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Un asse Napolitano – Berlusconi?

10 Settembre 2011

Come non dare ragione all’ira di Galli della Loggia. Il bailamme a cui stiamo assistendo da mesi, durante i quali non si riesce a portare a casa alcun risultato positivo per ammodernare il Paese, avrebbe scosso i nervi perfino a un santo.

Berlusconi, imprenditore capace, quando è venuto a contatto con la politica e con il pachiderma Stato si è trovato a combattere con una spada di legno il gigante che gli stava di fronte.

Ci ha provato, e ancora ci prova, ma le armi con cui combatte sono vane, inutili. Il drago è in grado di incenerirlo se la situazione rimarrà quella che è: paralizzata.

Gli strati corporativi che si sono accumulati negli anni hanno raggiunto un amalgama tale che non è più possibile districarli ed eliminarli.
Sono diventati una forza compatta, un mostro che osteggia ed ostacola il cambiamento.

Ci si è messa, in sovrammercato, anche la Germania con il suo rappresentante presso la Bce, quello Stark a cui l’Italia non è mai piaciuta e del quale l’ex capo di Stato Ciampi ricorda sul Corriere della Sera di oggi la sua risata quando il nostro Paese si propose di entrare nell’euro.

Le sue dimissioni e il suo no al proseguimento degli aiuti al nostro Paese (ossia l’acquisto da parte della Bce dei nostri titoli) hanno creato ieri un’onda d’urto assai preoccupante, che coglie l’Italia nel bel mezzo della sua fin troppo lunga paralisi decisionale.

È come se, annunciato l’arrivo di un terribile uragano, un individuo, anziché correre subito ai ripari, si bloccasse in mezzo alla strada paralizzato, e fosse dunque spazzato via dalla sua forza distruttrice.

La Germania sbaglia se crede di abbandonare il nostro Paese. Non so se la Merkel sia europeista come lo fu Helmut Koll, ma germanizzare quel poco di Europa in grado di tenere il passo dei tedeschi varrebbe a poco di fronte alle spietate leggi economiche e finanziare che governano ormai (più degli stessi Stati) il bello e il cattivo tempo nel mondo.

Se è vero che la serietà e il rigore degli Stati sono diventati un requisito indispensabile, è altrettanto vero che oggi l’arma più efficace per contrastare le turbolenze speculative, e pressoché onnipotenti, è l’intreccio di solidarietà che si eriga come una diga a difesa di quei medesimi Stati.

Il processo economico che ha visto in Italia e nel mondo la fusione di grandi aziende (bancarie e non) per far fronte alle nuove necessità di difesa e produttive, vale anche per gli Stati.
È per questo che l’unità europea fa scomodo a molti, e se ne desidera fortemente la disgregazione.

Caduta l’Europa, che sarebbe, a questo punto, dell’Italia?
Mi resta difficile pensare che terrebbe il passo con la contemporaneità.
Ma anche la stessa Germania come riuscirebbe ad imporsi ai nuovi giganti dell’economia mondiale? Anche ad essa, sia pure in ritardo, toccherebbe la riduzione a statarello costretto a più miti consigli dalla forza degli altri.

Aiutare l’Italia, dunque, è necessario per assicurare un futuro a tutti gli Stati membri, dentro un’Europa che dovrà certamente abituarsi a vivere con maggior rigore e consapevolezza.
Va da sé che arrivare ad un’Europa unita politicamente sarebbe la migliore corazza per il nostro futuro.

Tuttavia, chi oggi ci critica duramente ha ragione. Dobbiamo svegliarci, acquisire un rigore ed una serietà che ci sono sempre mancati.
Questo sforzo compete solo a noi. Nessuno può aiutarci. La Bce ci può aiutare acquistando i nostro titoli, ma la fiducia sta a noi di guadagnarcela, mettendo in campo, a garanzia del cambiamento, serietà, competenza ed impegno.

L’Italia spende troppo. È il nostro male più acuto. Dobbiamo spendere meno e spendere meglio. L’Italia è lenta nel decidere. È l’altro nostro male acuto. Dobbiamo allora modificare l’architettura dello Stato. Berlusconi ce lo aveva promesso. Non ce la fa. Il gigante lo ha trovato che aveva in pugno la spada di legno. Si fa beffe di lui. Le mille corporazioni si rendono conto che a breve se lo mangeranno in un solo boccone. Si dovrebbe creare a mio avviso (e in questi ultimi tempi qualcosa ho percepito. Ne parla anche Marcello Sorgi su La Stampa di oggi) un asse Napolitano – Berlusconi, che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Come alleare il diavolo e l’acquasanta. Ma chissà che il pericolo che l’Italia sta seriamente correndo, non spinga il capo dello Stato a mutare i suoi pregiudizi e perfino le sue antiche convinzioni per richiamare alla ragione una sinistra immobilista e perniciosa.

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