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Re Giorgio è nudo

13 Ottobre 2012

Lo confesso: leggendo la difesa depositata ieri dalla procura di Palermo contro il ricorso del presidente della Repubblica avanzato davanti alla consulta, ho provato un po’ di compassione per l’uomo Napolitano.
Il documento della procura lo infilza senza alcuna indulgenza e lo denuda agli occhi dei cittadini.

Come ricorderete, i lecchini del quirinale per molto tempo si sono inginocchiati davanti al sovrano appellandolo Re Giorgio. Poi, al momento in cui è nato lo scandalo delle intercettazioni Mancino-Napolitano, nessuno ha osato più chiamarlo re. Il motivo è semplice: i lecchini si sono resi conto che quell’appellativo avrebbe danneggiato il sovrano.

Dire che Napolitano si comporta come un re equivale ad esprimere, infatti, un qualcosa che stride con la nostra costituzione e soprattutto un qualcosa che va a rafforzare i sospetti di coloro che ritengono che il nostro presidente della Repubblica abbia agito e stia agendo al di fuori dei limiti imposti alla sua carica.

Su questo punto vi è un passaggio nel documento di difesa prodotto dalla procura di Palermo che dovrebbe richiamare alla mente del nostro presidente quali siano i suoi limiti, che evidentemente ha dimenticato. Eccolo:

“la qualifica di Capo dello Stato attribuita al Presidente della Repubblica non significa che le funzioni del Presidente della Repubblica ne vengano ulteriormente esaltate e poste in una situazione di primazia, essendo indiscussa la carenza di poteri “attivi” in capo al Presidente della Repubblica.”

Faccio notare che questa “carenza di poteri attivi’” è stata trasformata da Napolitano, come è noto, in un tale attivismo che a più di un commentatore politico ha fatto pensare ad una repubblica presidenziale introdotta motu proprio.

È indubbiamente un’altra frecciatina che i pm hanno voluto lanciare a Napolitano dopo quella che lo mette a nudo senza mezzi termini:

“un’immunità assoluta potrebbe essere ipotizzata per il Presidente della Repubblica solo se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali.
Una simile irresponsabilità finirebbe invece per coincidere con la qualifica di “inviolabile”, che caratterizza il Sovrano nelle monarchie ancorché limitate: una inviolabilità che – tenuta distinta dalla inviolabilità garantita dallo Statuto e dalle leggi a tutti i cittadini – implicava la totale immunità dalla legge penale nonché dal diritto privato quanto a particolari rapporti.”

Probabilmente i lecchini del colle era questo che temevano, ossia che davvero Napolitano potesse trovarsi a rischio di essere paragonato ad un monarca nientemeno che dalla magistratura in un atto pubblico.
Dunque, Napolitano non solo non è re Giorgio, ma non può nemmeno muoversi come un monarca, avendo la sua carica “carenza di poteri attivi’”.
Si potrebbe dire che Napolitano se la sia cercata. Infatti, da quanto sopra si è indotti a pensare che Napolitano abbia voluto tentare addirittura di forzare la mano alla consulta per ottenere da essa una immunità assoluta che non gli compete:

“In altri termini, e con specifico riferimento alla posizione del Presidente, non può ritenersi che l’essere egli il rappresentante dell’unità nazionale possa costituire la fonte di ulteriori poteri, quale, nella specie, il potere di esigere la distruzione della documentazione delle intercettazioni di tutte le telefonate a lui rivolte ancorché inviate da soggetti sottoposti ad indagine penale. Quindi la posizione del Presidente della Repubblica si affianca, a livello paritario, agli altri poteri dello Stato.”

Anche sulla casualità delle intercettazioni la motivazione della procura di Palermo è stringente:

“Al contrario, perché l’ipotesi delle interlocuzioni indirette ma non accidentali si verifichi, occorrerebbe trovarsi di fronte ad una pluralità di intercettazioni delle conversazioni del medesimo interlocutore effettuate su utenze intestate a soggetti diversi. Solo in tal caso sarebbe evidente che interessano alla Procura non le comunicazioni del soggetto titolare dell’utenza telefonica, ma le comunicazioni dell’interlocutore.
La dimostrazione di tale intenzione dovrebbe però passare attraverso la prova di una molteplicità di intercettazioni su utenze diverse dalle quali sistematicamente risulti intercettato un medesimo interlocutore.
Il fatto che le conversazioni del Presidente Napolitano siano state, nella specie, solo quattro su 9.295 dimostra, tutt’al contrario, l’accidentalità delle intercettazioni e quindi la loro piena legittimità.”

Non vi è dubbio che la consulta è posta con le spalle al muro, e se fosse intenzionata a favorire il capo dello Stato dovrebbe fare una scandalosa giravolta a 360 gradi.

Ma vi è un punto che la procura di Palermo sottolinea, e a mio avviso non a caso, volendo fare intendere che anche questo punto sia di rilievo   non trascurabile:

“Secondo quanto si legge nella lettera inviata dal Procuratore della Repubblica di Palermo all’Avvocatura Generale, in data 6 luglio 2012, prodotta in atti dal ricorrente, la valutazione di irrilevanza e di conseguente non utilizzazione investigativa o processuale, ha avuto ad oggetto «…qualsivoglia comunicazione telefonica in atti diretta al Capo dello Stato… ». E quindi, come appare evidente, tale valutazione ha riguardato solo ed esclusivamente le “comunicazioni” (e cioè le espressioni verbali dell’ex senatore Mancino nel suo colloquio con il Presidente), e non anche le risposte dell’interlocutore che questa Procura non ha mai sottoposto a valutazione alcuna.”

Se ricorderete, si è sempre parlato di irrilevanza circa il contenuto delle telefonate tra Mancino e Napolitano. Qui invece sta scritto che l’irrilevanza riguarda unicamente il contenuto di ciò che ha detto al telefono il solo Nicola Mancino, e non le risposte di Napolitano “che questa Procura non ha mai sottoposto a valutazione alcuna.”
Dunque i lecchini del colle dovranno rivedere le loro posizioni e trovare un’altra corbelleria per non ritenere che è di interesse pubblico conoscere ciò che Napolitano ha detto a Mancino, in considerazione dei sospetti che su Napolitano gettano le telefonate tra Loris D’Ambrosio e Nicola Mancino.

Vedremo all’opera questi lecchini, siatene certi. Ma alla luce di quanto emerge dal documento di difesa depositato dalla procura di Palermo, ne vedremo delle belle, e forse ci faremo pure qualche risata. Anche se a malincuore.

Vogliamo cominciare da questa?

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Andando alla sezione Parlamento e Istituzioni, trovate le prime reazioni qui.
Interessante anche qui.


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