Napoleone: Fu vera gloria?

L’eco della Rivoluzione
di Jacques Godechot
[dal “Corriere della Sera”, domenica   4 maggio 1969]

Lo storico francese di oggi che giudica Napoleone si sforza soprattutto di essere obiettivo. Un’obiettività diffi ­cile da raggiungere perché Napoleone è stato via via rap ­presentato come un terribile mostro, il peggiore dei cri ­minali, e come un eroe in ­comparabile, un salvatore del ­l’umanità. La personalità di Napoleone è circondata da una doppia leggenda, una « leggenda nera » e una « leg ­genda dorata ». Mentre vive ­va, i suoi nemici, che erano numerosi, in ispecie gli ingle ­si e i monarchici, si compiac ­quero nel dipingere l’« orco corso » che divorava i suoi figli come l’angelo sterminato ­re, l’Anticristo annunciato da S. Giovanni, o anche come un « mito solare » che non sareb ­be mai esistito. Ai giorni no ­stri, dopo le dittature della prima metà del XX secolo, taluni sono tentati di assimi ­lare troppo facilmente Napo ­leone, Mussolini e Hitler. Co ­si, recentemente, il maestro elementare di un piccolo vil ­laggio del centro della Fran ­cia scriveva al Figaro litté- raire che aveva appena de ­dicato parecchi numeri a Na ­poleone: « I soldati di Napo ­leone sono stati complici di orrori di ogni sorta, degni delle orde di Gengis-Khan o della soldataglia hitleriana. Come francesi, hanno diso ­norato il loro nome; come cattolici, hanno perduto le loro anime. E quando questa fol ­lia sanguinaria è cessata, il loro paese è restato esangue, disonorato, impicciolito, con ­segnato agli stranieri… Gli italiani hanno ucciso e appe ­so il loro Mussolini – e il ca ­davere di Hitler è scompar ­so nel fango e nelle macerie â— degna fine per quei mo ­stri â— Napoleone, lui, riposa in mezzo a un popolo ‘che ha tanto amato’! ».

Inversamente, l’apologia ec ­cessiva, l’agiografia iperboli ­ca si impadronirono di Na ­poleone mentre era vivo. D’al ­tronde egli stesso conduceva abilmente una notevole pro ­paganda, che esercitava at ­traverso la stampa, il teatro, le arti. A Sant’EIena, egli tes ­sé la trama della propria leg ­genda. Appena fu morto, i poeti esaltarono le sue gesta. Sono celebri i versi di Béranger:

On parlera de sa gioire

Sous le chaume, bien longtemps,

e Victor Hugo, nel 1840, scris ­se con II ritorno delle ceneri un inno a Napoleone. Il se ­condo Impero e gli anni che precedettero la prima guer ­ra mondiale videro apparire numerose opere nelle quali gli elogi a Napoleone non erano temperati da alcuna ri ­serva. Ancora oggi Napoleone conta numerosi fedeli, e il Figaro littéraire, se pub ­blicava una lettera di un suo detrattore ne stampava un’al ­tra, di un lettore del Québec, che affermava: « Penso che Napoleone sia stato il vero fondatore del mondo moder ­no e che tutti i soldati che morirono proclamando la loro fedeltà all’imperatore, lo fe ­cero per la libertà dei po ­poli. I francesi dovrebbero es ­sere fieri d’aver scritto la più bella pagina della storia uni ­versale, una pagina insanguinata, sicuro, ma di sangue puro ».

Lo storico deve stare in guardia contro questi due ec ­cessi. Deve sforzarsi di fare un bilancio dell’opera di Na ­poleone, di vedere in che co ­sa l’Imperatore fallì e in che cosa riuscì. Scacco incontestabile: la creazione, in Fran ­cia, di una dittatura militare, e in Europa di un « Grande Impero » che riuniva i popo ­li di una metà del continen ­te sotto l’autorità di uno stesso uomo. L’una e l’altro sprofondarono nel sangue in meno di quindici anni. Il ten ­tativo di restaurazione del ­l’Impero, tentato nel 1852 dal nipote di Napoleone primo, non ebbe sorte migliore. Dopo ogni esperienza la Francia si è trovata territorialmente smi ­nuita, economicamente inde ­bolita. Fu una riuscita, vi ­ceversa, la restaurazione in Francia della pace interna con la fine delle guerre civi ­li e dei conflitti religiosi, con il consolidamento dell’opera della Rivoluzione del 1789, il riconoscimento definitivo del ­l’eguaglianza davanti alla leg ­ge, la fine degli « ordini » pri ­vilegiati, caratteristici del vec ­chio regime. « Non abbiamo definitivamente acquisito la Repubblica e non l’avremo, disse Napoleone, se non get ­teremo sul suolo della Fran ­cia alcuni massi granitici ». Questi « massi di granito » sono le istituzioni, alcune del ­le quali durano ancora. Mol ­te erano state create dalla Ri ­voluzione; Napoleone ebbe il merito di conservarle e di perfezionarle: amministrazio ­ne dipartimentale, con i pre ­fetti e i sotto-prefetti; servi ­zio militare obbligatorio e per tutti; sistema giudiziario mo ­derno, con i suoi tribunali di diversi gradi e i suoi magi ­strati inamovibili; banca di Francia e « franco di germi ­nale » (che visse fino al 1926), tributi diretti semplici e di facile riscossione da parte di un personale di funzionari specializzati; concordato con la Chiesa cattolica (in vigore fino al 1905); codice civile, università « napoleonica », in ­taccata soltanto nel 1968.

Ma, soprattutto, Napoleone è stato, forse senza saperlo, il grande divulgatore delle idee rivoluzionarie in tutta la Europa, dal Guadalquivir al ­la Moscova. Il grande scrit ­tore francese Charles Péguy disse molto bene; « Napo ­leone pensava di aver fon ­dato un immenso impero: non bisognava credergli. Egli propagava delle libertà… Tut ­ti i popoli che hanno respin ­to l’ ‘Impero’ hanno impie ­gato centocinquant’anni per non riuscire nemmeno a ri ­conquistare qualcuna delle li ­bertà di cui l’ ‘Impero’ era ap ­portatore, inconsapevolmen ­te, con le aste dei suoi lan ­cieri, nelle cantine delle sue vivandiere ». E se i soldati di Napoleone diffusero le « con ­quiste » della Rivoluzione, l’imperatore si sforzò di in ­staurare in tutti i paesi che gli erano sottomessi o soltanto alleati le istituzioni che, secondo lui, facevano la forza della Francia, ed era ­no, in fin dei conti, dovute alla Rivoluzione. E’ ben Na ­poleone il fondatore dell’Eu ­ropa moderna, ma egli non l’ha fondata che nella misu ­ra in cui ha diffuso idee e istituzioni dell’epoca rivolu ­zionaria.

Non bisognerebbe dimenti ­care, neanche, che Napoleo ­ne è responsabile dell’accre ­scimento della potenza poli ­tica e economica dell’Inghil ­terra. Certo, nel 1789, grazie all’invenzione della macchi ­na a vapore, dell’altoforno e dei telai meccanici per fila ­re e tessere, l’Inghilterra ave ­va già vent’anni di vantaggio sul continente. Ma durante l’epoca rivoluzionaria e im ­periale, il continente non ri ­guadagna il suo svantag ­gio, mentre, per lottare con ­tro Napoleone, l’Inghilter ­ra perfeziona la sua industria e continua la sua corsa. Il vantaggio è di almeno trent’anni, nel 1815; esso si di ­stingue con l’instaurazione, a partire da quest’epoca, di un regime « capitalista » in Gran Bretagna. Allo sviluppo eco ­nomico, l’Inghilterra aggiun ­ge un’egemonia marittima quasi totale, conquistata gra ­zie alle vittorie su Napoleone. Anche gli Stati Uniti ap ­profittarono dell’epoca napo ­leonica per affermare la lo ­ro indipendenza. Se l’Inghil ­terra non fosse stata impe ­gnata in Europa dalle guer ­re contro la Francia senza dubbio gli americani non avrebbero potuto sconfigger ­la nel 1814, e mantenere le posizioni economiche che ave ­vano conquistato su tutti i mari dopo il 1789. Così, in ­direttamente, Napoleone è il responsabile della fisionomia che ha preso, nel 1815, non soltanto l’Europa, ma il mon ­do intiero. Si può odiare Na ­poleone, si può ammirarlo, non lo si può ignorare.

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