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LETTERATURA: Il segreto di Shakespeare

8 Dicembre 2011

di Costanza Caredio

Simile allo spettro del padre che tormentava Amleto, ogni tanto riemerge il mistero di Shakespeare: come sia stato possibile che un attore girovago che “had little Latin and less Greek” abbia composto capolavori teatrali ineguagliati per conoscenza della psicologia umana, per inventiva e splendore del linguaggio, per la scelta felice di personaggi storici. Ma Shakespeare evit√≤ scrupolosamente le grandi questioni che agitavano la societ√† del suo tempo , cio√© la costruzione di una Chiesa nazionale inglese contro un impero europeo gestito dalla rivale Spagna. Tratt√≤ con maestr√¨a i personaggi celebri dell’antichit√†, ma ignor√≤ le tragiche vicende di Maria Stuarda, regina di Scozia, imprigionata e giustiziata nella Torre di Londra(1587). In omaggio a Elisabetta, port√≤ sulla scena i Tudor e in appoggio al suo potere utilizz√≤ la storia romana.

Il ‘600 puritano delle Teste di Ferro lo dimentic√≤ e dovette attendere il movimento romantico per la sua consacrazione. Che cosa c’√® dunque di intrigante nella sua memoria? certamente egli era un uomo del Rinascimento e non porta mai sulla scena personaggi della Bibbia.

I Puritani avevano chiuso i teatri: Calvino aveva il rogo facile e scomunicava non solo i balli e le trine, ma anche i calzoni a strisce degli zuavi. Era iconoclasta, distruggeva le immagini, spogliava le chiese e imponeva la Parola. Al contrario, i Gesuiti coltivavano e utilizzavano il teatro e Corneille e Molière furono loro allievi.Certamente essi erano in grado di fornire a Shakespeare riferimenti storici spesso copiati alla lettera (il discorso di Antonio sul cadavere di Cesare, è rintracciabile in Cassio Dione). Era forse la mano dei Gesuiti che non doveva apparire?

Con la Rivoluzione dei Santi, l’Inghilterra si estrani√≤ dall’Europa e costru√¨ il suo impero altrove : ma dall’epoca romantica, una corrente incessante di isolani vaga per l’Italia alla ricerca di Romeo, di Giulietta, dei Due gentiluomini di Verona, della Bisbetica domata e del Rinascimento.


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4 Comments

  1. Commento by Carlo Capone — 8 Dicembre 2011 @ 08:57

    Ho l’impressione che questo prezioso scritto sia solo un frammento di un discorso pi√Ļ ampio. Se ho visto giusto chiederei all’Autrice, e ovviamente a Bartolomeo, di pubblicarlo per intero. Intrigantissima la rivelazione dei Gesuiti ¬†in certa misura ¬†ispiratori ¬† di Shakespeare.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 8 Dicembre 2011 @ 19:57

    Ho girato all’autrice la tua richiesta.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 9 Dicembre 2011 @ 12:37

    Carlo, l’autrice (non sa usare lo strumento commenti) mi ha fatto pervenire la seguente risposta:

    “La vocazione puritana inglese non mi sembra cos√¨ pervasiva come quella svizzera. Inoltre siamo abituati a giudicare i Gesuiti per stereotipi, come del resto i Puritani e quindi ho ipotizzato una situazione di conflitto nell’epoca elisabettiana tra gli intellettuali attratti dal Rinascimento e i politici decisi a costituire un blocco unitario al nord da contrapporre agli Stati del Sud guidati dalla Spagna. Il fascino della cultura classica √® ben presente nei romantici inglesi del primo ottocento e in quel grande autore che √® R.Graves. Inoltre i gesuiti avevano un programma di insegnamento dei classici greco-romani molto interessante. Costanza caredio”

  4. Commento by Carlo Capone — 10 Dicembre 2011 @ 14:20

    Grazie, Bart! e ovviamente un sentito grazie anche a  Costanza Caredio.

    Trovo cruciale l’osservazione sugli stereotipi, in questo caso sui Gesuiti.
    Spesso vengono interpetati  come  tipica espressione del  controriformismo,    senza mai  illustrarne  la modernità del pensiero,  per ogni tempo.
    Lo dico anche, e forse soprattutto, per esperienza personale. ¬†Ho svolto tutti i miei studi scolastici in un Istituto retto da Gesuiti. ¬†Gente in gamba, anche l’educazione sessuale mi hanno in un certo ¬†senso impartito, si era nei fatidici anni Sessanta.

    Saluti

    Carlo Capone

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