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Provate a mettere le parole di Di Pietro in bocca a Berlusconi

12 Dicembre 2009

Ieri si è svolta a Roma la manifestazione di protesta della Cgil per chiedere al governo la chiusura di molti contratti ancora aperti. Non è una manifestazione politica, ha tenuto a precisare il segretario Epifani, non spiegandoci però perché in piazza non erano scesi con lui anche la Cisl, la Uil e l’Ugl, sindacati importanti come il suo. E non spiegandoci neppure perché in mezzo a loro si fosse intrufolato Di Pietro, diventato ormai l’uomo fisso della piazza, come lo era quel tale che si presentava sempre davanti alle telecamere del Tg4.

Ho dato più volte a Di Pietro il soprannome di Masaniello, “il principale protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione civile della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo.” (qui). E non a caso. Sebbene non gli somigli nel fisico (l’altro « Era un giovine di ventisette anni, d’aspetto bello e grazioso, il viso l’aveva bruno ed alquanto arso dal sole: l’occhio nero, i capelli biondi, i quali disposti in vago zazzerino gli scendevano giù per lo collo. Vestiva alla marinaresca; ma d’una foggia sua propria, la quale, […] alla mezzana ma svelta sua persona molto di gaio e di pellegrino aggiungeva. »), ha di lui la stessa foga, lo stesso cipiglio, la stessa determinazione. Anzi, forse qualcosa di più, perché mentre l’altro invocava sempre il re all’inizio della sua rivoluzione affinché l’aiutasse a sconfiggere i soprusi fatti al popolo, Di Pietro opera alla grande e chiede la testa di Berlusconi e del suo governo.

Gli abiti di Masaniello gli devono stare molto stretti. Del resto, Masaniello fece una brutta fine: “Dopo dieci giorni di rivolta che costrinsero gli spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari, a causa di un comportamento sempre più dispotico e stravagante Masaniello fu accusato di pazzia, tradito da una parte degli stessi rivoltosi ed assassinato all’età di ventisette anni.”

Ma Di Pietro si è posto ben altre finalità. Non vuol certo fare la fine di Masaniello. E’ lui che ha organizzato scientemente il No B-Day. I mezzi non gli mancano. Lo sanno bene Achille Occhetto e Elio Veltri che hanno promosso una causa contro di lui per ottenere parte del finanziamento spettantegli per essersi presentati, con la loro formazione denominata Cantiere, insieme all’Idv alle Europee 2004 (qui). Di Pietro mira assai più in alto di Masaniello, non ha rinunciato alle sue ambizioni che lo portarono, magistrato diventato famoso per le inchieste di Mani Pulite, a dismettere la toga e ad entrare nell’agone politico.

Leggete cosa ha detto nel corso della manifestazione della Ggil: “E’ l’ultimo appello che la società civile, il mondo del lavoro e della disoccupazione lancia alla Presidenza del Consiglio perché si occupi del Paese. Siamo molto preoccupati, la gente è esasperata, ogni giorno Roma è piena di manifestanti, ancora oggi siamo in tantissimi, per dire basta. Con l’ottimismo della speranza ci auguriamo che Berlusconi lasci il governo al più presto, prima che le manifestazioni si trasformino in rivolta.”

Avete letto bene? Volete la traduzione?: Se Berlusconi non si dimette, sarà il popolo a rivoltarglisi contro. Non vi sembra una minaccia bell’e buona? Non vi sembra una chiamata a raccolta per spodestare con mezzi che non hanno niente a che vedere con la democrazia chi è stato eletto democraticamente?

Non c’è bisogno di scervellarsi. Il significato di quelle parole è inequivocabile.

Eppure il maggiore alleato di Di Pietro, il Pd, che si proclama difensore delle Istituzioni e garante della Costituzione, non ha detto una parola per prenderne le distanze. Per il Pd è tutto ok.

Ora fate questo giochetto. Sostituite il Di Pietro-Masaniello con Berlusconi  e immaginate che quelle stesse parole siano uscite dalla bocca del nemico pubblico n. 1, dell’uomo nero, dello stragista, del corruttore.

No, non sarebbe accaduto quello che immaginate. Sarebbe accaduto di più. Non sarebbero accorsi soltanto la Bindy o la Finocchiaro, o Bersani a farsi intervistare, ma Fini avrebbe autorevolmente detto la sua (ormai ne dice una ad ogni pisciata di cane) e perfino Napolitano avrebbe tuonato dal Colle, allarmando il Paese.

E l’Anm? Mica se ne sarebbe stata zitta! Un’occasione come quella quando sarebbe capitata di nuovo? Avrebbe mosso sicuramente tutte le sue pedine affinché qualche magistrato romano aprisse un’indagine e mandasse di corsa due baffuti carabinieri ad arrestare l’eversore Silvio Berlusconi.

Credetemi, tutto questo sarebbe successo. E invece il nostro Masaniello scorre per le piazze indisturbato. A lui i magistrati e le Istituzioni concedono tutto. Sperano che riesca a fare ciò che non riuscì completamente a Masaniello. Rovesciare sua Maestà Berlusconi, condurlo in piazza, esporlo alla gogna, fargli lanciare qualche manciata di pietrame, qualche sollazzevole sputo negli occhi, qualche calcio democratico nel sedere, e poi relegarlo nelle patrie galere e buttare la chiave.

Salvando così, con metodo ineccepibile,  il più  rispettoso della Costituzione, la democrazia.


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5 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 12 Dicembre 2009 @ 18:54

    Perdonami Bartolomeo,   ma il raffronto con Masaniello non mi piace.

    In fondo Masaniello aveva in sé un che di romantico, di patriottico, di sacrosanto furore rivoluzionario…

    In niente di questo il tracotante Di Pietro si configura; la sua rozzezza si manifesta nel linguaggio, che disarticola senza alcuna fedeltà alla lingua nazionale o al dialetto, le sue grida sono cacofoniche e sgraziate, le sue parole incitano alla violenza cieca, perché cieca è la sua sete di potere; non chiede il pane Di Pietro, ma il sangue ed è convinto anche che non gli toccherà la medesima fine, perché i Popolo   non ha più voglia di alzare le forche in piazza, nè lo farà alcuno se la democrazia continuerà a regare.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 12 Dicembre 2009 @ 18:55

    e.c. – regnare non regare.

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 12 Dicembre 2009 @ 20:04

    Trovo anch’io un che di romantico  in Masaniello, anche se, poi, tradì la sua “vocazione”, dando in eccessi, raggiunto un certo potere. Di Pietro rappresenta l’arroganza, la presunzione, la violenza, l’irrazionalità,  (chi più ne ha, più ne metta), condite con una certa ignoranza (ma chi gli ha dato la laurea?).

    L’Italia non ha bisogno di simili personaggi, che rischiano di diventare molto pericolosi.

    Ora voglio vedere cosa dirà il Presidente Napolitano (sempre pronto a rimbeccare Berlusconi, con Fini ed il PD a fargli coro) di fronte a dichiarazioni scellerate, pronunciate “sbracatamente”e senza un briciolo di buonsenso da quella specie di giacobino esasperato  e venuto assai male.

    Gian Gabriele

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Dicembre 2009 @ 20:53

    Sì, Ambra e Gian Gabriele, Di Pietro è peggiore, lo riconosco. Ma, anche se non è pescivendolo come lo era Masaniello, alla piazza si affida, visto che in parlamento, ossia là dove si esercita la democrazia, non riesce a combinare nulla.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 15 Dicembre 2009 @ 21:07

    Commenti sul Legno

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