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Sorgi: «Ma per fortuna Napolitano non s’arrende »

25 Settembre 2013

Sorgi non è il solo a tessere continuamente le lodi di Napolitano. Forse a batterlo è solo Marzio Breda che potrebbe benissimo sostituirsi ai portavoce ufficiali del Quirinale, tanto è addentro alle cose del palazzo.

Poi ci sono le cosiddette bisce dell’informazione, di cui ho parlato varie volte nel passato. Una specie che ha avuto dal Padreterno – il giorno che si era un po’ appisolato – il dono dell’immortalità. Le bisce nel giornalismo sono infestanti quanto un’acacia nel bosco o il loglio nel prato di casa nostra.

Si riconoscono per il viscidume che lascia sempre una schifosa bava intorno a sé. Spesso, non è tanto la loro bravura a farne degli editorialisti, ma la loro attitudine servile e sgusciante. Il loro servilismo non è rivolto mai ad una persona precisa, del che potrebbero perfino vantarsi, ma ad un sistema di potere, e per dire meglio, al sistema di potere che di volta in volta è il più forte. Da qui la constatazione della mancanza in loro di quell’ ascendente che di solito si percepisce in un personaggio di valore. Sanno della loro miserevole condizione, ma non hanno il coraggio – è la loro disgrazia – di riscattarsi. Nascono così, senza spina dorsale e non possono mai avere la soddisfazione di mettersi in posizione eretta e guardare negli occhi altrui.

Dico questo in generale, e non a riguardo di Sorgi, il quale spesso mi dà modo di apprezzarne l’intelligenza e il rigore analitico. Ma l’articolo di stamani ha inciampato in quella invocazione gratuita alle qualità del nostro capo dello Stato, da cui si attendono miracoli, che non può fare.

Sorgi ha dimenticato di imporsi prima una breve analisi del passato e tornare a quando il centrodestra nel 2008 ottenne quella straordinaria maggioranza in entrambe le camere da sbalordire un’Italia che era abituata alle ammucchiate e alle variegate e litiganti coalizioni. Quella volta, con la fusione tra Forza Italia e An e la nascita del Pdl, il governo che poi sarebbe nato con la guida di Berlusconi avrebbe potuto finalmente porre mano alle tanto reclamate riforme dello Stato, ivi compresa la riforma fondamentale che è quella della magistratura. Già Montanelli nel 1985 aveva dato l’allarme sull’invadenza e lo strapotere della magistratura, ovviamente inascoltato. Poi ci aveva provato Berlusconi con la sua discesa in campo, ma, come tutti sanno, la magistratura lo mise subito, nel 1994 a pochi mesi dal suo noviziato in politica, nel mirino e non ha mai smesso di riservargli scariche di fucile finché non è riuscita a colpirlo con la sentenza Esposito, una vera vergogna dal punto di vista giudiziario.

Ebbene, torniamo alla maggioranza straordinaria del 2008 che consentì a Berlusconi, capo dell’ex Forza Italia, di diventare presidente del consiglio, e a Gianfranco Fini, capo dell’ex An, di sedere sullo scranno della terza carica dello Stato, ossia la presidenza della camera.
Finalmente, dissero gli elettori di centrodestra, ora si può mettere mano alle riforme promesse in campagna elettorale. Tutto lasciava credere che il cammino non sarebbe stato poi tanto difficile. I numeri c’erano tutti, comprendendovi anche la Lega Nord, che aveva condiviso il programma elettorale del centrodestra.

Ma successe l’impensabile. Ad un certo punto Gianfranco Fini cominciò a fare delle esternazioni strabilianti e imprevedibili. Immagino che Marcello Sorgi le ricordi meglio di me. Gli elettori di centrodestra presero a chiedersi se l’ex leader di An fosse ammattito. Sparava pallettoni sul governo peggio che il Pd di allora, fregandosene dei limiti che la costituzione gli imponeva a causa della sua carica istituzionale.

Faceva bene Fini a comportarsi così? No. Sorgi in cuor suo come la pensava? Non si è mai domandato perché il capo dello Stato – che era lo stesso Giorgio Napolitano che ora esalta – non intervenne mai a richiamare il presidente della camera ai suoi vincoli e doveri?
Immagino che se lo sarà domandato, in forza di una intelligenza politica che gli ho sempre riconosciuto, ma che abbia fatto il finto tonto come tanti altri con lui.

Ebbene, sappia Sorgi che deve tornare a quei giorni, e ai silenzi di Napolitano, per capire ciò che sta succedendo oggi.
Voglio dire semplicemente questo: la responsabilità per le vicende dell’oggi sono per la gran parte imputabili ai silenzi di allora di Napolitano.
Ciò che faceva Fini era conseguente all’accettazione da parte sua di suggestioni che provenivano dagli avversari di Berlusconi, i quali gli avevano toccato le corde sensibili della sua ambizione. Chi sa che cosa gli promisero, di fatto circonvenendolo! E a Napolitano tornava bene – pure a lui – il distacco che Fini stava prendendo da Berlusconi. Quando oggi Berlusconi protesta che è il capo dello Stato il regista dell’operazione che mira ad escluderlo dalla politica, dice il giusto, e bisognerà che Sorgi, ed altri giornalisti che non si sono ancora venduti al potere, ne prendano atto.

In quegli anni – gli affondi di Fini cominciarono nel 2009 e portarono alla sua separazione dal Pdl nell’estate del 2010 – Napolitano  avrebbe dovuto fare ciò che il suo ufficio gli imponeva: richiamare Fini ai suoi obblighi e a finirla con le sue esternazioni antiberlusconiane. Io lo scrissi molte volte, mentre non lo fecero i più autorevoli editorialisti dei cosiddetti giornaloni ai quali vorrei che si accompagnasse sempre la definizione di giornaloni-latrina, tanto marciume hanno seminato nel Paese con le loro acquiescenze al potere.

Perché non lo fece? Perché pure lui era smanioso di cacciare Berlusconi.
La prova?
La prova l’abbiamo oggi, quando cerca di fare di tutto – perfino l’impossibile – per non far cadere il governo. Eppure il governo attuale di Letta è un governo misero misero, che si regge sulle stampelle, e mai potrà fare ciò che serve al Paese: la sua integrale riforma.
Perché la stessa battaglia non la fece allora, quando l’Italia aveva un governo che poteva fare anche le riforme più difficili, compresa quella della magistratura?
Perché oggi dà alle riforme una così forte rilevanza, e nel 2010 lasciò che Fini sbriciolasse la maggioranza?
Lasciò a Fini campo libero, poiché Fini era utile al suo disegno politico. Quale? Lo ripeto: eliminare dalla scena politica Silvio Berlusconi.

Il lavorio di Fini e il silenzio colpevole di Napolitano sortirono infine l’effetto auspicato e, come tutti ricorderanno, nel novembre 2011 Berlusconi fu persuaso dall’ambiguo Napolitano a dimettersi e a lasciare il posto a quel Monti voluto dalla Germania, che ha ridotto alla massima povertà possibile cittadini e Stato, al punto che ora, come tutti possono leggere sui giornali – vengono venduti uno alla volta, e a prezzi stracciati, i nostri gioielli di famiglia, da ultimi la Telecom e l’Alitalia.

Un’altra prova?
Pur di arrivare a costruire un cordone sanitario intorno al governo Letta (a lui gradito) ha nominato (l’hanno mai fatto gli altri presidenti della repubblica?) in un solo botto ben quattro senatori a vita, tutti di orientamento di sinistra.

Quando nell’autunno del 2010 era in bilico il governo Berlusconi, e ci fu l’ormai famoso Scilipoti a salvarlo, insieme con altri parlamentari, perché Napolitano non prese le sue precauzioni (sin dai primi dell’estate era preannunciato il rischioso voto di fiducia) nominando quattro senatori a vita di orientamento favorevole al governo?

Voglio dire a Sorgi che deve stare più attento a ciò che scrive e di non fare di Napolitano il salvatore della Patria. Se avesse avuto davvero il proposito di salvare l’Italia avrebbe impedito a Fini (e la costituzione glielo consentiva) di sfaldare l’unica maggioranza che avrebbe potuto riformare lo Stato.

Non lo fece perché antiberlusconiano pure lui e quel «per fortuna che non s’arrende » non si addice proprio ad un uomo che per partigianeria (e la costituzione glielo vieta come lo vietava a Fini) ha fatto fallire in Italia l’unica occasione che si era presentata per realizzare quelle riforme che i cittadini si aspettano da quasi cinquant’anni.

Stia a sentire me, Sorgi: di meriti Napolitano ne ha pochi e forse punti, di demeriti tanti e tutti di prim’ordine.


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Bart