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Tre comportamenti discutibili

2 Gennaio 2011

In attesa che la politica riprenda il suo corso e che a breve si possa sapere se la legislatura ci porterà le riforme tanto auspicate, o dovremo tornare al voto affinché siano gli elettori a riprendersi la barra della nostra sgangherata nave, ieri ho parlato di alcuni miti che il 2010 ha fatto precipitare dal loro piedistallo.

Oggi vorrei ricordare alcuni comportamenti che hanno destato, ahimè, una qualche ammirazione, e non la meritavano. Mi limito a tre nomi e a tre casi, sufficienti a chiarire il mio pensiero.

Ricordate Primo Greganti (e qui)?     Fu uno dei protagonisti dello scandalo che è passato sotto il nome di Mani Pulite. “Greganti finì sotto inchiesta con l’accusa di aver procurato al partito un miliardo e 200 milioni. Quando l’allora pm Antonio Di Pietro lo fece arrestare, disse che i soldi nel mirino dell’inchiesta erano soltanto suoi.” Il partito di cui si parla è il Pci/Pds.
Si rinchiuse in un ostinato silenzio e lasciò che la Cassazione lo condannasse in luogo di, o insieme ad altri colpevoli quanto lui.

Ricorderete anche il cassiere di An, Francesco Pontone, balzato agli onori della cronaca nello scandalo della casa di Montecarlo che ha coinvolto il presidente della Camera nell’estate scorsa.

Come Greganti, sono convinto che allo stesso modo anche Pontone ci tenga nascosto qualcosa che avrebbe potuto aiutarci a scoprire la verità e il grado di coinvolgimento nel fattaccio del presidente della Camera.

Si è dimesso da cassiere della Fondazione An, ha fatto trasparire un certo risentimento per essere stato trascinato nella vicenda, ma più di questo non ha ritenuto di fare.

Di Greganti, fino agli accadimenti di Mani Pulite non si era mai sentito parlare, e quindi si può dedurre che fosse un galantuomo, al pari di Francesco Pontone, che addirittura all’interno di An, ma non solo, godeva fama di uomo integerrimo.

La mia convinzione è che il loro comportamento sia stato il frutto di una moralità distorta e che il loro dovere era, ed è ancora oggi, quello di aiutarci a scoprire la verità su vicende pregiudizievoli della integrità dello Stato.

Anche se il nostro Stato abbonda al suo interno di piaghe purulente, ciò non esime ciascuno di noi dal dovere di aiutare a combattere corruzione e scandali. In specie se la nostra vita è stata ed è spesa al servizio dei cittadini, come è sempre quando si decide di coprire incarichi pubblici.
Li giudico, senza alcuna indulgenza, due casi da non imitare.

Il terzo nome che voglio portare ad esempio negativo è quello di Giovanni Conso, l’ex guardasigilli che qualche settimana fa (e tanto mai tardivamente) ci ha rivelato che fu lui a liberare dal carcere duro centinaia di mafiosi, onde porre termine agli attentati organizzati allo scopo dalla criminalità organizzata.

Giovanni Conso non è un nome qualsiasi. Si tratta di uno studioso di diritto penale di altissimo rango, che ha ricoperto cariche prestigiose.
Quando era ministro e quando nel 1993 firmò lui i decreti che liberarono i tanti mafiosi dal carcere duro, capo del Governo era Carlo Azeglio Ciampi e capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.

Anche Conso, come Greganti e come Pontone, non ci dice tutta la verità. Ovviamente è una mia opinione. Ma essa è dettata dal fatto che un tal uomo, saggio ed avveduto, non può aver preso in solitudine, come ha affermato, una decisione così importante e grave (si trattò della capitolazione dello Stato davanti alla criminalità organizzata).

Come Greganti e Pontone, anche Giovanni Conso gode la fama di uomo probo e onesto. Anzi, per i suoi meriti, egli appare quale guida illuminata da portare ad esempio per tutti. Faccio fatica, anch’io, a vergare queste righe che lo riguardano.

Ma se volesse coprire, dando sfogo pure lui ad una moralità contorta, coloro che oggi dichiarano di non averne saputo nulla, ossia Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro, siamo così sicuri che non scalfisca in qualche modo la sua fama?

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“Berlusconi-Tremonti, tensione sul voto” di Adalberto Signore. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 2 Gennaio 2011 @ 14:53

    La società è piena di falsi miti. La vita degli esseri umani è fatta di luci ed ombre. Il falso mito è il prodotto di una concomitanza di fattori che tendono ad esaltare i pregi di una persona e a nasconderne i difetti.

    La popolarità che ne scaturisce è in genere frutto di acquiescenza verso comportamenti che in realtà esprimono valori negativi quali la sfrenata ambizione, la superbia, l’egoismo, l’esibizionismo, ecc..

    Chi, ad esempio, nel proprio ambiente di lavoro non ha avuto occasione di imbattersi in un falso mito?

  2. Commento by Borgia — 7 Gennaio 2011 @ 11:26

    Mi scusi Mario ma sembra la descrizione di Berlusconi pari, pari.

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