Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Se le elezioni sono libere non ci sono elettori cazzoni, cretini, pecoroni e così via

11 Ottobre 2009

Ancora una volta – leggendo in qua e in là – sono stato colpito da quella che considero – potendomi sbagliare ovviamente – una distorsione della democrazia.
Questa volta a stimolare questa mia riflessione è stato l’amico Luca Tassinari, qui.
L’oggetto della discussione, non solo nel post di Luca, ma un po’ dappertutto, è sempre lui, Silvio Berlusconi. Da una parte è dipinto come un diavolo, su cui si concentrano tutti i vizi dell’umanità; dall’altra come l’unto dal Padreterno, il salvatore della Patria minacciata dal comunismo e piagata dalla inefficienza.

Berlusconi nasce alla politica all’interno della tempesta di Mani Pulite, nel 1992, che sconvolse e cancellò tutti i partiti della cosiddetta prima Repubblica, tranne uno: il PCI, che poi, nel corso degli anni successivi, mutò più volte il suo nome per arrivare al PDS e, insieme con alleati di centro, al PD attuale.

Mani Pulite, a mio avviso, è stato il liquido amniotico in cui ha cominciato a svilupparsi il Silvio Berlusconi politico, già nato tuttavia al mondo come industriale piuttosto vivace e ambizioso. Ma il politico, quello no, ancora non c’era, era nel grembo di Mani Pulite, in embrione.

Il terremoto di Mani Pulite sconvolse gli italiani. Nessuno pensava a tanta corruzione. Io stesso ricordo di aver scritto da qualche parte che i politici corrotti andavano rinchiusi in un cella alta un metro e larga due metri, in modo da stare accucciati a scontare la pena.
La fiducia nella politica toccò lo zero.

E’ in questo momento, mi pare ai primi del 1993, che Berlusconi decide di “scendere in politica”. Siamo in una situazione in cui alla corruzione si aggiungono dati economici non meno terrificanti. Il debito pubblico ha raggiunto cifre che si fa fatica a scrivere; i governi che si sono succeduti (quasi sempre pentapartiti) hanno fatto poco o nulla per risollevare l’economia. I dati, anziché migliorare, peggiorano sempre di più.

Gli italiani ascoltano Berlusconi, peraltro grande comunicatore; conoscono le sue capacità industriali (ha costruito Milano 2, ha portato il Milan a livelli da leggenda, ad esempio) e decidono di puntare su di lui.
Il vecchio mondo della prima Repubblica è crollato; i faraoni della politica sono stati malamente cacciati. Berlusconi sa parlare e sa promettere. Perché allora non provare questo uomo nuovo?

C’è subito chi sparge la voce che quest’uomo entra in politica perché le sue aziende sono dissestate e con la politica vuole salvarle; un trafficone che vuole fare solo i suoi interessi. C’è una grancassa che viene suonata dagli oppositori dappertutto e con ogni mezzo, ma la maggioranza degli elettori decide che va bene così. L’Italia è in tali condizioni che a governarla ci vuole uno che abbia mostrato capacità manageriali; sono stufi di chiacchiere e del dolce far niente che la prima Repubblica aveva coltivato abbondantemente coi suoi molti governi balneari. Individuano in Berlusconi l’uomo del momento: e lo votano perché governi il Paese.

Qui bisogna fermarsi un momento a riassumere:

– perché lo votano? Lo votano perché in Italia non c’è più chi fa politica. E’ rimasto solo il PCI. Troppo poco, evidentemente, per gli italiani. La politica si è disintegrata insieme coi partiti corrotti. L’operazione Mani Pulite, se da una parte è servita nobilmente a smascherare la corruzione, dall’altra ha raso al suolo l’edificio della politica. Sono rimaste solo macerie.

– Perché votano un uomo che la campagna degli avversari denigra come sentina di vizi e di ambizioni? Lo votano perché desiderano mettere alla prova un uomo che non provenga dalla vecchia politica (così umiliata), bensì dal mondo della concretezza, dal mondo del “fare”, e che nel “fare” ha mostrato comunque di sapersi muovere. La maggioranza degli elettori non crede affatto che le sue aziende siano in crisi. Nulla, del resto, di ufficiale e certo comprova questa accusa.

Ciò nonostante, dal momento che la maggioranza degli italiani lo ha eletto, gli attacchi degli avversari tesi a mettere a nudo i suoi vizi si moltiplicano. L’uomo cade e si rialza: viene sconfitto e torna vincitore.
Nell’aprile dell’anno scorso (2008) la vittoria di Berlusconi diventa assordante: una maggioranza così strepitosa non si vedeva da anni. Ciò non può che significare che, nonostante che nel frattempo si siano visti all’opera governi avversari (di centrosinistra), la maggioranza degli elettori ha dato di questi governi un giudizio fortemente negativo e, stufo ancora una volta delle chiacchiere, è tornato a rinnovare la sua fiducia a Berlusconi, esaltandone la vittoria.

E l’uomo corrotto, l’uomo che ha molte cause pendenti, l’uomo che minaccia o addirittura ha soppresso la libertà di stampa, l’uomo che monopolizza i media, che fa dire alle televisioni ciò che vuole lui?
Niente. La maggioranza degli italiani giudica queste accuse: o delle fandonie o ininfluenti sulla scelta del premier. E per chiudere la bocca ad ogni dubbio, questa volta ne hanno fatto un trionfatore assoluto. Gli hanno messo a disposizione una maggioranza sicura facendogli capire che ora deve solo lavorare (e realizzare, ossia “fare”) per il bene del Paese. Non potrà accampare scuse alla fine del mandato. I numeri per governare ci sono tutti. Alla scadenza, nel 2013, sarà chiamato a renderne conto.
Questo è ciò che hanno deciso ultimamente gli italiani nella loro maggioranza.

E tuttavia la campagna denigratoria ancora va avanti, anzi raggiunge livelli impensabili. Il premier viene accusato di tutto, di ogni nefandezza; alle accuse di prima, se ne aggiungono di nuove.

Il tentativo è palese: lo si vuol far cadere. Solo quando qualcuno ricorda che nel 2005 è stata introdotta la legge 270 che dà agli elettori il diritto di scegliere tanto la maggioranza quanto il premier, gli avversari fanno un passo indietro. Persino dopo la cancellazione del Lodo Alfano tutti i maggiori e più accreditati esponenti politici escludono l’obbligo (e nemmeno il dovere morale) di Berlusconi di dimettersi. Anzi dicono che gli italiani lo hanno scelto e hanno scelto la sua maggioranza, quindi che continui pure a governare fino alla scadenza del mandato.

Devo dire francamente che queste dichiarazioni così buoniste mi hanno fatto insorgere il sospetto che si confidi e si stia soffiando sulla magistratura affinché faccia arrivare al più presto una auspicata sentenza di condanna penale. A quel punto, anche se la sentenza sarà di primo grado, ossia rivedibile negli altri due gradi di giudizio, si studierà il modo migliore di tornare alla carica, facendo attenzione che gli elettori non scoprano il disegno e non s’incavolino, come è successo qualche settimana fa.

Torniamo ora al punto di partenza: la distorsione della democrazia.

Si scrive, infatti, che questi elettori hanno fatto “una cazzata” (è Luca che lo scrive) votando Berlusconi. Altri addirittura arrivano a dire che gli italiani che lo hanno votato sono dei pecoroni e dei cretini. Devo dire che anche Luca quando scrive “cazzata” non fa cosa sostanzialmente diversa, non solo per le premesse che ha fatto nel post citando Locke, ma perché dire “cazzata” significa esprimere un giudizio di valore. Allo stesso modo che facciamo quando diciamo “cretini” oppure “pecoroni”.

Questi termini mostrano una concezione distorta, a mio avviso, della democrazia. Una distorsione diffusa da tempo ma incancrenitasi con la venuta di Berlusconi (e che va sotto il nome di antiberlusconismo), il quale Berlusconi, avendo sconvolto probabilmente molti piani e aspettative, ha generato negli avversari un’ira ed una furia che non hanno più né controllo né reticenze.

Bisogna invece imparare ad accettare che, una volta che si è appurato che le elezioni in Italia sono libere e democratiche, ossia che gli elettori si sono potuti esprimere liberamente, debba valere il rispetto per la volontà da essi espressa.

Tale rispetto deve valere per ogni elettore – nessuno escluso – che si reca alle urne ed esercita il suo diritto facendo un segno sul simbolo e sul candidato prescelti, come lo stesso rispetto si deve avere per chi non traccia alcun segno o lo traccia per annullare la scheda.

Sembrano così ovvie, ma non lo sono evidentemente, se poi dopo le elezioni, a seconda della parte uscita vincitrice, si dice che gli italiani hanno fatto una cazzata, o sono cretini o sono pecoroni e così via.

Bisogna imparare ad accettare in una libera democrazia che anche un uomo pieno di vizi e di ambizioni possa essere eletto a governare il nostro Paese, partendo da questo convincimento: che se l’elettore lo ha votato, vuol dire che in lui ha intravisto – nonostante ambizioni e vizi – l’utilità della sua azione politica in quel momento e per il bene suo e della Nazione.
Non si scappa a questo ragionamento: tra tutti gli aspetti negativi del premier, ossia, l’elettore ha fatto prevalere nella sua scelta le altre qualità ritenute positive per governare il Paese.

E’ questo elettore che si deve tutelare nella e per la sua scelta consapevole, rifutandogli l’etichetta di cazzone, di cretino, di pecorone e tante altre coloriture che non hanno alcun senso, salvo quello di diffamare l’onestà intellettuale (presupposto che gli spetta di diritto in una democrazia libera) di chi si reca ad esercitare un proprio diritto.

Personalmente io sono uso criticare i governi per quello che fanno o non fanno, ma riconosco loro il diritto di governare perché sono stati scelti (siano di destra o di sinistra) da elettori liberi e coscienti, dotati della stessa mia dignità.

Articoli correlati

“Ecco come D’Alema fa quello che vieta agli altri” di Paolo Bracalini. Da cui estraggo: “Eppure il popolo, esaltato dalle Internazionali, gli piace pochissimo. Fosse per lui (se lo lasciò sfuggire una volta) dovrebbero votare «solo quelli che leggono i giornali, anzi solo quelli che leggono i libri ». Il suffragio universale, questa schifezza.” Qui.


Letto 1810 volte.


17 Comments

  1. Pingback by Se le elezioni sono libere non ci sono elettori cazzoni, cretini, pecoroni e così via | IlTuoWeb.Net News — 11 Ottobre 2009 @ 06:01

    […] Articolo originale: Se le elezioni sono libere non ci sono elettori cazzoni, cretini, pecoroni e così via […]

  2. Commento by Luca Tassinari — 11 Ottobre 2009 @ 10:57

    Bart, a tutela del mio onore di accurato vagliatore di parole e concetti, ribadisco che la mia posizione è “chi vota Berlusconi fa una cazzata” e non “chi vota Berlusconi è un cazzone”. Il giudizio è sull’azione, non sulla persona che la compie. Dico questo perché ci tengo a distinguermi da personaggi che, come fa per esempio Berlusconi, danno continuamente del coglione o del farabutto a chi la pensa diversamente da loro.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Ottobre 2009 @ 12:17

    Luca, non è questione della parola “cazzone”, che ho usato nel titolo e una volta nel testo come un dispregiativo affine a pecorone, cretino, e quant’altro si voglia dire.
    Quando mi sono riferito a te ho riportato sempre quello che hai scritto tu, ossia “una cazzata”. Non troverai scritto mai quello che riferisci tu: “chi vota Berlusconi è un cazzone”, bensì:

    “Si scrive, infatti, che questi elettori hanno fatto “una cazzata” (è Luca che lo scrive) votando Berlusconi”;

    “Sembrano cose ovvie, ma non lo sono evidentemente, se poi dopo le elezioni, a seconda della parte uscita vincitrice, si dice che gli italiani hanno fatto una cazzata, o sono cretini o sono pecoroni e così via.”;

    “E’ questo elettore che si deve tutelare nella e per la sua scelta consapevole, rifutandogli l’etichetta di cazzone, di cretino, di pecorone e tante altre coloriture che non hanno alcun senso, salvo quello di diffamare l’onestà intellettuale (presupposto che gli spetta di diritto in una democrazia libera) di chi si reca ad esercitare un proprio diritto.”

    Perché fare una cazzata (che rientra tra le “tante altre coloriture”), ha qualcosa di meno permanente che essere cazzone.

    La questione è l’altra che ho scritta:

    “Devo dire che anche Luca quando scrive “cazzata” non fa cosa sostanzialmente diversa, non solo per le premesse che ha fatto nel post citando Locke, ma perché dire “cazzata” significa esprimere un giudizio di valore. Allo stesso modo che facciamo quando diciamo “cretini” oppure “pecoroni”.”

    Cioè: anche dire che gli elettori di Berlusconi hanno fatto una cazzata significa ergersi a giudice della loro scelta; ritenersi in grado di giudicarli nel segreto del loro animo e nel segreto dell’urna. Significa, insomma, dichiararsi superiori ad essi, illuminati.

    Rappresenta un ritorno indietro, questo modo di pensare: ai tempi che precedettero l’introduzione del suffragio universale. Prima il voto era concesso solo per censo ed in base all’istruzione, alla classe ritenuta illuminata. Gli altri erano ignoranti, non avrebbero saputo fare altro che “cazzate”, come scrivi tu.

    La democrazia e il suffragio universale mettono sullo stesso piano gli elettori, al di là della loro ricchezza, della loro istruzione, della loro intelligenza. Tutti gli elettori hanno oggi pari dignità, e la loro scelta deve essere accettata come compiuta da persone che valgono, nel momento dell’esercizio del voto, esattamente come noi. La loro azione, ossia, ha la stessa valenza e la stessa dignità della nostra. L’analfabeta, nel mentre esercita il suo diritto di voto, compie un’azione in tutto e per tutto analoga, in dignità e consapevolezza, alla nostra.

    Mi dilungo, Luca, e mi devi scusare, perché, secondo me, disconoscere questo è un vulnus della democrazia.

  4. Commento by Carlo Capone — 11 Ottobre 2009 @ 14:08

    Il moderatismo italiano, che insieme ad altre componenti della nostra storia ha costituito la Repubblica e ricostruito il Paese dopo il fascismo e la sciagurata guerra da esso voluta, dal 93 è in cerca di un approdo. Io non penso che l’attuale leader di Governo, cui si è ciecamente affidato, ne rappresenti al meglio le aspirazioni, gli interessi e il sentire morale. Questo è il dramma della politica italiana, il non trovarsi – gli eredi di larga parte della vecchia DC, del PSDI, del PRI e dell’MSI – nella condizione di poter scegliere. Berlusconi, con capillare opera di rappresentazione, ha occupato tutti gli spazi che pure potevano offrirsi ed oggi si mostra, lui sì, come il campione del moderatismo ( ma anche del leghismo eversivo, questa è una contraddizione su cui pochi riflettono). Rianima, altresì, quell’antico spettro che a ondate intermittenti agita le menti del moderatismo, l’italico bisogno di alienare le proprie sorti nelle mani di un uomo provvidenziale, dai chiari tratti populistici e ostile alle forme della Democrzia rappresentativa. Lo ha già reincarnato, il moderatismo italiano, quel fantasma, patendone rovinosamente le conseguenze. Speriamo che stavolta non si sia sbagliato.

    Carlo Capone

  5. Commento by Luca Tassinari — 11 Ottobre 2009 @ 14:10

    Bart, mi spiace insistere, ma questa tua frase è per me inaccettabile: «Devo dire che anche Luca quando scrive “cazzata” non fa cosa sostanzialmente diversa, non solo per le premesse che ha fatto nel post citando Locke, ma perché dire “cazzata” significa esprimere un giudizio di valore. Allo stesso modo che facciamo quando diciamo “cretini” oppure “pecoroni” ». Questa equiparazione non sta proprio in piedi. Dire che una persona ha fatto una stupidata (cazzata) è molto diverso dal dire che quella persona è uno stupido (cazzone).

    Perfino io — che sono ovviamente intelligentissimo! — ho fatto parecchie cazzate in vita mia. Figùrati se mi permetto di dare del cazzone o del cretino a chi di cazzate, da quanto ne so, ne ha fatta una sola. Ripeto, ci tengo moltissimo a distinguermi dal becerume intellettuale di chi, come per esempio Berlusconi, è abituato a dare del coglione o del farabutto a chi non la pensa come lui.

    Detto questo, per me il governo in carica è pienamente legittimato a governare, fino a quando manterrà la fiducia del Parlamento, e francamente mi sfugge il senso di tutte le grida che si levano dalla maggioranza che lo sostiene contro sentenze (una civile, l’altra della Consulta) che non diminuiscono di una virgola detta legittimità. Mi sfugge soprattutto la ragione per cui gente chiamata dagli elettori a rappresentare gli interessi comuni del popolo italiano si straccia le vesti perché un tribunale civile condanna un’azienda privata (che nessuno fino a prova contraria ha votato nel segreto dell’urna) a risarcire un danno economico a una terza parte, anch’essa mai candidata alle elezioni politiche.

    Fino a quando il parlamento e il governo continueranno a occuparsi principalmente degli affari privati del signor Silvio Berlusconi, anziché di quelli di tutti gli italiani, continuerò a sostenere che votare il partito di Silvio Berlusconi è una cazzata.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Ottobre 2009 @ 14:51

    Luca, hai visto sopra come sia diverso l’intervento di Carlo Capone (intelligentissimo quanto te, e sono felice di avervi conosciuto entrambi). Egli non accusa il corpo elettorale di fare cazzate eleggendo Berlusconi, ma dice che Berlusconi è praticamente un abile persuasore.

    Si vede che gli avversari non lo sono altrettanto e il popolo si lascia convincere nella sua maggioranza da Berlusconi.

    Se tu avessi posto l’attenzione su questo fenomeno, non avrei avuto niente da obiettare. Ho premesso in sintesi la storia della comparsa di Berlusconi sulla scena politica italiana. Egli è venuto dopo il massacro di Mani Pulite, ha riempito un vuoto.

    Come tutte le volte che si fa campagna elettorale, si cerca di persuadere l’elettorato a votare per la propria parte politica, così fa Berlusconi. Qualche volta ci è riuscito Prodi o D’Alema, talaltra Berlusconi.

    Ma una volta che questa opera di persuasione si è compiuta e siamo andati alle urne, nessun elettore può aver fatto una cazzata. Per il semplice fatto che nel caso dell’esercizio del voto non si possono avere cazzate. La cazzata nel voto elettorale non esiste proprio. Se tu ne parli, fai esistere ciò che non ci può essere. Metti in atto un vulnus della democrazia.
    Meglio di così non riesco a spiegarmi.

    Sulla sentenza civile ho già parlato, anche con te, e sono tra quelli che la interpretano come sentenza politica. Ti ho citato gli articoli (o li ho citati a Mozzi, non ricordo) dove chi è più bravo di me spiega assai meglio le cose.

    @ Carlo

    Berlusconi ha riempito e riempie un vuoto. E’ un persuasore eccellente, sa anche realizzare qualche cosa, al contrario degli avversari, e dunque gli italiani credono ancora in lui, nonostante i difetti. A me piacerebbe un uomo diverso, ma come uomo del fare, non vedo alternative. Fini? D’Alema? Non si sono mai calati nella vita reale. L’hanno sempre osservata dalle sedi di partito.

    @ a entrambi

    L’antiberlusconismo imperante ( e di cui ho denunciato la pericolosità in tempi non sospetti: basta andare ad altri precedenti articoli sul mio blog), se non viene estinto e non si trasforma in un’opposizione alle attività di governo, porta a conseguenze nefaste: come quella che un comunicatore eccellente come Berlusconi reagirà sempre di più agli attacchi personali, chiudendosi a riccio e magnificandosi, sparando bordate dello stesso calibro. Molta responsabilità è dell’opposizione che sta svolgendo il confronto ad personam.

    Si vedano per tutti questi miei post:

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=5139

    https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=5273

  7. Commento by Felice Muolo — 11 Ottobre 2009 @ 18:35

    La sinistra tenta di segare, e spesso ci riesce, le gambe a tutti i capoccioni della politica, sia presidenti del consiglio, di destra che di sinistra, o propri uomini di partito. Ora tocca a Berlusconi e Franceschini. Domani toccherà a Bersani e all’eventuale sostituto di Berlusconi. Gli italiani che fanno cazzate nell’urna una cosa come questa l’hanno compresa. Propongo una soluzione per arginare la situazione: ridurre la durata della legislatura a uno massimo due anni.

  8. Commento by Carlo Capone — 11 Ottobre 2009 @ 18:43

    Bart, concordo con te che un persistente clima di attacchi alla persona di Berlusconi potrebbe portarci al peggio. Il personaggio non è di quelli che mollano in situazioni a lui avverse, figurasi quando è stato eletto legittimamente. Ho già in questa sede auspicato che il suo mandato parlamentare (uso questo termine perchè è il Parlamento eletto dal popolo sovrano che gli dà fiducia, non scordiamolo) duri quanto l’esito naturale della Legislatura. Dopo di che si vada alle urne e si scelga. Detto questo va riconosciuto, al cospetto del popolo italiano, che le sue attività extrapolitiche lo pongono fatalmente in una situazione di attacco. Glielo espose con chiarezza Montanelli, un liberale coi baffi, campione del moderatismo, quando lo scongiurò di rinunciare all’agone politico, già prevendo i guasti di quella impresa. Guasti per lui, s’intende. D’altra parte nulla ha fatto, e altrettanto la Sinistra, per porre fine al cardine del contraddire, un macroscopico conflitto di interessi. L’occasione fu persa durante la Bicamerale presieduta D’Alema, quando sembrava che un accordo fosse stato raggiunto e invece il voto contrario, non preannunciato, della Lega mandò tutto in fumo.
    La nostra Repubblica ricorda solo un caso di un’alta carica dello Stato oggetto di attacchi personali, per altro in seguito dimostratisi inconsistenti, ed è quello di Giovanni Leone che, sotto il macigno di una campagna di stampa neppure parente prossima di quella attuale e del libro infamante della Cederna, fu costretto dai capi del suo partito a dimettersi, e lui addivenne. Qui vengono a galla i pericoli del partito di una persona sola. Se costei impazzisce, poniamo, e nomina senatore il suo cavallo, nessuno dei suoi può costringerlo a nulla, e se lo fa subito patisce minacce dal gornale di proprietà della famiglia del Cavaliere. Cosa assai diversa da un grande partito di massa che al suo interno ospitava più voci e, pur dilaniandosi,le rispettava. Tutte.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Ottobre 2009 @ 19:22

    @Carlo
    Sul ruolo anomalo che svolge Berlusconi sulla scena politica italiana sono d’accordo. Ripeto: colma un vuoto. Non ci sono, a mio avviso, uomini capaci di fare cose concrete migliori di lui. Ne sono convinto. Non ci sono né a destra né a sinistra. A destra persone serie mi sembrano Frattini, Formigoni, Moratti (sì ne ho grande stima). Non me ne vengono in mente altri.

    A sinistra vedo il buio. Come ho già scritto simpatizzo per Bersani. Mi sembra una persona sensata, coi piedi per terra. Però ora va ad occupare una carica impegnativa. Dico va ad occupare, perché io ho una pessima opinione di Franceschini e mi auguro che vinca le elezioni a segretario del PD. Franceschini lo vedo com un provocatore nato. Lo immagino da studente, sempre pronto a battibeccare con chiunque. E’ lui che ha portato l’antiberlusconismo ai massimi vertici. Lui e Di Pietro sono diventati più pericolosi del Bossi separatista. Il loro odio (è odio) potrebbe indurre la maggioranza (anche se eletta democraticamente) a difendersi facendo quadrato e costruendo e cementando un muro chiuso al dialogo. L’antiberlusconismo è un pericolo per la democrazia. Pochi se ne accorgono. Chi lo contrasta si limita a dire che porta solo voti a Berlusconi. E’ anche questo, ma il pericolo più insidioso è l’altro.
    L’antiberlusconismo che copre un’inconsistenza propositiva dell’opposizione replica in forma moderna una specie di Aventino del 1924, che lasciò dilagare il fascismo. Oggi non credo che sussistano le condizioni per ripetere quel disastro, ma se dovesse succedere, dio non voglia, io mi metterò in cerca di Franceschini per dargli una robusta bastonata sulla testa. Poi manderei da casa mia mille accidenti a tutti coloro che hanno praticato l’antiberlusconismo, sordi e ciechi.

    La democrazia si sostiene su una forte e sana opposizione. Quando riusciremo a capirlo? Non è il governo che marca la democrazia, ma l’opposizione.

    @Felice
    Di governi che duravano poco, ne abbiamo avuti a iosa nella prima Repubblica; erano i governi cosiddetti balneari. Non concludevano nulla. Lasciavano galleggiare le cose, andavano alla ricerca del modo migliore per trascorrere il tempo.

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 11 Ottobre 2009 @ 19:40

    Proprio ora leggo sul Corriere della Sera.it una frase che Berlusconi ha pronunciato a Benevento:

    “Ci troviamo di fronte a un’opposizione che non si sa più cosa sia, di certo non corrisponde al suo nome, Partito Democratico. Sono ancora i comunisti di sempre, non credono nella democrazia e non credono che i cittadini possano indicare coloro che devono governare, pensano che il popolo sia un bue narcotizzato dalle televisioni e che il governo debba essere portato avanti da élite.”

    Mi pare che stia rispondendo a coloro che gli hanno dato il destro per farlo: ossia, quando si denigrano in qualche modo gli elettori che hanno scelto una maggioranza a governarli si ferisce non solo la democrazia ma si fa anche il gioco dell’avversario che si detesta.

    Sembra quasi che Berlusconi abbia seguito questo post e il dibattito conseguente:-)

  11. Commento by Luca Tassinari — 12 Ottobre 2009 @ 09:50

    Bart, non irritarti per la forma, ti prego. Se sostituissi alla parola “cazzata” il più politicamente corretto “errore di valutazione” cosa cambierebbe? Stiamo mica tenendo una conferenza a Cernobbio, no?

    Sono d’accordo con te sull’antiberlusconismo. Credo che all’Italia non serva l’antiberlusconismo, né un qualsiasi altro anti-qualcosa, ma un progetto di governo alternativo a quello delle destre. L’altra cosa che non serve all’Italia, e che sta facendo danni su danni, è il berlusconismo con il paraocchi, quello che si rifiuta di ammettere che un personaggio che agisce in politica solo per difendere se stesso e i propri interessi è devastante per tutto il paese.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Ottobre 2009 @ 13:57

    Non irritarti nemmeno tu, se insisto. Non cambierebbe nulla, scrivendo “errore di valutazione”, poiché il punto è che l’elettore nel momento che nell’urna sceglie per chi votare è immune da qualsiasi giudizio. La democrazia e il suffragio universale, gli hanno riconosciuto la tua stessa dignità. Dire che ha fatto un errore di valutazione è collocarlo su di un gradino sotto il tuo. Tu diventi un giudice nei suoi confronti. Se hai accettato il suffragio universale, questo non puoi farlo.
    Insomma non si giudica il voto.

    Poi: che errore di valutazione può aver fatto l’elettore? Ha potuto vedere al governo anche la sinistra (pezzi da novanta: Prodi, D’Alema, Veltroni), e dunque, non possiamo ammettere che con il suo voto abbia voluto punire quel loro modo di governare?

    Scrivi: “L’altra cosa che non serve all’Italia, e che sta facendo danni su danni, è il berlusconismo con il paraocchi, quello che si rifiuta di ammettere che un personaggio che agisce in politica solo per difendere se stesso e i propri interessi è devastante per tutto il paese”

    Secondo me, non sei obiettivo.

    Sulla figura di Berlusconi ho già detto anche qui. Non è certo un campione. Però non è vero che non stia realizzando cose concrete utili al Paese. Solo Franceschini non le vede. Ci sono riforme che la sinistra critica, ma i cui effetti potrebbero invece essere positivi: quelle sulla scuola, sull’amministrazione pubblica, e sulla magistratura ad esempio (mi hanno detto, ma non ho verificato, che per le cause civili avviate dal luglio 2009 è obbligatorio giungere a sentenza entro 18 mesi. Ti pare poco?).

    Qualcuno di sinistra, non ricordo chi, queste cose le ha riconosciute. Forse Sansonetti?

  13. Commento by giuliomozzi — 13 Ottobre 2009 @ 02:11

    Io mi ricordo bene di quando Silvio Berlusconi disse che chi votava per l’Ulivo era un coglione.

    Bart, scrivi: “Nell’aprile dell’anno scorso (2008) la vittoria di Berlusconi diventa assordante: una maggioranza così strepitosa non si vedeva da anni”.
    Ora:
    Il centrodestra nel 2008 prese il 46,8%, con 17.063.874 voti.
    Nelle elezioni precedenti, il centrosinistra prese il 49,8%, con 19.061.108 voti; il centro destra il 49,7%, con 18.996.832.
    Ovvero: oggi il centrodestra governa avendo preso due milioni di voti in meno di quanti ne prese il centro sinistra la volta precedente.

    Dove sarebbe, questa “maggioranza strepitosa”?

    Non confondiamo il consenso effettivo (che si misura con percentuali e numeri assoluti) con il risultato in termini di deputati e senatori (che dipende da quella “porcata” di legge elettorale che abbiamo).

    Fonte dei dati: qui.

    g.

  14. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Ottobre 2009 @ 08:13

    Berlusconi ne ha dette tante, sbagliando: anche alcuni giorni fa.

    Hai ragione, Giulio, ho mancato di precisare. Il mio riferimento, era alla maggioranza parlamentare, che è quella che conta (conterebbe) ai fini di una migliore governabilità.

    A riguardo della legge elettorale, vorrei il ripristino almeno della scelta dei candidati da affidare all’elettore.

  15. Commento by giuliomozzi — 15 Ottobre 2009 @ 09:26

    La maggioranza parlamentare è “quella che conta”, giustamente.

    Quindi, anziché di “maggioranza strepitosa”, potremmo parlare di maggioranza parlamentare conquistata, nonostante il calo netto dei consensi, razie a una legge elettorale che è una “porcata”, come ha spiegato l’autore stesso della legge.

  16. Commento by giuliomozzi — 15 Ottobre 2009 @ 09:47

    Volevo dire: “grazie a una legge”, ecc.

  17. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Ottobre 2009 @ 09:55

    Il parlamento le leggi se le fa e se le disfa. Non c’entro nulla, ahimè, altrimenti avrei detto la mia quando si è tolta la possibilità all’elettore di scegliersi il proprio candidato.
    Spero che almeno questa modifica venga fatta.

    Per quanto riguarda il presidente del consiglio auspico una riforma costituzionale che ne allarghi i poteri (naturalmente ben equilibrati con altri) e ne assicuri la governabilità per la durata del mandato.

    La legge 270 (non costituzionale) ha dato in questo senso un primo contributo, che dovrà sfociare, appunto, in una revisione della nostra Costituzione.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart