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Se io fossi Berlusconi

6 Dicembre 2010

E non lo sono, ma se lo fossi farei una cosa molto semplice. Nel discorso del 13 dicembre, oltre a toccare i temi programmatici già ipotizzati, darei la disponibilità del governo a rivedere la legge elettorale.

Come ho già scritto, i finiani e l’opposizione reclamano una nuova legge elettorale da mettere al primo posto del programma (ancora fitto di mistero) dell’eventuale governicchio d’emergenza.
In realtà il loro obiettivo è che Berlusconi torni a casa e lasci ai “maneggioni” della prima Repubblica di ritornare al potere per fare gli affari loro, e non certo per curare i mali del Paese. Più il Paese è malato, più gli intrallazzi sono possibili.
Siccome i giorni 13 e 14 sono i giorni in cui Berlusconi vuole che i suoi avversari scoprano le carte, questa mossa sarebbe un piccolo gioiello.

Che farebbero i finiani, ex componenti della maggioranza? Che farebbe il Terzo polo dei moderati?
Sarebbe loro tolta l’arma principale esibita in tutti questi mesi.
Dovrebbero rispondere di sì e dare la fiducia a Berlusconi.
Altrimenti il loro disegno antiberlusconiano verrebbe allo scoperto, e sotto gli occhi degli elettori.

Ne fa un accenno stamane Cicchitto intervistato sulla Stampa da Ugo Magri. Da cui estraggo:

L’altro passo?

«Riprendere il filo delle riforme istituzionali. Superare il bicameralismo, più poteri al premier, meno parlamentari. Il tutto collegato a un’eventuale riflessione sulla legge elettorale ».

Quindi lei conferma che, pur di far pace, il sistema di voto non sarebbe più un tabù…

«Il punto discriminante è mantenere il premio di maggioranza. Perché significa bipolarismo e significa anche possibilità per i cittadini di scegliersi il premier. Ma viste come sono messe le cose, Fini e Casini sarebbero disposti a rinunciare al loro attuale antiberlusconismo? ».”

Naturalmente, mettersi a parlare di una nuova legge elettorale, in questo difficile momento, è, a mio avviso, un errore, tanto se lo fa il governo in carica quanto se lo facesse l’eventuale governicchio di emergenza. L’emergenza del Paese, infatti, non è la legge elettorale, ma la crisi economica. Tutte le forze di maggioranza, ma anche di opposizione, come ho già scritto, dovrebbero cooperare per farvi fronte, mettendo l’attuale governo nella condizione di non disperdere le proprie energie.

Ma, ripeto, il vero scopo dei finiani e dell’opposizione è quello di far dimettere il governo, allo scopo di liquidare una volta per tutte Silvio Berlusconi. Ma almeno la pianterebbero di accampare la necessità di una nuova legge elettorale, senza la quale, a detta dei loro proclami, sembra che nulla sia possibile.

Con la mossa di Berlusconi, si dimostrerebbe che della legge elettorale se ne può parlare sempre e in qualunque momento, senza che sia necessario far cadere il governo. Anche se discuterne ora non è certamente il momento più adatto.

Ma se si avvierà una discussione sulla nuova legge elettorale, dobbiamo sin d’ora sapere, che essa sottrarrà al governo (tanto questo governo quanto qualsiasi altro governo) molta parte del suo tempo, a danno della risoluzione dei problemi causati dalla crisi in cui ci troviamo.

E questo perché una nuova legge elettorale genererà una serie di conflitti non rapidamente componibili. Tra i grandi partiti e i piccoli partiti ci sono interessi diversi. Il grande partito sopravvive comunque, il piccolo partito deve ricercarsi lo spazio dentro regole nuove.

Intanto va subito chiarito che una nuova legge elettorale dovrà essere ancora ispirata al bipolarismo e al maggioritario. Siamo tutti d’accordo?
Già questo punto genererà guerre fratricide da una parte e dall’altra.

Ma occorre che la politica ammetta che con il proporzionale si tornerebbe alla prima Repubblica e, dunque, si farebbero pericolosi e, a mio avviso, irreversibili passi indietro. Ci sarebbe questo riconoscimento? Ne dubito.
Quanto tempo ci vorrà per conciliare le due tesi opposte: proporzionale e maggioritario? Molto, e sarà comunque una scelta che condizionerà il futuro in modo profondo.

Qualcuno ha proposto una soglia del 45% per far scattare il premio di maggioranza. È sbagliato, il premio di maggioranza deve scattare anche nel caso che una delle due coalizioni prenda un solo voto in più dell’altra.
Più la soglia è alta e più, per raggiungerla, si dovranno formare coalizioni molto confuse, con componenti anche lontane tra di loro, e quindi litigiose una volta salite alla guida del Paese. Più la soglia è bassa, più si potranno meglio selezionare le componenti di ogni singola coalizione, che risulterà così più coesa. La soglia del solo voto in più, consente la soluzione migliore.

Naturalmente, per vincere anche di un solo voto in più, ogni coalizione tenderà sempre ad accaparrarsi il maggior numero di componenti, ma è anche vero che, in previsione della governabilità, ogni coalizione avrà la chance di tenere fuori quelle più disomogenee, facendo prevalere la serietà politica al pasticcio e alla incoerenza.

Resterebbe il problema se si voglia dare una rappresentanza anche alle piccolo forze politiche rimaste fuori dalle coalizioni e che abbiamo raggiunto una certa soglia minima di voto.
Ma questo è problema che forse non creerà conflitti tra i partiti maggiori.


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