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LETTERATURA: I MAESTRI: Gli autori. Uno su dieci

5 Dicembre 2012

di Carpendras (Manlio Cancogni)
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 14, gioved√¨, 4 aprile 1968]

Ho sotto gli occhi l’ultimo bollettino Ansa con i libri pi√Ļ venduti della settimana: cinque romanzi, cinque saggi. Sono tutti di autori stranieri. Prendo per curiosit√† quello della settimana scorsa. Identica situazione. Nemmeno il nome di un italiano. Risalgo al mese di febbraio, a gennaio. Poco o nulla di diverso. Qualche nome d’italiano s’in ¬≠contra, isolato, nella folla degli stranieri, inglesi, america ¬≠ni, russi, francesi. Il rapporto negli ultimi mesi √® di uno su dieci.

Mi direte: non √® una novit√†; lo sanno tutti che gli scrit ¬≠tori italiani, romanzieri, poeti, saggisti, non sono letti, nemmeno in patria. D’accordo: ma vederne con i propri oc ¬≠chi la documentazione precisa √® pur sempre una cosa che fa effetto.

Come mai? Di chi la colpa? E c’√® un colpevole? Premet ¬≠to subito che, se esiste, non √® certamente il pubblico.

Analizziamo piuttosto gli ultimi bollettini. Fra i narra ¬≠tori ci sono Platonov, il Bulgakov de ¬ę Il maestro e Mar ¬≠gherita ¬Ľ, Capote, Kerouac, Graham Greene. A parte il ro ¬≠manzo di Bulgakov gli altri non sono libri eccezionali. Pla ¬≠tonov √® un narratore dell’epoca staliniana, recuperato dai russi negli ultimi anni; Kerouac √® un beat, anzi uno dei ca ¬≠pi del movimento, con una certa anzianit√† di servizio; Ca ¬≠pote, enfant prodige degli anni postbellici, ha avuto il suo rilancio nel ’66 per un romanzo-documentario, ¬ę A sangue freddo ¬Ľ, Graham Greene √® uno stanco fabbricante di ro ¬≠manzi, in cui la problematica religiosa si confonde con il gusto per le trame poliziesche, che ebbe fama da noi intor ¬≠no al 1950.

Fra i saggisti troviamo nell’ordine, Marcuse, Servan-Schreiber, Kennedy, McCarthy, Chesneaux. Qui i motivi della preferenza sono direi evidenti. Marcuse √® attualmen ¬≠te l’idolo della giovent√Ļ, anche se lui dichiara di meravi ¬≠gliarsene; Schreiber noto, prima, a una minoranza come di ¬≠rettore dell’¬ę Express ¬Ľ, √® diventato un best seller in tutta l’Europa con il suo ¬ę Le d√©fi americain ¬Ľ; di Kennedy e della McCarthy sono piene le cronache dei giornali. Che ¬≠sneaux era fino a poco fa uno sconosciuto; ma il suo libro sulla storia del Vietnam tratta un argomento che sta a cuo ¬≠re a tutti.

In questo campo c’√® una situazione geografica, storica, politica che gioca a nostro svantaggio. Non siamo il centro del mondo; √® naturale che sui problemi di maggiore attua ¬≠lit√† si arrivi in ritardo. Ma anche supponendo che un ita ¬≠liano affrontasse per primo un argomento d’interesse mon ¬≠diale, ci sarebbe sempre nei suoi confronti un senso di sfiducia. Insomma abbiamo rinunciato, ed √® abbastanza na ¬≠turale che sia cos√¨, ad avere una voce in capitolo nel mon ¬≠do delle idee. La cultura, lo sappiamo, √® quasi sempre lega ¬≠ta all’egemonia di una civilt√†. E’ naturale chela McCarthye Kennedy, come Breznev o Mao Tse Tung, interessino di pi√Ļ dell’onorevole Moro.

Per la scelta dei narratori, dei poeti, la motivazione non √® altrettanto chiara. Non foss’altro per via della lingua, specie fra lettori in grado di apprezzare il valore dello sti ¬≠le, le opere di fantasia dovrebbero assicurarci, sul nostro mercato, una posizione di privilegio. Ma non √® cos√¨. II pub ¬≠blico colto √® molto pi√Ļ cosmopolita dei letterati. Preferisce gli stranieri anche se tradotti: e forse proprio perch√© tra ¬≠dotti.

In realt√† la diffidenza verso lo scrittore italiano, in Ita ¬≠lia, ha radici molto lontane e profonde. Ricordiamoci la no ¬≠stra infanzia, la nostra giovinezza: a parte Collodi e Salgari, quali erano i nostri autori preferiti? Manzoni? Nievo? Fogazzaro? Solo i nomi ci facevano ridere. E la loro lin ¬≠gua? Irritante, insopportabile. I nostri ¬ę classici ¬Ľ erano i romanzi tradotti dal russo, dal francese, dall’inglese, delle edizioni Barion o Bietti, che trovavamo a due lire sui car ¬≠rettini. Prima di arrivare alla letteratura ci nutrimmo di London, Conrad, Dostoiewski, Tolstoi, Zola. Soltanto pi√Ļ tardi, quando cominciammo a leggere da letterati, scoprim ¬≠mo anche gli italiani. Ma diciamolo francamente; quasi per obbligo, senza entusiasmo, con scarsissimo piacere, e con un senso di fastidio.

Siamo onesti, i primi a non amare la letteratura italia ¬≠na, intendendo tuttoci√≤ che si scrive nella nostra lingua, dalla storia alla filosofia, dalla narrativa alla critica, siamo proprio noi, i letterati, gli scrittori. Ci leggiamo, √® vero, fra colleghi, ma pi√Ļ che altro per amicizia, per ragioni di lavo ¬≠ro, per buona educazione, quando non √® per spirito di vigi ¬≠lanza. Una volta assolti questi doveri, se abbiamo voglia di leggere (sempre meno) corriamo al libro straniero.

Il defunto principe di Lampedusa gran divoratore di ro ¬≠manzi inglesi, francesi, russi, diceva di non leggere mai gli italiani (se lo poteva permettere, non aveva obblighi di sorta) perch√© li riteneva incapaci di raccontare. Pi√Ļ o me ¬≠no pensiamo tutti alla stessa maniera. La letteratura italia ¬≠na, diceva Saba, sono secoli di noia.

Ma torniamo ai bollettini di vendita. Fra poco la situa ¬≠zione cambier√†. E’ il momento questo di uscita dei nuovi libri italiani. S’avvicina la stagione dei premi e gli editori fanno quanto possono per imporre all’attenzione i loro pro ¬≠dotti. Per un paio di mesi vedremo i nostri migliori titoli risalire. Durante l’estate resteranno in alto. Poi la borsa si calmer√† e il lettore ¬ę fuorviato ¬Ľ torner√† alle sue naturali predilezioni.


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3 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 8 Dicembre 2012 @ 18:32

    Dopo quasi 50 anni le cose non sono cambiate, salvo il fatto che oggi un Bulgakov non capita pi√Ļ, tra gli stranieri. E in effetti mi sono sempre chiesto per quale ragione noi italiani li prediligiamo, direi a scatola chiusa, trascurando almreno alcuni dei nostri che al confronto non sfigurano affatto.

    Per√≤ un cambiamento in positivo nell’attenzione per le cose nostre lo vedo. Lasciando da parte Manzoni, che fa storia a s√®, nomi come Nievo, Collodi, Salgari sono stati riletti e riportati alla giusta dimensione letteraria. Ai tempi del mio Liceo i primi due a stento occupavano mezza paginetta delle antologie di letteratura dell’Ottocento, insomma erano men che minori, mentre, che so, a un Tommaso Grossi un capitoletto era sempre garantito. Oggi sappiamo che di questo Grossi non abbiamo di che farcene, ma di un Pinocchio o di una Pisana ci √® d’obbligo scandagliare l’animo per capire effettivamente chi siamo.

    Ciao Bart, e sempre complimenti per questa riscoperta dei passati articoli   letterari.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 8 Dicembre 2012 @ 20:17

    Grazie, Carlo. Approfitto anche per farti gli auguri di Natale. In quel periodo sarò fuori casa.

  3. Commento by Carlo Capone — 9 Dicembre 2012 @ 10:38

    Auguri anche a te e famiglia, Bart.

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