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STORIA: I MAESTRI: Gli amari frutti di Caporetto

27 Agosto 2013

di Renzo De Felice
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 43, gioved√¨ 26 ottobre 1967]

L’Italia √® un po’ il Paese degli anniversari e delle celebrazioni rievocative; ben pochi ne pas ¬≠sano sotto silenzio e in qualche occasione √® ve ¬≠ramente difficile non ammirare la capacit√† di certi specialisti in celebrazioni nello scoprire i pi√Ļ vari anniversari ai quali agganciare le loro Revocazioni. In questa atmosfera non √® difficile prevedere che anche il cinquantenario di Caporetto √Ę‚ÄĒ che cade proprio in questi giorni √Ę‚ÄĒ trover√† un buon numero di rievocatori e di testi ¬≠moni. Tanto pi√Ļ che della nostra storia recen ¬≠te Caporetto √® certamente una delle pagine che maggiormente interessano: con tutti i suoi per ¬≠ch√©, le discussioni, le polemiche, le rivelazioni, e accuse e controaccuse alle quali ha dato luogo. Caporetto appassiona ancora gli italiani e √Ę‚ÄĒ diciamolo pure √Ę‚ÄĒ in un certo senso costituisce ancora per alcuni un caso di coscienza; e ci√≤ non vale solo per il cosiddetto uomo comune: anche in sede storiografica il problema Caporetto √® tutt’altro che chiuso e anzi, tende ad assume ¬≠re il valore di uno di quei momenti che si ri ¬≠mettono su molti altri problemi e servono a me ¬≠glio comprenderli.

IL PROBLEMA DEI DOCUMENTI UFFICIALI

Basterebbe a dimostrarlo, da un lato, il suc ¬≠cesso che hanno avuto libri come il diario di Angelo Gatti, Isonzo 1917 di Mario Silvestri e (sia pure presso un pubblico pi√Ļ selezionato) le lettere familiari del generale Cadorna e, da un altro lato, le periodiche, infruttuose sollecitazio ¬≠ni all’Ufficio storico del ministero della Difesa perch√© pubblichi finalmente i documenti relati ¬≠vi alla battaglia di Caporetto; sollecitazioni che, se ancora non hanno ottenuto risultati tangibi ¬≠li. sono almeno valse a stimolare la Camera dei deputati a pubblicare i resoconti dei Comitati segreti sulla condotta della guerra (giugno-di ¬≠cembre 1917).

Di alcune iniziative editoriali collegate al cinquantenario di Caporetto si ha gi√† notizia. L’editore Einaudi sta pubblicando in questi giorni un opera che indubbiamente far√† molto rumo ¬≠re (per il nome del suo autore e per la precisio ¬≠ne di certe prese di posizione in essa contenu ¬≠te): la ¬ę memoria ¬Ľ, in realt√† un vero e proprio libro, scritta ai primi del ’18 sugli avvenimenti di Caporetto dal generale Capello (che comand√≤ la II Armata impegnata appunto a Caporetto) per la commissione d’inchiesta nominata per stabilire le eventuali responsabilit√† della sconfitta; l’editore Marsilio, a sua volta, sta pubbli ¬≠cando I vinti di Caporetto, un’antologia degli scrittori italiani che si sono occupati della bat ¬≠taglia, a cura di Mario Isnenghi.

Sia pure sotto due profili diversissimi, non vi √® dubbio che entrambe queste opere contribui ¬≠ranno notevolmente a riaccendere le polemiche su Caporetto e a ridare fiato alle richieste di pubblicazione dei documenti ufficiali; richieste che, scoccato il cinquantenario, non vediamo co ¬≠me potranno non essere pi√Ļ soddisfatte, se ap ¬≠pena si pensa che i documenti pi√Ļ riservati del ¬≠la nostra storia politica diventano √Ę‚ÄĒ secondo la vigente legislazione archivistica √Ę‚ÄĒ dopo cinquant’anni di libera consultazione. Di Caporet ¬≠to, dunque, nelle prossime settimane e nei pros ¬≠simi mesi molto si parler√†. Il problema √® vede ¬≠re se nel corso di questi nuovi dibattiti emer ¬≠geranno tendenze interpretative nuove o se si continuer√† Sulle tradizionali direttrici.

Diciamo subito che parlando di direttrici ¬ę tra ¬≠dizionali ¬Ľ non intendiamo minimamente espri ¬≠mere un giudizio negativo. Le polemiche gior ¬≠nalistiche e politiche scatenatesi all’indomani di Caporetto e giunte al parossismo nel ’19 in oc ¬≠casione della pubblicazione della relazione del ¬≠la commissione d’inchiesta nominata l’anno pri ¬≠ma (su queste ultime disponiamo oggi di un buon saggio di G. Rochat) e la letteratura sto ¬≠rico-memorialistica connessa avevano cos√¨ con ¬≠fuso le acque, radicalizzato le posizioni e distor ¬≠to i fatti (o, almeno, il loro valore e la loro im ¬≠portanza) che per anni (soprattutto dopo la ca ¬≠duta del fascismo) la storiografia ha dovuto soprattutto preoccuparsi di fare piazza pulita o di ridimensionare le ¬ę tesi ¬Ľ allora emerse e ten ¬≠dere a una ricostruzione e a una critica vera ¬≠mente storiche dei fatti dell’ottobre ’17.

Grazie soprattutto agli studi di Piero Pieri e di Alberto Monticone, la sconfitta di Caporetto √® stata riportata ai suoi termini reali. Caporetto fu sostanzialmente una sconfitta militare, dovu ¬≠ta a una serie di manchevolezze e di errori degli alti comandi. Su questo punto oggi tutta la mi ¬≠gliore storiografia √® concorde. Essere giunti a una simile demitizzazione √® un fatto della pi√Ļ grande importanza, un punto fermo che pu√≤ fi ¬≠nalmente permettere di procedere oltre senza preoccupazioni. Il problema ci pare sia quello di cercare di capire quale sia la strada pi√Ļ frutti ¬≠fera per procedere, appunto, oltre. Vi sono dei pericoli? Secondo noi, s√¨, due almeno.

Il primo ci pare quello che, disponendo di nuovi documenti, la ricerca storica si orienti prevalentemente nella direzione di un accerta ¬≠mento puntuale e puntiglioso delle responsabili ¬≠t√† personali dirette. Le sempre riaffioranti pole ¬≠miche sulle responsabilit√† del generale Bado ¬≠glio e su come esse furono trattate dalla com ¬≠missione d’inchiesta e. in misura molto minore, su quelle del generale Capello (alla cui biografia lavora D. Ascolano) sono a questo proposito indicative. Con ci√≤ √Ę‚ÄĒ sia ben chiaro √Ę‚ÄĒ- non vogliamo certo dire che un simile accertamento non sia necessario, al contrario; vogliamo solo dire che, se le ricerche e gli studi si orientas ¬≠sero soprattutto in questo senso, ci√≤ sarebbe √Ę‚ÄĒ a nostro avviso √Ę‚ÄĒ poco produttivo e rischierebbe alla lunga di non permettere una compren ¬≠sione totale del fatto Caporetto.

Per comprendere a fondo e compiutamente Caporetto √® necessario √Ę‚ÄĒ sempre a nostro avvi ¬≠so √Ę‚ÄĒ procedere soprattutto in due direzioni. Da un lato, ci pare necessario uno studio approfon ¬≠dito di come il nostro esercito entr√≤ in guerra, della classe militare, della conduzione politica della guerra, dei rapporti tra alti comandi e tra questi e gli ufficiali di complemento e, soprat ¬≠tutto, la truppa (vista nelle sue varie compo ¬≠nenti, sociali, di et√† e di corpi); da un altro la ¬≠to, ci pare altrettanto necessario evitare che la acquisizione del punto fermo che Caporetto fu una sconfitta militare, tecnica, impedisca una sua pi√Ļ completa valutazione, anche in termini morali e psicologici: non tenendo conto di que ¬≠sti termini o sottovalutandoli √® infatti impossi ¬≠bile capire l’entit√†, la misura della sconfitta e perch√© essa rischi√≤ di non essere una sconfitta militare √Ę‚ÄĒ sia pure di dimensioni per noi senza precedenti √Ę‚ÄĒ ma di trasformarsi nella sconfitta tout-court.

Le manchevolezze e gli errori degli alti coman ¬≠di a Caporetto acquistano un valore storico solo se visti nella prospettiva che abbiamo detto, al ¬≠trimenti restano una somma di fatti, di respon ¬≠sabilit√† personali, importanti, ma insufficienti per una spiegazione vera e propria. Che in altri tem ¬≠pi ci√≤ non sia stato fatto √® comprensibile. In un primo tempo, Caporetto rappresent√≤ un mo ¬≠mento della lotta politica dell’immediato dopo ¬≠guerra e come tale fu da tutti affrontato il suo problema. In un secondo tempo, sotto il fasci ¬≠smo, Caporetto fu una pagina della guerra da espungere dalla storia e dal mito dell’esercito italiano che si volevano accreditare e che per ¬≠tanto doveva essere addebitato all’¬ę anti-Italia ¬Ľ, bolscevica e democratica (su quella cattolica si preferiva sorvolare). A questo proposito √® si ¬≠gnificativo ci√≤ che nel luglio ’31, in occasione della pubblicazione del suo L’intervento, Salandra scriveva a Mussolini. Parlando degli aspetti militari della guerra, l’ex-presidente del Consi ¬≠glio cos√¨ si esprimeva: ¬ę Voglio soggiungere che condivido il suo giudizio poco favorevole alla condotta della guerra, specialmente nei primi tempi. Noi non avevamo un Comando pari al compito; la mancanza di conoscenza diretta del personale, militare non ci permise di organiz ¬≠zarlo. Nell’epilogo del volume ho accennato la mia impressione sfavorevole dell’entrata in guer ¬≠ra, e le ragioni per le quali non ho voluto an ¬≠dare oltre coi miei ricordi. Si vanno costituendo da noi come altrove √Ę‚ÄĒ dei miti che forse non √® opportuno demolire; n√© io intendo assu ¬≠mermi tale impresa ¬Ľ.

IL COMPITO DELLA STORIOGRAFIA

In un terzo tempo, infine, dopo la Liberazio ¬≠ne, compito essenziale della storiografia √® stato – come si √® detto √Ę‚ÄĒ quello di ridare a Caporetto la sua vera fisionomia di fondo. Oggi per√≤ il discorso deve necessariamente essere allarga ¬≠to e approfondito. Lo stesso vale per l’acqui ¬≠sizione storiografica delle ragioni militari, tec ¬≠niche, della sconfitta. Queste non possono esse ¬≠re messe assolutamente in discussione. Ugual ¬≠mente sarebbe ancora assurdo prendere in con ¬≠siderazione le vecchie tesi di comodo e polemi ¬≠camente politiche del ¬ę tradimento ¬Ľ o anche solo dello ¬ę sciopero bianco ¬Ľ dei soldati. E’ per√≤ un fatto che, se Caporetto non fu solo una gros ¬≠sa sconfitta militare ma un disastro e minacci√≤ di trasformarsi nel disastro completo, ci√≤ fu do ¬≠vuto al crollo morale e psicologico di gran par ¬≠te dei soldati della II Armata. A questo crollo √® per√≤ impossibile dare delle motivazioni imme ¬≠diatamente politiche. La propaganda pacifista e disfattista, gli avvenimenti russi, i fatti di Tori ¬≠no, le agitazioni delle donne per il carovita non incisero che in misura minima su di esso. Il crollo psicologico e morale di gran parte della II Armata non assunse mai coloriture veramen ¬≠te politiche. Come Orlando disse a Olindo Mala- godi, ¬ę Non c’√®, nelle torme in ritirata, nessuno spirito di ribellione e sedizione. Io e il re ci siamo trovati in mezzo a una di queste colonne umane; avrebbero potuto prenderci come due pulcini, e non ci hanno neppur badato, pure sa ¬≠pendo chi eravamo ¬Ľ. Certo molti sbandati grida ¬≠vano ¬ę viva la pace ¬Ľ, ¬ę viva il Papa ¬Ľ, qualcuno ¬ę vi ¬≠va Giolitti ¬Ľ; ma come osserv√≤ Giovanni Amen ¬≠dola, ¬ę l’impressione che questa fuga ha lascia ¬≠to sui testimoni √® assai strana; come di gente che torna alfine a casa da un lungo lavoro, ri ¬≠dendo e chiacchierando, o di uno sciopero festa ¬≠iolo e bonario. Non c’√® fra gli sbandati nessun segno di facinorosit√† o di rivolta; anzi mettono la coda fra le gambe appena vengono affrontati; una persona autorevole pu√≤ fermarne mille… ¬Ľ.

Di fronte a questi fatti e ad altri dei quali non √® possibile qui fare nessun cenno per evi ¬≠denti motivi di spazio (accenniamo solo al di ¬≠verso comportamento di reparti di una stessa unit√†) lo storico non pu√≤ limitarsi a invocare le ¬ę cause tecniche ¬Ľ della sconfitta militare. Il suo discorso deve necessariamente allargarsi a tutta una serie di altri problemi, in primo luo ¬≠go a quello del significato che la guerra ebbe per il popolo italiano e del bagaglio di ideali e di con ¬≠sapevolezza morale con cui la guerra stessa fu affrontata dalle varie componenti della compa ¬≠gine nazionale, e in secondo luogo a quello delle tare e delle manchevolezze storiche di questa compagine e del modo, degli strumenti con i quali si riusc√¨ a reagire a esse dopo Caporetto.

E con questo siamo giunti al secondo pericolo di cui parlavamo all’inizio: al pericolo cio√® che vedendo Caporetto solo sotto il profilo militare si perda di vista cosa le giornate dell’ottobre ’17 significarono per la coscienza nazionale ita ¬≠liana e per la vita politica del Paese. Affermare che la ¬ę frustata ¬Ľ di Caporetto ridiede consape ¬≠volezza al popolo italiano e ne un√¨ gli animi e le forze in funzione della vittoria √®, a nostro av ¬≠viso, fermarsi alla superficie dei fatti e preclu ¬≠dersi la possibilit√† di comprendere il valore pi√Ļ profondo di essi. In primo luogo perch√© l’¬ę uni ¬≠t√† ¬Ľ degli animi e delle forze fu molto pi√Ļ una invenzione propagandistica che una realt√† e, in ogni caso, riguard√≤ ambienti politicamente di √©lite.

In secondo luogo perch√© se qualche cosa ca ¬≠ratterizz√≤ molti ambienti politici italiani dopo Caporetto fu proprio una radicalizzazione degli animi e dei contrasti. Per molti, che sino allora avevano parlato di guerra ¬ę patriottica ¬Ľ, ¬ę de ¬≠mocratica ¬Ľ, ¬ę rivoluzionaria ¬Ľ ma non per que ¬≠sto avevano sposato le tesi dei nazionalisti o del ¬≠la destra pi√Ļ o meno sonniniana, Caporetto si ¬≠gnific√≤ una svolta decisiva: non solo bisognava resistere a ¬ę tutti i costi ¬Ľ e sanare le conse ¬≠guenze della sconfitta, ma bisognava ¬ę restitui ¬≠re Caporetto ¬Ľ e cancellarne lo stesso ricordo con una vittoria (militare, ma anche politica e territoriale) cos√¨ completa e grandiosa che per questo solo avrebbe confinato Caporetto tra gli episodi senza importanza: agli austro-tedeschi Caporetto doveva essere ¬ę restituita ¬Ľ militar ¬≠mente e poi in sede di trattative di pace; agli alleati dell’Intesa e al mondo intero, moralmen ¬≠te, sul piano del prestigio, affermando il ¬ę dirit ¬≠to ¬Ľ italiano a una effettiva partnership con le maggiori potenze; a quegli italiani che si erano dimostrati nel momento supremo ¬ę moralmente inferiori ¬Ľ alle proprie ¬ę responsabilit√† ¬Ľ, politicamente, contrapponendo cio√® loro gli uomini, i gruppi, i ceti (e i loro valori) che quella forza morale avevano avuto, avevano saputo resiste ¬≠re e far risollevare dalla sconfitta il Paese.

Sotto questo profilo Caporetto fu un momen ¬≠to di rottura psicologica e politica tanto (e for ¬≠se ancora pi√Ļ) grave di quello dell’aprile-maggio del ’15. Con ci√≤ non vogliamo dire che Caporetto abbia significato il trionfo del nazionalismo (co ¬≠me ideologia e prassi politica); √® solo nostra convinzione che gli avvenimenti militari dell’ot ¬≠tobre ’17 (ai quali segu√¨ per di pi√Ļ la vittoria bolscevica in Russia con tutto ci√≤ che essa com ¬≠portava) contribuirono in misura decisiva a crea ¬≠re le premesse della crisi politica del dopoguer ¬≠ra e a mettere in moto quel complesso stato d’animo di esacerbato patriottismo outr√© senza il quale il successo del fascismo (pur con tutte le massicce e innegabili connivenze delle quali questo si giov√≤) non si pu√≤ veramente spiegare.


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Bart