolto finalmente intorno a sé personaggi di carattere, come Daniela Santanchè, che proprio per aver visto giusto nella strategia di Berlusconi,  la si è cercata di allontanare, come si è allontanata clamorosamente dal governo la Biancofiore, un’altra donna grintosa e intenzionata a difendere il Cavaliere. E tra gli uomini: il giovane Fitto e il più anziano Verdini che, per avere qualche guaio con la giustizia, si mormora che stia per entrare nel mirino della magistratura, intenzionata a farlo fuori prima delle prossime elezioni.

Ma la blandizie di Alfano è fasulla e ipocrita. E sapete perché la si è potuta scoprire facilmente?
Perché quando afferma, come del resto altri del suo nuovo giro, di non temere il “metodo Boffo”, mostra di essere ormai completamente plagiato dal Pd, di cui ha assimilato il linguaggio e adottato lo strumento principe della menzogna.

Il cosiddetto metodo Boffo (e l’ho scritto, argomentando, più di una volta) non è mai esistito, poiché l’ex direttore di Avvenire ebbe veramente una condanna per molestie sessuale ad una donna, e dunque l’accusa principale che gli mosse Vittorio Feltri resta in piedi, provata da una sentenza definitiva.

Dire dunque che si sta adottando nei confronti di Alfano, o della Lorenzin o di Cicchitto o di Quagliariello, e così via, il metodo Boffo significa cominciare ad imparare ed a usare il linguaggio della ipocrisia e della menzogna. Già nel momento in cui questa definizione è uscita dalle labbra dei cosiddetti governativi, costoro si sono già candidati – per usare una felice espressione della Santanchè – nelle liste del Pd.


Letto 1431 volte.


7 Comments

  1. Commento by enzo — 14 Novembre 2013 @ 11:45

    Ma Berlusconi potrà mai essere sostituito? Anche senza decadenza c’è sempre l’interdizione che scatterebbe comunque e poi ha comunque una certa età ed in politica quello che poteva fare lo ha fatto.
    Questa destra deve morire con lui?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Novembre 2013 @ 10:55

    La destra manca assolutamento di leader. Una volta uscito di scena Berlusconi, se la torneranno a contendere uomini come Casini e forse anche Fini. Un disastro. Ma anche la sinistra non è messa granché bene. Renzi va misurato tutto: potrebbe risultare un uomo di sola chiacchiera e divenire prigioniero dell’apparato. Pare che Cuperlo (che conosco poco) stia recuperando terreno e forse Renzi non vincerà nemmeno le primarie.
    Ci vorrebbe un miracolo, ma i miracoli con la politica non riescono a filare.

  3. Commento by enzo — 17 Novembre 2013 @ 18:20

    Casini non è destra e Fini non potrà avere alcun peso politico. Si dovrà dare spazio e uomini e volti nuovi, non c’íª scelta.
    Renzi avrà vita dura ma se saranno primarie vere vincerà. Comunque la sinistra può vantare tre persone capaci che si sfidano. Quello che però non vedo a destra ma sono pronto a colpi di scena interessanti.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Novembre 2013 @ 10:30

    Stamani sulla 7 ho rivisto comparire Fini, insieme con i giornalisti Zurlo del Giornale e Valentini di Repubblica. Brutto segno per il nostro Paese. Non conosco la storia di Fitto, ma potrebbe essere un personaggio tosto, dotato del carattere che serve per non farsi pestare i piedi.

    Il mio preferito è sempre stato Antonio Martino, ma non ha voluto mai andare oltre.

  5. Commento by enzo — 18 Novembre 2013 @ 18:58

    Tra Antonio Martino e Fitto il paragone proprio non regge. Il primo è un vero liberale con le idee chiare, Fitto è solo un gregario, per me. Non si farà pestare i piedi ma bisogna anche sapere dove portarli i piedi. Martino sicuramente lo sa.

  6. Commento by enzo — 18 Novembre 2013 @ 18:59

    …. comunque io mi aspetto grandi sorprese. I nomi nuovi non verranno tra quelli conosciuti. Partirebbero mezzi sconfitti.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Novembre 2013 @ 15:04

    @enzo

    Sarà un mese denso di novità. Speriamo che qualcuna di esse sia utile a medicare la nostra democrazia malata e le nostre istituzioni ormai deviate.

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