Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

PITTURA: I MAESTRI: Achille Funi: La forma è la vita

13 Agosto 2016

di Alberico Sala
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, domenica 22 marzo 1970]

Dietro la quinta della fac ¬≠ciata ripulita, il palaz ¬≠zone ha salvato l’anima (il silenzio, la luce) primono ¬≠vecentesca. Una gru verde gira, senza stridere, dentro il cielo. La porta dello stu ¬≠dio √® aperta. Achille Funi, camicia a quadretti, cra ¬≠vatta gialla con uccelli pompeiani, grembiule plum ¬≠beo, pipetta fra i denti, √® seduto in poltrona, come posasse; contempla, invece, una natura morta appena finita, un drappo verde su di un tavolino, due pan ¬≠nocchie, una conchiglia, un aglio. Dietro la porta, ripo ¬≠sano due scatoloni di botti ¬≠glie di dolcetto di Dogliani. La luce rimbalza, nella stanza, da un’alta parete gialla; pi√Ļ in basso, la re ¬≠te d’un rampicante aspetta che il sole la riempia d’una favolosa pesca di foglie.

Lo studio √® colmo di qua ¬≠dri non finiti, tele bian ¬≠che, bottiglie, sifoni, cal ¬≠chi di gesso, un busto, la testa di un cavallo (Fi ¬≠dia), fiori secchi, canestri con frutta. Negli scaffali, appoggiati alla parete di fondo, dietro il divanetto sul quale le modelle pa ¬≠zientemente s’irrigidiscono nelle pose semplici che il maestro predilige, spiccano grossi libri d’arte.

Funi spiega che, a casa, ha una biblioteca ricca; la sezione pi√Ļ organica √® quel ¬≠la dei testi di filosofia. Poi la poesia. Funi √® un vec ¬≠chio amico di Montale. Si alza, fruga fra le cartelle, porta alla luce due qua ¬≠dretti del poeta: una ma ¬≠rina perla, un’altra violet ¬≠ta, con quattro cabine al ¬≠lineate sulla lingua di sab ¬≠bia. ¬ę I colori sono molto eleganti. E poi si possono guardare da ogni parte, gli scogli diventano nuvole, l’acqua si muta in aria, √® la poesia. Con Montale ho dipinto, in buona compa ¬≠gnia, molte volte, al Forte. Avevo ritratto, un’estate, il vecchio De Grada, e Mon ¬≠tale aggiunse una gabbia con un merlo, dal becco lunghissimo. Il vento del mare, ch’√® a due passi, s’√® poi mangiato l’affresco ¬Ľ.

Entra nello studio una bella ragazza, bianca e blu, con occhi larghi e ma ¬≠linconici. Viene dalla mo ¬≠stra dei divisionisti, pro ¬≠prio di fronte. Funi ricor ¬≠da Previati, ch’era di Fer ¬≠rara come lui (¬ę Son torna ¬≠to nella mia citt√† qualche volta, a controllare se c’√® ancora. I primi affreschi che vidi furono quelli Schifanoia ¬Ľ). ¬ę Mor√¨ pazzo, po ¬≠veretto, coltivando stravol ¬≠te fantasie ¬Ľ.

Con Boccioni, Funi part√¨, nel maggio del 1915, volon ¬≠tario per la guerra nel Bat ¬≠taglione ciclisti. ¬ę Era mol ¬≠to simpatico, scrisse il pri ¬≠mo articolo sulla mia pit ¬≠tura. C’etra anche Marinetti, che in salita alzava le gambe, e si faceva spingere “Per√≤, il futurismo, quello s√¨ √® stato un’avanguar ¬≠dia. Oggi c’√® una grande confusione. La pittura mo ¬≠derna non mi piace, anche quella figurativa, perch√© non √® bene impostata. Lo stesso Picasso, che √® un grosso artista, cosa vuoi, di fronte a Piero… I miei al ¬≠lievi, ne ho avuti tanti, da Bergamo, alla Carrara, a Milano, so quello che pos ¬≠sono fare, conosco i furbi che cambiano sempre, e quelli che lavorano seria ¬≠mente. Ricordo Morlotti e Peverelli… No, Cassinari era con Carpi ¬Ľ.

Presso la tavolozza, Funi tiene la sua bibbia, un’an ¬≠tologia di disegni, Miche ¬≠langelo, Leonardo, Raffael ¬≠lo. ¬ę Se non c’√® la forma √Ę‚ÄĒ sillaba √Ę‚ÄĒ non c’√® la vita…

E le esperienze bisogna scontarle, io dipingevo co ¬≠me i metafisici, prima che si organizzassero in scuo ¬≠la; il Novecento l’ho inven ¬≠tato io, con Marussig, un tipo straordinario, che non parlava mai; e si muoveva parcamente, dopo intense meditazioni. Un giorno ero a casa sua, e dalla cucina balza fuori sua moglie, ac ¬≠cesa come una torcia. Se non correvo io a spegner ¬≠la, sarebbe bruciata… ¬Ľ.

Funi ha ispirato una mi ¬≠tologia lussureggiante d’e ¬≠stri, d’avventure dei sensi. Ad ottant’anni, s’arrampica sugli scaffali (¬ę Il mio ex-bidello, di quando ero di ¬≠rettore a Brera, viene a pu ¬≠lire e a mettere un po’ d’or ¬≠dine, ma poi non si trova pi√Ļ niente ¬Ľ). Il pomerig ¬≠gio del 26 febbraio scorso, con un balzo, s’√® chinato sulla torta con otto tozze candeline, e con un soffio, gagliardo, le ha spente tut ¬≠te, fra gli applausi. Ogni giorno, arriva allo studio alle nove ed esce alle un ¬≠dici; torna alle due del po ¬≠meriggio e, alle cinque meno cinque, s’incammina, per il t√®, verso il Biffi Scala.

Funi, sta bene a Milano. Viaggiare non gli √® mai piaciuto, anche se √® stato in Africa, ai tempi di Bal ¬≠bo, per affrescare una in ¬≠tera chiesa. L’ultimo affre ¬≠sco l’ha lasciato in una chiesa di frati, a Rimini: cos√¨, ha sfiorato i seimila metri quadrati, una lunga storia, tutta una vita.

Una volta alla settimana, Funi va al cinema. Gli pia ¬≠ceva anche cucinare; √® sempre un buongustaio. Ama la conversazione con gli amici, ed √® ottimista: ¬ę Siamo nati per soffrire ¬Ľ. Continua a lavorare sag ¬≠giamente, ordinatamente. Ma, ogni tanto, insinua do ¬≠mande che disarmano, di ¬≠chiarazioni, a soggetto (¬ę A me piacerebbe essere un leone ¬Ľ): i coriandoli dello stupore. Anche la sua pit ¬≠tura ha scoperto gorghi, brividi, accenni, ora che la vita √® cos√¨ alta.

 


Letto 1114 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart