Napoleone: Fu vera gloria?

Lo Stato moderno
di Franco Valsecchi
[dal “Corriere della Sera”, domenica   4 maggio 1969]

Il secondo centenario della nascita di Napoleone si an ­nuncia sotto l’insegna della contestazione. Non più la sug ­gestione del mito, la bella fa ­vola immaginosa e colorita, che nella sua vigorosa teatra ­lità si incideva profondamen ­te negli animi e nelle fanta ­sie. « Demitizzazione », è la parola d’ordine della nuova storiografia. Tutto l’apparato commemorativo, â— volumi e articoli, dissertazioni erudite e rievocazioni televisive â— ap ­pare indirizzato, più che alla celebrazione, al « ridimensio ­namento ».

Ridimensionamento, demi ­tizzazione. E, anche, condan ­na: condanna dell’uomo, del condottiero, del dittatore, del ­la sua spietata ambizione, del ­la sua disumana insensibili ­tà, del suo mostruoso egocen ­trismo. Riaffiorano gli antichi motivi della polemica antina ­poleonica, ma coordinati, po ­tenziati, inseriti in un dise ­gno che non è più soltanto polemico, che è, che vuol es ­sere, storico, di valutazione â— o, se si vuole, di svaluta ­zione â— storica.

La tradizione ottocentesca aveva visto in lui, vittorughia ­namente, « l’Orphée et l’Hercule de la Révolution », colui che aveva dato alla rivoluzio ­ne l’affascinante suggestione del mito, la poderosa forza d’attrazione del genio. La con ­testazione novecentesca ha ro ­vesciato il quadro: non il con ­tinuatore, ma il profittatore della rivoluzione, l’usurpato ­re della sua gloria, l’ambizio ­so condottiero che ne aveva interrotto e deviato il corso, un corso che senza di lui sa ­rebbe stato non meno glorio ­so, certo più limpido e fe ­condo.

Ma il giudizio storico non è chiamato a confrontare quel che è stato con quel che avrebbe potuto o dovuto es ­sere. Napoleone resta, nel giudizio della storia, indisso ­lubilmente legato alla rivolu ­zione. Lo Stato che egli crea, è la conseguenza delle pre ­messe rivoluzionarie; è lo Stato moderno, razionalmen ­te costruito e organizzato, in antitesi al « disordinato em ­pirismo » dell’antico regime. La stessa centralizzazione, la sistematica e rigorosa cen ­tralizzazione napoleonica â— l’aveva già notato, a suo tem ­po, il Tocqueville â— non era che la conclusione di un ciclo secolare che aveva trovato nella rivoluzione il suo coro ­namento

E l’ordinamento amministrativo, e l’ordina ­mento giudiziario, e il codice napoleonico: tutti punti d’ar ­rivo di un cammino, che par ­te dalla rivoluzione. E’ il ver ­bo della rivoluzione, che dà alle conquiste di Napoleone, alla sua marcia vittoriosa at ­traverso l’Europa, un signifi ­cato, un valore, una portata storica. La nuova Europa, fi ­glia della rivoluzione, nasce con Napoleone; nasce con lui â— come in Italia â— o contro di lui â— come in Ger ­mania â— ma sempre grazie a lui.

Uno strumento della sto ­ria, un incomparabile stru ­mento. E’ qui la sua gran ­dezza. Non nell’abbagliante spettacolo dell’epopea, in cui parve identificarsi la sua glo ­ria; ma nell’essere assurto a protagonista del dramma di un’epoca; nell’aver personi ­ficato in sé un’epoca, nell’a ­verla, in sé, incarnata e rias ­sunta. Qui è la sua grandez ­za. Ma qui è anche il suo li ­mite. Poiché egli venne ad identificare l’epoca con se stesso, a sovrapporre al dram ­ma dell’epoca il suo stesso: strumento della storia, volle fare della storia il suo stru ­mento.

« L’onnipotenza porta con sé una follia incurabile, la tentazione di far tutto, poi ­ché tutto si può fare, anche il male dopo il bene. Da que ­sta grande vita, da cui tanto possono imparare gli uomini di governo, i politici, i mili ­tari, che i cittadini appren ­dano a lor volta una cosa: che non bisogna mai conse ­gnare la patria ad un uomo, non importa a quale uomo, non importa in quali circo ­stanze ».

Il giudizio di Adolfo Thiers, più d’un secolo fa, nella chiu ­sa della sua « Storia del Con ­solato dell’Impero », conserva ancora la sua validità. « Sul finire di questa lunga storia dei nostri trionfi e dei nostri rovesci, è l’ultimo grido che esce dal mio cuore, grido sin ­cero che vorrei far giungere al cuore di tutti i francesi, al fine di persuaderli che non bisogna mai alienare la pro ­pria libertà »; e che, per non essere esposti ad alienarla, non bisogna mai abusarne.

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