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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: I figli di Ludovico #3/7

20 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I figli di Ludovico #3

Ludovico metteva in quel volo l’entusiasmo di un bambino. Piroettava nel cielo e di quando in quando si voltava a guardare la sua Chiara. Cercava di farle capire quanto fosse felice; ma la bimba stava quasi sempre davanti a lui; e allora per qualche attimo il nonno si fermava e restava sospeso nell’aria ad ammirarla.
¬† Della sua casa, non ricordava quasi pi√Ļ niente.
¬† Avevano scoperto che per andare pi√Ļ veloci dovevano mettere le braccia avanti, come avevano visto fare al cavaliere, e non solo per scendere in picchiata verso terra, ma anche per salire; bastava che le distendessero ben parallele, e subito sentivano crescere la velocit√†, finch√© il vento sibilava intorno alle orecchie. Che grandi emozioni!
¬† Ludovico avvertiva di essere entrato in una zona della vita in cui l’et√† non conta pi√Ļ niente, e solo lo spirito √® il padrone assoluto della propria esistenza.
¬† Chiara lo chiamava a gran voce. Aveva intravisto laggi√Ļ in basso, dentro una lussureggiante foresta, un grosso canalone, e in fondo ad esso aveva scorto un corso d’acqua.
¬† ¬ęVoglio andare a vedere, nonno! ¬Ľ gridava.
¬† Allora distesero in avanti le braccia, si misero in direzione di quel punto lontano e… frrr, frrr, l’aria prese a sferzarli come un vento impetuoso, sembrava una lama tagliente; nemmeno riuscivano a muovere la testa tanto era forte l’attrito che provocavano. ¬†

¬† Una poiana stava appostata in cerca della preda sopra uno sperone di roccia, quando si vide passare davanti, proprio all’imbocco del profondo dirupo, Ludovico e Chiara che, presi dall’entusiasmo di quel volo, puntavano dritti incontro al corso d’acqua. La poiana allung√≤ il collo, pieg√≤ la testa verso il basso e seguiva con l’occhio incuriosito quegli sconosciuti. Arruff√≤ infine le piume sul collo, scosse le ali, e d’un tratto spicc√≤ il volo. Fu nel cielo; fece tre o quattro giri ampi come a godere della potenza che stava imprigionata dentro quel corpo selvaggio, quindi si butt√≤ nella scia dei due; serrando le ali, raccolse sotto il ventre le zampe robuste, e fu cos√¨ rapida la picchiata che la poiana fu presto a fianco di Ludovico. Non lo aggred√¨, colta da una meraviglia che fiacc√≤ la sua voglia di predare; ma voltando il capo verso di lui, nel volo stette a mirarlo, e non staccava gli occhi da quelle braccia cos√¨ differenti dalle sue magnifiche ali.
¬† Ludovico non si accorse di nulla; ancora godeva di quella velocit√† che lo lanciava nel cuore della natura; per la prima volta ne intuiva i segreti. Fu Chiara a scorgere il rapace, e lo grid√≤ al nonno, che voltando il capo alla sua sinistra si trov√≤ davanti agli occhi il becco adunco di lei, minaccioso. Ma la poiana ancora era ottenebrata dallo stupore, e Ludovico ebbe il genio di starla a guardare senza paura, e la bestia allora scosse le palpebre, chiuse per un istante gli occhi, e parve al vecchio d’averla conquistata. La poiana infine si allontan√≤; apr√¨ le ali e di nuovo si distese nel cielo con movimenti solenni, superbi. Stava sopra i due, non se ne andava, compiva ampi giri lenti, maestosi; e Ludovico cap√¨ che essa dispiegava su di loro la sua antica fierezza, con orgoglio mostrava tutta l’armonia della sua superiore consuetudine con quegli spazi. Chiara sal√¨ verso di lei; il nonno la chiam√≤ per fermarla, ma la bimba gi√† stava sotto le ali dell’uccello e con lui giocava; ne udiva Ludovico la risata cristallina.
  Un nibbio che stava appostato tra le rocce della parete fece capolino. Comparve infine tutto intero, teneva gli artigli afferrati alla pietra aguzza. Alzò la testa, spalancò gli occhi e stette immobile ad osservare il gioco della poiana. Coi movimenti del capo seguiva quel volo prepotente, inventato. Aprì infine le ali e fu anche lui nel cielo. Lo scorse la poiana. Voleva attaccare. Mosse incontro al nibbio. Ma fu un istante. Il nibbio era già vicino a loro e col suo verso chiamava al gioco la poiana; ed essa allora distese le ali, girò due tre quattro volte nel cielo, e guardava il nibbio intrecciare il volo con la bimba. Infine si calò tra loro e tutti e quattro parvero riempire il cielo.  

¬† Trascorso qualche anno dalla sparizione di Berto, e prima che accadessero gli altri avvenimenti narrati sino a qui, al paese si organizz√≤ una gran festa serale. Si doveva tenere, questa festa, in una stalla sistemata per l’occasione. Ci lavorarono in molti, soprattutto i giovani, per rassettarla. Ludovico voleva recarvisi con i suoi; Rachele invece indugiava. Per via della disgrazia che le era capitata non voleva dare motivo di nuove chiacchiere. Decise infine di prendervi parte.
¬† S’avviarono nel tardo pomeriggio, dopo aver cenato anzitempo. Andarono col furgoncino e fu Rachele a guidarlo. Gli altri salirono sul cassone. Lungo la strada, Chiara non faceva altro che tempestare di domande il nonno.
¬† ¬ęChiudi quell’orribile becco! ¬Ľ le intim√≤ ad un certo punto Margherita. In risposta, come al solito, la piccola fece il verso alla sorella. E anche Sandrino tir√≤ fuori la sua linguaccia, siccome era curioso quanto Chiara.
¬† Quando giunsero alla stalla, all’interno tutto era gi√† pieno di luci. La porta era spalancata e dentro si vedeva gente agitarsi. Entrarono. Ludovico and√≤ a sedersi in un cantuccio, e subito vennero attorno i vecchi compagni. Uno di questi, soprannominato Frullana, gli accese la pipa.
¬† ¬ęCome ai bei tempi, eh, Ludovico? ¬Ľ
¬† ¬ęBasterebbero vent’anni di meno! ¬Ľ mugol√≤ il vecchio, aspirando la pipa, il quale in giovent√Ļ era stato un donnaiolo. Notti, non era rientrato in casa.
¬† ¬ęMeglio donnaiolo che scienziato ¬Ľ lo aveva difeso un giorno suo padre.
  Frullana gli ricordava quegli anni memorabili. Erano venuti a sedersi accanto a lui Boccio e Pattana, altri compagni di bagordi.
¬† ¬ęCe n’√® di sottane, stasera! ¬Ľ sorrise Pattana.
  Rachele se ne stava in disparte insieme coi figli.
¬† Qualche uomo l’adocchiava. Chiara e Sandrino s’erano allontanati coi compagni; uscivano e rientravano dalla stalla correndo e schiamazzando. Solo Margherita era rimasta con lei, finch√© era venuto un giovanotto e se l’era portata via in mezzo alla danza.
¬† ¬ęC’erano vacche e tori nella stalla ¬Ľ commentava Ludovico. ¬ęAltri tempi! ¬Ľ E Pattana annuiva.
  La serata era al culmine. Dondolavano le lampade, appese al soffitto.
¬† A quella festa c’era anche Tonio.
¬† Da un po’ di tempo aveva lo sguardo puntato su Rachele.
¬† S’era avvampato pi√Ļ d’una volta.
¬† Rachele se n’era accorta. Teneva gli occhi a terra per non guardarlo. Ma il suo corpo avvertiva sensazioni.
  Tonio tracannò al banco un altro bicchiere di vino e mosse incontro a Rachele. Lei non vide, ma udì i passi. Restò immobile.
  Non disse di no quando Tonio la invitò alla danza. Si alzò in silenzio.
  La strinse a sé Tonio. Quando avvertì il calore di quel corpo, Rachele adagiò la testa sul petto di lui, e parve distendersi e quietarsi.
¬† Ma Ludovico colse la scena. Si rizz√≤. Con passo lungo, potente, ritornato per incanto il vigore d’un tempo, raggiunse Tonio. Batt√© la mano sulla sua spalla, e Tonio intu√¨, immagin√≤, vide nel vecchio la sua leggenda. Lasci√≤ la donna.
¬† ¬ęTorner√† Berto ¬Ľ le bisbigli√≤ Ludovico con aria di rimprovero. Rachele abbass√≤ gli occhi e non parl√≤ pi√Ļ.
¬† Era una notte di luna piena. S’era fatto tardi, ma i ragazzi non avevano sonno. Chiara s’era fermata con Sandrino sul prato davanti alla stalla, e insieme avevano sollevato i visi al cielo.
¬† Gli occhi della luna parevano guardare proprio loro, e Chiara d’un tratto si mise a parlare con lei; Sandrino non riusciva a sentire che cosa dicesse. Spi√≤ le labbra della sorellina, ma ancora non capiva. Gli occhi di Chiara s’erano intanto appiccicati alla luna e solo i due sembravano intendersi.


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Bart