di Gaia Servadio
[da “La fiera letteraria”, numero 31, giovedì, 1 agosto 1968]
Londra, luglio
Che cosa, cosa mai può avere causato la totale débàcle di uno dei migliori commediografi di questo secolo? Come sono mai potute uscire da una penna come quella di John Osborne Time Present (Tempo presente) e The Hotel in Amsterdam? Apparsi a brevissima scadenza al Royal Court Theatre, ac colti trionfalmente da turisti e da un pubblico inglese finalmente compia ciuto dalle battute scadenti dei due testi, Tempo presente è ora passato al Duke of York Theatre. Un albergo a Amsterdam, continua a trionfare al Royal Court.
Ma se l’incauto volesse comprare un biglietto per due serate di sbadigli, l’o perazione non sarà delle più facili. Sono super-prenotati per mesi. Non solo, ma lo sbadiglio regna anche nei giornali domenicali. L’Observer trion fa di interviste di Tynan a Osborne e di critiche che analizzano le sfavillan ti battute e intenzioni dei due lavori. Il sopratitolo dei due testi è In the meantime, cioè Nel frattempo. Spe riamo veramente che la mediocrità di Osborne sia momentanea.
In verità è con profondo rammarico che assistiamo stupiti a questo rincretinimento di Osborne. John Osborne, sanno tutti, è un commediografo, un attore, un violento, un sofisticato allo stesso tempo. Il personaggio è no tevole. Prima di dare un’occhiata alle due pièces, ripercorriamo la sua car riera. Quando, essendo a corto di testi,
Royal Court (ormai, con l’Aldwych, l’unico teatro di classe sperimentale in Inghilterra), scelse Ricorda con rabbia, nessuno si aspettava che avrebbe te nuto il cartellone per mesi e avrebbe procurato al Royal Court tali guada gni (54.000 sterline nette) da rimette re in sesto lo sbilancio totale di quel teatro. L’autore era un giovane attore che aveva appena compiuto 26 anni e aveva già scritto cinque testi teatrali. Jimmy Porter, il protagonista di Ri corda con rabbia, era un ribelle (e da qui lo slogan «angry young men » ). Un eroe della nuova generazione, la cui infanzia era stata morsa dalla guerra e che si ritrovava anni più tardi in una Inghilterra il cui sistema di classe era rimasto esattamente lo stesso.
TYNAN DECRETí’ IL SUCCESSO
Di questo testo i critici scrissero: « Una schifezza (esatta traduzione); Jimmy Porter dovrebbe essere con dannato a lavare gabinetti per tutta la vita » (Evening News); « Era forse in teso come uno studio di odio in quello squallido attico? » (Daily Telegraph); « Neurotico, esagerato e più che di cat tivo gusto » (Daily Mirror), « Tutto il senso dell’azione è assolutamente ina deguato » (The Times), « Volgare e anche noioso » (News Chronicle).
Il giovane attore, il quale era certa mente l’autore di uno splendido e im portante testo, doveva aspettare la do menica per vedere sull‘Observer il maggior critico teatrale del momen to, Kenneth Tynan, scrivere: « Dubito che potrei voler bene a una persona che non desideri andare a vedere Ri corda con rabbia ».
Osborne, così torturato e tartassato da critici e giornalisti (la sua vita pri vata, le mogli, le case di campagna e di città non sono mai state lasciate in pace), è riuscito ad attaccare la stam pa in modo così poderoso che, in ve rità, ha vinto la battaglia. Per questi suoi due ultimi lavori i critici sono stati intimiditi e la maggior parte dei giornali ne ha parlato bene. Persino le cattive critiche (The Times) sono re ticenti e dubbiose.
ORMAI UN UOMO RICCO
Ma continuiamo nella carriera di John Osborne. Nel ’57 venne Archie Rice, l’eroe di The Entertainer (consa crato sia in teatro che in cinema dalla presenza di Laurence Olivier e di una giovane promessa del teatro inglese, Joan Plowright, che doveva poi diven tare Lady Olivier). Archie era un uo mo anziano e amareggiato. Il suo cini smo finiva nell’apatia, gli ideali nell’al cool, il futuro nelle mani dei burocra ti. E anche L’epitaffio per George Dil- lon, un fiasco non solo di critiche ma di botteghino, benché sia tra le cose migliori di Osborne, poneva la doman da: « C’è posto in una società commer cializzata per un idealista sensibile che appartiene alla classe operaia? ». La risposta è negativa. Dillon sacrifica i suoi princìpi, Archie si volgarizza, Jimmy rinuncia a tutto. E Bill Maitland, eroe di Testimonianza inammis sibile, viene abbandonato dalla società che lo lascia ai suoi monologhi nevro tici, alle sue pillole, al suo essere bril lante e distruttivo. I testi di Osborne sono sempre così autobiografici, che un latte frappé di questi personaggi ci porta direttamente all’Osborne di oggi.
John Osborne è ormai un uomo ric co. E’ più che attaccato ai suoi guada gni e alla sicurezza che gli dà il dana ro. « Mi fa da cuscino contro la paura di finire in un disastro finanziario, contro l’idea di un processo per banca rotta e la prigione. Una volta mettevo i soldi in un cassetto. In molti sensi sono stravagante, ma sono sicuro che non mi abituerò mai alla sensazione di essere ricco », mi diceva qualche anno fa. Oggi dice: « Mi piacerebbe vivere in un luogo grande come una stazione ferroviaria. Ma penso che non compre rei un jet privato o cose del genere, anche perché non mi interessa usci re fuori dall’Inghilterra ». In verità Osborne ha una casa che è quasi grande come una stazione ferroviaria, nel cuore di Chelsea, mobili-fatti-per-John-Osborne, straripante marmi.
Suo padre morì quando Osborne era un ragazzino. Era un disegnatore com merciale e « c’erano dei periodi nei quali il guadagno complessivo di tutti e due i miei genitori era di una sterli na la settimana ». Con il regista Tony Richardson, Osborne aveva fondato una delle case cinematografiche più buone e lucrative del mondo,la Woodfall ProductionsLtd. (Ricorda con rabbia, Sapore di miele, Sabato sera domenica mattina, Tom Jones, ecc.). Dopo una recente litigata con Richardson, Osborne ha lasciatola Woodfall. Litigatanotevole dev’essere sta ta, dato che Tempo presente è una dichiarazione d’odio a Vanessa Redgrave (e cosa c’entra la poverina? Tra l’altro è persino divorziata da Tony Richardson) e nell’Albergo a Amster dam aleggia la terribile figura di K.L. = Tony Richardson in persona. « Oh, se tu solo conoscessi Richardson », mi è stato detto, « ti saresti tanto diverti ta ». Ma perché mai il pubblico deve conoscere i segreti dell’ispirazione de gli autori, per apprezzare uno spetta colo? I segreti ci sono sempre â— lo dice persino Cyril Connolly â— ma non è necessario dover rintracciarli.
Parte dell’organizzazione finanziaria di Osborne comprende orala Breakthrough ProductionsLtd. per gli spet tacoli teatrali ela John OsbornePro ductions Ltd. per le tasse. Riparato da un muro di banconote, c’è l’uomo che Kenneth Tynan ha definito « il dandy con il mitra ». Vestito elegantemen te, sembra allergico alle cose che non siano perfette, alle camicie che non siano di bucato. Porta giacche di pelle e cashmere, da un anno a questa par te, baffi alla D’Artagnan. Detesta il di lettantismo, le debuttanti, l’estero. Ma va all’opera e adora Mozart, Verdi e Strauss. C’è l’Osborne ribelle, l’ex-esponente dei giovani arrabbiati. Ma se è mai esistita quella cometa, non era Osborne a tipificarla, dato che per natura è un uomo di contraddizioni. Il suo vero talento è il dissenso. « Non vedo cosa ci sia di sbagliato nell’esse re un esibizionista o un voyerista. Va benissimo essere tutto quello. Se uno è uno scrittore, sta facendo delle cose difficili che la maggior parte delle per sone non è capace di fare ed è quella l’unica giustificazione necessaria. Se sei alcoolizzato, è scarogna, succede che le cose sono come uno funziona ».
PARLA COME UN CARRETTIERE
La nuova moglie di John Osborne, la quarta, è un’attrice di prosa, Jill Bennett, la protagonista di Tempo pre sente. Una signora dal viso ad angoli, bello e brutto allo stesso tempo, e dal la parlantina ininterrotta. « No, John non ha scritto Tempo presente per me o su di me. Non lo fa mai. Ma ci sono pezzetti di me nella protagonista. E’ una parte difficilissima, la più lunga ch’io abbia mai avuta, ma mi piace. Mi piace il tipo di disciplina che una par te come quella impone. Mi piace la di sciplina del teatro, comunque, il fatto che devo continuare a recitare anche se mi sento di pessimo umore, se sto male, se ho un raffreddore ».
Jill Bennett usa un linguaggio da carrettiere totalmente instampabile. Dice che era una bravissima giocatrice di hockney, a scuola. « Adoro gli uomini intelligenti. Adoro le donne in telligenti. In verità adoro le donne. Non sono mai stata una di quelle don ne circondate da ammiratori. Preferi sco cento volte cenare con una donna interessante con la quale veramente si può parlare che non con qualche uo mo noioso che ti porta fuori, e basta ». Jill Bennett ha appena finito di girare un film perla Woodfall, anzi, per To ny Richardson, The Cliarge of the Light Brigade, nel quale ha il ruolo di una donna brutta. « John lo ha appena visto e dice che io sono bellissima nel film. Naturalmente è matto ».
Osborne non ama discutere i propri testi. Lo farebbe se fosse un critico, dice, ma essendo l’autore, ogni com mento avrebbe una nota falsa. « Come si fa a dire “penso che la mia opera ri fletta questa decade” anche se lo pen so? Non sarebbe terribile? E’ il pub blico che deve decidere ».
Gli scrittori che diventano delle ce lebrità, in genere finiscono con l’igno rare gli articoli, i critici, i pettegolezzi. Non così Osborne, che soffre intensa mente per gli abusi del giornalismo. E fino a un paio di anni fa ne ha avuti parecchi. Più volte ha citato in tribu nale vari giornali. Vinse una causa contro il Daily Mail, ma rifiutò poi di essere pagato. Si vendicò con una commedia musicale, Il mondo di Paul Slickey (un gioco di parole: William Hickey da il nome a una colonna di pettegolezzi e « slick » significa scal tro, superficiale). La stampa a sua vol ta rispose all’« attacco al mondo dei ti toli », ai giornalisti spicci, e la pièce fu un fiasco.
Osborne è rimasto fedele alla sua carriera di attore e ogni tanto la ri prende. « C’è qualche cosa negli ingle si di estremamente passionale. In fon do siamo sempre stati della gente di teatro e forse l’Inghilterra è l’unico Paese dove questo esiste. Negli Stati Uniti è un disastro. In Francia non è mai esistito niente: è una nazione pro fondamente borghese. Il teatro, lì, è concepito come qualche cosa di ele gante, da vedere la sera, ben vestiti. In Italia non lo so, ma ho visto Ricor da con rabbia dato in maniera del tut to diversa. Non capivo una parola, ma aveva una qualità melodrammatica che mi piaceva. Poi voi avete i film. Adoro Fellini, la sua generosità di idee da prendere o lasciare ». E poi, a proposito dell’Inghilterra: « Sì, sono un patriota nel senso che la mia vita ha solo un significato qui, non altrove. Sono sempre stato un radicale, ma an che un autoritario in molti sensi. Non credo negli studenti, nelle minoranze, negli happenings, nell’LSD, comunque sospetto che chi si droga deve essere abbastanza modesto per conto proprio. No, non voterò alle elezioni generali. Comunque non ho votato dal 1951 ».
La censura, la burocrazia, le regole sono un problema per Osborne. Un pa triota per me rimase fermo nelle mani del Lord Chancellor â— il censore per eccellenza â— per mesi. I tagli richiesti erano tali che il teatro dovette formal mente trasformarsi in un club per po terlo rappresentare. A suo tempo Osborne disse che Un patriota per me era « come un’operetta senza musica, una cosa ambiziosa da Covent Garden. Il tema: amore appassionato. Tempo: post-Freud, il quale è sicuramente il più grande spartiacque della consape volezza. Luogo: Impero austro-ungari co tra il 1890 e il 1913. Il soggetto: uno scandalo di spionaggio veramente esi stito ». Era â— a mio parere, ma non di altri (Mary McCarthy lo uccise in un articolo e io litigai con lei) â— un otti mo esperimento, un testo commoven te.
Anche Under Plain Cover, il dram ma di una giovane coppia, tutta presa dai propri giochi sessuali, la cui feli cità viene distrutta da un giornalista in cerca di una storia sensazionale, soffrì delle forbici dei censori.
« Sì, certo che era uno studio di sado-masochismo. Ma mi dicono che Harold Pinter mi abbia battuto ne Gli amanti ». A questa breve pièce, segui va nello stesso spettacolo II sangue dei Bamberg, « una stravaganza satiri ca, una favola… », come la definisce Osborne. E’ là storia di un matrimo nio tra una principessa e un fotografo. Le due commedie erano rappresentate con il titolo di Testi per l’Inghilterra. E l’Inghilterra è uno dei temi fissi di John Osborne. L’emozione è comples sa, le espressioni di odio sono desideri di qualcuno che vorrebbe cedere il proprio Paese diverso (ma non sa be ne come: « Non sono anarchico, caso mai sono conservatore » ) e che realiz za invece come le strutture sono sem pre le stesse. A Osborne facevano rab bia la monarchia, la stampa, il clero, i conservatori, il rispetto per il mili tarismo. Una lettera di Lord Russell, sul New Statesman, che lanciava un grido disperato di attacco alle armi atomiche e alla distruzione del mon do, lo commosse al tal punto che Os borne scrisse una sua famosa lettera, Ti odio Inghilterra, che provocò la vio lenta reazione della stampa inglese. « Lo spettacolo di questo vecchio che si preoccupava del futuro del l’umanità era commovente », disse. Anche il pro tagonista di The entertainer si espri me ferocemente contro il proprio Pae se, ma all’ultimo momento si rifiuta di lasciarlo con la scusa che ama troppo la birra inglese. « C’è molta gente che dichiara che farebbe qualsiasi cosa per l’Inghilterra », mi disse qualche anno fa, « ma quando viene il momen to di pagare le tasse, allora si rifugia no in Paesi lontani dagli esattori fisca li inglesi ». Ma oggi dice: « Se lascio l’Inghilterra, e Dio non voglia, sarà per ragioni fiscali. Vedo sempre la po vertà dietro l’angolo ».
Questo è Osborne, un timido bollen te. E’ quello che dice: « Un testo è scritto senza pensare ai significati. Quelli usciranno fuori. Stimolare, col pire, ferire, discutere: a tutto questo l’autore vuole arrivare ».
Così vero. Così dovrebbe essere. Ma dove sono andati a finire i colpi che John Osborne suonava al suo pubbli co? In Tempo presente e Un albergo a Amsterdam è tutto un giocare in grembo di un pubblico facile, al quale non si offrono possibilità di discussio ne, stimolo, frustate. Dove sono anda te a finire le battute e le ferite di Lu tero, di Ricorda con rabbia che ci han no assorbito in teatro e poi in discus sioni di ore?
OSPITE INDESIDERABILE
Tempo presente: una pièce difficile da descrivere perché, a parte che non ha intreccio, non ha neanche contenu to scenico o personaggi o il minimo di azione teatrale. Pamela (Jill Bennett), un’attrice rompiscatole e alle soglie della maturità (e, aggiungiamo noi, della menopausa, visto il suo modo di comportarsi), si agita nella casa della sua amica Constance (Katherine Blake), una deputatessa-ministro-laburista, insultando la disgraziata, dicendo le ogni cinque minuti quanto è cretina e rubandole l’amante. Più che cretina la deputatessa è un personaggio non solo impossibile, ma inesistente. In tanto una signora così importante e occupata non avrebbe tempo per ospi tare una attrice di prosa in declino che le fa continue scenate e insulta gli invitati. Non potrebbe avere amanti e dormirci assieme così apertamente da to che quegli stessi giornalisti che hanno tormentato Osborne nei suoi adulteri, tormenterebbero con assai più distinzione e dedizione una depu tatessa-ministro-laburista. Persone del genere non possono neanche vivere in case così lussuose stipate di bottiglie di champagne che vengono comunque scolate dall’inquieta amica Pamela (con ghiaccio dentro).
Nella prima scena troviamo Pamela che sta insultando la propria madre e la giovane sorellastra. Suo padre, un famoso attore, è moribondo. Pamela non andrà ai funerali. Lascia queste consuetudini borghesi alla madre che odia, disprezza, dilania. Ma chi è la madre? Ha ragione Pamela di odiarla? Osborne non ce lo spiega. Comunque Pamela continua a insultare un ex- amante, un futuro amante, l’amante di Constance, la stessa Constance, Abi gail (Vanessa Redgrave: non in scena, naturalmente), le dimostrazioni anti guerra in Vietnam, i giovani comme diografi, gli sperimentalisti, i Beatles, gli scrittori e in particolar modo le scrittrici.
Secondo atto: Pamela, con nostra sorpresa, è ancora ospite di Constance che non solo non la caccia come do vrebbe, ma detesta l’idea che la « divi na » lasci il suo nido. E la cosa non è neanche giustificata da uno sfrenato amore lesbico della deputatessa verso Pamela. E’ totale ammirazione e conti nuo voltare mille guance ai continui schiaffi di Jill Bennett. Constance co me personaggio è un insieme di tutte quelle persone che Osborne disprezza e, ahimè, ne riconosciamo molte, come la sua povera ex-terza moglie Penelo pe Gilliatt, Barbara Castle, ecc. Ma sic come le persone attaccate da Osborne sono varie, il personaggio non mantie ne una sua regolarità.
Comunque, Constance è vagamente consapevole che l’uomo, con il quale spesso e volentieri divide il talamo, è innamorato della ciaccolante ospite. E colpo di scena (finalmente succede qualcosa, noi lo sappiamo ma la depu tatessa no), Pamela aspetta un bambi no. Lascerà l’appartamento, decide, e si farà aiutare dal suo agente teatrale â— una ridicola e spiacevole caricatura di un omosessuale. Il trasferimento di Pamela ad altra località fa lacrimare tutti, come se partisse per sempre ver sola Papuasia.
Ma di chi è il bambino? Be’, questo è lasciato allo spettatore, se il poveret to non ha nel frattempo abbandonato la sua poltrona. E’ dell’ex-amante (che ora corteggia Abigail = Vanessa Red grave) e quindi un totale sfogo di ma sochismo da parte della consumatrice-di-champagne Pamela? (alla fine dello spettacolo ha fatto fuori almeno dieci bottiglie, ma si vede che è acqua). O la paternità dell’infante (che non ve drà la luce, lo sappiamo da telefonate varie e ulteriori soliloqui) è da attri buirsi all’amante della deputatessa che, in fondo, Pamela vagheggia? In quest’ultimo caso è quindi giusto che Pamela abbandoni l’appartamento, benché, insisto con il dire, avrebbe do vuto lasciarlo prima, visto che l’ospite si comporta così male, che parla in continuazione, che fa disordine, lascia in giro le sue cose, ed è in vestaglia a mezzogiorno e in sottoveste alle quat tro di pomeriggio.
AMY E’ COSI’ CARA
A Un albergo a Amsterdam il pub blico si contorce dalle risate. Molto spesso anche perché la battuta è ripe tuta a oltranza. Altra trovata: una li nea aerea per soli pederasti: « E1 Fag » (« fag » in gergo vuol dire omosessua le). Anche questa idea viene detta e ridetta come se fosse un concetto spi ritosissimo. Chi sostiene l’impossibile ruolo del protagonista di Un albergo a Amsterdam (un attore script-writer), è Paul Scofield. Ringraziamo il cielo. Attore formidabile, Scofield riesce a sostenere una parte assurda, e a non farci annoiare così mortalmente come ci era successo in Tempo presente.
E’ anche il suo trionfo. Mentalmen te uno si dice: « Deve essere Dio se è riuscito a dire questa frase senza far mi arrossire ».
La scena: oggi, Amsterdam. Un ho tel, ovviamente. Un gruppo di sei per sone, legate al mondo dello spettacolo in un modo o nell’altro, ha deciso di fuggire da Londra. Tre uomini e tre donne. Non è proprio Londra che li opprime. E’ L. K. (Tony Richardson), il manager, il bruto che li tiranneg gia, del quale spesso parlano.
Arrivano in una suite, felici di esse re altrove, di non avere lasciato trac cia, numeri di telefono, di essere in somma, irraggiungibili. Il linguaggio è quello del mondo teatrale, le battute sono molto « in ». I tre uomini hanno tre mogli, cioè tutto è regolare, ben ché i signori confessino di essere o di essere stati un po’ omosessuali e da come recitano si direbbe che lo sono totalmente.
L’azione è estremamente statica, né esiste azione psicologica. Di nuovo il protagonista è davvero il protagonista. Cioè gli altri personaggi esistono solo quando Laurie li descrive: « Gus non viene preso mai abbastanza sul serio. Adoro Gus »; oppure: « Amy è così ca ra. Ad Amy piacciono tutti, è così buo na ». Della propria moglie Laurie dice: « E’ una donna cosi forte, sotto sotto. Capisci? ». Di questi personaggi, che dopotutto, si alternano in continuazio ne sulla scena, non sapremmo assolu tamente niente se non ci fossero al cune battute del protagonista che li descrive.
GALLONI DI CUTTY SARK
Anche in Un albergo a Amsterdam c’è un colpetto di scena dopo i ripetersi metodici di « el fag » e di « assorbenti igienici ». Annie, l’attrice sposata a David, la quale è sempre stata in pal coscenico e che ha solo dato spunti a Scofield per le battute di Laurie, An nie dicevamo, è l’oggetto degli amori di Laurie (ma non era omosessuale?). Seduto su un divano, Laurie dice ad Annie: « Per me tu sei sempre stata la più prorompente, romantica, allegra, amorosa, impetuosa, farfallesca, spa ventosa, distaccata, costante donna ch’io abbia mai incontrato ed è per questo che ti amo ».
Per fortuna che Laurie ci dice tutte queste cose. Chi avrebbe mai capito perché mai il protagonista è innamo rato di questa misteriosa e silenziosa generica? E anche Annie ama Laurie da tempo. Ma, nella loro situazione, sarà impossibile « concretare », così al meno dicono. La gioia di questa sco perta è comunque annegata dal mes saggio della segretaria di L. K. Questo arriva perché la sorella di Penelope Gilliatt, scusate, la sorella di Margie, non solo viene a disturbare il gruppo ad Amsterdam, ma avendo parlato con L. K., ha anche tradito il segreto della residenza del gruppo.
Il messaggio dice comunque che L.K. (Tony Richardson, nel caso qual cuno si fosse dimenticato) è morto: si è suicidato. La vacanza è finita. Il week-end rovinato e, aggiungo io, i conti del bar rovineranno il gruppetto che ha consumato galloni di Cutty Sark.
Che peccato dover parlar male di Osborne, che peccato non poter de scrivere delizie, comunicare entusia smi, fuochi artificiali. Ma non è diver tente sapere i fatti privati di Richard son, Redgrave, della ex-moglie di Osborne, della sorella dell’ex-moglie di Osborne, dell’attuale moglie di Osbor ne, dei Beatles, di Osborne stesso. E della incipiente mezza età di Osborne e del suo odio verso quanto è nuovo, sperimentale, diverso.
I problemi che questo commediogra fo di grande talento ci aveva sottopo sto fino a ora erano assai, assai più ampi. E anche il palcoscenico, se usa to bene, è un luogo più ampio che non un rettangolo per un meschino vomitio di insulti privati.
Commenti
Una risposta a “John Osborne. Il dandy con il mitra spara a salve”
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