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Sento puzza di scaricabarile

9 Agosto 2010

Che Fini non sia quel duro che mostra di essere, e che invece sotto sotto sia uno che la paura se lo mangia in un sol boccone, lo hanno detto alcuni suoi compagni di gioventù, quando era soprannominato “er caghetta”. Per carità, da ragazzi con la testa strampalata si può diventare adulti, però il coraggio uno non se lo può dare da sé. O ci è nato, con il coraggio, o quello che appare è solo un umiliante placebo.

Nella dichiarazione rilasciata ieri alla stampa c’era una frase emblematica di questo carattere:

«Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l’appartamento. La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite. Questo è tutto »

Come fa notare La Russa alla domanda del giornalista del Corriere della Sera, Fini fu visto, durante i lavori, recarsi ad osservare come andavano le cose:

“Fini dice che dopo la vendita scoprì che l’appartamento di Montecarlo era stato preso in affitto da Tulliani e provò disappunto.
«Questa affermazione si commenta da sola. Mi hanno anche raccontato che Fini fu visto andare in quella casa… ».

Non mi pare proprio che si possa parlare di disappunto. Immagino che ci andasse sotto braccio alla sua Elisabetta e sorridente, magari anche prodigo di consigli su come sistemare al meglio la ristrutturazione.

Fini non può raccontarci, dunque, questa balla. Lui non poteva non sapere che quella casa finiva ed era finita nella disponibilità del cognato. E non ne era affatto indignato, anzi toccava il cielo con un dito constatando che pure la sua Elisabetta, come il cognato, sguazzasse nella felicità. Coccole e baci, insomma.

Appare pertanto pretestuoso e di copertura l’invito perentorio che Fini rivolge al cognato: “Adesso torni e mi spieghi cos’hai combinato”.

E ancora:

“L’hanno sentito dire: “Per la seconda volta nella mia vita hanno usato la mia buona fede”. E poi contro il cognato: “Mi ha preso in giro”.

E ancora:

“Con Fini che gridava: “Ma che operazione avete fatto? Che c’entra questa società off shore? E perché adesso sei tu l’affittuario?”.

E ancora:

“Anche se il presidente ha una certezza: “Io sono fuori da tutto. E nessuno di quelli di An ha mai avuto da ridire”.

A questo, però, ha già risposto La Russa:

«Nei bilanci non ci sono i dettagli delle compravendite! ».

Dunque: non facciamoci noi prendere in giro! Qui si naviga in un mare di menzogne, a quanto pare.

Infatti, chi ha combinato il pasticcio non è il cognato, ma Fini nel momento in cui, accedendo alla richiesta di quest’ultimo, ha trovato normale vendere la casa ad una società dei paradisi fiscali. Perché Pontorno, il tesoriere, non può affatto avergli nascosto che si trattava di vendere la casa ad una società off-shore. Il senatore Caruso, ma lo disse giorni fa anche Lamorte, dichiara a Il Tempo:

«Fini era da sempre l’unico ad esser informato di tutto. Lo dico perché lo so, Pontone lo ha sempre detto e ripetuto: rispondo al presidente e tanto basta. Questo è nel costume di An. Anche i cosiddetti colonnelli, li ho sempre visti estranei al problema dell’amministrazione del partito, forse colpevolmente, ma estranei ».

Fini dunque non poteva non sapere della società off-shore.
Già qui, perciò, stava l’inghippo.

E ora: credete possibile che Fini non sapesse che le società dei paradisi fiscali nascono proprio per nascondere alla legge qualche magagna? L’Ocse aveva messo tutti in guardia, anche l’Italia, anche An, anche Fini. Ma Fini si è guardato bene dal frenare l’operazione e dall’esigere che fosse conosciuto non un prestanome ma il vero proprietario.

Proprio perché le società off-shore possono nascondere dei trabocchetti, lo avrebbe dovuto pretendere.  Come terza carica dello Stato, più degli altri.
Dunque, la responsabilità di Fini, almeno moralmente, è già enorme nell’avvio dell’operazione.

Già solo per questo, le sue dimissioni sono dovute. La terza carica dello Stato ha consentito un’operazione con una società degna di sospetti, essendo insediata in un paradiso fiscale messo all’indice dall’Ocse. Da qui non si scappa. Inutile prendersela con il cognato.

Già all’avvio dell’operazione doveva guardarsi le spalle da lui, e le ragioni per farlo stavano con tutta evidenza sotto i suoi occhi.

Chiamarlo in causa solo ora, a cose fatte, e con lo scandalo che monta, ha tutto il sapore di voler scaricare su di lui tutte le responsabilità. Non si fa così, presidente della Camera.

Viene più facile pensare, infatti, che Fini sapesse tutto sin dall’inizio, e sapesse già che l’operazione veniva messa in piedi per arrivare all’affitto a favore del cognato.

Ieri il Corriere della Sera ha rivelato che uno dei legali di Tulliani ha lasciato intendere, senza mostrare l’atto di locazione, che l’affitto dell’appartamento è superiore a 1.500 euro.

Si domanda il Corriere della Sera che significhi dire che è superiore a 1.500 euro. Chiedendo ad una agenzia ha scoperto che in quella zona gli affitti si aggirano intorno a 2.500 euro. Quindi c’è una differenza discreta.

Si sbaglierebbe se completassimo il ragionamento dicendo che tutta l’operazione è stata congegnata affinché l’appartamento fosse acquistato da un affidabile proprietario, il cui nome doveva restare occulto, e affittato al cognato di Fini, e in più ad un canone di favore?

Penso che questo ragionamento abbia più di una chance di rivelarsi sensato. Lo vedremo con il proseguimento dell’inchiesta.

Ma già ora ci sono tutte le premesse affinché Fini si dimetta. Subito! Bene ha fatto il Pdl a chiedere le sue dimissioni. Ora aspettiamo che Napolitano rompa il silenzio e mostri un po’ di coraggio. E non faccia come Fini lo scaricabarile. Si ricordi pure, se l’affaire di Montecarlo non bastasse, che ci sono anche le raccomandazioni avanzate da Fini alla Rai in favore del cognato, per le quali abbiamo già testimoni.

Tutta questa incertezza nuoce alle Istituzioni, di cui egli è il garante.

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Casa di Montecarlo. Rassegna stampa del 9 agosto 2010. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Cesare — 9 Agosto 2010 @ 14:32

    Perfettamente d’accordo. E diciamocela tutta: l’unico che invece non si deve dimettere e’ Berlusconi, che in Rai non ha mai raccomandato nessuno, ne’ sa nulla di societa’ off-shore.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Agosto 2010 @ 14:40

    La teoria che uno che compie certe cose deve dimettersi è di Fini.
    Non è autorizzato ad infrangerle. Proprio perché ha preteso di fare il moralizzatore senza averne le qualità.

    Su di un discorso di carattere generale potremmo anche arrivare ad essere d’accordo. Ma su Fini no.

  3. Commento by Cesare — 9 Agosto 2010 @ 14:50

    Infatti. Berlusconi mica ha mai detto che uno si deve dimettere. E quindi, con encomiabile coerenza, non si dimette. Tutto a posto, la dignita’ delle istituzioni e’ preservata.

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