Fogli di diario #10/11

di Carlo Cassola
[dal “Corriere della Sera”, 13 ottobre 1970]  

E’     un     luogo     comune che la cultura provochi fatalmente un livellamento, cioè un abbas ­samento del livello culturale. « Cultura di massa » è un termine dispregiativo.
E’ un luogo comune rea ­zionario, proprio di chi rim ­piange il tempo in cui la cul ­tura era monopolio di una élite. Ma io non lo conte ­sto perché reazionario (a volte, purtroppo, i reazionari hanno ragione): lo con ­testo perché mi sembra sba ­gliato.
Non vedo che differenza faccia che la diffusione del ­la cultura sia limitata a mil ­le anziché a milioni d’indi ­vidui. Il pericolo di una pas ­siva ricezione, di un assor ­bimento indiscriminato, sus ­siste in tutt’e due i casi. La storia è lì a dimostrarlo. In ogni tempo il livello cultu ­rale medio è stato basso. E non può essere diversamen ­te. perché una cultura rice ­vuta non apre le menti, non le stimola, non le aguzza: al contrario, le impigrisce, le addormenta. Una cultura che abbia perso completa ­mente il suo carattere di creazione, di scoperta, di ri ­cerca, diventa inevitabilmen ­te un peso morto; non è più di utilità, ma di danno.
Forse che don Ferrante era una persona intelligente? No, era un cretino. Eppure, faceva parte di una élite. Ma in ogni tempo è stato così, il bagaglio delle persone col ­te, poche o molte che fos ­sero, s’è ridotto a un insie ­me di idées reí§ues.
Il linguaggio coglie nel se ­gno quando parla di bagaglio culturale. Bagaglio significa appunto soma, peso. Al limite si può dire che l’apprendimen ­to culturale è utile solo nella misura in cui è poi possibile sbarazzarcene.
 

*

Ho sempre ammirato e in ­vidiato gli autodidatti. E la ­mento che il progresso ne determini la scomparsa. Quan ­do la scuola dell’obbligo sa ­rà stata portata a sedici, a diciott’anni, non ci sarà più un autodidatta.
Ho sempre ammirato e in ­vidiato gli autodidatti come ho sempre ammirato e invi ­diato i vagabondi e gli avventurosi.
La formazione cul ­turale di un     autodidatta è appunto un   vagabondaggio, un’avventura.
Mi   consolo   pensando   che la     sola     formazione     che     ab ­bia   avuto     importanza,   quel ­la letteraria, me la sono fat ­ta da me. La scuola mi aveva     lasciato     solo     il     disgusto per       la       letteratura. Avevo avuto     due     ottimi     professori, Giovanni   Staderini   al   ginnasio     inferiore,   Ettore     Zoccoli al       liceo.       Ma       la       mentalità  prevalente       era       quella era, e uscendo dal liceo odia ­vo i classici con tutto l’ani ­mo. La letteratura era per me qualcosa       di       ammuffito,       di stantio. Tanto che all’Univer ­sità mi guardai bene dal pren ­dere Lettere. Non volevo ri ­trovarmi tra i piedi il Metastasio o l’Alfieri. Dovevo sco ­prire i contemporanei perché la letteratura potesse apparir ­mi una cosa viva. E i contem ­poranei, li scoprii da me: con l’aiuto, al più, di qualche amico.
Ma il rimpianto di non es ­sere stato un autodidatta nel senso pieno della parola mi rimase. Anche dopo averne
conosciuto qualcuno, ed es ­sermi accorto, con sorpresa, che aveva il complesso della cultura regolare, acquistata attraverso un ordinato corso di studi. Io me ne sarei fat ­to un vanto di essere un au ­todidatta; loro, se ne vergo ­gnavano quasi.
Perfino grandi scrittori au ­todidatti hanno avuto questo complesso. Lo ha avuto Thomas Hardy; lo ha avuto Federigo Tozzi.
Non lo aveva Sherlock Holmes, che una volta scandaliz ­zò l’amico Watson per la sua ignoranza in astronomia. Il famoso detective ignorava perfino che la terra gira in ­torno al sole. Alle rimostran ­ze di Watson, Holmes ribatté che la conoscenza della teo ­ria copernicana non l’avreb ­be aiutato a scoprire l’autore di un crimine: si riteneva quindi in diritto di ignorarla.
Purtroppo Sherlock Holmes fu un’eccezione. Nella quasi totalità, gli autodidatti hanno il complesso della cultura sco ­lastica. L’ abolizione della scuola non risolverebbe quin ­di il problema del livellamen ­to culturale.
E’ più sensato pensare a una riforma della scuola. Ma anche qui, mi pare che si pro ­ceda nella direzione sbagliata.
La bestia nera dei peda ­gogisti, degl’intellettuali, dei pubblicisti, di molti professo ­ri e di molti alunni, è il nozionismo. Ma il nozionismo è utile, anzi indispensabile, in una quantità di casi: per esempio, l’apprendimento di una lingua, o di una branca della scienza, esige l’appren ­dimento di una massa di no ­zioni. In altri casi sarà inu ­tile: comunque non è danno ­so. E’ certo inutile apprendere la genealogia dei re longobardi o l’elenco delle opere di un umanista minore: ma non ve ­do che danno porti. Sarà tempo sprecato: pazienza. L’imbottimento dei crani, il lavaggio dei cervelli, è un male ben più grave della perdita di un po’ di tempo. Ed è un male che va ascritto per inte ­ro alla vecchia pretesa umanistica che la scuola formi l’uomo, il cittadino eccetera. Questa funzione « formatri ­ce » è sempre stata intesa al ­lo stesso modo: istillare a for ­za nelle menti quelle quattro formule, quei quattro schemi, la summa cioè del sapere uf ­ficiale. Oggi saranno gli sche ­mi desunti dal marxismo e dalla psicanalisi, come un tem ­po furono gli schemi desunti dalla filosofìa dei lumi o dall’aristotelismo.
 

*

L’atteggiamento delle avanguardie nei confronti del mondo moderno è contraddittorio. A parole, non soltanto lo ac ­cettano, tendono addirittura ad anticiparlo: non per nulla la maggiore avanguardia arti ­stica prese il nome di Futu ­rismo. Nei fatti, le avanguar ­die tradiscono il disagio nei confronti del modo di vivere contemporaneo. Ma che dico, disagio? Sgomento, terrore.
Che l’avanguardia proclami l’inadeguatezza delle vecchie forme di rappresentazione ar ­tistica, è giusto o quanto me ­no è giustificato; ma che cosa propone in cambio? « Mimare il caos » era tempo fa la parola d’ordine del più autorevole rappresentante dell’a ­vanguardia letteraria in Italia. Il mondo d’oggi appare appunto a questi signori un caos; e il caos non è suscettibile di rappresentazione. Niente forma, dunque; e poiché l’arte è forma, niente arte.
Ma non è l’odio per l’arte dell’avanguardia     che     m’interessa ora mettere in luce. E’ la   contraddizione   di   cui   dicevo   prima.   Possibile che   il mondo   moderno   appaia   alle avanguardie un caos? Dovreb ­be apparire loro un ordine, se lo accettassero e lo promuo ­vessero come dicono.
La polemica che l’avanguar ­dia dice di voler condurre contro il passato, è in realtà una polemica contro il pre ­sente e contro il futuro.
Ne discorrevo una volta con un amico. Eravamo in macchina, fermi a un passag ­gio a livello chiuso. « Questa gente non ha anco ­ra digerito l’automobile ». « Pecchi di ottimismo – ri ­spose l’amico -. Questa gen ­te non ha ancora digerito il treno ».
 

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II foglio di diario che mi aveva procurato un’amichevo ­le polemica con Pietro Citati, mi ha procurato un attacco niente affatto amichevole da parte di Giorgio Bocca. E’ uscito il 30 settembre su « II Giorno » e s’intitola « II mio parere di lettore comune ». E’ vero, Bocca non è un « ad ­detto ai lavori », e lo dimo ­stra ampiamente nel suo ar ­ticolo (non solo non ha capito nulla di quello che di ­cevo io, ma nemmeno di quel ­lo che diceva Citati, a cui pure vorrebbe dar manforte).
Bocca tuttavia s’illude se crede di essere un lettore co ­mune. Il lettore comune si abbandona alla lettura: se ne lascia prendere o se ne sente respinto. La sua opinione ha quindi un valore; dà sempre da riflettere. I tipi come Bocca sono incapaci di abbandono. Sarebbe vano aspettarsi da loro una qualsiasi reazione personale. Sono dei perfetti conformisti. Sarei l’ultimo de ­gl’imbecilli se prestassi la minima attenzione a quello che dicono.

 

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Commenti

4 risposte a “Fogli di diario #10/11”

  1. Anche per la cultura, a mio avviso, vale quanto abbiamo affermato per la scienza. La cultura è crescita totale, se non si allontana dall’umanità, se ha un’anima, se è libera e non imposta, se non è passiva ricezione, se non racchiude almeno un pizzico di saggezza… Solo allora possiamo dire con Epitteto: “Solo l’uomo colto è libero” e con Matthew Arnold: “La cultura è il perseguimento della perfezione totale, attraverso la conoscenza di quanto di meglio si è detto e pensato nel mondo su tutte le questioni che più ci interessano”
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Avatar Felice Muolo
    Felice Muolo

    Bart, questo articolo, soprattutto la parte iniziale, l’ho gradito come il miele che la mattima aggiungo al caffelatte invece dello zucchero. Grazie.

  3. Accidentaccio, Felice, vedo che la mattina ti tratti bene.
    Cassola a me piace molto per la sua franchezza e la sua lucidità.

    Gian Gabriele, sono d’accordo con te. Spero nel prosieguo delle mie ricerche di trovare altri scritti di Cassola, poco conosciuti, ma assai interessanti.