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Ci si avvicina. Idee confuse

21 Febbraio 2013

Non poteva essere altrimenti, visto che sono i candidati, e soprattutto i loro leader, ad averle.
Come si fa a convincere un elettore a votare il proprio partito se si cambiano continuamente le carte in tavola? E anche se mancano soltanto tre soli giorni all’apertura delle urne, vedrete che avremo altre sorprese. La fantasia dei nostri politici ha una potenza di fuoco illimitata.

Cominciamo dal centrosinistra. Il suo partito di riferimento, il Pd, fa della questione morale il suo cavallo di battaglia. Non da ora. Fu Berlinguer a calare l’asso nell’agone politico. Il Pd continua a vantarsene; invece, a mano a mano che gli anni avanzano, esso precipita sempre più negli scandali che hanno fatto della politica nostrana un esempio universale di totale corruzione. Ho già scritto che lo scandalo del MPSiena ha un solo precedente di tale gravità, il fallimento della Banca Romana alla fine dell’Ottocento. I peggiori intrallazzi, le peggiori violazioni alla legge, vi si trovano presenti in un coacervo da far rabbrividire. Per poter operare in pace, emergono anche finanziamenti generosi ad operatori dell’opposizione in grave difficoltà economica. Una specie di lebbrosario, dove il primo che ha avuto la malattia ha pensato bene di agevolarne la diffusione. Per non parlare poi del consigliere regionale della Lombardia Penati. Insomma, il Pd mantiene nel suo programma il rigore e la trasparenza in forza di una questione morale rivendicata solo a parole, e puntualmente smentita dai fatti.

Inoltre si dice all’elettore che si troverà il modo di mettere insieme Vendola con Monti, mentre i due affermano il contrario, ritenendo i loro programmi inconciliabili.
Perciò, come sia possibile metterli insieme è un mistero. A meno che non si riesumi la solita ipocrisia in forza della quale al cittadino, dopo il voto, è possibile far ingoiare di tutto.

Una tale operazione la si giustificherebbe con il fatto che i numeri per consentire a Bersani e Vendola di governare da soli non ci sarebbero, soprattutto al senato. Perciò: di necessità virtù. Con l’aggiunta di questi giorni: l’operazione “scouting” verso i grillini eletti in parlamento, una parola straniera dietro la quale si nasconde quello che, al tempo delle compere di Berlusconi per mantenere la maggioranza, il centrosinistra definiva con sdegno “il mercato delle vacche”.
Ridicolo, poi, che per fronteggiare la proposta berlusconiana di eliminare l’Imu sulla prima casa e di restituire la quota pagata nel 2012, Bersani lo rincorra proponendo l’abolizione del ticket sulle visite specialistiche.
Dunque, perché votare il centrosinistra il cui programma è solo una farsa, giacché dovrà essere del tutto rivisto alla luce delle intese che già si prevedono necessarie e che avranno la conseguenza di smantellare ogni promessa?

Veniamo al centrodestra, che ha governato il Paese dal 2008 al novembre del 2011, mancando clamorosamente gli obiettivi più importanti, tra i quali la riforma dell’architettura dello Stato e la riforma della disastrata giustizia.
Berlusconi scarica le responsabilità del fallimento su Fini, e prima di Fini, per i governi precedenti, su Casini. Chi ha seguito, come me, gli avvenimenti, riconosce la validità di un tale assunto. Tuttavia, Berlusconi ha mostrato di non essere capace di combattere la battaglia finale. Quando c’è necessità di lottare ad ogni costo per vincere, sembra preso dalla paura, e si ritira. Lo fece al tempo di Fini, quando si doveva imporre il ritorno alle urne, e quando Napolitano lo ha sostituito con Monti. Anche in questo caso, avrebbe dovuto esigere il ritorno alle urne, e non farsi spaventare dalla minaccia che saremmo precipitati nel baratro.

Il programma del centrodestra ripropone gli importanti obiettivi mancati, necessari per modernizzare lo Stato. Non si possono che condividere. Ma ci si può fidare di Berlusconi? Ha la forza necessaria per sfondare le resistenze, o, come in passato, si fa prendere di nuovo dalla paura? O si fa convincere da consiglieri inadatti, come (l’ho sempre detto) Gianni Letta?

A differenza di Gad Lerner che sostiene su twitter sacrosanta l’Imu sulla prima casa (e anche Ferrara, qui), io sono d’accordo con il centrodestra e parteggio per l’abolizione, considerandola vessatoria nei confronti di cittadini che hanno fatto grandi sacrifici per averne una per la propria famiglia e la propria vecchiaia.
Sono convinto che il centrodestra la eliminerà e restituirà quella pagata nel 2012, trovando le risorse necessarie.

Ma, così come Bersani si è inventato lo “scouting” verso i grillini per assicurare ai propri elettori che non ci saranno problemi di maggioranze risicate, così Berlusconi, con l’obiettivo di racimolare i voti necessari alla vittoria, ha lanciato la proposta di concedere, se al governo, il condono edilizio.

È possibile mescolare alti obiettivi come la riforma dello Stato e la riforma della giustizia, con la concessione di un condono per chi ha costruito abusivamente, e invece sarebbe bastato rispettare le leggi di volta in volta vigenti per essere in regola?
Tutti i partiti avevano garantito che in Italia non avremmo mai più sentito parlare di condoni edilizi. E ciò aveva avuto un indubbio merito nello spingere i cittadini a costruire nel rispetto della legge. Con un nuovo condono edilizio, come ci si potrebbe fidare per il futuro? È chiaro che tornerebbero a proliferare gli abusi nella quasi certezza che prima o poi sarebbero sanati.

Il Pdl, se da una parte attirerà voti con a tale promessa, dall’altra li perderà. La Lega Nord si è già detta contraria, non essendo il condono previsto negli accordi di coalizione, e così pure Fratelli d’Italia, il partito di Meloni e Crosetto.
Perciò, se due più due fa quattro, gli elettori di centrodestra contrari al condono edilizio molto probabilmente dirotteranno il loro voto a favore o della Lega Nord o della lista Fratelli d’Italia.

“Fare per fermare il declino” di Oscar Giannino, che poteva essere un buon punto di riferimento per i liberali italiani, è scivolato in questi giorni su di una buccia di banana. Il leader che predicava trasparenza, meritocrazia, moralità, si è rivelato portatore individuale del loro contrario.
Il fatto è noto a tutti e non sto a ripetermi, rimandando al mio articolo di ieri, che confermo anche dopo aver ascoltato Giannino a “Invasioni barbariche” di ieri sera, dove non è riuscito a rassicurarmi circa il suo abbandono definitivo della politica e dunque di ogni prospettiva di sedersi in parlamento. Troverete qui un articolo di simpatia e di stima a firma di Filippo Facci.

Ci sono i grillini. Il M5Stelle è dato ormai vicino al 20% di consensi, e dunque sicuramente avremo nel nuovo parlamento una loro presenza numerica significativa.
Non condanno, come invece fanno altri, soprattutto i maggiori partiti, il movimento. Esso è portatore legittimo dell’ampio e forte risentimento dei cittadini nei confronti di una politica corrotta e inconcludente. Perciò hanno diritto di sedersi in parlamento e di battersi per l’adempimento del loro programma, approvato e fatto proprio da una consistente fetta di elettorato.

Li osserverò con molta attenzione, e soprattutto mi interesserà vedere come sapranno reagire al corteggiamento annunciato da Bersani. Temo, infatti, che molti di loro, variegati e principianti, non riusciranno a sottrarsi alle lusinghe di chi la politica e i suoi lati meno nobili li conosce a menadito.

La Lega Nord. Ho apprezzato la sua lealtà al governo Berlusconi. Difficile trovare un partito che, nelle difficili circostanze dell’autunno del 2011, non cedesse a chi sa quante promesse provenienti dal campo avverso. La sua affidabilità come alleato è stata provata, a mio avviso.
Ma a chi crede nell’importanza dell’unità d’Italia e nell’importanza di restare nell’euro e nella Ue, questo partito lascia molti dubbi. La leadership di Maroni, inoltre, è troppo recente, per consentire una valutazione più approfondita. È stato un bravo ministro degli interni, ma essere il leader di un partito richiede doti assai diverse e una visione più complessiva della politica.

Dei montiani non parlo (si mlegga qui), visto che Monti ha già dimostrato di avere una scarsa credibilità e di essere il prediletto della Germania. Il che lo rende sospetto. E poi ha come alleati due esempi di cattiva politica: Casini e Fini.

Infine gli ingroiani di “Rivoluzione civile”. Considero la denominazione del partito un impegno di grande spessore, una rivoluzione appunto. E in questo marcio Paese ce n’è bisogno. Ma incolpo Ingroia di non tenere fede alla rivoluzione civile rivendicata dal suo partito. Una rivoluzione significa sostituire dei valori degenerati e corrotti con valori nuovi, rompere con i legacci del vecchio mondo che si vuole travolgere, cambiare le regole in favore di una trasparenza messa al servizio del cittadino. Che per Ingroia non può che significare una cosa sola, in questo momento: fare ciò che non ha voluto fare Napolitano, ossia rivelarci il contenuto delle telefonate intercorse tra il nostro chiacchierato capo di Stato e l’indagato Nicola Mancino sulla materia delicata della trattativa tra lo Stato e la mafia.
Se Ingroia (che ha dichiarato che nel momento in cui i nastri saranno cancellati, lo saranno anche dalla sua memoria) non è rivoluzionario fino a questo punto, ossia fino al punto di servire il Paese e la verità, il suo movimento è già marchiato dall’ipocrisia e dal compromesso.

Concludo. Non vi nascondo che sto maturando una simpatia per Fratelli d’Italia, inciampati però in quello spot orribile messo in campo da due suoi militanti. Subito condannato e sostituito con uno spot correttivo.
Vedremo. Vedremo anche se Berlusconi farà una dichiarazione contraria al condono edilizio. Ma non ci spero.

P. S. Bugie. Anche Vendola come Giannino?, qui.


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Bart