di Fabio Strafforello
E’ con i nostri sensi che camminiamo su ciò che abbiamo interiorizzato, l’Anima cammina sul sentiero plasmato del Tempo.
Tornar fra persone cangianti, ove mostrar quel che vive nell’uomo… oltre ogni Tempo. Ho rappresentato la nostra identità, fra le tonalità dei colori e le sensazioni umane, nelle immagini cangianti del comune motivo del loro proprio esistere, là dove ombre e luci sono l’unica dimensione alla quale poter dare il senso dubbioso, ma pur vero della propria esistenza, in ciò che scorre oltre la mera realizzazione della nostra vita esteriore, ma nella percezione di un’anima libera di muoversi fra il passare degli uomini… così so che quello che ho dentro di me esiste più di quanto mi potesse apparire, distante dalla materia per il suo stesso motivo di dover cambiare, e dove il mutare delle cose è il mistero del nostro sentire. Luce e buio, li ho visti camminare assieme, ove creare forme, scorrere da un luogo all’altro e d’un attimo poter tornare, nei luoghi e negli spazi in cui l’uomo si abbandona… lontano dal voler capire. Di quel pomeriggio, tinto fra le sensazioni di dover morire, e il desiderio di voler restare, come d’un fiato hai volto le spalle al tempo… passar da un’anima all’altra, e cercar di posto dove poter stare… forse fra gli spazi di quello che non sappiamo riempire, Anima e Tempo hanno luoghi dove poter tornare!
Quel che il tempo ha lasciato è solo un ricordo, nella materia o nella mente dell’uomo, al trasformarsi di queste due cose sembrerà che egli non sia mai passato!
Avrei voluto parlarvi del tempo, di come egli scorra fra le nostre mani… afferrarlo sarà la prova più lunga della nostra vita. E’ nelle sensazioni, che viviamo il nostro tempo, messaggeri dell’animo umano e pronti a colorare quello che non ha età!
Ho provato ad osservare un oggetto e per mantenere una dimensione alla sua forma, ho dovuto cambiare il mio punto di vista… Quando il punto di osservazione delle cose è in ciò che muta, capisci l’illusione di quel che sembra. Ho pensato di ancorarmi ai punti fissi d’una mutazione continua… Sono presenti nel nostro animo quei luoghi di fermezza che si muovono con noi, come un riferimento che non cambia mai, perché è in noi. E’ un mutare in simbiosi quello del ricordo nella nostra mente, come a voler mantenere sempre vivo il desiderio del nostro pensiero. La felicità che provo ad ascoltare queste sensazioni è sufficiente a coprire ogni mia paura e ogni sconforto, nel trasporto leggero in altri mondi nascosti alla materia… Ho così la percezione della mia esistenza in quello che il tempo non può cancellare, ma come parte di se stesso. Vi vorrei parlare della luce, del buio, in una percezione legata solamente alla creazione delle immagini, in quel che l’essere umano costruisce per identificare la propria dimensione e nel contrasto di quel che appare. Vorrei dirvi che riuscire ad afferrare le sensazioni dentro di noi ci apre ad una nuova vita, nella quale poter partecipare, forse come una parte di Dio… Perché devo saziarmi di quello che le mie mani non sanno trattenere, è in quel che mi possiede che nascondo la linfa della mia esistenza. Avrei voluto trovare la dimensione di me stesso, forse cercandola tramite la mutazione della mia ombra… nelle speranze mai evase di farci trasportare dalla vita. E’ nella fantasia, che ritrovo l’ombra di una figura che accompagna il mio futuro, nascosto dal buio delle nostre paure e dove ciò che ci attraversa sembra trasmetterci l’incertezza della nostra esistenza… Quel che all’uomo serve, per tenerlo timoroso di se stesso in questa vita, è parlargli della crudeltà del mondo oltre noi stessi, negandoci così anche l’opportunità di conoscerlo e di prepararci ad esso. Un mondo fatto di quel che l’uomo non può sapere, ma solo immaginare e dove lo spirito è la vita eterna che vive in noi… L’ho visto far attendere un corpo morente, senza più una coscienza apparente, ma solo il tramite per farci vedere d’una presenza vigile a voler comunicare con noi, senza sentirne la voce. Giunto alla presenza di questo corpo inerme, ho visto attendere il tempo, quanto necessario alla sua anima, così da potergli far incontrare l’anima di chi ha sempre amato… Come d’un sol fiato sei volata via, distante da un corpo schiavo del tempo, ma più vicina a me di quel che non siamo mai stati… La natura ha fermato il suo corso, in un susseguirsi di ripetizioni e dove il frutto dell’uomo è un evento senza età. E’ In quell’immagine che trovo il modo di Dio per incontrarsi con l’uomo, ci sono voci messe lì per ascoltare, dove l’uomo trova la speranza nell’ignoto e dove il nulla è il rifugio dalle nostre paure… Presenze comunicano oltre ogni umana sembianza, si guardano, si cercano, si vorrebbero amare, senza il viso strano del giudizio, oltre le scelte della nostra vita. Mi è capitato di odiare senza conoscere, mi è capitato di essere stato odiato senza essere conosciuto, come se qualcuno dentro di noi avvertisse la prigionia alla quale i nostri cuori sono soggetti… Non so pensare a qualcosa di diverso, quando il mio sapere è tutto in quel che sono, ascolterò quel battito come a ricordarmi che c’è qualcuno dentro di me!
L’amore che portiamo verso gli altri non possiede diversità in quel che siamo… l’uomo donandosi sfiora la via dell’immortalità, nel culmine della pace interiore.
Commenti
Una risposta a “Tratto da “La verità del sentire””
Pubblico quì di seguito la recensione fattami dal Prof. Gian Gabriele Benedetti, e inviatami privatamente dallo stesso in relazione al brano sopra in oggetto, ringrazio poi, oltre al Professore, anche Bartolomeo per avermi concesso tale opportunità.
Fabio Strafforello.
Un insieme di immagini e di pensieri che non danno tregua al lettore. Lo coinvolgono e lo portano verso una continua profonda meditazione.
Dal tema del tempo, che sottende un po’ tutto il contenuto, si passa al rapporto dell’uomo con se stesso, ma anche con la realtà, con l’altro e soprattutto con l’essenza finale. Campeggia sempre l’indagine che scava all’interno di un animo in assidua ricerca, in un inesausto tentativo di scoperta, in una spinta ansiosa, che diviene volo lungo il mondo, cammino cosciente nell’umanità, possibile conquista liberatoria. Soprattutto viene ad emergere una articolata tensione nei confronti dell’interiorità, fissando in modo primario i principali valori dell’essere e non dell’apparire. Allora il tempo dell’uomo si fa colore e non grigiore, si fa luce e non ombra, si fa salvezza e non condanna, se proprio riusciamo a seguire la valenza del nostro sentire, capace, se vuole, di spiritualizzare anche la materia e di penetrarla.
Dunque, non utopia soggettiva, ma precisa visione decretata dalla bellezza di una verità che è nell’animo più disposto all’agire ed al bene. Ed ecco, allora, che, pur nel dubbio sempre in agguato, si ha forza, fermezza, traduzione di memoria costruttiva; si ha indicazione sofferta, che si fa, a volte, imperativo garbato, per cogliere sempre più quella luce sparsa nel mondo, annidata all’interno dell’uomo e soprattutto vivificante e decisa nell’Altrove. E l’uomo si fa dono per sé e per l’altro e arriva quasi al mito nell’espressione dello spirito. Cosicché neppure la morte può coglierci impreparati, troppo disorientati o intimoriti. La morte non sarà un andare verso l’ignoto o verso il nulla eterno, non sarà un aprirsi al buio assoluto, non sarà solitudine agghiacciante, bensì incontro di anime, premio d’amore e connubio infinito con l’Assoluto.
Gian Gabriele Benedetti