Ieri sul Corriere della Sera, a pag. 29, è apparsa la risposta di Sergio Romano, noto editorialista e non certo berlusconiano, in merito a due responsabilità diverse che fanno capo al presidente della Camera e al presidente del Governo. L’articolo porta il titolo: “Palazzo Chigi e Montecitorio, anatomia di due cariche”.
Siccome ho trattato anch’io varie volte, anche se per inciso, l’argomento e in sintonia con quanto ora scrive Romano, e ho trovato qualche resistenza, è con vero piacere che lo ripropongo qui.
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La sua risposta «Il premier Berlusconi e le scelte dell’opposizione » (Corriere, 27 gennaio) mi sembra incoerente con il suo editoriale del 28 gennaio nel quale lei auspica (garbatamente e indirettamente) le dimissioni di Fini in quanto incapace di dare la necessaria impressione dì imparzialità (a prescindere dalla reale imparzialità dei suoi comportamenti). Sulla scorta della stessa argomentazione, non le sembra che Berlusconi sia oggettivamente incapace di dare la necessaria impressione di decoro, autorevolezza e non-ricatlabilità, dati gli scandali in cui, a prescindere dai profili penali, è oggettivamente coinvolto? Non sarebbe coerente da parte sua chiedere a Berlusconi di dimettersi, oppure almeno spiegare ai lettori perché ritiene una tale richiesta opportuna per il presidente della Camera ma non per il presidente del Consiglio?
Giorgio Zanarone
Rispondo volentieri an che perché le stesse cri tiche sono state mosse da altri lettori. Esistono tra Ber lusconi e Fini alcune fonda mentali differenze, il primo è il presidente del Consiglio, elet to con schede elettorali in cui era espressamente indicato il suo nome. È certamente possi bile che una parte del suo elet torato voterebbe oggi diversa mente. Ma il solo modo per ve rificare e correggere il risultato delle elezioni precedenti è quello di tornare alle urne: una prospettiva che sinora non è sembrata piacere né al gover no né all’opposizione. Berlu sconi potrebbe dimettersi, co me accadrebbe probabilmente per casi analoghi in altre demo crazie europee, ma non inten de farlo, come ho scritto in una risposta precedente, per ché si è sempre proclamato vit tima di un complotto giudizia rio ed è convinto di potere tra sformare quest’ultima vicenda nell’ennesima prova della veri tà della sua tesi. Non potendo pretendere ciò che non inten de fare (e che neppure il presi dente della Repubblica può im porgli) gli abbiamo chiesto di tornare almeno a fare il presi dente del Consiglio a tempo pieno lasciando ai suoi avvoca ti il compito di difenderlo di fronte alla Procura di Milano.
Gianfranco Fini, invece, non ha come presidente della Camera un mandato popolare ed è stato eletto alla carica da una maggioranza parlamenta re di cui non fa più parte. Non basta. Mentre Berlusconi è sta to votato con un programma diverso da quello degli avversa ri ed è quindi parte in causa nella dialettica fra la maggio ranza e l’opposizione, Fini è te nuto a essere, insieme al presidente del Senato, l’arbitro del lo scontro e il garante delle re gole che devono permettere il migliore funzionamento possi bile del potere legislativo: una funzione che non deve correre il rischio di essere contestata a ogni passo per motivi veri o presunti. Ecco perché non cre do di essere caduto in contrad dizione suggerendo al premier di tornare a governare, anzi ché fare quotidianamente l’av vocato di se stesso, e al presi dente della Camera di riflettere sulla credibilità del proprio ruolo.
Cesare Romano
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Una risposta a “Sergio Romano così vede le responsabilità di Fini e di Berlusconi”