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Volete un esempio di cos’è la stampa italiana?

4 Settembre 2009

Quando mi capita di criticare la stampa italiana definendola confusionaria, e anche prezzolata, voglio dire che essa non è ispirata da alcuna deontologia ed in particolare non si pone tra i suoi obiettivi quello di informare correttamente i cittadini. Le informazioni sono sempre di parte, smaccatamente e segnatamente di parte. Così che i cittadini non sono messi mai in condizione di ragionare con la propria testa sui fatti.
Non si tratta, secondo me, come qualcuno sta urlando istericamente, di mancanza di libertà di stampa nel nostro Paese nel senso auspicato e protetto dalla nostra Costituzione. Di questa libertà ce n’è a iosa.
Ciò che manca, invece, è l’uso corretto che di essa si fa. Libertà di stampa non significa, ad esempio, imbrogliare le carte, nascondere, tirare i cittadini per la giacca perché si schierino dalla nostra parte. Esercitare la libertà di stampa significa assumere l’impegno di una informazione corretta ai cittadini in modo che essi conoscano i fatti e possano dare ad essi una propria valutazione. Oggi si cerca in tutti i modi di impedire questo. Il circuito si è alterato. Chi fa informazione, in realtà fa tutt’altra cosa che informazione. Non è al servizio della professione, ma del potere politico ed economico che lo paga o lo ricompensa.
I casi di questi giorni stanno dimostrando addirittura che alla guida di taluni media vi sono persone che hanno infranto la legge, e nonostante che ciò fosse risaputo dai poteri forti, questi uomini hanno continuato a reggere il timone dell’informazione. Si innalzano a moralizzatori e approfittano della informazione per dare lezioni agli altri al solo scopo di ricavarne un vantaggio politico e di potere.
E’ corretto tutto ciò? Secondo me, no. Se la stampa deve servire i cittadini, come dovrebbe essere, occorre che chi ne fa parte abbia tutte le carte in regola.
Come in politica occorrerebbero persone probe, in grado di rappresentare un esempio per tutti, così dovrebbe essere per la stampa.

Leggete questi trafiletti estratti dagli articoli pubblicati oggi qui:

“Dino Boffo è stato ucciso sulla pubblica piazza con una menzogna che non ha nulla a che fare – né di diritto né di rovescio – con il giornalismo, ma con una tecnica sovietica di disinformazione che altera il giornalismo in calunnia.”

 e qui:

“Anche perché stampa e tivù (salvo eccezioni) anziché rassegnarsi all’evidenza del decreto di condanna esibito dal Giornale, hanno avviato una polemica pretestuosa su questioni formali di nessun conto.”

Da una parte si insiste che su Boffo sono state avanzate solo calunnie, dall’altra che non sono affatto calunnie e che tutto è dimostrato dagli atti del tribunale, alcuni dei quali ancora secretati e quindi non accessibili.

Come fa un cittadino a conoscere la verità? Chi legge Repubblica crede che si siano scritte falsità su Boffo, chi legge Il Giornale è convinto delle colpe attribuite a Boffo.

Se mi dilungo nel mio blog su queste cose, è perché – voce nel deserto – non posso sopportare un’Italia tanto meschina e ipocrita. Non serve a nulla, lo so; tutto continuerà con l’andazzo di sempre. Ma, almeno, cerco di dire la mia, nell’illusione di essere riuscito, dopo 67 anni di esistenza in questo Paese, a mantenere almeno un minimo di obiettività.
Ci tengo a dire che io non mi sento né di destra né di sinistra, e quando scelgo con il mio voto la parte che desidero che salga a governare il Paese, cerco sempre di scegliere la parte che reputo la meno chiacchierona e inconsistente. Se da qualche tempo avverso le fumosità della sinistra non è perché non veda i macroscopici difetti della destra (anche con riguardo al premier). Solo che la sinistra, questa sinistra – ormai me ne sono convinto – non ha alcuna capacità di governo (né di opposizione, ahimè).

P.S. 7 settembre 2009. Stamani c’è un articolo qui che andrebbe verificato. Sembrerebbe, a stare all’articolo, che perfino il Daily Mail abbia distorto le parole di Noemi per alimentare il pettegolezzo contro Silvio Berlusconi.

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Bart