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STORIA: Storia di Berta: Le città nell’Alto medioevo (15)

20 Luglio 2010

di Vincenzo Moneta

CAP IX –
LE CITTA’
LUCCA – PAVIA – ROMA – AQUISGRANA –  BISANZIO – BAGHDAD – CORDOBA
Nelle città dell’alto medioevo: un’idea di Europa.

L’Alto medioevo vide nascere quelle nazioni nelle quali si sarebbe formato
il pensiero europeo

Oggi un viaggio a ritroso nel tempo nelle città “protagoniste” nel periodo
carolingio.

Le città sede principale e   simbolo del nuovo momento storico, oltre a
Pavia, Roma, Aquisgrana in Occidente,   sono nel   mondo arabo Cordoba e
Baghdad, e, nel mondo cristiano orientale, Bisanzio: tutte realtà in pieno
sviluppo, centri di potere economico e di cultura.

Lucca si trovava nell’asse viario della Via Francigena[1], fra Pavia,
capitale del regno italico e Roma sede del papato e riferimento del “nuovo
impero dell’occidente cristiano”.

Questo ombelico viario permetteva ai marchesi di Lucca di essere   l’ago
della bilancia della politica dell’Italia di allora, attraverso il controllo
dei passi alpini, fra Nord e Centro Italia e quindi fra Nord e Sud dell’Europa.

Lucca,   ebbe un grande   sviluppo, commerciale ed urbanistico, per essere
stata una delle soste più importanti della via Francigena.

Berta, si era insediata a Lucca negli ultimi anni del secolo IX, ed il suo
palazzo, nel quale teneva corte, era situato in un luogo ancor oggi
perfettamente individuato e conosciuto.

Da quella corte, talmente grande e fastosa per l’epoca da suggerire all’imperatore
Ludovico III l’affermazione secondo cui “…ad Adalberto per essere re non
manca che la corona…[2]”, da quella corte, dicevamo, Berta tesseva le sue
tele politiche, e intratteneva i suoi rapporti con le grandi città
imperiali, sedi del potere, centri d’arte e cultura che irradiavano la loro
luce per tutto il mondo allora conosciuto: Roma, Bisanzio, Pavia,
Aquisgrana, Cordoba, Baghdad, città imperiali e centri di potere   .

Quale poteva essere infatti il filo logico che le accomuna e le lega a Lucca
tramite Berta, se non il potere?

L’avvento dell’impero carolingio seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente
ed alle invasioni barbariche aveva infatti infuso nuovo vigore all’ambizione
generalizzata di voler tornare ad essere grandi. Grandi non solo
emblematicamente, ma anche e soprattutto secondo concezioni strutturali ed
urbanistiche, primo passo verso la grandezza compiuta. E Roma, la vecchia
Roma, la grande Roma imperiale torna ad essere il primo e più ambito punto
di riferimento.

Si guarda nuovamente a lei ed alla sua passata grandezza, che ora però viene
ricostruita, per erigere capitali degne dei loro edificatori.

Così come a Roma il palazzo Lateranense residenza dei papi viene
completamente ristrutturato, ingrandito, fortificato ed arricchito ad
emulazione dei vecchi grandiosi palazzi imperiali di Roma, Ravenna,
Costantinopoli, e tutta la città viene investita da un’ondata di munificenza
senza eguali, così ad Aquisgrana Carlomagno stesso darà ordine di costruire
una capitale degna di lui. (E poco importa se fino a quel momento le sue
sono state capitali solo pro-tempore, avendole egli   spostate   in ogni luogo
ove si recasse).

Anzi, Carlo stesso chiederà ai suoi architetti, con un intento dalla valenza
squisitamente simbolica e politica, la costruzione di un palazzo e di una
città tali che Aquisgrana possa entrare in competizione, dal punto di vista
della grandezza, con Roma, Costantinopoli, Ravenna e Gerusalemme.

Pavia, non appena ne viene individuata e riconosciuta l’importanza
strategica quale nodo sulla via Francigena per il collegamento fra Nord e
Sud Europa, diviene capitale del Regno Italico, come già era stata di quello
longobardo in Italia, e conosce un grande fioritura urbanistica,   culturale
e commerciale.

Costantinopoli, che era fin dal IV secolo la capitale dell’Impero Romano d’Oriente,
si poneva come il punto di incontro e di scontro fa due grandi civiltà: fra
Occidente e Oriente, fra   Cristianità e Islam, quest’ultimo già forte e
consapevole del suo destino espansionistico.

Ed è talmente forte il richiamo ideale di Roma, che Costantinopoli, anche
quando può vantare un milione di abitanti contro le poche decine di migliaia
di Roma, penserà a sé come alla “nuova Roma”, alla “seconda Roma”!

Cordoba era invece la capitale dell’omonimo califfato, testa di ponte della
potenza islamica nell’occidente cristiano.

Città ricca, tollerante, grande e popolosa come nessun’altra in occidente,
favorì, grazie alla raffinatezza dei suoi illuminati califfi, il sorgere ed
il propagarsi di arti, cultura, commerci, facendo da trait d’union fra mondo
islamico e mondo cristiano.

Con Baghdad, che era invece, con ogni probabilità, la città più grande del
mondo, ed il cui nome significa “Città data da Dio”[3], si chiude il cerchio
che ci riporta a Berta.

Baghdad, centro di riscoperta e di riproposizione della cultura greca e
persiana, città dalle trecento biblioteche, nella quale sorgeva l’ospedale
pubblico più grande del mondo, Baghdad è la città del califfo al quale Berta
invia un’ambasceria recante numerosi e magnifici doni, che avvalorano una
missiva nella quale, fra l’altro, per presentarsi degnamente al potenziale
alleato e futuro, ipotetico…marito[4], dice di essere “…regina di
ventiquattro regni, ciascuno dei quali ha un linguaggio diverso da quello
del regno che gli è vicino, e nel mio regno sta la città di Roma la Grande.”

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476)[5] portò come prima
conseguenza il crollo della struttura politica e amministrativa e degli
ordinamenti propri dell’impero; il mondo cristiano occidentale precipitò in
una profonda crisi che coinvolse tutti i paesi che facevano parte dell’Impero.
In questo quadro prenderà avvio a breve la grande espansione del mondo
islamico che al tempo di Carlomagno era già all’apogeo tanto della sua
civiltà, quanto della sua forza.

Nell’anno 800, a trecentoventiquattro anni di distanza dalla fine dell’impero
romano e a chiusura dei secoli bui che seguirono il crollo entra in scena in
occidente un nuovo imperatore: Carlomagno “imperatore d’Europa”.

L’idea di un’Europa unita non è una novità. La costruzione di un’entità
politica destinata a lasciare il segno per un millennio nella storia d’Europa
è la ragione per cui Carlomagno viene spesso preso come punto di riferimento
durante il nostro faticoso percorso verso l’unione europea.

Se il futuro è quello di una sempre maggiore integrazione dei Paesi europei
in un organismo sopranazionale, è addirittura possibile che i secoli in cui
la storia d’Europa è stata dominata dagli Stati nazionali, appaiano, un
giorno, come una parentesi fra l’epoca imperiale di Carlomagno e quella dell’Occidente
unito verso il quale ci stiamo dirigendo[6].

Al di là delle strumentalizzazioni ideologiche, proprie di ogni epoca, il
ricordo di Carlomagno è rimasto vivo per molti secoli nell’immaginario
popolare europeo; e anche questa ostinata vitalità contribuisce a farne una
figura d’eccezione. L’imperatore dalla barba fiorita, che conduce i paladini
nella guerra santa contro i pagani, era ben noto al pubblico medievale delle
chansons de geste, o ai principi del Rinascimento cui si rivolgevano i
nostri grandi poeti cavallereschi, il Boiardo e l’Ariosto; ma fino a non
molto tempo fa era un figura familiare anche per quei contadini toscani che
sapevano a memoria le imprese dei Reali di Francia o del Guerin Meschino, o
per i pescatori siciliani che affollavano le rappresentazioni dell’Opera dei
Pupi.

L’investitura imperiale resta una creazione politico-religiosa non
circoscritta al Medioevo, ma influente fino ai giorni nostri.

Il Natale dell’anno 800 sanciva la nascita di uno spazio politico nuovo,
che, a distanza di oltre un millennio, continua ad apparirci familiare: un’Europa
di cui la Francia e la Germania sono i partners principali, e in cui l’Italia
padana è più integrata del mezzogiorno, la Catalogna più del resto della
Spagna, mentre la Gran Bretagna continua a esserle sostanzialmente estranea.

Questa Europa nordica e continentale, latina per cultura, ma diffidente
verso le regioni mediterranee e quasi del tutto dimentica di quelle
greco-slave dell’Est, è un lascito di Carlomagno, e non è affatto un caso
che ancor oggi il cuore e il cervello dell’unione battano a Bruxelles, a
Strasburgo, a Maastricht [7], nel cuore dell’antico Paese franco[8].

——————————————————————————–

[1] Via Francigena o Romea

Con la caduta dell’Impero Romano d’occidente e   le conseguenti invasioni
barbariche, le strade italiane andarono in rovina al punto che gran parte di
esse divennero assolutamente inagibili.

A collegare Roma con i Paesi Nordici era l’Aurelia che seguiva un corso
litoraneo. Ma con il ritorno delle paludi e dopo le devastazioni portate
dalle invasioni barbariche, fra cui quelle dei   longobardi Gunmarit e
Agilulfo, i luoghi in cui passava l’Aurelia divennero deserti e selvaggi,
popolati di predoni provenienti oltre che dalle zone di terra anche dal
mare.

Dal secolo VIII, sfruttando il cessato percorso dell’Aurelia, ebbe vita un
nuovo tracciato che interessava direttamente Lucca e che congiungeva Roma
con la Francia.

Ma se la tradizione romana era sparita o attenuata, l’importanza e la meta
del viaggio fra quei centri tanto importanti del mondo di allora, come   Roma
e la Francia, era forse cresciuta sotto il dominio dei Carolingi, con la
conseguenza che la stessa via Aurelia si chiamò Francisca o Romea.

 Questo percorso stradale con la presenza delle tombe degli apostoli in
Roma, di San Pietro, e a Compostella in Spagna, di S. Giacomo, unì le più
importanti nazioni di allora.

[2] Adalberto il Ricco, duca e marito di Berta.

[3] Baghdad venne chiamata anche con altri nomi: “la Città della pace”, la
“Città Rotonda” o semplicemente la “Città di al-Mansûr”. Le fonti arabe
medievali relative alla fondazione della città tendevano quasi sempre a
evidenziare questo atto con valori simbolici, spesso, per noi occidentali,
difficili da decifrare.

 L. Capezzone   – “Le grandi capitali – “La città rotonda” pag. 54, Sta in
Medioevo,   Anno IV , n. 6 (41) . giugno 2000, Editore De Agistini Rizzoli
Periodici Srl,   Milano.

  4 L’ipotesi, formulata dai primi studiosi, che la   proposta di matrimonio
col califfo facesse parte del messaggio, orale e segreto,   è ritenuta
inconsistente da studi più recenti. -G. Levi Della Vida, Sta in: Rivista
Storica Italiana LXV1 (1954) pag. 34.

[5] Ròmolo Momillo Augùstolo, (V sec. d.C.) ultimo imperatore romano d’occidente,
messo sul trono dal padre Oreste nel 475, a 16 anni, e perciò chiamato
Augùstolo, diminutivo di Augusto. Un anno dopo, Odoacre re degli Ostrogoti,
lo depose e lo confinò in una villa della Campania. Rimase unico imperatore
quello d’Oriente.

-G.M. Boccabianca, A. Agnolotto et alii. Nuovissima enciclopedia illustrata,
volume quinto, Istituto Editoriale Italiano,   Milano, 1959, pag. 373.

[6] I trattati che istituirono la Comunità economica europea (CEE) e la
Comunità europea per l’energia atomica (Euratom) vennero firmati dai Sei
(Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) a Roma, il 25
marzo 1957, donde il nome ancora in uso, di “trattati di Roma”.

[7] Il Trattato sull’Unione europea venne firmato a Maastricht ( in latino
“Traiectum”) dai ministri degli Affari esteri e dai ministri delle Finanze
degli Stati membri il 7 Febbraio 1992.

[8] A. Barbero, C’è del nuovo in Occidente, Sta in: Medioevo Dossier, pag.
37, anno I, n. 2/98.

Vincenzo Moneta
Via G.B. Giorgini, 195/B – San Vito
55100 – Lucca – cell. 3737144575 – 0583999358
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BERTA IN INTERNET
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Berta, Berta di Toscana.Brani tratti dal libro inedito “Berta di Toscana e
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