Giuseppe Flavio

di Costanza Caredio

Era nato nel 37-38 d.C da nobile famiglia sacerdotale discendente dai Maccabei; si era presto distinto per intelligenza, memoria, conoscenza della Legge. Trascorse tre anni nel deserto, discepolo di un certo Banno che “viveva vestito con quanto ricavava dagli alberi e nutrito dai frutti della terra”. Il deserto era allora- e forse anche ora- come la foresta per Robin Hood: il luogo di rifugio, di fuga, di protesta individuale, ma anche di rivolta programmata e preparata. Nel 63-4 Giuseppe è a Roma, a sostenere la causa di sacerdoti ebrei accusati di sedizione e a prender contatto con Poppea. Il 64 è l’anno dell’incendio di Roma:

“Furono dati alle fiamme il Tempio, innalzato da Servio Tullio alla Luna, la grande ara e il santuario consacrato dall’arcade Evaristo ad Ercole, quello votato da Ercole a Giove Statore, la Reggia di Numa, il sacrario di Vesta e dei Penati, ricordi di vittorie, raccolte di memorie antiche”(Tacito)

Era un’aggressione intesa a distruggere Roma, la grande meretrice e la sua civiltà. La setta dei Cristiani è accusata e al fuoco degli incendiari, Nerone risponde con il rogo dei capi e degli attivisti.
Giuseppe non ne parla nella sua opera: rientra in patria. Sa che la vendetta arriverà.
Alessandro Magno aveva atteso un secolo per vendicare la distruzione dei templi ateniesi ad opera dei Persiani, ma poi aveva incendiato, saccheggiato e distrutto i loro santuari di Persepoli.
Roma non può aspettare: avrebbe dato tempo ai Parti di organizzarsi e intervenire in Palestina. Nel 66 la guerra è già iniziata; a Gerusalemme il Gran Sacerdote, alleato dei Romani è ucciso, gli Zeloti occupano il Tempio e si preparano a resistere dopo aver assassinato la guarnigione romana.Giuseppe si pone ai loro ordini e ottiene l’incarico di condurre le operazioni in Galilea. Egli conosce la forza di Roma e sa che partita è perduta. Il suo compito sarà di temporeggiare.Contatta i capi notabili ribelli e si chiude con 40 di essi nell’ultimo rifugio di Iotapata. Li convincerà al suicidio come inevitabie conclusione: tutti si uccideranno meno lui.
Con queste credenziali si presenta nel campo di Vespasiano ed è assunto come futuro storico. Al generale romano profeterà l’impero, ovvero l’appoggio delle Comunità alla elezione imperiale.

(segue)

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