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Se all’estero l’Italia resta un rompicapo

21 Febbraio 2013

di Cesare Martinetti
(da “La Stampa”, 21 febbraio 2013)

Berlusconi è come Houdini, un «illusionista », scrive il quotidiano israeliano «Yediot Ahronot ». Grillo invece è certamente l’uomo «più divertente d’Italia » ma anche un «estremista molto pericoloso » sentenzia il «Financial Times ». Gli stranieri che con sprezzo del pericolo osservano da vicino le elezioni italiane oscillano tra questi due interrogativi: ma davvero Berlusconi può tornare al governo?
E l’altro: Grillo chi? Un comico? La risposta alla prima domanda è un’invocazione: no, please. Alla seconda, lo sgomento: com’è possibile?

Ecco, ci risiamo con l’Italia rompicapo, una politica incomprensibile per chi è abituato a schieramenti chiari, due, tre partiti al massimo, una lotta politica che si fa sui contenuti dei programmi, un confronto tra leader che avviene in pubblico, faccia a faccia in televisione, candidati premier che se perdono si ritirano. Tutti molto più giovani dei nostri. Obama (52 anni) ha battuto a novembre Mitt Romney che ne aveva 65, Franí§ois Hollande (58 anni) ha superato l’anno scorso Nicolas Sarkozy (57). A Londra David Cameron, premier britannico, è entrato al numero 10 di Downing street a 44 anni. Angela Merkel è diventata la prima cancelliera donna della Bundesrepublik a 51 anni.

E invece, ai poveri stranieri che vogliono osservare le cose italiane tocca quest’anno un supplemento di supplizio: ancora non tutti hanno capito il fenomeno Berlusconi e già bisogna cimentarsi su un nuovo enigma italiano, Grillo.

Lizzy Davies, inviata del «Guardian » di Londra, ha fatto un reportage nell’enigma viaggiando nel cuore dell’Emilia e la conclusione è piuttosto ragionevole: chi vota Grillo vuole «facce nuove e spera in una nuova politica ». «Le Monde » definisce oggi Grillo il «saltimbanco che spariglia il gioco ». Il corrispondente da Roma Philippe Ridet si lascia suggestionare dalle movenze dell’attore: «â€¦a 64 anni appare come l’uomo solo che lotta contro una classe politica chiusa e blindata e sembra un Nettuno in giaccone bianco che sfida gli elementi ».

In America, dove il gioco si fa duro, i toni sono decisamente più radicali: Roma brucerà, l’Italia intera farà la fine della Venezia dei dogi. Sulle televisioni straniere, a differenza delle nostre, Grillo si concede, alla Cnbc, per esempio, e annuncia la rivoluzione imminente. Il commento della Reuters è che, se queste sono le premesse, «Roma brucerà indipendentemente dai risultati elettorali, perché nessuno avrà il coraggio di affrontare i mali all’origine della crisi che ha fatto dell’Italia un’economia debole ».

A conti fatti Grillo risulta più facilmente decrittabile di Berlusconi: uno è la rivolta, ma l’altro vent’anni dopo la sua scesa in campo? Il «New York Times » scrive senza mezzi termini che un successo del Cavaliere sarebbe «un disastro per l’Italia » specie se dovesse risultare il «kingmaker » pronto a negoziare l’appoggio al governo per proteggere le sue aziende e i suoi interessi personali.

Come spiegare a chi ha un sistema elettorale elementare che invece da noi ci si è operosamente accaniti nel renderlo non solo incomprensibile, iniquo, ma soprattutto paralizzante? È in questa trappola che è finito anche Mario Monti, uno che invece agli stranieri era risultato comprensibilissimo, e non solo perché parla ottimamente inglese, francese e tedesco. Mai un premier italiano aveva ottenuto l’unanimità di Monti al momento dell’investitura. Ma il professore ha indebolito in questa campagna elettorale il suo capitale e, riconosceva ieri un quotidiano certamente amico come il «New York Times », non è riuscito neppure a convincere gli elettori italiani.

Può – agli occhi di uno straniero – un uomo come Monti che gode della stima unanime dei leader del G20 battersi con affanno per arrivare al 10 per cento? È in questa anomalia che, evidentemente per forzare i toni della giungla elettorale, il professore ha fatto ieri sera un’infelice battuta sulla Merkel dicendo di dubitare che la Cancelliera «voglia che un partito della sinistra vada al governo in un grande paese dell’Unione europea ». In sé, è un’ovvietà, perché frau Merkel è una politica di destra e non si augura mai la vittoria della sinistra. Ma attribuire un giudizio ad un capo di governo straniero per farne un uso interno (indebolire Bersani, un avversario) esce dal galateo internazionale e consegna Monti alla tradizione enigmatica e indecifrabile della politica italiana.


Il furbetto della piazza
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 21 febbraio 2013)

Non tutti sapevano che Oscar Giannino, a differenza di quello che ha sempre detto, non ha mai partecipato allo Zecchino d’Oro, non ha preso due lauree, tantomeno un master, e quindi non poteva aver vinto un concorso per magistrato e, aggiungo una chicca, non ha mai fatto il paracadutista nella Folgore. Nulla di illecito. La bugia non è reato e i comportamenti personali neppure, se non infrangono la legge. E nella legge si è mosso anche Beppe Grillo quando, per due volte, ha chiesto e ottenuto – cosa anche questa poco nota – condoni tombali per le sue società (più uno edilizio, per non farsi mancare nulla). Correvano i primi anni Duemila e il comico fustigatore di costumi, privilegi e scorciatoie si tuffò a pesce sull’occasione offerta dal governo di Silvio Berlusconi per sanare ciò che era stato tenuto nascosto al fisco e allo Stato. Nulla di illecito (noi siamo, in determinate condizioni, a favore dei condoni) ma ciò stride con le dichiarazioni di Grillo nelle quali si paragonano i condoni alle tangenti.

Come Giannino, anche Grillo è un campione a fare il moralista con la morale degli altri. Via la casta, via ladri e bugiardi, a casa furbi e scrocconi. Fino a che tocca a te mangiare alla corte dello Stato e dei potenti e godere dei benefici diretti e indiretti. Allora vale tutto, e se poi non si sa nulla, tanto meglio. Basta mentire, negare il passato, o come Grillo, rifiutarsi di rispondere anche a una sola domanda. Solo monologhi, recitati con grande bravura ed enfasi: «Arrendetevi, siete circondati », e giù applausi. Ma arrendetevi voi, che avete più scheletri negli armadi di non so chi.

Caro Grillo, perché non ti sei rifiutato di approfittare di una legge, il condono tombale, fatta da quello che tu chiami il «nano di Arcore »? Che cosa avevi da nascondere o da guadagnare sulla pelle mia? Domande inutili. Non risponderà, e se lo farà punterà il dito contro la «macchina del fango » dei giornali servi. Già, che però a loro piacciono quando svelano altarini di altri, della casta rispetto alla quale, lui e Giannino non hanno un grammo di virtù in più, come dimostrano condoni e bugie. Facile, caro Giannino, dimettersi per la vergogna da capo del partito ma rimanere in corsa nelle elezioni con la speranza di accomodarsi in Parlamento, a nostre spese ovviamente.


Il Pd s’illude sulla campagna acquisti
di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 21 febbraio 2013)

Pierluigi Bersani ed i dirigenti del Pd sono convinti che dopo le elezioni non avranno alcuna difficoltà a lanciare una sorta di campagna acquisti tra i neo-parlamentari di Beppe Grillo. E sembrano assolutamente certi che la loro azione di questua tra i grillini avrà comunque un buon esito visto che gran parte dei seguaci del comico genovese vengono dalla sinistra extraparlamentare e sono naturalmente aperti ai richiami della foresta provenienti dagli eredi del vecchio partito comunista. Le due previsioni sono sicuramente fondate. I dirigenti del Pd vengono da una scuola che da sempre è abituata a dividere, frazionare e polverizzare con le buone e con le cattive le formazioni politiche che si pongono in posizione concorrente sul versante dell’ultrasinistra. Per cui è facile immaginare che subito dopo le elezioni non perderanno un solo istante nell’avviare la prevista e scontata azione di acquisizione di tutti i grillini disposti a diventare degli Scilipoti di segno contrario all’originale.

Ma se pensano di compiere una sorta di marcia trionfale distribuendo a destra ed a manca qualche posto di sottogoverno e raccogliendo manciate di transfughi disposti a tradire di buon grado Grillo si illudono pericolosamente. Perché il demagogo genovese non spunta come un fungo improvviso nel sottobosco dell’antipolitica. È la punta dell’iceberg di un fenomeno che è stata creato, favorito ed alimentato da anni ed anni di predicazione compiuto dai principali media del paese, dai più famosi esponenti del mondo culturale egemone nella società italiana e, curiosamente, da buona parte della classe dirigente dominante, compresi alcuni tra i massimi vertici istituzionali. Ed un fenomeno del genere, cresciuto a dismisura nell’anno del governo tecnico che ha dato il colpo di delegittimazione finale alla vecchia classe politica, difficilmente si lascerà assorbire e disinnescare dai tentativi di corruzione fatti da vecchi politicanti sulla base di schemi e meccanismi ormai obsoleti e squalificati. Questo non perché i grillini siano portato di una morale nuova o debbano essere considerati impermeabili alle tentazioni corruttive.

La natura umana è debole anche tra i seguaci di Grillo. Ma perché, più semplicemente, gli esponenti del Movimento Cinque Stelle si stanno lentamente convincendo di poter tranquillamente resistere alle offerte dei piatti di lenticchie per poter puntare apertamente e tranquillamente al banchetto complessivo. La storia, si sa , non si ripete. Ma alle volte presenta delle assonanze significative. Qualcuno ricorda le ondate di antiparlamentarismo scattate alla fine dell’Ottocento ed andate avanti in un crescendo continuo per tutti i primi vent’anni del Novecento? Il risultato di quelle campagne nate da esigenze di pulizia e moralità sacrosante ma spesso degenerale in moralismo strumentale acuito dalla crisi epocale della prima guerra mondiale, fu l’avvento dell’autoritarismo fascista. Che qualcuno inizialmente pensava di cavalcare per poi rimettere in riga a colpi di poltrone e posti di sottogoverno ma che sfuggì rapidamente di mano agli apprendisti stregoni dell’epoca. Nessuno, ovviamente, si sogna di paragonare il grillismo al fascismo .

Ma l’occasione di fare banchetto pieno che gli apprendisti stregoni di oggi hanno offerto al comico genovese è simile all’occasione data a suo tempo al maestro di Predappio. E non è affatto irrealistico pensare che Grillo ed i grillini non abbiano l’intenzione o non sappiano sfruttare il momento favorevole graziosamente offerto loro dagli illusi e dai presuntuosi. Certo, si potrà sempre tirare in ballo Marx e sostenere che quando la storia si ripete il dramma si trasforma in farsa. Ma ci sarà poco da ridere se Grillo diventerà il dominus della vita pubblica italiana convincendo i suoi a preferire il banchetto grande alle briciole degli Scilipoti alla rovescia.


Bell’articolo sui più celebri comizianti del passato, qui.

Un nuovo amore per Veronica Lario, qui.

Rosy Bindi rifiuta la stampa, qui video.


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Bart