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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Un sentiero assai stretto

19 Dicembre 2012

di Ernesto Galli Della Loggia
(dal “Corriere della Sera”, 19 dicembre 2012)

Viene dato da molti per probabile, anche se il principale interessato continua a non pronunciarsi, che alle prossime elezioni intorno al nome di Mario Monti e ad un programma da lui delineato si costituisca una confederazione di varie liste, le quali saranno diciamo così autonome ma avranno in lui il proprio punto di riferimento, insomma il proprio capo politico. Un capo però alquanto sui generis . Monti, infatti, sarà – potrà essere – solo un capo simbolico. Un capo per procura. E questo perché, essendo già senatore a vita, gli sarà consentito, sì, di far comparire il proprio nome sulla scheda elettorale delle varie liste partecipanti alla coalizione, ma non potrà mettere in gioco la propria persona nella competizione elettorale né per la Camera né per il Senato. Se dunque per ipotesi ottenesse la maggioranza parlamentare e ritornasse alla guida del Paese, si verificherebbe la singolare circostanza per cui egli sarebbe l’unico capo di governo dell’Unione europea non solo privo di un suo partito, ma neppure uscito direttamente consacrato dal risultato delle urne.

È difficile non vedere in tutto ciò un ennesimo scostamento rispetto al modello disegnato dalla nostra Carta costituzionale, del resto ormai già divenuta per merito del servizio pubblico (!) televisivo l’oggetto delle divagazioni di un comico – anche questo, credo, un caso unico in Europa. Si tratta peraltro di uno scostamento destinato a sua volta a produrre tutta una serie ulteriore di anomalie e di ambiguità (il grassetto è mio. bdm).

È probabile, ad esempio, che la scelta delle candidature nelle varie liste – in queste elezioni una scelta carica di significato politico come poche altre volte – non possa avvenire, diciamo così, che per interposta persona, attraverso intermediari incaricati di riferire e attuare le indicazioni del premier in pectore . Un sistema tutt’altro che trasparente ed esposto, come si capisce, a mille equivoci, a fraintendimenti e pressioni di ogni tipo. Per non parlare della campagna elettorale. Sarà possibile a Monti quel dialogo continuo con i cittadini che ne costituisce un momento essenziale? E in quale veste egli comparirà nei dibattiti televisivi con gli altri capipartito candidati a un posto di parlamentare, lui che non è candidato a nulla ma in realtà lo è alla massima carica politica (carica che peraltro nel nostro ordinamento non può essere conferita dal voto popolare ma solo da una maggioranza parlamentare su designazione del capo dello Stato)?

E se poi, mettiamo, la coalizione guidata dall’attuale premier dovesse risultare sconfitta alle elezioni, e domani si formasse un governo Bersani di centrosinistra in tutto e per tutto autosufficiente, saremo forse chiamati ad assistere allo spettacolo – diciamo pure singolarissimo – di un’opposizione parlamentare rappresentata tra gli altri da un senatore a vita, cioè per l’appunto da Monti? Con un senatore a vita che ogni volta che può, come è giusto che faccia un leader dell’opposizione, attacca pubblicamente il presidente del Consiglio? Oppure – sempre nel caso di una mancata vittoria – Monti abbandonerà il campo per chiudersi in un austero riserbo istituzionale? Ma che cosa dovranno pensare allora coloro che gli hanno dato il voto? Che hanno votato per un fantasma?

Sono queste alcune delle perplessità che suscita la discesa sul terreno elettorale del presidente del Consiglio. La cui misura di stile, di prudenza e di onestà, che gli è congeniale appare destinata ad essere sottoposta di sicuro – se mai egli decidesse di partecipare indirettamente alle elezioni – ad una prova non indifferente.


Montalgia, malattia incurabile
di Marcello Veneziani
(da “il Giornale”, 19 dicembre 2012)

Ma che vi credete, voi epigoni di Bismarck nel senso delle cotolette, che Monti sia davvero un robottino, basta riprogrammarlo e lui risponde ai vostri comandi?
Lo dico a voi montiani di centro, popolari e destra sociale passati al montismo. Pensate voi, che non siete riusciti a produrre una – dico una – leadership, un’idea, un progetto nuovo, di poter usare Monti senza essere usati voi dai suoi mandanti? Non vi rendete conto che Monti è di fabbricazione tedesca ed è il contrario dei vostri ex-elettori, l’esatto opposto dell’Italia reale, tutto meno che popolare e nazionale? E non è nemmeno liberale, se considerate come ha depresso la libera iniziativa ed esaltato il cupo statalismo stroncaimprese e succhiatasse.

Una sola cosa speravamo quando arrivò Monti; che facesse i benedetti tagli alla spesa pubblica e ai costi della politica. Ma non li ha fatti, complice il Parlamento; si è accanito sul popolo italiano, random. Ha fatto una patrimoniale peggiore di quella che si fa sui conti in banca; la patrimoniale sulla casa di tutti, bene primario, chiamata Imu. E voi pensate di salvare le vostre chiappe con Monti e usarlo come ariete contro la sinistra, salvo poi accordarsi? Non vi salverete lo stesso; Monti va per conto suo, al più ne sarete gli ascari. Ma così vinciamo, dicono loro; ma per far cosa? E poi non è vero, vincerebbe lui. E se vince, perderebbe l’Italia. Con che faccia voi che patite la montalgia e acclamate Monti come leader, chiederete il voto agli italiani esasperati? Basta, voltiamo pagina. Meglio vivi che Monti.


Web: la miopia degli editori italiani
di Michele Di Lollo
(da “L’Opinione”, 19 dicembre 2012)

Non è per i soldi. Poteva essere una questione di proprietà, diritti d’autore, diritti editoriali, ma in questi casi la strada per risolvere il problema sarebbe stata alternativa all’oscuramento. Dal primo gennaio 2013 le pagine web di parlamento e ministeri, che raccolgono la rassegna stampa della giornata, saranno tolte di mezzo. Rese riservate e messe a disposizione dei soli addetti ai lavori. E poco importa della sigla “comunicazione 2.0”. Negli ultimi 15 anni il servizio aveva garantito agli utenti della rete libero accesso al materiale, permettendo una consultazione aperta ogni giorno. La battaglia per mantenere open il sistema era stata avviata dal blog insider parlamentare Il Cicalino che aveva denunciato la decisione presa dalle istituzioni a seguito delle richieste della Fieg, la Federazione Italiana degli editori. Ogni protesta è caduta nel vuoto. L’accordo degli ultimi giorni tra Camera e Senato ha spianato la strada alla chiusura delle pagine e non sono pochi i siti, i blog e i personaggi della politica che avevano espresso il loro risentimento sulla vicenda. In una lettera al presidente della Camera, Gianfranco Fini, il deputato del Pdl Giuseppe Moles si sofferma sull’argomento e sottolinea l’importanza della rassegna online: «Ha una funzione di fondamentale importanza sia nel processo d’informazione dei cittadini, sia nella formazione della cittadinanza attiva”. Moles spiega che si tratta di uno strumento prezioso di trasparenza delle decisioni che vengono prese da chi fa politica. Gli editori non ci stanno e marciano dritti verso lo switch off. Gli argomenti a loro favore sono sempre gli stessi, in mezzo di questi tempi c’è sempre la crisi economica e anche per il giornalismo le cose vanno tutt’altro che bene. Il servizio costa perché fa calare le vendite, affermano. Una tesi che può sembrare valida, ma che nella realtà dei fatti poco incide sugli acquisti alle edicole. Chi non compra i giornali non li comprerà neppure il 2 gennaio a rassegna chiusa. La quantità di copie vendute sta crollando e nessuno è al riparo. Ma l’oscuramento delle pagine web della Camera non è di certo la soluzione. Si era cercato un compromesso. Diritto al profitto e tutela del diritto d’autore da una parte, diritti degli utenti e “comunicazione 2.0” dall’altra. Hanno vinto i primi. Eppure non sarebbero mancate le soluzioni per mantenere aperte le pagine. Bastava saper cercare. Gli editori non hanno dimostrato lungimiranza, né sembrano aver avvertito fino in fondo la fine del giornalismo precedente all’era di internet. L’informazione naviga sulla rete con o senza il loro consenso in ogni momento e pensare di chiudere tutte le pagine che possono creare qualche problema non è sufficiente. Guadagnare lasciandole aperte era possibile ed è qui che la debolezza della politica si è fatta sentire. Potevano suggerire percorsi diversi tutelando lettori ed editori. Moles sostiene che la Camera dei Deputati avrebbe potuto scegliere di caricare la rassegna stampa in un orario tale da non compromettere «i giusti interessi delle aziende editoriali ». Avrebbero potuto introdurre un abbonamento per gli utenti monetizzando il sistema. Poteva funzionare, ma non ci hanno nemmeno provato.


Benigni: favorevoli e contrari
di Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano”, 19 dicembre 2012)

Come era facile immaginare, è bastato un  articolo critico  sulla  parte comica (disastrosa e noiosissima) di Roberto Benigni, uscito ieri nelle pagine cartacee del  Fatto Quotidiano, per farsi attirare gli  strali di molti e molte piddini/e adirati/e.  Era accaduto anche a Marco Travaglio dopo  Vieni via con me,  quando (giustamente) consigliò a Saviano di “spettinarsi un po’”. Apriti cielo, neanche avesse bombardato il Vaticano.

Ormai questo paese è  pressoché incapace di fare distinguo  e dire: “Ci sono cose che mi piacciono e cose che non mi convincono“. E’ tutto bianco e nero. Esiste una maggioranza garbata (le “professoresse democratiche”, le chiamava Edmondo Berselli) che ha bisogno di esempi e buoni sentimenti: è quella che guarda Fabio Fazio, che vota le Primarie,  che ride con Lella Costa e Littizzetto, che legge la Bignardi, che dorme con Vecchioni, che si innamora con Gramellini, che si commuove con Benigni e che dice – stizzita – “sai solo criticare, ti meritavi Berlusconi” se osi non applaudire (motivando). E ce n’è poi un’altra, che si è spostata da quella maggioranza di quasi-sinistra per andare altrove, nella cosiddetta “antipolitica” (è la stessa parte che ritiene peraltro Benigni, ormai, “il Papa del Pd”).  Le due fazioni  â€“ mi guardo bene dal pensare che una sia migliore dell’altra –  sono ormai inconciliabili.

Al di là delle implicazioni politiche ed elettorali, spiace che la dialettica ne esca svilita. Non c’è praticamente più margine per il confronto: è, anche qui, una faida tra tifosi. Conoscendo artisticamente Benigni da sempre, e avendolo amato come pochi, non posso accontentarmi di questo comico stanco e annoiato: posso invece apprezzarne l’intento didattico e divulgativo, senz’altro meritorio, aggiungendo però che la narrazione non deve essere sempre enfatica (“meraviglioso”, “straordinario”, “bellissimo”). Bensì inseguire anche la sottrazione e l’assenza di retorica. Più si è asciutti, più si emoziona con onestà intellettuale.

Se – ancor più con l’era pseudosobria Monti – siamo arrivati allo scacco matto del “o con noi o sei un disfattista in servizio permanente”, critica (tenera) che viene rivolta anche a questo giornale, la situazione è persino peggiore di quanto fosse lecito credere.  E’ ovvio che Benigni,  in tivù, lo vorrebbero tutti più spesso. E’ ovvio che Fazio-Saviano siano molto meglio della D’Urso e di Mara Venier. Ma non è ovvio, anzi è intellettualmente irricevibile, che  Benigni debba piacere per forza. Il Cioni Mario era geniale.  Tuttobenigni  era irresistibile.  La vita è bella  uno straziante e ispirato canto del cigno. Benigni, oggi, è un buon divulgatore (non il migliore:  Paolini gli è superiore, per dirne uno). Ma non è più un comico ispirato. Corrado Guzzanti fa satira; Roberto Benigni (oggi) fa un brodino quirinalizio. La prima mezzora di lunedì, su RaiUno, è stato un mix tra un Bagaglino di sinistra e una replica sbiadita di Zelig. Asserirlo non è né eresia né feticismo per la polemica, bensì avere ancora occhi per guardare. E cervello per argomentare.

E’ poi assai lisa, nonché caricaturale,  questa storiella del “Non vi piace niente”,  a cui si potrebbe rispondere: “Ormai vi piace tutto”. Ci sono miliardi di cose che (mi, ci) piacciono. La voce di Eddie Vedder. I film di Clint Eastwood.  All Things Must Pass  di George Harrison. Il coraggio di Alex Zanardi. La genialità euclidea di Pirlo. L’eleganza di Muhammad Ali. Le volèe di Edberg. La faccia di De Niro nell’ultima scena di  C’era una volta in America. I libri di Beppe Fenoglio.  Gli scritti corsari  di Pasolini. Michelle Pfeiffer ne  L’età dell’innocenza. Eccetera eccetera.
In quella lunga lista di epifanie artistiche, c’è chi osa non inserire la Costituzione narrata dall’ecumenico Roberto Benigni: auspichiamo umilmente che tale onta  non sia sufficiente per meritare l’ergastolo.


Qui interessante disamina di Tommaso Labate.

Paolo Flores D’Arcais, qui.

Marco Travaglio, qui.


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1 commento

  1. Commento by Giulio MANCABELLI — 20 Dicembre 2012 @ 18:43

    Purtroppo questo continuerà da accadere nella nostrana italiota realtà per una semplice mancanza di concorrenza all’interno dello stesso ambito elettoral-istituzionale dove continuano a mancare i presupposti di contendibilità sin dalle modalità sul sceglier e determinare le candidature quanto per i meccanismi elettorali! Questioni che permangono in un siffatto perverso ed incompleto modo per semplicemente meglio specularci a nostre spese e, così non cercare di migliorare per continuare l’attuale viziato status quo! Quando il fatto stesso che nel compendio mondiale parecchi e diversi modelli risultano palesare implicita non può che esserne la loro potenziale perfettibilità! In Italia, pertanto servirebbe iniettare maggiore semplificazione per iniettare quella virtuosa concorrenza che viene mantenuta in latitanza da una siffatta voracissima classe politica! Pertanto per approdare ad un sostanziale e autentico contendibile bipolarismo aperto urge cambiare spartito quanto col sistema elettorale SEMIALTERNO si propugna! Dispositivo ilSEMIALTERNO che basandosi su mandate al proporzionale (senza soglia) verrebbero sostituito da una mandata al maggioritario (con premio di maggioranza con un’eventuale rafforzativa soglia) in caso di fine anticipata della legislatura ma, in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerà a mandate a base proporzionale!

    Quando un siffatto cambiamento sociale economico antropologico che stiamo vivendo che segna il passaggio ad un nuovo paradigma che implicitamente reclama anche per la democrazia nuove declinazioni! Perché la gente deve tornare al centro della scena sia in termini di propositi che decisionali attraverso inderogabili innesti a democrazia diretta. Giacché l’attuale odierna situazione sta diventando sempre più intollerabile: troppe infrastrutture e talora, sempre di nuove se ne aggiungono per separare il cittadino dai centri di potere. Quando le potenzialità che le nuove tecnologie ed internet permetterebbero un profittevole utilizzo per ridurre sempre più le filiere d’intermediazione per così riqualificare l’esercizio della democrazia. Invece da noi, si procede tutto all’incontrario facendo i partiti degli autentici kafkiani apparati che si strutturano e configurano come sempre più staccate autoreferenziali oligarchie. Tutto questo procedere dovrebbe pertanto considera la necessità di una radicale ristrutturazione elettoral-istituzionale per poter affrontare la crisi diversamente così continuando sempre più improprio ed inutile risulteranno essere i sacrifici propinateci dalla casta attraverso quelle rimbombanti cicliche manovre che vengono neutralizzi già sul nascere o nel breve termine per i palesi sprechi e sperperi che permangono inalterati dati le iniquità che permangono immutate in: privilegi, vitalizi, eccessive sperequazioni (fra dirigenti e dipendenti) stock option ed altri vari anacronismi effetto di marcate e sempre più stridenti corporativismi mantenuti che permangono in ogni dove in un siffatto inalterato modo nonostante, l’imperversare d’una siffatta crisi recessiva che mette sempre più persone ed imprese sul lastrico. Ciò rende sempre più difficile ed infeconda una “collettiva” presa di coscienza che impedisce di delineare nuovi orizzonti! Pertanto, serve rendesi conto che urge addivenire a quei nuovi necessari indifferibili riposizionamenti, perché non si può più prescindere dal dover ristrutturare l’architettura di quanto abbiamo a disposizione. Giacché anche la Costituzione non può esser considerata un totem da blandire o d meramente decantare, ogniqualvolta se ne indichi una qualche necessità d’aggiornamento, specialmente per ciò che attiene al capitolo V (quinto) che rimane un’antitetica rovina,   visti gli antefatti tuttora in corso dove ovunque vi si attinge indebitamente, viste le ricorsive malversazioni che le cronache quotidianamente ci raccontano: come lapalissiani peculati! Tutti perversi aspetti che chiaramente indicano che il sistema è al collasso in quanto favorisce esclusivamente il perpetuarsi d’una siffatta autoreferenziale speculazione. Oltretutto questi sperperi fanno sempre più aumentare il nostra debito pubblico….. Così come anacronistico risulta dichiararsi europeisti e mantenere un siffatto bicameralismo perfetto che non ha paragoni e, che non può più reggere! Specialmente quando basterebbe semplicemente recepire le direttive europee compito del quale risultiamo sempre più in ritardo, quando non ci cadiamo per strutturale lentezza in onerosa mora! Purtroppo siffatta imperizia permane essendo strutturale ed accade purtroppo sia a livello locale quanto per omissis e strutturali sistemiche obsolescenze ci permangono in eredità dalla prima repubblica così come in altrettanto modo risultano trascurate nella loro applicazione molte delle normative che si dovevano acquisire dall’Europa dove la crisi sistemica è strutturale In quanto si doveva iniziare a praticamente autenticamente accelerare e rafforzare l’unificazione politica europea, ammesso che questi originali propositi europeisti perdurino tuttora!? Quando sostanzialmente serviva procedere a ridurre quanto di ferruginoso permaneva dando inizio ad una riduzione ad ogni elezione per sfrondare il numero dei rappresentanti d’ogni Assemblea Parlamentare d’ogni Stato membro UE. Cosicché in modo “ascalare” nella misura iniziale che poteva essere del 50% alla prima mandata elettorale e del 20% per le sue successive per così arrivare nel medio breve termine ad un massimo di soli 100 (o meno) membri per la Camera quanto ad una sola trentina di Membri per il Senato per l’Italia. Ovviamente, questo processo di decrescita numerica dei Parlamentari sarebbe auspicabile poterla applicare ad ogni Stato membra e/o particolarmente nei confronti de Paesi PIIGS! Giacché essendo commissariati non necessitano di così tante prolisse rappresentanti in pleonastico esercizio legiferante; quando è più che sufficiente recepire dalla UE direttive! Oltretutto dopo aver acquisito ed inserito il fiscal compact nella Costituzione diventando tutto sempre più prescrittive: “triplamente ridondante”   risulta la nostra italica situazione del disporre d’una sovrabbondante nostrano Parlamento a doppione con una Camera ed un Senato quando sostanzialmente risultiamo commissariati. Ovviamente lo stesso detto processo auto riduttivo nel numero dei membri dovrebbe investire tutti gli altri Parlamenti degli Stati membri UE. Questo per contestualmente agevolare detta unificazione politica e concretizzarla indispensabile da intraprendere dopo aver dato inizio a quella sui controlli bancari centralizzato nella BCE. Così come indifferibile dovrebbe risultare far rispecchiare coerente la proporzionalità del numero dei rappresentanti Parlamentari rispetto all’affettivo numero dei votanti che ogniqualvolta si esprimono nelle relative chiamate consultive elettorali. Questo criterio dovrebbe essere adottato indipendentemente dalle modalità elettorali ovvero sia per modalità Proporzionale quanto per quelle Maggioritarie. Quindi se gli elettori attivi che si sono espressi fossero stai del 60% anche quelli passivi dovrebbero riflettersi in un 60% di membri eletti. Da cui sgorga dover concepire le Pubbliche Assemblee d’ogni ordine, livello e grado in modo elastico – flessibile adattivo – In subordine eventualmente per i più scettici, prospettare assemblee con un minimale numerico di rappresentanze politiche e/o amministrative!

    Inoltre urge rimuovere analoghe ipocrite questioni che permangono a livello globale dove da tempo sussiste inevasa la volontà di acquisire più radicali regole nei confronti di quella finanza speculativa giacché indisturbata persevera libera di continuare a galoppare al   ritmo di quel solito primordiale creativo algoritmo speculativo! Pertanto, in un siffatto contesto imperterrita non può che spadroneggia sempre più la casta sia quella politica che per collusione quella bancaria e finanziaria quant’altro incontrastato d’appannaggio ai soliti potere delle corporazioni e delle lobbies, che si possono concedere qualsivoglia libertà!            

    Questioni che ci prospettano d’appartenere ad una nostrana democrazia d’autentici esodati?! Allora serve darsi da fare come quanto già l’Islanda insegna che grazie alle nuove tecnologie s’è potuta “rifare – aggiornare per upgrade” perfino la Costituzione via internet! Proprio perché si sono resi conto che solo quando il sistema nel suo complesso risulta in tutte le sue parti aperto nel modo più possibile dinamicamente organico ed equilibrato anche per gli aspetti dei meccanismi elettorali come il SEMIALTERNO. Solo ristrutturando si potrà innescare e mantenere un sostanziale bipolarismo contendibile aperto tale da permettere che i ricambi risultino fisiologici sia nell’orientamento politico quanto per quello della mobilità sociale (generazionale, ecc.) al fine di poter così dissipare e contrastare rischi che talune parti dell’insieme s’involino verticalmente nella loro totale autoreferenzialità (casta), oltretutto che sfoci in irreversibili autoritarismi. Poiché la qualità di un sistema elettorale rispetto ad un’altra s’esprime per il quanto di governabilità riesce -post voto- a determinare nel modo più celere possibile governi più coesi e “dinamici” indipendentemente se questi siano concepiti e/o costituiti da partiti di correnti e/o da coalizioni di partiti purché massimizzino quanta più alta possibile la rappresentatività e contestualmente rispondano a principi d’accountability secondo quanto la “triple botton line” attesta! Il dover perseguire coniugandoli, obiettivi di: equità sociale, qualità ambientale e prosperità economica! Senza queste prerogative non si riuscirà mai a cavare il ragno dal buco ed illusorio diverrà toglierci da un siffatto impaludamento se resteremmo orfani di radicali ristrutturazioni che incidano profondamente sui livelli nazionali quanto quelli europeo che internazionali. Giacché per tirarci fuori dagli impicci, non basta solo il sostegno internazionale in quanto serve energia dal basso ma noi, purtroppo affoghiamo nel solito compromesso storico!!!

    Pertanto per incarreggiare il nostro Bel Paese e così approdare ad una democrazia avanzata, partecipativa più matura e, tale da infervorare senso d’appartenenza giacché non potrà che essere il futuro che c’accomuna, urgono incisive radicali e più complete ristrutturazioni per poter riformare profondamente l’impianto elettoral-istituzionale così come in altrettanto modo urgono oltre considerevoli aggiornamenti auto rigenerativi come di seguito esposto quale “open road map”:

    ·             Istituzionalizzare le primarie secondo il criterio aperto della “TOP TWO” (al principio che i primi due vincenti si contendono il collegio) come quanto già fanno in Californiana;

    ·             Aggiungere l’istituto del “write in” sulla scheda elettorale anche per le primarie per riscattarci da un siffatto immanente imperante lobbismo e partitismo;

    ·             Aggiungere l’istituto del “recall” – ostracismo – quale minimale esigenza d’equilibrio all’art. 67 – “quel …senza vincolo di mandato” ed ovviare a quei furtivi cambi di casacca. Il recall è un istituto presente giàda un secolo in California ma anche in altri 18 Stati dell’Unione quanto in Canada, Giappone, Svizzera ed altri vari paesi latino-americani;

    ·             Eliminare il Quorum ai referendum per rafforzarli;

    ·             Introdurre il referendum propositivo per controbilanciare quello abrogativo! Giacché alcun equilibrio può reggersi soltanto togliendo bensì anche aggiungendovi;

    ·             Introdurre la sfiducia costruttiva;

    ·             Rendere più specifiche le funzioni delle Camere rispetto all’attuale ridondate doppione legiferante un anacronistico bicameralismo “perfetto” e dare consistenza ad un Senato del tipo Federale;

    ·             Attingere ad altre alternative opzionali di voto tipo es.: al voto cumulativo come già accade in Lussemburgo ed in Svizzera che permette di affettarlo (frazionarlo) come una torta e poi decidere come distribuirlo esempio: mezza torta al Tony, un quarto al Pero e l’altro quarto al Bortol. Questa modalità permetterebbe di sottrarsi alla totalizzante dittatura dei partiti per così poter pre-orientare dalla base col voto le eventuali alleanze di coalizioni;

    ·             Raddoppiare la potenzialità del voto a PREFERENZE adottando l’opzione “PRO e CONTRO” ovvero liberamente poter scegliere “pro Pero e contro Tony” o diversamente “pro” o “contro” solo Bortol; ecc.; oppure, come in Nevada introdurre la drastico opzione: “none of the above” – nessuno di cui sopra!

    ·             Ridurre drasticamente il “pletorico” numero dei nostrani Parlamentari che non ha paragoni e sburocratizzare gli apparati informatizzando in modo pervasivo;

    ·             Contribuire praticamente ed autenticamente accelerare e rafforzare l’unificazione politica europea: ammesso che questi originali propositi europeisti perdurino tuttora!? Se positivo! Procedere facendo in modo che ad ogni elezione si riduca il numero dei rappresentanti d’ogni Assemblea Parlamentare, in modo “ascalare” (es. nella misura iniziale del 50% alla prima mandata elettorale e del 20% per le successive) in modo tale da arrivare nel medio breve termine ad un massimo di soli 100 (o meno) membri per la Camera ed una sola trentina di Senatori. Ovviamente, questo processo di decrescita numerica dei Parlamentari sarebbe auspicabile applicarlo in modo particolare ai Paesi PIIGS giacché essendo già in commissariamento non necessitano di così tante prolisse rappresentanti in quando è più che sufficiente recepire dalla UE le direttive specialmente quando queste risultano dal fiscal compact inserito in Costituzione totalmente prescrittive! Ovviamente lo stesso detto processo auto riduttivo nel numero dei membri dovrebbe investire tutti gli altri Parlamenti degli Stati membri UE per contestualmente agevolare detta unificazione politica e concretizzarla.

    ·             farne coerentemente rispecchiare in proporzionalità il numero dei rappresentanti Parlamentari all’affettivo numero dei votanti che ogniqualvolta si esprimono alle votazioni   questo da adottarsi indipendentemente dalle modalità elettorali siano esse al Proporzionale od al Maggioritario. Quindi se gli elettori attivi si sono espressi al 60% anche quelli passivi dovrebbero riflettere un 60% di membri. Da cui sgorga dover concepire le Pubbliche Assemblee d’ogni ordine, livello e grado in modo elastico – flessibile adattivo – In subordine prospettarle con un minimale numerico di rappresentanze politiche e/o amministrative;

    ·             Rendere 2 al massimo i mandati elettorali;

    ·             Rendere attivo l’art. 49 per introdurre una minima modalità democratica nei partiti italiani e farli acquisire i termini della normalità europea;

    ·             Eliminare il finanziamento pubblico dei partiti coerentemente all’esito del referendum del ‘93 od in subordine pretendere un inflessibile rendicontamento delle spese e contestualmente obbligare a pubblicarle in rete per qualsivoglia preteso rimborso! Prerogativa minimale per ovviare alla voracità di siffatti insaziabili apparati partitocratici;

    ·             Introdurre i costi standard per la politica per uniformarla a quella europea;

    ·             Altrettanto auspicabile risulta spogliare i nostrani parlamentari d’ogni vitalizio dimostrandosi  insensibili alla situazione emergenziale dell’economia del Paese. Così improrogabile risulta la necessità di ridurre i lauti appannaggi ai boiardi di Stato ed affini in continuativa tendenza al rialzo spinti da un irrefrenabile patologico spread rispetto a quanto percepiscono i “Parlamentari dell’€urozone e loro analoghi “Servitori dello Stato”!? Così come serve ridimensionare ogni stipendio ai gran Commis di Stato ed ai CDA statali e parastatalicosì come ed ad ogni altra figura d’ogni livello burocratico ed amministrativo, municipalizzate comprese quanto i manager bancari e non, specialmente quelli salvati dallo Stato per la bancarotta indotta o prodotta. Poiché ciononostante tutti presentano redditi e congedi che sforano qualsiasi globale comparazione e, dove, tutti impunemente restano inchiodati su più poltrone senza demordere pur iscuotendo sfarzose pensione;

    ·             Introdurre pertanto dei massimali agli stipendi pubblici (parlamentari ed affiniquanto ai top manager che risultano con remunerazioni al 4 posto nelle graduatorie mondiali nonostante sussista un impressionante divario della media stipendiale degli Italiani rispetto a quelli Europei;

    ·             Provvedere alla ristrutturazione dei ricambi dei dirigenti delle burocrazie: ne capi di gabinetto o capi dell’ufficio legislativo a vita. Quindi, equilibrarne il rapporto sia per non esagerare nel gratificarli concedendo loro indebito monopolio ne per contro adottare lo spoil system per così renderli succubi dei politici di turno, sarebbe invece opportuno, introdurre una soglia minima ed una massima per la durata di queste carriere;

    ·             eliminare tutte le province (retaggio della discesa di Napoleone) anziché decretarne un loro solo parziale dimezzamento da 86 a supposte 51 che innescherà un prossimo guazzabuglio istituzionale fatto d’infiniti ricorsi, referendum secessionisti ed appelli di città contro campanili in rivolta, ecc.;

    ·             Introdurre ovunque criteri meritocratici per dissipare il clientelismo, la cooptazione, ecc. e non continuare a violentarli;

    ·             Risolvere la questione dei conflitti d’interessi nei mass-media, che per l’incompatibilità di funzioni giudiziarie con il legislativo e viceversa, ecc.;

    ·             Reintrodurre il reato di falso in bilancio e di riciclaggio;

    Introdurre gli Eurobond e rendere la BCE banca dell’ultima istanza (Una potenziale soluzione potrebbe derivare dal federare il debito per così batter la crisi come quanto fecero nel 1700 (pres. A. Hamilton) gli USA durante la guerra contro l’Inghilterra. Cosicché gli Stati in difficoltà verrebbero sottratti alla morsa della speculazione finanziaria giacché farebbero parte di un entità sovranazionale finanziaria, serve creare un potere sovrano continentale! S.Sylos & G. Rufolo)    

    ·             Correggere l’influenza delle agenzie di rating;

    Quindi, per evolvere serve rendersi conto che urge una semplice improcrastinabile rivoluzione copernicana quella che infonda accountability -responsabilità – rendendo chiare e trasparenti tutte le prassi ed i processi democratici accessibili già nella rete secondo il modello del Freedom of Information Acts statunitense (datato 1966 e già nel 1974 contemperato con le esigenze della privacy) ed idealmente integrarsi con le sempre maggiori potenzialità d’interattività che le nuove tecnologie permetterebbero esercitare con più pronti liquid feed back e/o referendum volti a rendere virtuosa e propulsiva anche la ripresa e lo sviluppo se aperti all’opencrowdsourcing implementazione! Giacché è quando l’informazione diventa più precisa, i membri di una società tendono ad aspettarsi di più e ad essere più esigenti pertanto, l’eccesso ad un informazione più ampia può produrre una domanda di politica di maggiore qualità specialmente quando tutto questo potrà esserne agevolato quando lo stesso sistema elettorale risulterà organicamente strutturato per poterlo implementare riproducendo un più contendibile bipolarismo aperto come quanto il sistema SEMIALTERNO permetterebbe riprodurre! Giacché il SEMIALTERNO risulta aperto all’auto implementazione ricorsiva della qualità-democraticità alla Kai-Zen quale dispositivo agevolatore ad una migliorare circolarità dell’informazione!

    Pertanto, serve svegliarci e darsi da fare per attrezzarsi e cambiare spartito! Giacché per evolvere urge rimuovere l’ipertrofismo burocratico che ci sta attanagliando e strozzando con una siffatta inaudita pressione fiscale al 54% che non ha eguali al mondo!

    :wink:

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart