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Possibile l’inciucio PD-Centro?

10 Gennaio 2013

Premesso che in Italia tutto è possibile, salvo praticare una democrazia sana e rispettosa dei risultati elettorali, non credo possibile che dopo il voto la coalizione di centrosinistra, formata dal Pd e dal Sel, possa unirsi al centro di Monti, Casini e Fini.
Più facile, se nessuno avrà la maggioranza in una delle due camere, che si ritorni a votare.
Ciò che mi convince a sostenere questa ipotesi è la inconciliabilità, direi assoluta, tra le posizioni di Nichi Vendola e quelle del professore bocconiano.
Ove, dopo il voto, si dovesse verificare una giravolta del Sel, e questi accettasse di governare con il Centro, ci troveremmo di fronte ad una nuova rivoluzione copernicana. Non credo che Vendola sia una persona che possa ingannare i suoi elettori fino a questo punto. Lo considero, al contrario, molto determinato e coerente.

Mentre, ovviamente, nutro qualche dubbio sul Pd, il quale, sono certo, si alleerebbe anche con il diavolo se ciò fosse necessario per conquistare e mantenere il potere.
Sono convinto, così, che se il Pd insistesse per allargare la maggioranza ai centristi, Vendola ritirerebbe i suoi parlamentari, il cui numero potrebbe creare qualche problema di governabilità.
Lo stesso governo dovrebbe subire un rimpasto, evidenziando a tutto tondo il capovolgimento del risultato elettorale.

Tuttavia, la possibilità di una aggregazione, da realizzarsi dopo il voto, tra il centrosinistra e i centristi è considerata dai commentatori politici assai verosimile, e ciò nonostante che il professore continui a mostrarsi recalcitrante dall’accettare una tale eventualità.
Di fronte all’accrescersi di una simile ipotesi, stupisce però il silenzio del maggiore interessato, ossia Nichi Vendola, il quale in passato non ha mancato di sottolineare ad ogni occasione l’impossibilità di una governance con il professore, ed ora che questa è stata messa in conto non solo dagli opinionisti, ma anche dal Pd, nel caso che al senato mancassero i numeri per la maggioranza, Vendola sembra essersi chiuso in uno strano riserbo.
La logica vorrebbe che invece pretendesse dal Pd, ora che la coalizione di centrosinistra sta costituendosi nei programmi e nelle liste, la sottoscrizione di un patto che escludesse un successivo allargamento della maggioranza ai centristi, così da utilizzare una scrittura di questo tipo a proprio vantaggio nel caso di violazione degli accordi. Perché invece c’è silenzio?
Di che cosa ha paura Vendola?

Possibile che di fronte all’insistenza di Bersani di offrire uno spazio ai centristi, Vendola non replichi che un’eventualità simile non esiste, e comunque non sarebbe accettata dal suo movimento?
Non credo che Vendola possa concepire di ingannare i suoi elettori accettando di presentarsi al voto in una coalizione che vede il Pd già proiettato a confliggere con lui nel momento che aprirà le porte al centrismo montiano.
Ci si aspetterebbe da Vendola, in mancanza di un patto scritto e reso pubblico con il Pd, che il Sel si rifiutasse di coalizzarsi con Bersani, piuttosto che essere gabbato all’indomani del voto.
Vendola si trova di fronte ad una scelta che non può procrastinare, se non vuole mettere a rischio la sua credibilità:

– ritirarsi dalla coalizione prima del voto, mettendo a rischio la vittoria scontata del centrosinistra;

– pretendere, ora che ne ha la forza, un patto scritto che escluda qualunque intesa della coalizione con i centristi.

Altrimenti si ha ragione di credere che Nichi Vendola, nonostante le parole, abbia già messo in conto l’accettazione di una tale collaborazione.
Del resto un’eventuale ipotesi secondo cui il Sel si riservi di prendere posizione, negativa o positiva che sia, solo dopo il voto, se si dovesse concretizzare un’intesa Pd-Monti, non mi parrebbe la più corretta nei confronti dei propri elettori.
Staremo a vedere.


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Bart