Non sappiamo valorizzare le nostre ricchezze. Quelle che possediamo sono inestimabili. Valgono più del petrolio, più dei diamanti, più dell’oro, eppure noi stiamo diventando sempre più poveri al punto che un neonato che vede la luce sul nostro bel suolo, solo per questo paga dazio, ossia si carica sulle spalle la bellezza (si fa per dire) di un debito di circa euro cinquantamila. Insomma un mutuo, e un mutuo tutto speciale, poiché destinato, anziché ad ammortizzarsi con il tempo, a crescere in modo esponenziale, sì da rendere la sua esistenza una vera dannazione.
Oggi l’editoriale di Maurizio Belpietro batte questo tasto, che misura la nostra incapacità e la nostra stoltezza.
La storia d’Italia è una storia di bellezza. Le guerre che l’hanno attraversata dopo la caduta dell’impero romano, sono state tutte guerre di conquista. E perché? Perché l’Italia godeva di una posizione unica al mondo, immersa com’era dentro un mare quieto, il Mediterraneo, che la metteva in contatto con tutto l’universo conosciuto, a cominciare dai continenti più antichi come l’Africa e l’Asia (pensate all’Egitto e alla Persia). Una terrazza sul mare da cui si godeva il panorama del mondo.
La sua bellezza naturale e al tempo stesso straordinaria la rese fertile di ingegni ancora oggi insuperati, da Dante al Boccaccio, al Petrarca, a Leonardo, a Cimabue, a Giotto, a Michelangelo, a Raffaello. E dietro di loro altri di rara eccellenza, il cui elenco potrebbe da solo riempire un volume.
Essi hanno aggiunto alla sua bellezza, quella creata dall’uomo, così da fare del nostro Paese il faro universale della bellezza assoluta.
Chi, nato in qualsiasi parte del mondo, non ha studiato qualcosa dell’Italia? Chi non ha desiderato vederla, e godere dei suoi panorami e delle sue opere d’arte?
Un tempo gli artisti e i geni stranieri d’ogni razza e colore, non mancavano di programmare nella loro vita un viaggio in Italia. Solo con una tale visitazione potevano colmare la loro ansia di bellezza.
Ma gli italiani hanno ricevuto un dono troppo grande per gestirlo con le proprie forze e lo hanno in pratica, col passare dei secoli, sempre più rifiutato, sentendolo più come un peso che come una fortuna e un dono.
Pompei cade a pezzi, i bronzi di Riace giacciono in un deposito nascosti agli occhi degli assetati visitatori.
Venezia muore, affogata e ammorbata dal mare; Napoli è perduta da molti decenni, Firenze è smarrita. Bellezze meno note, ma veri e propri gioielli dispersi in paesi e villaggi (che sono essi stessi dei cammei), sono dimenticate e rovinano.
Un patrimonio immenso, che nessuno è mai riuscito a catalogare per intero e a valutare.
Immagini che in altri Paesi (Gran Bretagna, ad esempio) sarebbero presenti in tutte le guide e nelle segnalazioni stradali, da noi sono dimenticate, vittime dell’assuefazione e dell’indifferenza.
Se qualcuno ponesse finalmente attenzione a questo tesoro immenso e unico al mondo, lo amasse e lo alimentasse di nuovo della sua linfa vitale, il nostro Paese vedrebbe accorrere folle oceaniche in ogni stagione, contente di godersi almeno una volta nella vita questo autentico eden.
Quanti posti di lavoro si creerebbero? Quanta valuta aggiuntiva andrebbe di anno in anno a ridurre in modo significativo il nostro debito pubblico fino a ridurlo a più miti dimensioni e addirittura ad estinguerlo, trasformando il nostro Paese da spendaccione a virtuoso?
Altro che Germania, monocorde ed egoista; altro che Francia, snob e superba, altro che Inghilterra, immersa nella bruma e nella tristezza. La bellezza italiana diventerebbe l’elisir di lunga vita, il punto di riferimento di una esultanza e di una felicità possibili su questa terra.
Commenti
3 risposte a “Turismo e Arte, un’unica risorsa immensa”
Tutto giusto.
Il settore industriale così com’è, e che non potrà mai tornare competitivo (ci sarà sempre qualche paese emergente in cui i costi saranno più bassi), andrebbe riconvertito a favore del turismo
Si potrà copiare, a costi inferiori, il MADE in Italy, ma l’ITALIA con il suo patrimonio NON può essere copiata.
Il problema è che alla incapacità e scarsa lungimiranza della classe politica e dirigenziale, vanno aggiunte la miopia e la poca sensibilità degli italiani i quali al referenum del ’93 votarono addirittura per l’abolizione del Ministero del Turismo! E’ come se nei paesi arabi votassero per l’abolizione del Ministero del Petrolio.
Roba da matti.
La domanda è: come si esce da questo dannato declino?
Cara Zarina, sono molto pessimista. Per rimettere in piedi l’talia, in politica dovrebbe nascere un genio tipo Leonardo. Sarà mai possibile?
Più che un genio tipo Leonardo forse servirebbe un Giulio Cesare Ottaviano Augusto.