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LETTERATURA: Tratto da “La verit√† del sentire”

4 Giugno 2010

di   Fabio Strafforello

E’ con i nostri sensi che camminiamo su ci√≤ che abbiamo interiorizzato, l’Anima cammina sul sentiero plasmato del Tempo.

Tornar fra persone cangianti, ove mostrar quel che vive nell’uomo√Ę‚ā¨¬¶ oltre ogni Tempo. Ho rappresentato la nostra identit√†, fra le tonalit√† dei colori e le sensazioni umane, nelle immagini cangianti del comune motivo del loro proprio esistere, l√† dove ombre e luci sono l’unica dimensione alla quale poter dare il senso dubbioso, ma pur vero della propria esistenza, in ci√≤ che scorre oltre la mera realizzazione della nostra vita esteriore, ma nella percezione di un’anima libera di muoversi fra il passare degli uomini√Ę‚ā¨¬¶ cos√¨ so che quello che ho dentro di me esiste pi√Ļ di quanto mi potesse apparire, distante dalla materia per il suo stesso motivo di dover cambiare, e dove il mutare delle cose √® il mistero del nostro sentire. Luce e buio, li ho visti camminare assieme, ove creare forme, scorrere da un luogo all’altro e d’un attimo poter tornare, nei luoghi e negli spazi in cui l’uomo si abbandona√Ę‚ā¨¬¶ lontano dal voler capire. Di quel pomeriggio, tinto fra le sensazioni di dover morire, e il desiderio di voler restare, come d’un fiato hai volto le spalle al tempo√Ę‚ā¨¬¶ passar da un’anima all’altra, e cercar di posto dove poter stare√Ę‚ā¨¬¶ forse fra gli spazi di quello che non sappiamo riempire, Anima e Tempo hanno luoghi dove poter tornare! ¬† ¬† ¬† ¬† ¬†

Quel che il tempo ha lasciato √® solo un ricordo, nella materia o nella mente dell’uomo, al trasformarsi di queste due cose ¬† sembrer√† che egli non sia mai passato!

Avrei voluto parlarvi del tempo, di come egli scorra fra le nostre mani√Ę‚ā¨¬¶ afferrarlo sar√† la prova pi√Ļ lunga della nostra vita. E’ nelle sensazioni, che viviamo il nostro tempo, messaggeri dell’animo umano e pronti a colorare quello che non ha et√†!

Ho provato ad osservare un oggetto e per mantenere una dimensione alla sua forma, ho dovuto cambiare il mio punto di vista√Ę‚ā¨¬¶ Quando il punto di osservazione delle cose √® in ci√≤ che muta, capisci l’illusione di quel che sembra. Ho pensato di ancorarmi ai punti fissi d’una mutazione continua√Ę‚ā¨¬¶ Sono presenti nel nostro animo quei luoghi di fermezza che si muovono con noi, come un riferimento che non cambia mai, perch√© √® in noi. E’ un mutare in simbiosi quello del ricordo nella nostra mente, come a voler mantenere sempre vivo il desiderio del nostro pensiero. La felicit√† che provo ad ascoltare queste sensazioni √® sufficiente a coprire ogni mia paura e ogni sconforto, nel trasporto leggero in altri mondi nascosti alla materia√Ę‚ā¨¬¶ Ho cos√¨ la percezione della mia esistenza in quello che il tempo non pu√≤ cancellare, ma come parte di se stesso. Vi vorrei parlare della luce, del buio, in una percezione legata solamente alla creazione delle immagini, in quel che l’essere umano costruisce per identificare la propria dimensione e nel contrasto di quel che appare. Vorrei dirvi che riuscire ad afferrare le sensazioni dentro di noi ci apre ad una nuova vita, nella quale poter partecipare, forse come una parte di Dio√Ę‚ā¨¬¶ Perch√© devo saziarmi di quello che le mie mani non sanno trattenere, √® in quel che mi possiede che nascondo la linfa della mia esistenza. Avrei voluto trovare la dimensione di me stesso, forse cercandola tramite la mutazione della mia ombra√Ę‚ā¨¬¶ nelle speranze mai evase di farci trasportare dalla vita. E’ nella fantasia, che ritrovo l’ombra di una figura che accompagna il mio futuro, nascosto dal buio delle nostre paure e dove ci√≤ che ci attraversa sembra trasmetterci l’incertezza della nostra esistenza√Ę‚ā¨¬¶ Quel che all’uomo serve, per tenerlo timoroso di se stesso in questa vita, √® parlargli della crudelt√† del mondo oltre noi stessi, negandoci cos√¨ anche l’opportunit√† di conoscerlo e di prepararci ad esso. Un mondo fatto di quel che l’uomo non pu√≤ sapere, ma solo immaginare e dove lo spirito √® la vita eterna che vive in noi√Ę‚ā¨¬¶ L’ho visto far attendere un corpo morente, senza pi√Ļ una coscienza apparente, ma solo il tramite per farci vedere d’una presenza vigile a voler comunicare con noi, senza sentirne la voce. Giunto alla presenza di questo corpo inerme, ho visto attendere il tempo, quanto necessario alla sua anima, cos√¨ da potergli far incontrare l’anima di chi ha sempre amato√Ę‚ā¨¬¶ Come d’un sol fiato sei volata via, distante da un corpo schiavo del tempo, ma pi√Ļ vicina a me di quel che non siamo mai stati√Ę‚ā¨¬¶ La natura ha fermato il suo corso, in un susseguirsi di ripetizioni e dove il frutto dell’uomo √® un evento senza et√†. E’ In quell’immagine che trovo il modo di Dio per incontrarsi con l’uomo, ci sono voci messe l√¨ per ascoltare, dove l’uomo trova la speranza nell’ignoto e dove il nulla √® il rifugio dalle nostre paure√Ę‚ā¨¬¶ Presenze comunicano oltre ogni umana sembianza, si guardano, si cercano, si vorrebbero amare, senza il viso strano del giudizio, oltre le scelte della nostra vita. Mi √® capitato di odiare senza conoscere, mi √® capitato di essere stato odiato senza essere conosciuto, come se qualcuno dentro di noi avvertisse la prigionia alla quale i nostri cuori sono soggetti√Ę‚ā¨¬¶ Non so pensare a qualcosa di diverso, quando il mio sapere √® tutto in quel che sono, ascolter√≤ quel battito come a ricordarmi che c’√® qualcuno ¬† dentro di me! ¬† ¬†

L’amore che portiamo verso gli altri non possiede diversit√† in quel che siamo√Ę‚ā¨¬¶ l’uomo donandosi sfiora la via dell’immortalit√†, nel culmine della pace interiore.


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1 commento

  1. Commento by Fabio Strafforello — 4 Giugno 2010 @ 11:43

    Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso  in relazione  al brano sopra in oggetto, ringrazio   poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
    Fabio Strafforello.  

     

    Un insieme di immagini e di pensieri che non danno tregua al lettore. Lo coinvolgono e lo portano verso una continua profonda meditazione.

    Dal tema del tempo, che sottende un po’ tutto il contenuto, si passa al rapporto dell’uomo con se stesso, ma anche con la realt√†, con l’altro e soprattutto con l’essenza finale. Campeggia sempre l’indagine che scava all’interno di un animo in assidua ricerca, in un inesausto tentativo di scoperta, in una spinta ansiosa, che diviene volo lungo il mondo, cammino cosciente nell’umanit√†, possibile conquista liberatoria. Soprattutto viene ad emergere una articolata tensione nei confronti dell’interiorit√†, fissando in modo primario i principali valori dell’essere e non dell’apparire. Allora il tempo dell’uomo si fa colore e non grigiore, si fa luce e non ombra, si fa salvezza e non condanna, se proprio riusciamo a seguire la valenza del nostro sentire, capace, se vuole, di spiritualizzare anche la materia e di penetrarla.

    Dunque, non utopia soggettiva, ma precisa visione decretata dalla bellezza di una verit√† che √® nell’animo pi√Ļ disposto all’agire ed al bene. Ed ecco, allora, che, pur nel dubbio sempre in agguato, si ha forza, fermezza, traduzione di memoria costruttiva; si ha indicazione sofferta, che si fa, a volte, imperativo garbato, per cogliere sempre pi√Ļ quella luce sparsa nel mondo, annidata all’interno dell’uomo e soprattutto vivificante e decisa nell’Altrove. E l’uomo si fa dono per s√© e per l’altro e arriva quasi al mito nell’espressione dello spirito. Cosicch√© neppure la morte pu√≤ coglierci impreparati, troppo disorientati o intimoriti. La morte non sar√† un andare verso l’ignoto o verso il nulla eterno, non sar√† un aprirsi al buio assoluto, non sar√† solitudine agghiacciante, bens√¨ incontro di anime, premio d’amore e connubio infinito con l’Assoluto.

                                                                Gian Gabriele Benedetti

     

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