Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Prova d’esame per Napolitano

5 Dicembre 2010

Consultando in questi giorni i documenti relativi ai lavori dell’Assemblea costituente, mi sono reso conto che alcuni interventi lungimiranti, che attengono all’attualità, furono fatti da esponenti del Pci. Per quanto riguarda l’art. 67 ricordai qui Ruggero Grieco morto all’età di 62 anni il 23 luglio 1955.

Per quanto riguarda il rispetto della sovranità popolare ho ricordato gli interventi di Renzo Laconi qui e qui. Laconi morì il 29 giugno 1967, all’età di 51 anni.
Entrambi morirono prima di poter assistere al concretizzarsi delle loro preoccupazioni.

Furono due comunisti, immagino lontani dal mio modo di concepire la società ma a me molto vicini nell’impegno di salvaguardare la sovranità popolare. Sono sicuro che oggi li avremmo visti in prima linea a combattere le distorsioni incancrenitesi al tempo della prima Repubblica ed oggi sostenute a spada tratta dal Pd, oltre che dai nuovi suoi fiancheggiatori, come ad esempio il Fli.

Fra pochi giorni vedremo in azione un altro comunista, Napolitano, che quelle persone conobbe direttamente e voglio sperare che si ricordi delle loro parole. La volontà popolare, infatti, non è quella che si conclude con l’espressione del voto, bensì quella che si trasferisce direttamente dentro gli organismi indicati dalla Costituzione, i quali mai possono tradirla.

Da semplice cittadino, se fossi chiamato a dare un voto al presidente Napolitano, gli attribuirei un voto molto basso, un sei meno meno, a causa delle sue scarse attitudini a mantenersi super partes e a vigilare sul corretto funzionamento delle Istituzioni.

Mi riferisco in particolare al suo silenzio e al suo immobilismo nei riguardi del presidente della Camera, che si è permesso di mettersi sotto i piedi la Costituzione senza che Napolitano aprisse bocca. Ha cercato perfino di difenderlo nello scandalo della casa di Montecarlo. L’immagine che ormai molti cittadini si son fatta di lui è di un Napolitano succube del presidente della Camera. Al punto che non possiamo non sospettare che Gianfranco Fini sia coperto in qualche modo da poteri così forti, tali da impedire ogni intervento, finanche di richiamo, di Napolitano.

Ieri, si è dovuto risentire il Pdl, quando Napolitano è di nuovo rimasto in silenzio davanti alle affermazioni tracotanti e perentorie di Fini (qui) il quale dichiarava: “«Se il governo il 14 dicembre non otterrà la fiducia l’Italia non andrà a votare » ha detto Fini, aggiungendo che «il capo dello Stato sa cosa fare. Non si andrà a votare, ma non si potrà continuare con la situazione che c’è oggi. Non dico di più »”. Lasciando intendere che lui la sa più lunga del demonio.

Matteoli (“Matteoli aveva a quel punto criticato non solo la presa di posizione di Fini, ma anche il fatto che il Quirinale non avesse diffuso «note di protesta » per questa invasione di campo. Poi, in serata, la puntualizzazione dagli ambienti del Colle.”) ha fatto bene a far notare a Napolitano il suo silenzio ingiustificato, e anche Verdini, nonostante le sue parole rozze, aveva le sue buone ragioni nel mostrarsi irritato. Indubbiamente aveva perso le staffe, ma il silenzio di Napolitano, che si ripete da mesi di fronte agli eccessi istituzionali di Gianfranco Fini, le avrebbe fatte perdere anche a me che, per la verità, vado da mesi accusando Napolitano di debolezza (e anche di connivenza) nei confronti della terza carica dello Stato.

In ogni caso, le strumentalizzazioni che si sono fatte delle improvvide parole di Verdini, hanno mostrato quanto la sinistra sia pronta ad alterare la verità.
Infatti, le parole di Verdini, come recita un comunicato del Pdl, sono state pronunciate prima dell’intervento di Napolitano. Assai più gravi sarebbero risultate se fossero state una replica alla nota di Napolitano. Nota che, è bene dirlo visti i precedenti, non ci sarebbe stata senza il richiamo di Matteoli.
Il Pd farebbe bene, dunque, a raccontare, almeno una volta ogni tanto, la verità.

Napolitano quindi, anche per le sue entrate a gamba tesa su materie non di sua competenza (mentre redarguisce gli altri quando intervengono sulle sue prerogative: non vi pare curioso?), è arrivato alla prova decisiva. O sarà bocciato o sarà promosso, sia pure con una sufficienza risicata.

Ha ancora qualche giorno per prepararsi, e soprattutto per andarsi a rileggere gli atti dell’Assemblea costituente in merito agli articoli 1, 67 e 21 della Costituzione. Ci metto anche il 21 perché, come ho ricordato nell’articolo in cui difendo Feltri, l’Ordine dei giornalisti ha violato questo articolo e il presidente del Csm, che come si sa è lo stesso Napolitano, non dovrebbe tollerare censure e restrizioni alla libertà di pensiero, se non quelle espressamente indicate dalla Costituzione.

Vedremo, dopo il 14 dicembre, se avrà imparato dai nostri padri costituenti che la volontà popolare è quella espressa a maggioranza dagli elettori ed è irrevocabile, come irrevocabile fu la scelta della forma repubblicana dello Stato votata da una maggioranza risicata di cittadini. Questa volontà deve essere rispettata da tutti gli organi dello Stato, compreso il presidente della Repubblica. Il rispetto non lo chiedono il Pdl e la Lega Nord. Lo chiede la Costituzione.

Perciò da Napolitano non ci aspettiamo né ribaltoni né governicchi, ma il ritorno alle urne, se questo governo non avrà ottenuto il 14 dicembre una fiducia ampia e sicura.

Articoli correlati

“Crisi e stabilità, i timori di Napolitano” di Marzio Breda. Qui.

“Verdini: me ne frego, ma non del Quirinale” di Stefano Filippi. Qui.

“Salviamo l’Italia dalla follia sfascista” di Marcello Veneziani. Qui. Da cui estraggo:

“E invece no, ti dicono che il premier deve andar via di corsa, deve dimettersi prima che arrivi Natale. C’è una ragione oggettiva, urgente e suprema per gettare il Paese in un pozzo nero, è forse responsabile della crisi finanziaria e dell’emergenza mondiale in cui viviamo? No, il governo ha fatto cose che si possono approvare o disapprovare, ma nulla di così grave da aprire una crisi al buio, sfasciando tutto, fermando riforme e decisioni necessarie al Paese. Deve andar via subito perché così ha deciso un irresponsabile pallone gonfiato e chiama questa sua minaccia di crisi con vista sul baratro «un atto di responsabilità », chiamando irresponsabile chi pensa che in questo caos sia meglio avere un governo. Le parole funzionano a contrario, la verità è rovesciata. Il pressing in favore dello sfascista, acclamato come statista, si fa assordante.”


Letto 2201 volte.


7 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 5 Dicembre 2010 @ 10:54

    Non mi vorrei sbagliare, ma le ansie e le preoccupazioni sulla situazione economica del nostro paese manifestate in questi giorni da  Napolitano con toni sempre più allarmanti e le convocazioni al Quirinale, tutt’altro che riservate, del ministro Tremonti e del Governatore Draghi per acquisire pareri sulle ripercussioni dell’attuale crisi politica, hanno tutta l’aria di voler preparare il terreno per la rappresentazione agli italiani di uno scenario di allarme tale da giustificare il già programmato rifiuto ad un eventuale richiesta di nuove elezioni e una soluzione della crisi che prevede un nuovo governo senza  la presenza di Berlusconi.

    Angelo Panebianco,  qui sul Corriere di oggi, propone a Berlusconi di trovare un’intesa con Fini, concedendo la disponibilità ad un riforma elettorale che salvaguardi comunque il bipolarismo ed un accantonamento della riforma della giustizia. Ma questa sua proposta, a mio avviso,  ha il grosso limite di non considerare l’inaffidabilità di Fini.

    L’unica via percorribile, in assenza di imprevedibili ravvedimenti di una larga parte dei finiani, è quella di convincere Napolitano sull’ineludibilità delle elezioni ed affidarsi alla saggezza degli italiani che non si lasciano condizionare dagli scenari caotici proposti da qualche sondaggista al soldo dei ribaltonisti.

  2. Commento by Simone — 5 Dicembre 2010 @ 17:33

    Gli insegnamenti del “costituzionalista della domenica”.

    Ti consiglio di fare approfonditi esami sul significato della parola “sovranità”.

    Poi valutare chi ha sovranità se il Parlamento o il Presidente della Repubblica. E dopo prendere atto che davanti ad una maggioranza parlamentare, qualunque essa sia, il nostro Presidente della Reppubblica non potrebbe ignorarla.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Dicembre 2010 @ 17:45

    Parlare con te, Simone, è come parlare col muro. Ho l’impressione che tu sia un provocatore. Molto impreparato per giunta. Le risposte le ho già tutte negli articoli che ho scritto e che sembra siano troppo difficili per te. Visto che  dici sempre le stesse cose.  
    Se hai intenzione di ragionare, bene, altrimenti sarò costretto a impedirti l’accesso. Decidi tu. Sono tollerante e disposto al dialogo, ma solo con chi ne è capace, come puoi vedere in tanti altri miei articoli.

  4. Commento by Simone — 5 Dicembre 2010 @ 21:04

    Capace? Tu ne saresti capace? Guarda che tu stai veramente scrivendo castronerie tanto è vero che non trovi, uno, dico uno dei costituzionalisti più autorevoli che potrebbero sottoscrivere quello che dici.
    Eppoi stai a scomodare proprio tu i “padri fondatori” della nostra Costituzione?! Ma per favore!
    Quando si è detto che i giudici costituzionali sono dei sinistri, quando si è cercato di sottomettere il Consiglio Superiore della Magistratura sotto controllo del Governo, quando si è messa in discussione la figura del Presidente della Repubblica, quando si è detto che Parlamento è una istituzione inutile e basterebbe fare votare i capigruppi, quando si è inventato, a chi ci ha creduto, che il Presidente del Consiglio fosse votato dal popolo, quando si è pensato di avere cambiato la Costituzione solo perchè si è cambiata la legge elettorale, in tutti questi casi perchè non sei andato a leggere cosa dicevano i padri costituenti?
    Ma di cosa stai parlando? pensi che la Costituzione sia un esercizio di “copia e incolla” come sei capace di fare tu?
    Caro il mio Bartolomeo oltre ad essere un inguaribile presuntuoso sei anche molto ignorante in materia! Non a caso la presunzione va spesso a spasso con l’ignoranza.

    In questo caso non potrai che bloccare il mio accesso, la cosa non mi sorprenderebbe sei interessante solo come estremista del berlusconismo dei nostri giorni per vedere fin dove possa arrivare la menzogna e la perdita del senso dell’equilibrio. Tutto qui!

    Comunque vedrai da solo quello che accadrà nei prossimi giorni e vedrò se avrai avuto il coraggio di lasciare i miei commenti anche quando gli eventi saranno maturati, o fuggirai come sta facendo il tuo ispiratore.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Dicembre 2010 @ 21:14

    Ti faccio i miei migliori auguri.

  6. Commento by sergio — 6 Dicembre 2010 @ 11:21

    Buongiorno, ho seguito la discussione e Vi invito a leggere un articolo a mio avviso interessante.

    di Claudio Sardo (il Messaggero)

    ROMA (5 dicembre) – Il presidente della Repubblica è il motore di riserva del sistema, quando si inceppa la funzione di governo. La Costituzione usa poche parole nell’attribuire al Quirinale il potere di scioglimento delle Camere (art. 88) e il potere di nomina del presidente del Consiglio (art. 92).

    Ma la prassi repubblicana ha via via plasmato le prerogative del Capo dello Stato, riconoscendogli un potere di iniziativa anche oltre le indicazioni dei gruppi parlamentari e soprattutto una valutazione della crisi non limitata ai soli dati numerici delle Camere. Naturalmente, ciò non significa che il presidente possa fare tutto ciò che vuole. Tuttavia il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, persino dal Mattarellum al Porcellum, ha reso più complesso e ampliato lo spettro dell’intervento presidenziale dopo le dimissioni di un governo.
    Nella Repubblica «dei partiti » la formazione dei governi aveva negli orientamenti della Dc, partito di maggioranza relativa, il faro decisivo. E gli scioglimenti anticipati delle Camere sono sempre intervenuti con un sostanziale accordo tra le forze maggiori (con l’eccezione del voto anticipato del 1987, contro cui si oppose il Psi di Craxi). L’accentuarsi della crisi di sistema negli anni Ottanta, però, finì per dilatare il ruolo presidenziale di supplenza: emblematica fu la nascita del governo Goria (sempre nell’87), decisa da Cossiga di fronte ai veti incrociati di Dc e Psi.

    Le crisi politiche e di governo degli anni Novanta ebbero poi caratteri ancora più acuti e drammatici: non fu solo la nuova legge elettorale maggioritaria ad accentuare le responsabilità del Capo dello Stato nella formazione e nella durata dei governi. Ciampi fu chiamato direttamente dalla Banca d’Italia a guidare un governo di unità ed emergenza. E, completata la riforma elettorale, nel 1994 Scalfaro decise di sciogliere le Camere nonostante la contrarietà di una trasversale maggioranza di parlamentari. Ecco, Napolitano potrebbe trovarsi a valutare questo precedente: il dato numerico della maggioranza è necessario ma non sufficiente. La legislatura può continuare solo con un governo in grado di operare con efficacia.

    Ma la «dottrina Scalfaro » offre anche altre indicazioni.
    Nel nuovo schema bipolare, di fronte alle crisi dei governi Berlusconi (1994) e Prodi (1998), il Capo dello Stato pretese dai premier uscenti un’indicazione sul successore in modo da conciliare l’esito della competizione elettorale maggioritaria con la libertà politica del Parlamento. Berlusconi fece il nome di Dini e Prodi accettò formalmente la designazione dell’Ulivo pro-D’Alema. La Costituzione non pone limiti alla nomina del presidente: ma il governo entra in carica prima della fiducia in Parlamento, quindi il Quirinale deve almeno presumere un favore delle Camere.

    Si potrebbe frettolosamente dedurre che, sulla base alla dottrina Scalfaro, Berlusconi abbia ragione nel rivendicare un potere di veto sul secondo governo di legislatura. Ma il quadro odierno non è interamente riconducibile dentro quei precedenti. La stessa legge elettorale è cambiata. E, se è vero che il nome del candidato sulla scheda ha dato una verniciatura prebiscitaria al modello parlamentare, è anche vero che il Porcellum espressamente fa salvi «i poteri costituzionali » del Capo dello Stato. Peraltro, il meccanismo maggioritario non passa più attraverso i collegi uninominali ma è concentrato nel premio di maggioranza: dunque si può persino presumere che una maggioranza parlamentare formatasi con la prevalenza di chi non ha goduto del premio sia rappresentativa di una maggioranza ancora più ampia di elettori.

    In ogni caso il nodo più difficile da sciogliere per il Quirinale non riguarda l’astratta legittimità di un nuovo governo,
    ma l’interdipendenza tra la grave crisi economica e le sorti della legislatura. Finché potrà Napolitano cercherà, nel caso di dimissioni di Berlusconi, di unire il più possibile le maggiori forze politiche. Il voto anticipato sarà inevitabile se sarà impossibili nuovi governi con la solidità necessaria. Ecco, se Berlusconi non vanta buoni titoli per contestare la legittimità di un nuovo esecutivo (salvo appellarsi a discutibili «Costituzioni materiali »), può tuttavia minarne l’opportunità. Ma per fare questo dovrà tenere la compattezza del Pdl. Una seconda emorragia, dopo quella dei finiani, comprometterebbe la richiesta di elezioni anticipate.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 6 Dicembre 2010 @ 13:32

    Sono tesi conosciute, Sergio. Discutibili. Comunque grazie per il cortese contributo.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart