Sono le parole che Fini disse a Folgorino, quando questi lo trovò rincattucciato in un ripostiglio, per paura di ricevere le botte. Era il 10 agosto quando scrivevo:
“Una delle Istituzioni vacilla, dunque, sotto i colpi di maglio di una vicenda da cui lo stesso Fini ha cercato, con le sue dichiarazioni, di prendere le distanze scaricandone la responsabilità sul cognato. Maldestramente, come si è visto. Una specie di vigliaccheria. Del resto, come ricorda un suo ex compagno di partito, Sergio Mariani, detto Folgorino (qui), fu Fini a confessargli, scovato “rannicchiato in un sottoscala”: “Mi prende le gambe e mi dice: “Sergio, che colpa ne ho se non ho il vostro coraggio?’”. Fini non è mai stato, così sembra, un leone.
Ma resta attaccato alla sua poltrona come la tenia all’intestino. Ci vuole una scossa violenta per liberarsene. Questa scossa la può dare Napolitano.”
Napolitano come si è visto, la scossa non l’ha data. Anzi, ha fatto di tutto per mantenere il silenzio. Un silenzio assai sospetto. Se non ha intenzione di suggerirgli le dimissioni o non riesce (perché Fini è coperto dai cosiddetti poteri forti) a fargliele dare, dia un segnale positivo al Paese rassegnandole egli stesso, così da ridare dignità alle Istituzioni colpite dalla vicenda Fini.
Ieri Giancarlo Tulliani ha smentito di essere il proprietario dell’immobile, e il Fli, per bocca di Briguglio chiede l’intervento del Copasir in quanto i documenti prodotti dai giornali sono falsi. Insomma ci si nasconde dietro l’ipotesi di un complotto, addirittura dei servizi segreti, a danno di Fini. Ovviamente ci si sente ancora sicuri del fortino costruito intorno ai paradisi fiscali, e della protezione da parte di certa stampa e di certa opposizione.
Perfino Il Fatto Quotidiano, attraverso un articolo di Peter Gomez, nutre delle riserve sulla smentita di Tulliani, pur facendo apparire Fini come vittima di un raggiro:
“I cronisti de Il Giornale che oggi l’hanno ripreso con grande evidenza (“Fini non ha detto la verità. Ecco la prova” titola a tutta pagina il quotidiano diretto da Vittorio Feltri), nel loro articolo lasciano ancora un margine di dubbio. Parlano di una “notizia-bomba innescata on line che, se confermata ufficialmente, è destinata a fare parecchi danni”. E Tulliani, attraverso i suoi legali, smentisce categoricamente di essere lui il proprietario delle off-shore.
Ma è plausibile che il documento sia autentico. Anche se è decisamente inusuale che carte del genere, provenienti da un paese scelto dai trafficanti di droga e dagli evasori fiscali proprio per la sua proverbiale riservatezza, finiscano in mano alla stampa.”
E quindi:
“Ma è altrettanto vero che il documento di Saint Lucia non basta a provarlo. E non prova nemmeno che Fini non abbia detto la verità, come sostiene nel suo titolo di prima pagina, Il Giornale. Nelle sue otto risposte al Corriere della Sera Fini infatti afferma che fu proprio Giancarlo Tulliani a dirgli di aver trovato un acquirente. Che poi l’acquirente sia proprio Tulliani, allo stato, può dimostrare il raggiro. Ma solo ai danni di Fini che, proprio come Gaucci, si è fidato del fratello della sua fidanzata.”
Comunque stanno le cose, ciò che è stato raccolto è già sufficiente a far emergere tracce consistenti della presenza nell’operazione di Gianfranco Fini, il quale ormai cerca di scaricare tutta la responsabilità sul cognato, allo scopo di mantenere la poltrona di Montecitorio.
Fini, insomma, non appare ancora liberato dalle giovanili debolezze, e qualcuno deve insegnargli come si deve fare in speciali circostanze come questa. Sembra più incline a designarsi quale vittima, così come faceva in gioventù, piuttosto che come uomo di coraggio. Ma questa volta non ci sono ma che tengano, e se le intenzioni di Fini sono davvero quelle di scaricare tutte le responsabilità sul cognato, la sua è pura codardia, giacché egli non poteva non sapere dei traffici che si combinavano in famiglia.
Possibile che non abbia mai chiesto al cognato chi fossero i compratori della casa monegasca? Possibile che non abbia drizzato le orecchie quando ha sentito parlare di paradisi fiscali? Lui, garante della legalità, della moralità e della trasparenza? Lui terza carica dello Stato? Possibile che Pontone non gli abbia fatto notare che il prezzo era molto inferiore a quello di mercato?
Per molto meno Fini ha fatto dimettere il ministro Scajola, che in una conferenza stampa confessò di non sapere nulla dell’ulteriore cifra versata da terzi per l’acquisto della sua casa romana.
I media e l’opposizione ci fecero una risata sopra. Aspettiamo che la facciano anche su Fini se avrà la sfrontatezza di continuare a nascondersi dietro il cognato.
Ancora una volta si rende necessario per il bene del Paese che Pontone ci dica tutta la verità.
E Napolitano, di fronte ad uno scandalo che sta assumendo dimensioni internazionali, continua a non vedere, a non sentire e a non parlare.