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STORIA: I MAESTRI: Apologia di Maresciallo

31 Gennaio 2011

di m. c. (Mario Cervi?)
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 26 marzo 1970]

L’ultimo libro di Vanna Vailati ha per titolo L’ar ¬≠mistizio e il regno del Sud (Palazzi, pp. 600, L, 5500): ma con pi√Ļ esattezza dovreb ¬≠be chiamarsi ¬ę Badoglio e il regno del Sud ¬Ľ. Sarebbe cos√¨, coerentemente, l’ultimo anello di una trilogia cominciata nel 1955 con Badoglio racconta e proseguita nel 1958 con Ba ¬≠doglio risponde. Le ¬ę cotte ¬Ľ storiche o letterarie, derivino o no da un particolare rappor ¬≠to di amicizia tra il perso ¬≠naggio e il biografo sono tutt’altro che rare. Si pensi, tanto per fare un esempio, a Tom Antongini e al suo d’Annunzio. La signora Vai ¬≠lati dedica il suo impegno, che non √® poco, di ricerca ¬≠trice e di polemista, al meno immaginifico forse tra i prota ¬≠gonisti delle vicende italiane della prima met√† del secolo.

Visto in superficie Pietro Badoglio sembra un grigio e solido militare di vecchio stampo, saggio, duro, calcola ¬≠tore. Scrutato un po’ pi√Ļ a fondo si rivela invece per uno degli uomini pi√Ļ problemati ¬≠ci, insondabili, duttili di un paese la cui gente scarseggia forse di altre qualit√†, ma queste le ha in abbondanza. Cos√¨ apparentemente scoper ¬≠to, cos√¨ sostanzialmente segre ¬≠to, Badoglio non era fatto di quella pietra che resiste al logorio degli insuccessi e del ¬≠le sconfitte. La vernice dei marchesati e dei ducati rico ¬≠priva crepe profonde. Della gloria di Badoglio i suoi avversari non salvavano nulla, troppo impietosamente Vanna Vailati si illude a sua vol ¬≠ta di poter salvare tutto, an ¬≠che le pagine pi√Ļ oscure e di ¬≠scusse. Naturalmente non ci riesce. Ma √® cos√¨ evidente la sua buona fede che non si riesce a volergliene.

L’ultimo Badoglio, quello dei quarantacinque giorni, del ¬≠l’armistizio, della fuga da Ro ¬≠ma e del governo di Brindisi, non ha molto influito sul corso della storia: ne √® stato, semplicemente, uno strumen ¬≠to. Non appena la Vailati al ¬≠larga il suo racconto alle di ¬≠mensioni mondiali, alle pro ¬≠spettive di un Roosevelt, di un Churchill, di uno Stalin (e anche di un Hitler) risulta ¬≠no evidenti l’inadeguatezza e la modestia degli uomini e dei progetti italiani. Badoglio sta una spanna sopra a molti altri: soprattutto sopra a Vit ¬≠torio Emanuele III calcola ¬≠tore. sospettoso, incapace di slanci umani, preoccupato so ¬≠lo, in tanto sfacelo, di salva ¬≠guardare gli interessi della dinastia. Ma porta anche lui il peso di una catena incre ¬≠dibile di errori, di meschi ¬≠nit√†, di paure.

Paolo Monelli ha rivelato pi√Ļ di venti anni or sono, in un libro tuttora splendida ¬≠mente valido, gli squallidi re ¬≠troscena della nostra pi√Ļ pe ¬≠nosa d√©b√†cle politico-militare. Il memorialismo autodifensi ¬≠vo dei vari generali non ha convinto nessuno: e anche la signora Vailati non riesce a giustificare le inerzie, il fa ¬≠talismo, i tentennamenti di Badoglio. Gli alleati, √® vero, si dimostrarono duri, ostina ¬≠ti, sordi a ogni suggerimento: ma potevano comportarsi al ¬≠trimenti d√¨ fronte alla disor ¬≠dinata recita del nostro stato maggiore, nel quale nessun generale era d’accordo con gli altri, e l’unica nota comune, in tanto disordine, era la la ¬≠mentazione per la scarsit√† di mezzi, e la previsione che non ci sarebbe stato nulla da fare contro i tedeschi?

Scrive la signora Vailati che ¬ę il profondo rammarico degli italiani, adoratori della forma, sta nel modo in cui le forze armate si sfasciaro ¬≠no ¬Ľ. Questi incontentabili ita ¬≠liani! Non si fosse trattato di forma, par di capire, avrem ¬≠mo potuto ritenerci soddisfat ¬≠ti. Aggiunge la signora Vai ¬≠lati che l’allontanamento del ¬≠le autorit√† da Roma ¬ę se ap ¬≠parentemente assunse l’aspet ¬≠to di una fuga, fu in realt√† un discessus necessarius sot ¬≠to l’incalzare d√¨ circostanze incontrollabili. Non c’era tem ¬≠po per bizantinismi di for ¬≠ma! ¬Ľ. Veramente poteva es ¬≠serci tempo per altre cose. Per l’organizzazione di una difesa efficace (Kesselring fu sbalordito dalla mancanza di iniziativa degli italiani anche l√† dove erano molto superio ¬≠ri): per una organizzazione dell’armistizio che non abban ¬≠donasse intere armate, senza ordini, lontane dalla patria.

Il Badoglio primo ministro nel Sud fa migliore figura di quello che aveva attuato l’ar ¬≠mistizio. La sua schermaglia con gli alleati, con i rappre ¬≠sentanti dei partiti antifa ¬≠scisti, con il re, venne con ¬≠dotta con abilit√† non senza fermezza. I suoi promemoria sono un buon esempio di chia ¬≠rezza di idee. Serv√¨ la monar ¬≠chia fino all’ultimo: la serv√¨ proprio insistendo per l’abdi ¬≠cazione di Vittorio Emanue ¬≠le III che invece, testardo e ingrato, cercava mille scap ¬≠patoie: e non aveva esitato a offrire la carica di presi ¬≠dente del Consiglio al conte Sforza, manovrando alle spal ¬≠le di Badoglio, pur di garan ¬≠tirsi qualche chance d√¨ per ¬≠manenza sul trono. Insidiato dal re, Badoglio trovava in ¬≠vece in Togliatti ¬ę il collabo ¬≠ratore pi√Ļ efficace nel nego ¬≠ziato coi partiti politici ¬Ľ.

L’azione attraverso la qua ¬≠le, in condizioni avverse e spesso umilianti, Badoglio ri ¬≠port√≤ i territori del sud a una parvenza di amministra ¬≠zione, e reinser√¨ l’Italia in un dialogo con i vincitori, √® sta ¬≠ta meritevole. Anche il suo congedo dall’incarico di go ¬≠verno l’8 giugno 1944 fu di ¬≠gnitoso e ravvivato da una nota cautamente ironica: ¬ęVoi √Ę‚ÄĒ disse ai politici √Ę‚ÄĒ siete ora riuniti intorno a questo tavo ¬≠lo in Roma liberata non per ¬≠ch√© voi, che eravate nascosti o chiusi nei conventi, abbiate potuto fare qualche cosa: chi ha lavorato finora, assumen ¬≠do le pi√Ļ gravi responsabili ¬≠t√†, √® quel militare che, come ha detto Ruini, non appartie ¬≠ne a nessun partito ¬Ľ.


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Bart