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Si resta allibiti

21 Gennaio 2012

Almeno accade a me. Leggo le dichiarazioni del presidente del Consiglio, il pluridecorato Mario Monti, il quale afferma apoditticamente che, grazie alle sue liberalizzazioni, il Pil aumenterà dell’11%, i consumi dell’8% e i salari reali di quasi il 12%.
Perbacco! Con così poco. E perché i precedenti governi non ci avevano pensato? Rivedrà le sue stime negative il Fmi?

La manovra di Monti è, in realtà, un pannicello caldo, eppure il governo dei tecnici dà a questo pannicello caldo virtù taumaturgiche insospettabili.
Vuoi vedere che era il classico uovo di Colombo?
Prepariamoci, dunque, – se tanto mi dà tanto – a goderci un futuro, anche prossimo, di baldoria e di cuccagna. Il duo Napolitano – Monti ha trovato, nascosta chi sa dove alla vista dei partiti, ossia della politica – la chiave magica.

La Merkel dovrà inchinarsi al genio italiano, e tutte le residue monarchie sparse nel mondo dovranno additare Re Giorgio come un moderno sovrano nelle cui mani è racchiuso il tocco magico del leggendario Re Mida.
A me, che sono stato aspro critico di questo governo e soprattutto del modo in cui è stato consacrato, non resta che andarmi a nascondere   in cima alla montagna più inaccessibile che esiste sulla terra, e là privarmi – a sconto dell’errore – di ogni piacere della vita, tra rimorsi e tormenti, e perfino fustigazioni sanguinolente di quando in quando.

Ma mi sa che ci stanno raccontando balle. E il bello-brutto di questa situazione è che i partiti che dovrebbero rappresentarci in parlamento se le bevono come verità assolute.
Da ciò che leggo e sento raccontare in giro, le strade delle nostre città si riempiono ogni giorno di più di negozi che hanno deciso – strozzati dalla recessione – di abbassare le saracinesche, oppure di andarle ad aprire altrove, in territorio straniero, dove non esistono i lacci e lacciuoli che legano e immobilizzano la nostra economia.
Queste notizie sono tenute ben nascoste dalla grande stampa sinistroide, e ciò mi ricorda l’analogo comportamento tenuto dalla stampa quando sulla scena politica apparve quello che fu considerato il salvatore della patria, Benito Mussolini.

Oggi viviamo un periodo imbevuto dello stesso spirito fideistico e miracolistico, e guai a fare il controcanto fosse pure al solo nobile scopo di suggerire, almeno, al governo e a Napolitano di invertire la rotta, giacché, così proseguendo, finiremo nella voragine che ci staccherà dall’Occidente e ci salderà, assai prima che lo faccia la crosta terrestre, all’Africa.

Gli italiani non hanno più soldi in tasca da spendere per aiutare i consumi a crescere. Come si potrà mai raggiungere quell’8% così solennemente proclamato?
Se si pensi, poi, che nel corso dell’anno ci raggiungeranno altri inasprimenti fiscali, come l’aumento dell’Iva, sarà assai difficile che una famiglia riesca a consumare di più.

E le aziende? Come faranno a produrre se non ci sarà consumo interno? Produrranno per l’estero? E in che direzione, prego? Ci sono giganti che hanno le stesse ambizioni: Gran Bretagna, Germania, Francia, nella sola Europa, e poi: Usa, Cina, Brasile, India, e qualche altra.
Basterà produrre ed esportare moda di alta classe per recuperare il dislivello?

L’unico campo che produrrebbe ricchezza nuova e in abbondanza è quello della valorizzazione delle nostre bellezze artistiche e naturali. Una vocazione mai sviluppatasi adeguatamente in Italia. Qui non avremmo concorrenti in tutto il mondo. Saremmo imbattibili. Una volta organizzati e avviata la macchina tutto andrebbe avanti da sé.
E invece proprio qui siamo fermi, non facciamo nulla. E ci inventiamo di battere la concorrenza di Nazioni più vigorose e   intraprendenti in campi in cui la nostra forza resta e resterà assai modesta.

Naturalmente nulla è stato previsto per quanto riguarda la dismissione del nostro patrimonio immobiliare per ridurre il debito pubblico.
Due mancanze destinate a metterci quanto prima k.o.

www.i-miei-libri.it

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“Monti. Dopo il CdM vede la Gruber e impazzisce “Con il decreto il Pil può salire del 10 per cento”. Qui.

“Il compitino senza la politica” di Mario Sechi. Qui.

“Provaci ancora Mario” di Stefano Feltri. Qui.

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Bart