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Se Quagliariello se ne vuole andare, se ne vada

22 Ottobre 2013

Me la prendo con Gaetano Quagliariello, poiché non mi aspettavo il suo tradimento. Come non me lo aspettavo da Fabrizio Cicchitto. Non ho dubbi che si tratti di tradimento. Come si può chiamare, infatti, una operazione che mirerebbe, non tanto ad assicurare la stabilità di governo (una panzana, quando ancora mancano i risultati congressuali del Pd), ma a dividere le forze del centrodestra, ed in particolare ad indebolire il suo maggiore partito di riferimento, il Pdl?

Sono di qualche giorno fa le parole di Mario Monti, il quale si è vantato che proprio grazie alla sua “salita” in campo, il Pdl non ha potuto vantare la vittoria alle elezioni di febbraio, che avrebbero aperto a Berlusconi le porte del Quirinale.

L’operazione Quagliariello è pari pari la stessa operazione. Inimmaginabile che il dissidente filogovernativo non abbia pensato ad una tale deprecabile  conseguenza, e perciò è forte il sospetto che egli sia animato dalle stesse intenzioni di Monti, come se i due fossero simili allo stesso modo che sono simili due gocce d’acqua. E chi sa che le uscite da Scelta Civica di Casini e compagni non vengano presto rimpiazzate dall’ingresso dei 24 dissidenti del Pdl, guidati proprio da Quagliariello. Indico Quagliariello, invece del segretario del Pdl Angelino Alfano, poiché ho l’impressione che sia lui il politico che si è fatto incantare dalla poltrona governativa e non intenda affatto sacrificarla in nome dell’unità del Pdl.

Berlusconi sta facendo di tutto per evitare la rottura, ed è sottoposto ogni giorno ai ricatti di Quagliariello, il quale non perde occasione, anche di fronte alle critiche mosse, all’interno del Pdl, alla legge di stabilità, di rassicurare Letta e Napolitano che non ci sarà la crisi di governo e che, in pratica, la maggioranza potrà contare su di lui e il suo gruppo dei cosiddetti 24.

È una situazione dalla quale Berlusconi deve uscire al più presto. Probabilmente attende che sia risolta la sua posizione a riguardo della legge Severino e dunque della sua decadenza da senatore. Teme di perdere qualche voto che potrebbe capovolgere una decisione che ad oggi pare orientata decisamente verso la decadenza. Sta ingollando pillole amare pur di non rinunciare alla speranza? Credo di sì, e perciò possiamo aspettare ancora qualche settimana. Però, una volta che l’aula del senato avrà deciso per il sì o per il no alla decadenza, Berlusconi deve regolare i conti con Quagliariello. Non so se Alfano, a quel punto, se la sentirà di abbandonare il leader che lo ha praticamente fatto crescere dal nulla, ma anche se così fosse, il regolamento dei conti deve avvenire onde non creare nel Pdl una situazione di paralisi e di scontri continui. Un Pdl con i 24 dissidenti che dall’interno continuino, non a discutere, come si dovrebbe, e ad adeguarsi alla volontà della maggioranza, ma a porre diktat e ricatti scissionistici non avrebbe futuro. Gli elettori non saprebbero più che farsene e si orienterebbero altrove. Dunque prima si chiariscono le ide, prima si farà pulizia e meglio sarà per la salute e il futuro del Pdl.

Non so quanto tempo prenderà la discussione alle camere della legge di stabilità, ma certamente la conclusione dell’iter parlamentare avverrà quando anche sulla decadenza di Berlusconi sarà stata presa una decisione. Quindi essa non sarà più una pedina presente sulla scacchiera della partita tra Pdl e i 24 dissidenti.

Se, come sembra, la manovra del governo Letta sarà ancora una volta foriera di nuove tasse o di un innalzamento del loro livello a carico dei soliti ceti medi  non si abbia timore di contrastarla duramente, fino a minacciare la crisi di governo. Che faranno i 24 dissidenti? Se ne andranno in Scelta Civica o costituiranno gruppi autonomi onde assicurare al governo la maggioranza? E sia pure. Significherà che il Pdl non sarà chiamato a condividere una responsabilità che gli elettori puniranno. Perché una cosa comincia ad apparire certa: la necessità di tornare al giudizio degli elettori. C’è troppa confusione in giro. Ci sono rimescolamenti che fanno accapponare la pelle. Gli stessi grillini (il cui peso elettorale sembra stia crescendo approfittando di un tale disordine) hanno bisogno di un confronto elettorale. Napolitano si opporrà? Non potrà resistere a lungo, e anche per lui si stanno esaurendo sul pallottoliere i giorni che gli restano per dirsi ancora il sovrano della nostra repubblica.

Scrissi qualche tempo fa (per l’esattezza lo scorso 10 agosto), che sentivo odore di cambiamento: odore di qualche grossa novità sospinta dalla rabbia dei tradimenti e dall’insoddisfazione dei risultati, che sono del tutto mancati.

Se si pensi che al governo è passata e sta ancora passando l’idea di cominciare a vendere i gioielli di famiglia non per abbattere il debito pubblico – la nostra catena di forzati – ma le nuove spese correnti, non resta che sperare – come ho sempre fatto io – in un repulisti generale, che rifiuti di ricorrere a toppe e a riparazioni grossolane, e punti all’integrale rinnovamento delle istituzioni, buttando tutti giù dalla torre, non uno escluso.


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1 commento

  1. Commento by attilio — 22 Ottobre 2013 @ 17:57

    Show must go on …

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart