Il segreto di Shakespeare

di Costanza Caredio

Simile allo spettro del padre che tormentava Amleto, ogni tanto riemerge il mistero di Shakespeare: come sia stato possibile che un attore girovago che “had little Latin and less Greek” abbia composto capolavori teatrali ineguagliati per conoscenza della psicologia umana, per inventiva e splendore del linguaggio, per la scelta felice di personaggi storici. Ma Shakespeare evitò scrupolosamente le grandi questioni che agitavano la società del suo tempo , cioé la costruzione di una Chiesa nazionale inglese contro un impero europeo gestito dalla rivale Spagna. Trattò con maestrìa i personaggi celebri dell’antichità, ma ignorò le tragiche vicende di Maria Stuarda, regina di Scozia, imprigionata e giustiziata nella Torre di Londra(1587). In omaggio a Elisabetta, portò sulla scena i Tudor e in appoggio al suo potere utilizzò la storia romana.

Il ‘600 puritano delle Teste di Ferro lo dimenticò e dovette attendere il movimento romantico per la sua consacrazione. Che cosa c’è dunque di intrigante nella sua memoria? certamente egli era un uomo del Rinascimento e non porta mai sulla scena personaggi della Bibbia.

I Puritani avevano chiuso i teatri: Calvino aveva il rogo facile e scomunicava non solo i balli e le trine, ma anche i calzoni a strisce degli zuavi. Era iconoclasta, distruggeva le immagini, spogliava le chiese e imponeva la Parola. Al contrario, i Gesuiti coltivavano e utilizzavano il teatro e Corneille e Molière furono loro allievi.Certamente essi erano in grado di fornire a Shakespeare riferimenti storici spesso copiati alla lettera (il discorso di Antonio sul cadavere di Cesare, è rintracciabile in Cassio Dione). Era forse la mano dei Gesuiti che non doveva apparire?

Con la Rivoluzione dei Santi, l’Inghilterra si estraniò dall’Europa e costruì il suo impero altrove : ma dall’epoca romantica, una corrente incessante di isolani vaga per l’Italia alla ricerca di Romeo, di Giulietta, dei Due gentiluomini di Verona, della Bisbetica domata e del Rinascimento.

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Commenti

4 risposte a “Il segreto di Shakespeare”

  1. Avatar Carlo Capone
    Carlo Capone

    Ho l’impressione che questo prezioso scritto sia solo un frammento di un discorso più ampio. Se ho visto giusto chiederei all’Autrice, e ovviamente a Bartolomeo, di pubblicarlo per intero. Intrigantissima la rivelazione dei Gesuiti  in certa misura  ispiratori   di Shakespeare.

  2. Ho girato all’autrice la tua richiesta.

  3. Carlo, l’autrice (non sa usare lo strumento commenti) mi ha fatto pervenire la seguente risposta:

    “La vocazione puritana inglese non mi sembra così pervasiva come quella svizzera. Inoltre siamo abituati a giudicare i Gesuiti per stereotipi, come del resto i Puritani e quindi ho ipotizzato una situazione di conflitto nell’epoca elisabettiana tra gli intellettuali attratti dal Rinascimento e i politici decisi a costituire un blocco unitario al nord da contrapporre agli Stati del Sud guidati dalla Spagna. Il fascino della cultura classica è ben presente nei romantici inglesi del primo ottocento e in quel grande autore che è R.Graves. Inoltre i gesuiti avevano un programma di insegnamento dei classici greco-romani molto interessante. Costanza caredio”

  4. Avatar Carlo Capone
    Carlo Capone

    Grazie, Bart! e ovviamente un sentito grazie anche a  Costanza Caredio.

    Trovo cruciale l’osservazione sugli stereotipi, in questo caso sui Gesuiti.
    Spesso vengono interpetati  come  tipica espressione del  controriformismo,    senza mai  illustrarne  la modernità del pensiero,  per ogni tempo.
    Lo dico anche, e forse soprattutto, per esperienza personale.  Ho svolto tutti i miei studi scolastici in un Istituto retto da Gesuiti.  Gente in gamba, anche l’educazione sessuale mi hanno in un certo  senso impartito, si era nei fatidici anni Sessanta.

    Saluti

    Carlo Capone