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STORIA: I MAESTRI: Il dramma dell’intervento: Da Giolitti a Salandra

13 Ottobre 2016

di Fernando Mazzotti
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, gioved√¨ 13 novembre 1969]

Difensore e in pari tempo accusatore di Salandra √® stato nei suoi scritti Brunel ¬≠lo Vigezzi. Ha contribuito in ¬≠fatti a sfatare la leggenda del colpo di Stato del maggio ¬ę radioso ¬Ľ. Oggi si pu√≤ esclu ¬≠dere che Salandra abbia fo ¬≠mentato o secondato le di ¬≠mostrazioni di piazza e le agi ¬≠tazioni a favore dell’inter ¬≠vento allo scopo di fare vio ¬≠lenza al Parlamento, che coi famosi biglietti da visita re ¬≠capitati a casa Giolitti ave ¬≠va gi√† espresso una volont√† neutralista. Tali dimostrazio ¬≠ni furono un imprevisto per lo stesso Salandra.

Tuttavia si deve fare ca ¬≠rico al presidente del Consi ¬≠glio di non aver saputo sol ¬≠levarsi a una politica di con ¬≠ciliazione nel momento in cui si sanciva la vittoria degli interventisti sui neutralisti. Le sue direttive repressive impartite ai prefetti nei con ¬≠fronti di questi ultimi, of ¬≠frono il segno della carenza d’interpretazione liberale del ¬≠la sua politica.

Mentre appare quindi ec ¬≠cessivo indicare nel maggio 1915 le origini del fascismo, se si osservano peraltro tali metodi e atteggiamenti si pu√≤ riscontrare l’inizio della disgregazione del sistema po ¬≠litico italiano. E’ questa la tesi che scaturisce dal recente libro di Vigezzi (Da Giolitti a Salandra, Vallecchi, pp. 410, L. 3.500) ove n√© Giolitti n√© Salandra sono i protago ¬≠nisti, sibbene tutta la classe politica e dirigente italiana alla vigilia della prima guer ¬≠ra mondiale. Il libro √® in real ¬≠t√† composto da una serie di ricerche in parte gi√† edite e da documenti originali com ¬≠prendenti un interessantissi ¬≠mo carteggio dell’amministratore delegato della Banca Commerciale Otto Joel con il principe di B√ľlow e con Jagow, sottosegretario agli este ¬≠ri tedesco, ed altre carte re ¬≠lative ai ¬ę liberali ¬Ľ milanesi nel 1914-15 e ad un’inchiesta sullo stato dello spirito pub ¬≠blico.

Singolare ed eccezionale fi ¬≠gura questo Joel, da molti an ¬≠ni cittadino italiano, ma con ¬≠siderato ¬ę proconsole ¬Ľ tede ¬≠sco. Ovviamente neutralista, aveva della realt√† italiana una visione acuta e distac ¬≠cata che lo portava ad essere critico penetrante della cau ¬≠sa neutralista, e ben pi√Ļ chia ¬≠roveggente dell’ex cancelliere von B√ľlow, venuto come si sa nel nostro paese in mis ¬≠sione speciale per cercare di trattenere l’Italia fuori dal conflitto. Con una intelligen ¬≠za capace di filtrare gli stati emotivi, egli confutava ama ¬≠ramente l’ottimismo dei suoi interlocutori.

Osservava che nulla aveva fatto l’Austria negli ultimi anni per evitare i risentimenti italiani riguardo all’irreden ¬≠tismo triestino: che restava un grave punto di frizione non realisticamente valutato dalla politica austriaca. Il materiale ¬ęinfiammabile ¬Ľ non era poco. Joel intuiva d’al ¬≠tronde che la monarchia restava in Italia il simbolo del ¬≠l’unit√†, tale da incarnare nel concetto ¬ę della grande mas ¬≠sa la garanzia che i sogni dei suoi “martiri” si realizzeran ¬≠no sempre a grado ¬Ľ. E sug ¬≠gestivamente ¬† presagiva, fin dal dicembre, lo scatenarsi dei tumulti per l’intervento.

Mentre le lettere e le pru ¬≠denti iniziative finanziarie di Joel recano non poca luce sul sottofondo del ¬ę parec ¬≠chio ¬Ľ giolittiano, le altre car ¬≠te consentono di ricostruire le insufficienze d’impostazione della ¬ę politica nazionale ¬Ľ pa ¬≠trocinata da Salandra, con ¬≠sistente nell’aspirazione a un grande partito liberale-con ¬≠servatore aperto ai cattolici e refrattario alle influenze di radicali e riformisti. Vi si coglie anzi l’incapacit√† orga ¬≠nica di tale politica a sosti ¬≠tuire ¬† l’equilibrio giolittiano.

Era sulla scena una classe dirigente profondamente tra ¬≠vagliata: tormentata da per ¬≠plessit√† e incertezze sull’al ¬≠ternativa ¬ę guerra o pace ¬Ľ. Di fronte all’angoscia di una svolta terribile e imprevista, si insinuava in non pochi esponenti di questa classe √Ę‚ÄĒ come il deputato lombardo De Capitani √Ę‚ÄĒ un atteggia ¬≠mento abdicatario di delega a Salandra, uno stato d’ani ¬≠mo gi√† implicante la disso ¬≠luzione dei cosiddetti inutili inciampi costituiti dai parti ¬≠ti. Una riunione di salandri-ni √Ę‚ÄĒ riferita dal senatore Canzi √Ę‚ÄĒ denunciava nel feb ¬≠braio come nessuno sapesse assumersi una responsabilit√† precisa: tutti si dicevano pronti ad affrontare la guer ¬≠ra ma tutti egualmente sug ¬≠gerivano la via delle tratta ¬≠tive e quasi si avvicinavano alla linea del detestato ¬ę pa ¬≠recchio ¬Ľ.

Uno dei pi√Ļ avvertiti, il direttore del Corriere Luigi Albertini, portava a mag ¬≠giore coscienza un risvolto di politica interna dell’inter ¬≠ventismo conservatore: ci√≤ che si voleva sventare era il ritorno di Giolitti al po ¬≠tere per colpire alle radici il regime giolittiano. Cos√¨, per vie diverse, si andavano av ¬≠viluppando i nodi della ¬ę po ¬≠litica nazionale ¬Ľ. Era una crisi che coinvolgeva gli stes ¬≠si giolittiani, anch’essi in fon ¬≠do incapaci di proporre una diversa soluzione, e le altre correnti neutraliste, e tale da investire tutto il paese con le masse lontane e pas ¬≠sive.


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Bart