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Rassegna stampa della camera. I trenta denari di Giuda

16 Marzo 2013

Chi, come me, era solito consultare anche la rassegna stampa della camera dei deputati, si sarà accorto che da ieri essa non è più disponibile per i comuni cittadini, bensì solo per i parlamentari ed altri addetti ai lavori. Il parlamento, inaugurando la XVII legislatura, ha pensato bene di farci questo regalo, ma non solo: chi fino a ieri ha scritto sul proprio blog linkando alcuni articoli della rassegna stampa, avrà già constatato che tali link non sono più operativi e perciò tutto il lavoro che il blogger ha fatto fino a qui risulta arbitrariamente compromesso.

La stessa decisione era già stata adottata nei mesi scorsi per la rassegna stampa del governo e per quella del senato. Era sopravvissuta la sola rassegna della camera dei deputati, e ciò aveva illuso quelli come me che almeno un ramo del parlamento avesse sentito la responsabilità di assicurare al cittadino l’utilizzo di questo importante strumento di informazione.
Illusione e fiducia mal risposte, come si vede.

Tutto ciò nasce da un accordo tra parlamento ed editori raggiunto qualche mese fa, poiché quest’ultimi – così sostengono – hanno inteso salvaguardare i diritti d’autore dei propri giornalisti. Ipocrisia: in realtà hanno scelto di fare un’operazione di cassa illudendosi che sottraendo loro questo strumento di democrazia a costo zero, i cittadini sarebbero corsi immediatamente ad acquistare una copia del loro giornale.
Ciò non accadrà. E gli editori lo sanno bene. Il guadagno che ricaveranno da un tale accordo sarà una bazzecola, mentre il danno fatto alla democrazia sarà notevole.

Nel passato, i lettori ricorderanno che ogni volta che in tv era inquadrato un parlamentare, questi aveva sottobraccio una montagna di giornali (che poi sovente leggeva durante le sedute della camera), poi questa figura è scomparsa, dato che i parlamentari ora leggono i giornali sui tablet ed altre diavolerie simili, e quindi traggono fuori dalle loro borse tali marchingegni solo in caso di necessità.

Si tratta degli stessi parlamentari che prima spendevano all’edicola e ora invece si abbonano al quotidiano elettronico. Spendevano prima e spendono oggi. E ciò in aggiunta al fatto che, come gli altri cittadini, potevano usufruire gratuitamente della rassegna stampa delle camere. Per loro, dunque nulla è cambiato, visto che della rassegna stampa possono ancora usufruire gratuitamente.

È infatti dai cittadini che gli editori si sono illusi di ampliare il guadagno. Sbagliando. Il cittadino che non acquistava il giornale all’edicola, continuerà a non farlo, come pure chi, tra i cittadini, non andava in giro con sottobraccio una caterva di giornali, continuerà a non andare in giro con una caterva di giornali sottobraccio. Questa rinuncia, questa impossibile emulazione dei parlamentari, deriva dal fatto che il cittadino ritiene di non potersi permettere una spesa quotidiana di questo tipo. Ciò valeva per il passato e ciò vale anche per l’oggi, visto che una certa quantità di notizie egli può ancora attingerla in rete gratuitamente.

In ogni caso, ammettiamo pure – si badi: è sola ipotesi teorica – che un cittadino, essendogli stato privato l’accesso alla rassegna stampa,  si decida ad acquistare il giornale in edicola o attraverso l’abbonamento in rete, egli quanti giornali acquisterebbe? È probabilissimo che ne acquisterebbe uno soltanto. Quanti cittadini lo emulerebbero? Pochissimi. A quanto ammonterebbe il maggior guadagno per gli editori? Una sciocchezza.

Con in più questo risultato negativo e aberrante: che per una manciata di denari si è tolto al cittadino un importante strumento di informazione e di democrazia, posto che fino a ieri egli poteva accedere ad una informazione plurima e quindi più esauriente e formativa. Non vi pare che si ripeta la storia dei trenta denari a causa dei quali Giuda vendette Gesù?

Voglio sperare che qualche parlamentare si ricordi del guaio che il parlamento uscente ha combinato cedendo senza riflettere alla richiesta mercantile degli editori. Non sono stati certo gli autori (ci si nasconde infatti dietro la scusa della difesa del diritto d’autore) a pretendere che i cittadini fossero esclusi dalla lettura dei loro articoli, mantenendo e riservando, al contrario, questo diritto ai soli parlamentari e ai soli addetti ai lavori. Un giornalista, infatti, ha tutto l’interesse che il proprio pensiero sia conosciuto dal maggior numero di lettori.

Temo però che i parlamentari, nuovi o vecchi che siano, arricchitisi pure di questo nuovo privilegio, se lo terranno stretto, infischiandosene della gleba, da loro sempre considerata bovina e ignorante.


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5 Comments

  1. Commento by Giuseppe — 16 Marzo 2013 @ 12:25

    E’ proprio così. I signori editori si tolgano dalla testa che io torno in edicola per acquistare il giornale. Il motivo è semplice: per capire qualcosa in questo bailamme della politica nostrana non servirebbe un solo quotidiano, ma ne occorrerebbero almeno cinque o sei. E questo non me lo posso permettere. Pazienza, resterò disinformato, con buona pace anche di quei bravi giornalisti (ce ne sono ancora tanti) che meriterebbero una diffusa conoscenza delle loro opinioni e dei loro commenti. Ringraziamo gli uffici di presidenza delle vecchie camere (con a capo Schifani e Fini) e il governo Monti per il bel risultato di aver sottratto ancora una volta in più ai cittadini una fetta di democrazia, ad esclusivo vantaggio della Casta politica ed editoriale. I cittadini continuano ad essere cornuti e mazziati, in quanto obbligati a pagare imposte che servono anche a pagare lauti contributi all’editoria (come previsto anche da due recenti decreti governativi in corso di registrazione). Fino a quando?

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Marzo 2013 @ 13:19

    Ahimé, Giuseppe, nutro poche speranze di cambiamento e in giro non vedo leader in grado di guarire la nostra democrazia e migliorare il nostro assetto istituzionale gravemente malati.

  3. Commento by NICOLA — 17 Marzo 2013 @ 14:23

    Io acquistavo e continuerò ad acquistare il mio quotidiano. L’eliminazione della rassegna  dovrebbe avere come contropartita l’eliminazione del contributo dello stato alla stampa.

     

     

  4. Commento by Giulio — 19 Marzo 2013 @ 10:40

    Fammi capire: i giornali non li vuoi pagare, ma pretendi di leggerli gratis?!?! Se è un diritto informarsi, allora pure mangiare: quindi oggi vado al ristorante e non pago il conto … ma fammi il piacere

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Marzo 2013 @ 12:59

    Il fatto è, Giulio (e ciò dovrebbe tagliare la testa al toro), che i parlamentari ed altri privilegiati la rassegna stampa continuano a leggersela, e gratis, proprio loro che potrebbero pagarsi la solita montagna di quotidiani da esibire sottobraccio.

    Perché a loro l’informazione è offerta gratuitamente e i cittadini, che sono gli elettori di costoro, e dovrebbero essere ancora di più informati, devono pagarsela?

    Tieni conto, inoltre, che la rassegna stampa non significa affatto avere i giornali gratis sul web, ma usufruire di una proposta di lettura di quegli articoli che l’autore della rassegna considera più importanti. Dunque la rassegna non sostituisce il quotidiano, e non si pone affatto in concorrenza con esso, il cui contenuto è assai più ampio. Essa assolve invece ad un compito formativo notevole, visto che un normale cittadino non può acquistare la decina di quotidiani selezionati dalla rassegna.

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