Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Quelle telefonate distrutte. Mancino ricattava Napolitano?

24 Aprile 2013

Ieri i giornali si dividevano tra quelli che osannavano il coraggio di Napolitano, il quale, alla sua veneranda età, è stato costretto dal parlamento a rinnovare il suo mandato per sbrogliare la intricata matassa della crisi di governo che il Pd non è riuscito a risolvere per una sua propria e grave crisi interna, e tra quelli che si facevano quattro risate sul fatto che i parlamentari tutti, salvo quelli del M5Stelle, ogni volta che Napolitano rimarcava la loro incapacità a riformare lo Stato, applaudivano come se fossero stati tanti drogati privi di discernimento al punto da non capire che erano proprio loro ad essere messi sotto accusa. Insomma, l’altro ieri i cittadini hanno ricevuto l’ennesima prova di un parlamento ridottosi ad un accumulo di stoltizia, di ipocrisia, e di fariseismo. Mi domando se qualcuno sia stato un po’ meno sbronzo degli altri per capire che Napolitano bastonava e esponeva al pubblico ludibrio proprio loro, quelli che stoltamente applaudivano.

Una prova ulteriore che l’Italia è governata da mezze calzette, il cui unico scopo è quello di mantenere lo scranno per beneficiare di potere e privilegi. Il bene pubblico è una finalità che resta scritta solo sulla Costituzione, anche in ciò offesa e ripudiata.

Soltanto pochi giornalisti (in realtà ho trovato solo Roberto D’Agostino, il direttore di Dagospia) si sono accorti di una frase molto sospetta scritta ieri da Marco Travaglio nel suo editoriale pubblicato dal Fatto.

Travaglio, nel mentre ci comunica che proprio nel giorno dell’incoronazione di Re Giorgio II la Cassazione faceva eseguire la distruzione dei famosi nastri contenenti le sospette telefonate tra Napolitano e Mancino, il cui contenuto in qualche modo è desumibile dalle intercettazioni, rese pubbliche, delle telefonate intervenute tra il suo segretario giuridico Loris D’Ambrosio e lo stesso Mancino, scrive:

“Con mirabile devozione e scelta di tempo, la Cassazione partecipava festosa all’incoronazione di Re Giorgio rendendo note le motivazioni della sacra pira: intercettare l’indagato Mancino senza prevedere che avrebbe chiamato il Quirinale per ricattarlo e senza rassegnarsi all’idea che la legge non è uguale per tutti fu, da parte dei giudici di Palermo, “un vulnus costituzionalmente rilevante“.

Il giorno prima aveva scritto:

“La scena supera la più allucinata fantasia dei maestri dell’horror, roba da far impallidire Stephen King e Dario Argento. Il cadavere putrefatto e maleodorante di un sistema marcio e schiacciato dal peso di cricche e mafie, tangenti e ricatti, si barrica nel sarcofago inchiodando il coperchio dall’interno per non far uscire la puzza e i vermi. Tenta la mission impossible di ricomporre la decomposizione. E sceglie un becchino a sua immagine e somiglianza: un presidente coetaneo di Mugabe, voltagabbana (fino all’altroieri giurava che mai si sarebbe ricandidato) e potenzialmente ricattabile (le telefonate con Mancino, anche quando verranno distrutte, saranno comunque note a poliziotti, magistrati, tecnici e soprattutto a Mancino), che da sempre lavora per l’inciucio (prima con Craxi, poi con B.) e finalmente l’ha ottenuto.”

Anch’io, come Travaglio, sono convinto (e lo scrissi) che prima o poi una copia dei nastri salterà fuori e dunque sapremo la verità. Salterà fuori non solo per le ragioni della storia, ma perché sarà offerta sul mercato a caro prezzo e il quotidiano che avrà pagato all’anonimo cittadino un bel gruzzolo da assicurargli una vita agiata per il resto dei suoi giorni, potrà celare il suo nome invocando il segreto professionale. Del resto, la notizia sarebbe così rilevante che una volta emersa – ove avesse dei contenuti “scottanti”, come sospettò l’ex parlamentare Li Gotti – il quotidiano potrebbe perfino meritare il premio della verità.

Dunque, in due giorni successivi, Travaglio lascia l’impressione nel lettore di avere in mano qualche carta da giocare sui misteri ancora nascosti della trattativa tra lo Stato italiano e la mafia. Probabilmente la sua vicinanza a taluni magistrati della procura di Palermo gli ha aperto certe porte ad altri precluse.

Mi fa piacere pensare che sia così. Sono stato pure io un fortissimo critico del silenzio che Napolitano ha tenuto di fronte ai cittadini sul contenuto di quelle sospette telefonate. Da lui mi sarei aspettato trasparenza in difesa della onorabilità ed insospettabilità della carica che ricopriva e che è tornato a ricoprire l’altro ieri. Invece si è preoccupato di ottenere (con giustificazioni insufficienti) una sentenza della corte costituzionale, ribadita dalla cassazione, secondo la quale quelle telefonate dovevano essere distrutte congetturando artificiosamente che vi sia intorno alla figura del capo dello Stato una immunità anche per gli atti extra funzionali che furono, al contrario, esclusi esplicitamente dai padri costituenti.

Ho lamentato, subito dopo la incredibile sentenza n.1/2013 della corte costituzionale, il silenzio di un costituzionalista emerito quale Zagrebelsky, il quale era stato nel 2004 il presidente del collegio giudicante che emanò contro Cossiga, in un caso simile, una sentenza di contenuto opposto. Poiché pochi sono stati gli interventi critici (due o tre), non v’è dubbio che il suo silenzio ha pesato come un macigno sulla testa di coloro che non hanno gradito la trasformazione del capo dello Stato italiano in un quasi monarca assoluto. Così va il mondo…

Tornando in tema, il bravo D’Agostino non si è fatto distrarre dai rumori della giornata di ieri e ha messo in piazza con un titolone da grande evento la perla contenutistica dell’articolo di Travaglio.

Non so quanti, oggi o nei prossimi giorni, passata la sbornia delle elezioni del presidente della Repubblica e quella della formazione del nuovo governo (si farà o si andrà ad elezioni anticipate?), si vorranno occupare dei due articoli di Travaglio per il necessario approfondimento.

Se davvero Mancino avesse ricattato Napolitano, infatti (si leggeva tempo fa che – non ricordo se a Caltanissetta – si aveva intenzione di chiamare il capo dello Stato a testimoniare perché a conoscenza – è stata rintracciata una sua lettera – di certi fatti sulla Trattativa), e se Napolitano avesse omesso la denuncia del ricatto e lo avesse subito, mettendo in moto quegli interventi che trovarono un muro invalicabile proprio nell’attuale presidente del senato Piero Grasso, allora procuratore generale dell’antimafia, ciò meriterebbe di essere reso noto ai cittadini, che non possono essere tenuti all’oscuro di eventuali comportamenti di stampo mafioso tenuti da rappresentati tra i più elevati delle nostre istituzioni.

Vedremo.


Letto 5075 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart