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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #4/33

11 Aprile 2008

[da “Il Conciliatore” toscano, martedì 10 aprile 1849]

Ricaviamo   dall’Italia     Nuova la seguente lettera     di   Nicolò Tommaseo relativa alla Fratellanza de’ Popoli, giornale ch’esce in Venezia per cura d’Italiani ed esteri affratellali. Carlo Valussi.

Nel di che compisce l’anno della nostra liberazione, sul punto che sta per rompersi di nuovo la guerra, io vi propongo un Giornale che s’intitola da una parola d’affetto, perché le grandi cose io credo si formino di elementi contrapposti; perché nella guerra stessa credo che l’odio del male, senza l’affetto del me ­glio conducano a ruina e a vergogna; perché l’esito infelice sor ­tito finora dalla lega de’ principi anche buoni, de’ Governi anche forti ed onesti, credo ci consigli di finalmente ricorrere alla fra ­tellanza de’ Popoli. Quello che non potettero i Re per cerimonia cugini, potranno i Popoli fratelli per necessità, per utile, per na ­tura, per libero amore fratelli.
Da questo angusto ma splendido nido dell’Italica dignità, vor ­rei potesse sciogliere il volo un principio ancor più universale; e che dalla torre di S. Marco facessesi intendere la parola del Van ­gelo politico di tutte le genti. Non alla pacificazione soltanto dei Magiari con gli Slavi, e degli Slavi con gl’Italiani (da me desi ­derata e vaticinata, è gran tempo) mirano i miei pensieri; ma abbracciano in un’idea quanti Popoli possono mai, ora o poi, con ­sentire intimamente fra sé, senza che i Ministri de’ Principi sieno loro interpreti o ineloquenti o svogliati od indocili.
Se ai Popoli ci volgeremo, vedrem forse possibile che alla grande famiglia Slava la Russia non solo non sia nemica minac ­ciosa ma possente sorella; vedremo esser debito stendere le cure nostre a quella parte della stirpe latina che nella Moldavia e nella Valacchia e nella Transilvania pare posta da Dio per rammentare alle nazioni come le loro confederazioni future non possano essere congegnate solamente secondo l’omogeneità delle razze, ma vin ­coli più sacri che quelli della carne e del sangue abbiano a congiungerle insieme. Il principio della fratellanza de’ Popoli abbat ­terà le due incomode pareti che dividendo le coscienze umane, rendono per ora malagevole l’unificazione vera: dico la divisione tra greci e latini, cattolici e protestanti, divisione nata in tempi di servitù, e della quale i re e i servitori dei re si giovarono a ribadire la servitù. La fratellanza de’ Popoli leverà gli occhi no ­stri dal corto circuito di questo Occidente, in cui da più di secento anni s’ammiseriscono orgogliosamente le menti e gli animi uma ­ni; leverà gli occhi nostri, dicevo, nell’ampio sereno di quell’Orien ­te col qual Venezia convisse per secoli, e da cui forse attinse la ampiezza e la gravità del pensiero, la posatezza e la dignità del sentire, che fece unico il suo reggimento.
Ma le cose lontane non ci faranno dimenticare le prossime. E appunto perché la Nazione italiana comprende più Popoli, va ­rii di stirpe e di tradizioni, di abitudini; raccoglieremo con cura gli indizii e antichi e nuovi delle loro conformità, gli antichi e nuovi sforzi che fecero e fanno per affratellarsi davvero. Nel lato più morale che politico giova riguardare l’Italia, l’Europa, l’umanità; proporre il buono a modello, non il male ad abbominazione; pronunziare il sì, ch’è quasi il simbolo dell’idioma d’Ita ­lia, lasciando il no agli ostinati e ai tiranni; delle persone malfattrici non prendere cura se non in quanto possono disturbare i principii; dare meno importanza alle forme di governo e alle pecche de’ governanti, che alle disposizioni e agli errori de’ governati; far precedere la conoscenza all’effetto. Gl’Italiani si son conosciuti poco; e però non si amano quanto dovrebbero, ancora.
Taluno dirà: Cominciare un giornale, nell’atto che la guerra comincia, inopportuno; esser tempo di fatti, non di parole. Ma parole che inchiudono affetti e idee sono fatti e educatrici di fatti; e senza affetti né idee non s’opera, e o s’opera male; e lo scorso anno n’è prova dolorosa. E molte guerre gloriose di libertà ci dimostrano, come e gli scriventi e i parlanti nell’Assemblee possono cooperare alla guerra. E tutti operare sol campo non possono. Che se la vista tenebrata e il corpo mal fermo ai disagi mi concedessero l’onore ambito e invidiato di combatter per questo Popolo caro, se per esperienza non sapessi, che l’offrirmi vittima inerme alla mitraglia per placar l’ira de’ nostri destini parrebbe vano vanto; a me sarebbe premio (e voi siete degno di crederlo) consacrare alla libertà dell’Italia gli avanzi di questa inutile vita.

Venezia, 22 marzo 1819.


– Ecco le disposizioni principali della nuova legge elettorale francese.Tutti i francesi di anni 21 sono elettori, salvo s’intende quelli condannati a pene infamanti o correzionali ecc.

L’elezione è diretta.

L’elezione si fa nel capo luogo del cantone, ma per maggior comodità degli elettori il cantone può dividersi in circoscrizioni elettorali, non però in numero maggiore di quattro.
Tutti gli elettori d’un dipartimento, o come diremo noi d’un provincia, concorrono all’elezione pel numero dei deputati designati dalla legge a rappresentarlo. Cosicché gli elettori, invece d un nome ne scrivono col loro bollettino tre, cinque, otto ecc., quanti insomma sono i deputati da eleggersi nel dipartimento. Il qual numero varia assai, cosicché, per esempio, il dipartimento della Senna nomina 28 deputati, e molti altri dipartimenti non ne nominano che tre.

I deputati sono eletti alla maggiorità relativa: l’elezione per essere valida ha però uopo di avere ottenuto almeno l’ottava parte degli elettori inscritti. Ciò pel primo scrutinio, nel secondo bastando la maggiorità relativa, qualunque sia il numero dei voi avuti.

I deputati hanno 5000 fr. annui d’indenizzazione. Ma qualunque impiegato sorto deputato deve rinunziare allo stipendio del suo impiego, salvo i ministri, il comandante superiore delle guardie nazionali della Senna, il prefetto della Senna, il procurator generale della corte di cassazione e quello della corte d’appello di Parigi, ed i cittadini incaricati temporaneamente d’un comando, o d’una missione straordinaria; è sempre inteso però che questi non cumulano il loro stipendio con quello di deputato.

L’incompatibilità fra le   funzioni di deputato e quelle d’un pubblico impiego sono moltissime ed affastellate in tutti i modi. I ministri e quegli altri nel paragrafo precedente accennati, sono fra i pochi non colpiti di questa incompatibilità.

Di tutti gli altri impiegati (salva ancora qualche piccola eccezione) alcuni sono tenuti di cessare d’un tratto dal loro impiego se accettano le funzioni di deputato, altri come i militari, sintantoché rimarranno deputati, saranno stimali come in congedo, od in non attività.

I deputati della Francia sono 750, quando l’assemblea è meramente legislativa, 900, come ora, quando l’assemblea è costituente cioè quando è richiesta per rivedere e ritoccare, o la costituzione o qualche suo articolo.


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Bart