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Posso dire la mia sulla magistratura?

11 Marzo 2013

In verità ne ho parlato, e male, tante altre volte, ma ciò che sta accadendo contro Silvio Berlusconi è così mostruosamente incredibile che mi sento sollecitato a rinnovare le mie critiche, inasprendole.
Intanto, un giudizio generale negativo lo rivolgo alla intera magistratura poiché la sua inefficienza è ampiamente dimostrata, e talmente conosciuta all’estero che molte imprese straniere che potrebbero investire in Italia, creando nuovi posti di lavoro, se ne tengono lontane proprio per non rischiare di doversi misurare con una tale inefficienza.

Questo giudizio rimane anche se devo riconoscere che ci sono alcune sedi giudiziarie e alcuni magistrati che sanno adempiere con scrupolo e coscienza il proprio lavoro, evitando l’accumulo di arretrati e conservando quell’obiettività che manca in altre sedi.
Precisato ciò, un giudizio particolarmente negativo va espresso nei riguardi della magistratura milanese, sia nei riguardi del funzionamento della sua procura che nei riguardi dei collegi giudicanti. E questo giudizio è talmente negativo che personalmente mi vergogno di ciò che sta accadendo al nostro ex presidente del consiglio, considerato come una specie di Al Capone italiano, il quale deve essere incastrato ad ogni costo per guadagnarsi chi sa quale medaglia storica.
La visita fiscale ordinata ed eseguita l’altro giorno (sembra che se ne stia ordinando un’altra) è il paradigma più sconcertante, che ridicolizza di fronte agli osservatori internazionali le nostre istituzioni. Nonostante ciò, ci si trova in presenza di un silenzio assordante di coloro (Csm e capo dello Stato) che dovrebbero vigilare affinché certi odi e pregiudizi non trovino radicamenti all’interno della giustizia, la quale per definizione deve essere improntata a trasparenza e imparzialità.

La sede giudiziaria milanese è una di quelle che soffre di più per la mancanza di tali requisiti. È un ammalato grave a cui nessuno però invia una visita fiscale.
Come i lettori hanno potuto constatare, Silvio Berlusconi è gravato da un numero considerevole di processi, alcuni dei quali lo hanno visto assolto o beneficiario della prescrizione. Altri sono in corso e procedono così velocemente (fatto insolito e raro presso la stessa sede giudiziaria milanese), al punto che proprio la loro velocità è diventata la cartina di tornasole di una parzialità cistosa nei confronti di un solo ed unico cittadino, mentre la legge dovrebbe essere uguale per tutti, anche con riguardo ai tempi di durata dei procedimenti.
Per Berlusconi così non è. La durata dei processi che lo riguardano è incredibilmente breve. Si chiedono e si fanno gli straordinari pur di pervenire in fretta ad emettere la sentenza. Addirittura si fa in modo che la difesa non possa dispiegare tutte le sue opportunità, come ha più volte denunciato il collegio di difesa dell’imputato Berlusconi. Alcuni testimoni a favore sono stati cancellati con la giustificazione che avrebbero allungato inutilmente i tempi del processo.
La celerità, dunque, che osserviamo nel modo di procedere quando la procura e i giudici milanesi intravvedono la possibilità di condannare Silvio Berlusconi, non trova riscontro in assoluto in Italia.

Ho un’esperienza nel civile – che ho ricordato un’altra volta – e si sa che più o meno i tempi tra un processo civile e un processo penale differiscono di poco. Ebbene il mio processo avviato nel 2005 e giunto nel 2010 alla sentenza di primo grado, vede datata al 2016 la prima udienza di appello.
Per quale ragione non sono trattato celermente come lo è Silvio Berlusconi? Perché, tornando al penale, non sono trattati con la stessa celerità i processi che riguardano altri cittadini, se la legge è uguale per tutti?
Evidentemente la legge uguale per tutti non è, e per taluni, per i quali si avverte il fumus di una condanna, e verso i quali si ha un qualche odio (politico o di altra natura), i tempi diventano straordinariamente brevi.

Pensate: nel processo Mediaset, la prima condanna ha colpito Berlusconi nell’ottobre 2012 e si prevede che entro la fine di questo mese ci sarà anche la condanna di secondo grado. Ossia, in cinque mesi si è percorso il tragitto (per tutti gli altri cittadini lungo di molti anni) che divide una sentenza di primo grado da quella che conclude la fase del merito.
In realtà, se in Italia non si fosse radicato un tale accecante e viscerale odio contro la persona di Silvio Berlusconi, tutti dovrebbero constatare che qualcosa non va, e gli organi preposti al controllo dovrebbero domandarsi perché tanta fretta. La quale non si può spiegare (essendo inusuale e atipica) se non nella assenza di obiettività di giudizio nei magistrati inquirenti. Da ciò dovrebbe scaturire un provvedimento di rimozione nei confronti di giudici così bellicosi e partigiani.
Invece il silenzio è assoluto. Nessuno annota una tale specificità, che discrimina tutti gli altri cittadini, sottoposti invece a tempi biblici, snervanti e onerosi sotto ogni profilo, sia psichico, che economico.

Una tale inusitata fretta ha uno scopo ormai evidente a tutti: eliminare dalla scena politica un personaggio che gode del sostegno di molti elettori, al punto che ancora oggi, nonostante la ostinazione giudiziaria, rimane il contendente più pericoloso di quel Pd che per la prima volta vede a portata di mano un incarico di governo indicato direttamente dagli elettori ad un proprio esponente .
E poiché si sta paventando il rischio che questa possibilità, tanto attesa per anni, possa sfumare per la mancanza di alleanze numericamente in grado di assicurare la maggioranza anche al senato, e poiché si comincia a vociferare di un ritorno a breve alle urne, ecco che l’apparato giudiziario milanese, che per un soffio non ce l’ha fatta – nonostante ci abbia provato – a condannare Berlusconi in tempo per sottrarlo alle elezioni di febbraio, decide di lavorare a ritmi serrati e frenetici per arrivare finalmente a quella condanna che eliminerebbe l’Al Capone italiano dalla corsa alle prossime elezioni.

È magistratura questa? Lo è in un Paese che si dice democratico? No. É una magistratura infetta, malata, così come sono infetti e malati gli organi che dovrebbero tutelare l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.
Se questo accanimento c’è, e non può non essere evidente, allora è giusto che chi ne è vittima corra ai ripari. E quali sono?
Uno di questi ripari può essere la stessa carta costituzionale che avverte tutti quanti – quindi tanto i magistrati, che i politici, che le istituzioni – che un cittadino è innocente fino a che non lo giudichi colpevole una sentenza definitiva.
E la sentenza definitiva, in presenza di ricorso a quella di secondo grado, è la sentenza di cassazione.

Se i processi a Berlusconi sono intrisi di una specialità che li distingue da quelli riservati a tutti gli altri cittadini, valga per Berlusconi   allo stesso modo speciale la presunzione di innocenza garantita dall’art. 27 della costituzione.
Ergo: se una magistratura politicizzata emetterà una sentenza di condanna ed essa non sarà confermata da una sentenza definitiva prima delle prossime elezioni, Berlusconi si presenti senza alcun timore, e da innocente, al giudizio degli elettori, affidando ad essi il riconoscimento o meno della legittimità del proprio ruolo politico.


P.S. Sono lieto che il Pdl abbia avuto finalmente il coraggio di manifestare il proprio dissenso direttamente presso il Tribunale di Milano attraverso la rappresentanza dei suoi parlamentari recentemente eletti. Non va dimenticato – lo scrivo a coloro che si sono scandalizzati – che si sta attaccando duramente per reati tutti ancora senza prove certe, il leader del partito della opposizione. Proprio come avviene nei regimi totalitari.


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4 Comments

  1. Commento by NeroX — 12 Marzo 2013 @ 16:42

    Lei dell’estero prende solo quello che le conviene. Ma vedrà .. vedrà …..

  2. Commento by Proto — 12 Marzo 2013 @ 16:44

    Chissà perchè se i processi sono così brevi poi molti cadono in prescrizione. Si decisa!

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Marzo 2013 @ 19:09

    @Proto

    Non mi dirà che il processo Mediaset non abbia avuto un trattamento speciale. Come pure il processo Ruby, con i testimoni a favore esclusi dai giudici violando i diritti della difesa senza che i soliti costituzionalisti di regime abbiano protestato.

  4. Commento by Proto — 13 Marzo 2013 @ 10:37

    Secondo me la prescrizione dovrebbe cessare al momento del rinvio a giudizio, come negli Stati Uniti. Unitile spendere soldi in processi se possono essere completamente unitili.

    Comunque visto che siamo in Italia se i processi di cui parla hanno avuto trattamenti speciali allora immagino pure che vedrà il trattamento speciale riservato all’imputato Berlusconi con un intero parlamento pronto a legiferare qualunque cosa gli facesse comodo.  

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