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Prendiamole al volo

20 Agosto 2011

Non recriminiamo sul passato, non è il momento. Vediamo di essere positivi. Si stanno facendo strada due proposte che molti cittadini, non ne dubito, condividono.

La prima riguarda il dimezzamento dei parlamentari. Chi l’avversa dichiara che esso non porterà immediati benefici, i quali si produrranno nella prossima legislatura. È vero, ma bisogna pur cominciare con una riforma che renderà più leggero ed efficiente per il futuro quantomeno l’iter della formazione delle leggi. Per non dire del conseguente abbattimento dei costi della politica.

Oggi sul Corriere della Sera si legge che Veltroni sollecita il suo partito ad approfittare dell’imminente dibattito parlamentare sulla seconda manovra in cui è ricompresa la modifica dell’art. 81 della Costituzione (inserimento del pareggio di bilancio) aggiungendovi la riduzione del numero dei parlamentari.  Vannino Chiti, sempre del Pd, auspica una convergenza tra maggioranza ed opposizione in modo da approvare in 90 giorni la riforma costituzionale.

Sarebbe una manna. Voglio sperare che nessuno del centrodestra si inventi dei distinguo al solo scopo (anche se ben nascosto) di lasciare le cose come stanno.
Il parlamento “all’italiana”, pletorico e bizantino, ha fatto il suo tempo. Esso incide in negativo sullo sviluppo del nostro Paese quasi quanto il famigerato debito pubblico.

Più difficile sarà pervenire ad una intesa su Provincie e Comuni, a causa delle forti resistenze frappostesi sin dal principio. Ma una loro riduzione potrebbe segnare la rotta per altri interventi futuri, se se ne registrassero effetti positivi.

L’altra proposta che si sta imponendo riguarda la vendita del nostro patrimonio immobiliare. Pure questa scelta non produrrà forse immediati effetti di cassa (anche se leggo che la società Fintecna anticiperebbe il pagamento), ma è un’operazione indispensabile.
Non riusciremo mai a liberarci dalla zavorra del debito pubblico se non ricorreremo alla vendita dei gioielli di famiglia.

Soltanto che leggo di valori di ricavo abbastanza risibili (intorno ai 200/300 miliardi?). Il nostro patrimonio vale molto di più, anche se dobbiamo tenere conto che se è il venditore a metterlo sul mercato, il bene perde un po’ del suo valore.
Ma parliamoci chiaro. Non deve essere una svendita, un regalo al compratore, come si era abituati a fare nella prima Repubblica. I controlli dovranno essere ferrei e chi sgarra va in galera.
Si muoverà intorno a questa scelta una massa di denaro e una massa di interessi giganteschi, su cui arruffoni e malfattori cercheranno di mettere le grinfie.

In ogni caso, se tutto sarà fatto con l’onestà e la serietà dovute, e se riscontreremo che il ricavato sarà stato modesto in proporzione al nostro debito, dovremo vendere di più (non soltanto il 40% ma il 60/70%), cercare ossia altri beni: ne abbiamo a iosa tanto dello Stato quanto degli Enti locali.
L’obiettivo dovrà essere quello di abbattere perlomeno i due terzi del debito pubblico, così da sottrarci ai loschi giochi del mercato e della speculazione.
Ne sortirebbe un circolo virtuoso che potrebbe anche consentirci ogni anno di destinare un po’ di utile di bilancio all’abbattimento di una quota, sia pure modesta, residuale.

Caldeggio una maxivendita immobiliare perché ho sempre creduto nella moneta unica europea, e soprattutto ho sempre auspicato un’Europa unita anche politicamente.
Dunque, gli Stati malati come il nostro devono guarire di necessità se credono ancora negli ideali dei padri fondatori.

Purtroppo anche su questo siamo in declino.
La Francia e la Germaniasi oppongono (per il momento) agli eurobond, giacché temono di caricarsi sulle proprie spalle i debiti sovrani altrui, diventati una vera e propria voragine.
Comportandosi in questo modo, in realtà, si distaccano dall’Europa così come l’avevano pensata tanto i francesi Schuman e Monnet quanto il tedesco Adenauer.

Ma il disfacimento dell’Europa coinvolgerebbe anche loro, non si illudano. Mi dispiace dirlo, ma i due stanno comportandosi come due bottegai anziché come due statisti. Arrigo Levi, in un bell’articolo apparso oggi suLa Stampa, dà loro ancora un po’ di credito. Speriamo che abbia ragione.

Tornando a bomba, ossia alle due proposte, entrambe trovano favorevole l’opposizione. Dunque, prendiamole al volo e guai se la maggioranza comincerà a traccheggiare.
Quando si avvieranno i lavori al Senato nella settimana prossima, i consensi dovranno essere bipartisan: netti, decisi, irrevocabili.


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Bart