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Voler bene all’Italia

3 Giugno 2010

Sono venuto da… (eccetera eccetera) per manifestare il mio amore alla Repubblica. Grosso modo è questa la frase che è ricorsa sulle labbra dei partecipanti intervistati ieri dalla tv.

Mi fa piacere. Ho visto dell’entusiasmo che non  riscontravo da anni. Le parate, un tempo perfino abolite, non sono state criticate da nessuno di quelli che contano, anzi sono state esaltate, quasi al modo dei regimi dove l’esibizione muscolare ha la sua importanza, più di quella del cervello mi permetto di aggiungere.

Ripeto, sono contento di questo amor patrio. Anch’io voglio bene al mio Paese e mi batto perché sia migliore, visto che nessuno può nutrire dubbi che quello che abbiamo visto finora, dalla nascita della Repubblica, è un Paese in cui la democrazia è stata oggetto di scempi di ogni sorta e il popolo sovrano è stato ridotto a un fardello di cui si è fatto in fretta a liberarsi.

Mi sono domandato, ascoltando gli intervistati, se davvero fossero consapevoli dell’amore di cui la nostra Repubblica ha bisogno.
Perché se l’amore di cui si sono dichiarati portatori è l’amore verso una Repubblica malata e corrotta, non credo che essa, dal suo letto di moribonda, lo abbia gradito.

Malata com’è, vuol guarire. Chi gli propina placebo, la inganna e la mantiene al capezzale. Non gli interessa affatto la sua guarigione. È un sadico e un lestofante, in realtà.

Chi vuol bene davvero all’Italia, si sforza di guarirla, di cercare le medicine necessarie. Non è detto che tutte possano essere efficaci, ma il tentativo è virtuoso e da lodare. Si mettono in campo le idee (la cosa migliore che può partorire il cervello umano), ci si confronta e si agisce.

Non vanno bene per la malata, coloro che negano ogni tentativo, si oppongono a dare il proprio contributo e, come tante Cassandre, vedono solo nero.

Questi, al di là delle parole, ipocrite e malsane, non vogliono bene al nostro Paese. Vogliono bene alla libertà degli intrighi, delle camarille, dei propri egoistici interessi, delle proprie tasche da gonfiare, ma non vogliono bene all’Italia.

La manifestazione a Milano, ad esempio, con i suoi slogan di voler difendere l’attuale Costituzione e chiudersi ad ogni modifica che ne migliori la sua funzionalità alla luce dei cambiamenti sociali intervenuti dopo ben 62 anni dalla sua promulgazione, è stata una esibizione di ipocrisia.

Quando Epifani, segretario generale della Cgil, dichiara: “Quando chiedono di cambiare la Costituzione è per peggiorare i principi fondamentali, quelli che invece vanno difesi – ha detto il segretario generale della Cgil – Abbiamo fatto una cosa nuova, abbiamo pensato che il giorno della Festa della Repubblica per tutti i cittadini italiani è anche la festa della nostra Costituzione, sulla quale la nostra Repubblica è fondata”, egli auspica in realtà la morte per asfissia della Repubblica nata dalla Costituzione del 1948.

Tra i manifestanti, chi sa quanti ancora non si rendono conto che non modernizzare il nostro Paese, che opporsi alle riforme, che ritardandole con ogni pretesto, non è affatto voler bene all’Italia, ma condannarla quanto meno al coma profondo, alla morte vegetale.

È come se, avendo vinto la Ferrari quasi tutte (da tifosi diciamo anche tutte) le gare di un campionato di Formula 1, si rinunciasse a migliorare il suo motore. La Ferrari non sarebbe più competitiva con un motore non più all’altezza della nuova tecnologia. Così è per la nostra Repubblica, il cui motore è la Costituzione. Le conseguenze di un mancato ammodernamento del suo motore, ossia della Costituzione, sono sotto gli occhi di tutti. Così non si può continuare. Arriverà il momento che il motore batterà, come si dice, in testa.

Ieri, molto colpevolmente si è lasciato passare un messaggio falso, che ha invertito l’ordine dei valori. Qualcuno vi sarà malauguratamente caduto. Ieri non era affatto la festa della Costituzione, ma la festa della Repubblica, nata due anni prima, il 2 giugno 1946. La Repubblica è il valore forte, da difendere e preservare. La Costituzione, nata il 1 gennaio 1948, è il suo motore, che ha bisogno continuamente di essere aggiornato affinché la casa di tutti, la Repubblica, risponda puntualmente alle esigenze della società, mutevoli con il tempo.

Annotazione. Riguardo alla telefonata di Berlusconi a Ballarò, leggo la dichiarazione congiunta del duetto dio-li-fa-e-poi-li-accoppia Vita-Giulietti: “Non solo vuole il diritto di replica, ma lo nega agli altri. Questa è la nuova versione del ‘Berlusconi furioso’, che per l’ennesima volta ha interrotto telefonicamente Ballarò , quasi fosse il sovrano del polo RaiSet”.

Dunque: perché le opposizioni sostengono che Berlusconi è il padrone della Rai e di Mediaset? Lo si sta accusando che ha tenuto un comportamento “quasi fosse il sovrano del polo RaiSet”. È il padrone di RaiSet o non lo è?

Si mettano d’accordo una buona volta. È tempo che diano una bella lubrificata al loro cervello.

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2 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 3 Giugno 2010 @ 13:40

    Non basta.

    Trovi anche un giornalista che si diletta a scrivere certe stupidate e il suo giornele,Libero, che le pubblica.

    Ma vi pare possibile che un uomo capace di creare un impero economico, di stare alla pari con i più grandi del mondo. di governare un Paese difficile come l’Italia, si lasc i andare a meschinità e capricci come la stampa descrive ? E’ così idiota solo il pensiero che chi lo formula dxovrebbe andare a nascondersi in un buco di muro.

    Le liti con Tremonti ? Sono certamente ben altre ed hanno ragioni assai più serie: mai fatto mente locale che Berlusconi è un industriale e Tremonti un commercialista ? Che dunque le visuali sono diverse e debbono essere messe a confronto, discusse e ponderate ?

    Ma tanto basta seminar zizzania…

  2. Commento by Mario Di Monaco — 3 Giugno 2010 @ 15:33

    Chi si oppone ad ogni tentativo di cambiamento non si rende conto di fare il gioco di

    chi ha in mano da sempre le leve effettive di comando di questa nostra ammalata Repubblica e che non vuole modifiche ad un sistema che garantisce ai furbi prosperità e sviluppo.

    Costoro hanno mezzi e amici in ogni settore pronti ad intervenire per bloccare qualsiasi temeraria iniziativa che metta a rischio i loro loschi affari.

    Di solito preferiscono agire attraverso la diffamazione dell’avversario perché è il mezzo che ha più immediato effetto sulla pubblica opinione.

    Così chi propone di cambiare la Costituzione per renderla più rispondente alle mutate esigenze viene tacciato di fascista, chi prova ad intervenire sui problemi della giustizia viene accusato di agire per il proprio specifico interesse, chi opera per realizzare una burocrazia meno opprimente e più trasparente, e non sanno come infamare, viene bollato come mafioso, che è l’insinuazione che va bene per ogni occasione.

    Un  importante contributo dei cittadini al cambiamento  sarebbe quello di compiere uno sforzo per imparare a distinguere chi offre medicine da chi sparge veleni.

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