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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Pierluigi Battista e il suo ritratto di Berlusconi

21 Ottobre 2013

L’articolo è di oggi sul “Corriere della Sera”.
Non sono mai stato tenero con Pierluigi Battista (detto anche “Piggì”), poiché lo considero uno di quegli editorialisti intimoriti dal potere, in grado soltanto di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Così come, per restare in via Solferino, Antonio Polito e Massimo Franco. Ma non è un difetto del “Corriere della Sera”, è un difetto di tutti i giornaloni tipo “la Repubblica” e “La Stampa”, la quale però annovera, a mio avviso, gli editorialisti migliori. Alessandro Sallusti, direttore de “il Giornale”, ha il piglio del giornalista che piace a me. Non sempre lo condivido, ma la sua scrittura è forte, decisa, e il suo contenuto non mira al compromesso. Soprattutto in questi tempi cupi a causa dell’accentuarsi del percorso autoritario, la sua voce è una delle poche a resistere in controtendenza.

Poiché mi sono lasciato andare ad alcuni giudizi, mi sento in dovere di indicare uno degli editorialisti che preferisco, Arturo Diaconale, con il quale spesso mi trovo in consonanza. Il suo è un minuscolo giornale, “L’opinione”, ma di quelli il cui contenuto è sempre rilevante grazie alla sua penna. Più moderato di me, riesce a vedere i fatti con una preveggenza ed una lucidità che mancano a coloro che si sono piegati al servaggio.

Perché segnalo l’articolo di Piggì? Perché il ritratto che ne esce di Silvio Berlusconi è vero, e tratteggiato anche con un velo di partecipazione e commozione.
Le vittime, come è tato ridotto ad essere Berlusconi, di solito ispirano pietà e in taluni sconfiggono il Maramaldo che li ha posseduti fin lì, ma l’editorialista del “Corriere della Sera” non sembra mosso dalla pietà ma da sentimenti assai più nobili, come è appunto la partecipazione al dolore della vittima.
Non me lo aspettavo, e ne sono lieto.

Vedete, io sono stato e sono ancora un berlusconiano, non tanto per la persona, pur di grande presa, incarnata dal leader del centrodestra, ma dall’idea rivoluzionaria che ha introdotto in una rappresentazione politica inerme e sciatta: l’efficienza da dare ad uno Stato arrugginito, la riforma della giustizia, invocata anche da un referendum plebiscitario tradito, il bipolarismo, sono alcuni dei temi che sono stati scossi da un lungo letargo grazie alla sua discesa in campo.
Sembra, però, che non ce l’abbia fatta (qualche speranza la nutro ancora). Le forze che si sono scatenate contro di lui sono state e sono tuttora imponenti.

Guardate il Pd. Esso, sebbene abbia cambiato nome, è lo stesso che, organizzativamente forte e pressoché invincibile, ha dominato la Resistenza. Allora si chiamava Pci, e la sua straordinaria organizzazione è quella che i giovani possono ritrovare nel bel romanzo di Carlo Cassola, “La ragazza di Bube”.
Se un partito di tale forza, rimasta pressoché intatta, salvo che in una dirigenza assai meno carismatica, decide di prendere di mira un avversario politico, e in più trova come alleato una parte di magistratura ad esso legata ideologicamente, non ce n’è più per nessuno. Difficile resistere.

Ad uno come me che, all’indomani di Mani Pulite, grazie all’avviso di garanzia costruito ad arte nel 1994 per eliminare immediatamente un avversario che si era permesso di arrestare ed umiliare la gioiosa macchina da guerra del Pci-Pds, aveva intuito che l’operazione guidata da Saverio Borrelli e Antonio Di Pietro aveva ben altro intento che quello di punire il reato di finanziamento illecito ai partiti, bensì quello tutto politico di aprire la strada ad un governo del Pci (diventato nel frattempo Pds), sicuro vincitore vista l’eliminazione dalla competizione di tutti gli avversari, Berlusconi apparve come un simbolo. Rappresentava la risposta che i cittadini moderati finalmente potevano dare ad un tentativo di imposizione non democratica, sgradevole e sgradita.

Le vicende umane di Silvio Berlusconi sono ormai note. L’uomo ha mostrato tutte le sue debolezze, ha avuto anche compagnie ed amicizie che non lo hanno aiutato, in primis la moglie Veronica, la quale, anzi, lo trafisse gravemente con una pugnalata alle spalle, avviandone il declino. Poi la sua ricchezza: se da una parte ha finanziato la sua lunga e incredibile resistenza, gli ha nociuto producendo quello sguaiato fenomeno da basso impero che Battista ha ben descritto nel suo articolo.

Si dice che negli Stati Uniti uno con i vizi di Berlusconi sarebbe sparito dalla scena politica nello spazio di un mattino. Ma, come ieri abbiamo letto su “Dagospia”, che riportava un articolo del Daily Mail, anche gli Usa hanno le loro eccezioni. Ciò che in fatto di vizi nella sua vita privata ha combinato Silvio Berlusconi non è che un porzione minimale di quanto invece ha combinato il grande presidente americano, ancora oggi venerato dall’establishment e dal popolo, John Fitzgerald Kennedy.
Ma gli americani tacquero, i repubblicani tacquero, la moglie Jackie tacque. Forse è questo articolo del Daily Mail che deve aver spinto Piggì a scrivere, una specie di rimorso, dopo che la giornalista, Sarah Bradford, ha fatto conoscere al mondo, le nefandezze, vere e proprie malattie, di un uomo che ogni giorno, come in un harem, sceglieva (qualche volta in presenza della moglie) la giovane con cui andare a letto.

Ciò che è accaduto al Berlusconi-uomo ha del disgustoso e dell’orripilante. Spiato fin dentro la camera da letto (pubblicai l’interrogazione di un giudice a una delle olgettine), la persecuzione nei suoi confronti ha dato la stura ai peggiori istinti animali. Non lo si è rispettato in nulla. Ci si è avventati su di lui come un branco di lupi affamati.
E quel che è peggio, nessuno si è reso conto (o finge di non essersi reso conto) della malvagità animale che con l’antiberlusconismo ha inquinato profondamente la politica.

Per me, che la seguo sin da giovanissimo, nel mentre Berlusconi ha rappresentato, dopo anni di immobilismo, il solo tentativo possibile di cambiare il nostro demente Paese, oggi rappresenta anche la cartina di tornasole di tutto il marciume che scorre nelle vene delle nostre istituzioni.
Non ricordo di aver mai visto Silvio Berlusconi dal vivo, non ho mai avuto niente da spartire con lui e con le sue aziende, non gli devo alcuna riconoscenza umana, ma se lo difendo, e continuo a difenderlo, nonostante le sue colpe, i suoi vizi, e perfino le sue inadeguatezze politiche, è perché ha consentito al marciume di affiorare in superficie e di rendersi evidente agli occhi di osservatori non distratti, e impegnati a difendere la democrazia.

Senza Berlusconi, senza quell’avviso di garanzia fasullo inviato a soli pochi mesi dall’insediamento del suo governo (un vero e proprio errore dell’asse autoritario che stava marciando su Roma) e senza il conseguente accanimento persecutorio di cui è stato oggetto, l’operazione Mani Pulite sarebbe stata e sarebbe ancora considerata dai cittadini come un’onesta operazione mirata a punire la degenerazione della politica, rappresentata allora dal finanziamento illecito ai partiti, mentre costituiva un assalto spregiudicato e presuntuoso alla democrazia e alla sovranità dei cittadini.

Mi viene in mente il grande Emile Zola e l’affare Dreyfus.
Probabilmente Zola non aveva mai conosciuto l’ufficiale ebreo Alfred Dreyfus, ma quando si accorse dell’accanimento giudiziario e dell’ingiustizia (era innocente) che venivano applicati su di lui, non esitò un istante a scrivere su “L’Aurore”, il 13 gennaio 1898, la famosa lettera “J’accuse…!”, indirizzata al presidente della repubblica francese, che metteva in discussione l’intera Nazione.  Una lettera che potrebbe essere scritta anche oggi e che la studiosa Barbara W. Tuchman, nel suo libro  “Tramonto di un’epoca”, considera “one of the great commotions of history“, (“una delle grandi rivoluzioni della storia“).


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17 Comments

  1. Commento by enzo — 21 Ottobre 2013 @ 13:05

    Buongiorno, Berlusconi non ha mai voluto la rivoluzione liberale semplicemente perché é il numero UNO e i numeri UNO non cambiano mai le regole altrimenti rischiamo almeno di arrivare secondi. E’ stata una grande illusione e chi ne esce sconfitta non la sinistra ma la destra che in Italia non esiste più!  
    Un accordo tacito tra Berlusconi e D’Alema per mantenere il più possibile lo status quo. Berlusconi avrebbe mantenuto intatto il proprio enorme potere economico-mediatico e il partito post-comunista il proprio enorme potere politico-amministrativo.
    La mossa principale è stata la bocciatura della grande riforma costituzionale, bocciatura cercata e ottenuta. Sono stati gli italiani a bocciare quella riforma anche nelle regioni azzurre, semplicemente perchè irricevibile, non sono stati gli apparati comunisti di regime ma semplicemente gli italiani in grande maggioranza.
    Era tutto in accordo: fai una riforma che gli italiani bocceranno almeno tutto rimarrà così.
    Se Lei sta cercando i nemici li cerchi in casa propria, Berlusconi ha avuto la più grande, fedele e estesa maggioranza parlamentare della Repubblica e un grande consenso elettorale. Se non ha riformato un bel niente è stato solo volere, non potere: questo non è mai mancato.

  2. Commento by Giacomo P — 21 Ottobre 2013 @ 14:32

    A me invece  e’ piaciuta la seguente affermazione: Silvio Berlusconi…etc…etc…etc….  è perché ha consentito al marciume di affiorare in superficie e di rendersi evidente agli occhi di osservatori non distratti, e impegnati a difendere la democrazia.
    Ovviamente Di Monaco -forse affetto da strabismo acuto-  non si azzarda neppure a fare menzione della  variegata fauna che il diversamente innocente ha portato in Parlamento, nelle amministrazioni locali, nei posti di potere.
    Una fauna talmente diversificata che dovrebbe essere messa sotto tutela dal WWF.       E che annovera tra le proprie fila prostitute  e camorristi, tangentari  e corruttori, mafiosi  e abusivisti edilizi, razzisti e fascisti in doppio petto.
    Cioe’ se uno e’ incensurato nelle file del centrodestra non ce lo fanno proprio entrare.
    Ma si sa, per i bananas sono sempre gli altri ad essere marci, sporchi e cattivi. Mentre loro sono i MODERATI del Popolo delle Liberta’. :lol: L’importante e’ possano continuare a rubare come gli ha insegnato il loro diversamente innocente padre spirituale.
     
     

  3. Commento by zarina — 21 Ottobre 2013 @ 15:20

    Caro Di Monaco, grazie per aver così bene espresso il suo pensiero che è anche il mio e di   qualche milione   di italiani , quelli autonomamente pensanti,   ovviamente.
     
     

  4. Commento by enzo — 21 Ottobre 2013 @ 16:42

    Curioso che chi pensa di pensare poi si serva della testa altrui.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Ottobre 2013 @ 16:43

    Purtroppo, ahimè, avevo preparato una risposta separata per enzo e per Giacomo, ma sono andate perdute per un mio improvvido movimento sulla tastiera. Erano piuttosto articolate e non posso più permettermi di riscriverle.

    In sostanza, per sgombrare il campo dalle colpe di Berlusconi (quelle indicate da enzo, e quelle indicate da Giacomo, ricordando a quest’ultimo che non mi pare che si possano paragonare alla Minetti, le Gelmini, Santanchè, De Gerolamo, Lorenzin, Mussolini, Biancofiore, Bernini ed altre che ora mi sfuggono) accettavo a priori che gliene fossero attribuite di tutte e di più, poiché è, secondo me, necessario andare oltre e non farsi accecare dal fumo di seppia che viene lanciato contro i nostri occhi (e la nostra mente).   Ciò su cui va posta l’attenzione, infatti, è costituito da alcuni episodi accaduti in questi 20 anni (in cui – si chiarisca una volta per tutte – il centrodestra ha governato appena 83 giorni più del centrosinistra e quindi è bene che siano equamente spartite le responsabilità del degrado) e che segnano un percorso che, grazie proprio al fatto che il fuoco di sbarramento si è accentrato contro uno dei più forti oppositori della gioiosa macchina da guerra (poteva anche non essere Berlusconi, ma un qualsiasi Pinco Pallino senza colpe, morigerato e incensurato), ha reso evidente il percorso che non è altro che una nuova marcia su Roma, organizzata sempre dal fascismo che ieri era nero ed oggi è rosso.

    Segnalavo, affidandomi a domande precise,   ai miei interlocutori il percorso di questa marcia. Le avevo scritte quasi tutte quando è saltato il testo. Rieccole.

    – Perché, a pochissimi mesi dall’insediamento del governo, fu inviato un avviso di garanzia – risultato farlocchio – a Silvio Berlusconi mentre presiedeva a Napoli un convegno internazionale? (ricordiamoci che Enrico Letta si è lamentato per molto meno)

    – Perché lo si è anticipato al Corriere della Sera che lo pubblicò prima ancora che l’avviso giungesse a Berlusconi?

    – Fu un caso o dietro c’era una manina interessata a far cadere il governo, ciò che infatti avvenne di lì ad un mese, annullando in pratica il risultato elettorale?

    РNon vi pare che sia stata la resistenza di Berlusconi a rinforzare la prima manina con un accanimento giudiziario e politico che ̬ difficile da smentire?

    -Perché Napolitano non è mai intervenuto quando il presidente della camera Gianfranco Fini attaccava il governo di Silvio Berlusconi violando i suoi doveri istituzionali?

    РPerch̩ Napolitano spadroneggia sul governo e sul parlamento come se fosse il sovrano di una repubblica, e nessuno osa criticarlo?

    – Finché si arriva alla sentenza Esposito. Ne consiglio la lettura perché se non la si legge non la si può discutere (bisogna constatare coi propri occhi ciò che Esposito vi ha scritto, che ha dell’incredibile!). Si tratta di questo: una testimone Mediaset dichiara che i dirigenti della società, quando avevano concluso l’accordo con Frank Agrama, qualche volta (non sempre) si recavano a far visita a Berlusconi. Da ciò il giudice ha tratto la prova, che ha creativamente chiamato logica, per dichiarare Berlusconi colpevole.

    Qualche giorno fa a Palermo i giudici che hanno assolto il generale Mori si son guardati bene dall’applicare la prova logica inventata da Esposito. Infatti scrivono a proposito della trattativa tra Stato e mafia:
    «E’ immaginabile, ma non è sufficientemente provata l’esistenza di un disegno di personaggi di spicco della Democrazia cristiana, avallato o meno dal generale Subranni, volto ad aprire un dialogo con i vertici di Cosa nostra al fine di evitare ulteriori, cruente manifestazioni di violenza dirette contro propri esponenti ».
    E ancora:
    Talvolta appare «immaginale », ma mai «sufficientemente provata ». (Qui, gli ultimi articoli). La domanda è perché Esposito si è inventato la prova “logica”, quando a Palermo si è applicata la costituzione che esige che le prove devono essere resistenti ad ogni ragionevole dubbio?

    – Perché la sentenza della corte costituzionale presieduta da Quaranta, pur di non sollevare un conflitto istituzionale, ha dato ragione – come aveva previsto Gustavo Zagrebelsky – a Napolitano chiamando in causa un articolo, il 271 cpp, che non c’entra per niente?

    – Perché Zagrebelsky che presiedette il collegio della consulta che nel 2004 condannò Francesco Cossiga per qualcosa di analogo adducendo motivazioni tutte al contrario di quelle accolte da Quaranta, non ha mosso alcun rilievo circa l’applicazione (una novità assoluta nella storia della consulta!) del 271 cpp (lo si legga, per piacere!)

    Sono soltanto alcune delle domande sulle quali vorrei delle risposte. A mio avviso, esse segnano in modo evidente – al di là del personaggio Berlusconi, che ne è stato, in parte, solo il catalizzatore – una pericolosa, in senso autoritario, trasformazione della nostra repubblica, passando sopra la testa dei cittadini.
    Non vorrei discorsi generici e di propaganda, ma risposte precise e argomentate. Grazie

  6. Commento by Giacomo P — 21 Ottobre 2013 @ 17:13

    Di Monaco, smettila di scrivere cazzate. Per Dio!!!!!!
    La tua ricostruzione dell’avviso a comparire (e non avviso di garanzia) e’ completamente falsa. Tu sostieni che a pochi giorni dall’insediamento Berlusconi lo  ricevette a mezzo stampa. Questo e’ falso. Berlusconi aveva emesso il decreto salvaladri per fare uscire suo fratello (e altri 3000 criminali) dal carcere, di soppiatto e  in una notte d’estate mentre gli italiani guardavano il mondiale di calcio USA ’94.
    Fu lui quindi a sferrare l’attacco alla magistratura e non il contrario.
    Sai chi fu a fare lo scoop del Corriere? Sallusti. Di dice niente questo nome?
    Quindoi smettila di scrivere puttanate. perche’, e’ questa e’ una promessa, da oggi ti contesto ogni minima minchiata tu scriverai per incensare quel criminale figlio di puttana di Berlusconi.

  7. Commento by Giacomo P — 21 Ottobre 2013 @ 17:17

    Il primo governo Berlusconi cadde perche’ Umberto Bossi stacco’ la spina. Forse ti farebbe bene andarti a rileggere La Padania nell’epoca quando Berlusconi veniva sistematicamente definito “mafioso” e “criminale” da coloro con cui aveva governato fino a due settimane prima.

  8. Commento by Giacomo P — 21 Ottobre 2013 @ 17:19

    Il giudice Esposito era, fino a quando fu emessa la sentenza contro il frodatore fiscale, considerato da Il Giornale un giudice moderato coosi’ come tutti gli altri membri del collegio giudicante.
     

  9. Commento by enzo — 21 Ottobre 2013 @ 17:48

    Perché nelle Sue presunte domande si da già una risposta? Impossibile avere un confronto, non sono domande sono solo affermazioni con il punto esclamativo.
    Questo è il suo grande limite. Non è pronto ad accettare critiche, pensare che esistano persone pensanti diversamente da Lei.
    Sono stati scritti libri (troppi libri) che meticolosamente provano il contrario di quello che pensa Lei ma li considero comunque poco interessanti.
    Berlusconi è una persona spregiudicata, lo è stato anche in politica davanti agli occhi di tutti, utilizzando il Parlamento per scopi personali. Questo basta ad un italiano di media cultura per capire quanto possa essere stato spregiudicato tra le quatto mura del suo ufficio o di casa sua.
    E’ un personaggio che affascina proprio per questo!
    Se però si corre al 200 Km/h in città è probabile che si arrivi prima degli altri ma è altrettanto probabile che non tutto vada per verso giusto.
    Tutti hanno preso soldi da Berlusconi, molti lo hanno anche ammesso pubblicamente (da dell’Utri a Verdini) e questo non sempre è permesso. Tutto lo ricordano per la sua grande generosità: chissà cosa vuol dire?!

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Ottobre 2013 @ 18:27

    @Giacomo

    – Ma come si fa a confrontarsi con uno come te, che non sa nemmeno leggere? Dove ho scritto che lo ricevette a mezzo stampa, l’avviso di garanzia (o di comparizione, sono termini usati in modo intercambiabili, come vedrai dal link che ti porrò fra poco)?

    Ho scritto. “Perché lo si è anticipato al Corriere della Sera che lo pubblicò prima ancora che l’avviso giungesse a Berlusconi?” Non riesci proprio a capire? Significa ciò che infatti accadde: l’avviso venne pubblicato sul Corriere prima ancora che fosse notificato dai carabinieri a Berlusconi, che si trovava a Napoli.

    Che Sallusti facesse il suo mestiere di cronista mentre lavorava al Corriere che c’entra con la vicenda? Non vorrai mica dire che tutta la manfrina è partita da Sallusti? Il fatto da esaminare non riguarda il comportamento del cronista ma il perché la notizia dell’avviso fu data in pasto al Corriere. Ed ecco il link di una ricostruzione che riguarda proprio le ore convulse in cui la notizia arrivò al Corriere e a Sallusti. Leggi qui, e così ti rinfrescherai la memoria. Non so quanti anni tu abbia, ma io quelle vicende le ho vissute e le ricordo benissimo.

    Sallusti non s’è inventato l’avviso di garanzia, lo ha ricevuto! e da cronista l’ha sottoposto al suo superiore Paolo Mieli. Ineccepibile il suo comportamento, direi da manuale.

    –   Ancora un’altra manifestazione di ignoranza della materia. Ciò che dico, si trova scritto in un libro di Umberto Bossi. Scalfaro, dopo che Berlusconi ebbe ricevuto l’avviso di garanzia, chiamò Bossi e gli consigliò di lasciare il governo per non rimanere imbarcato con un personaggio che avrebbe avuto dei guai con la giustizia e che ciò, pertanto, avrebbe nuociuto al suo partito. Bossi accolse l’invito (di cui poi si dichiarò pentito: Umberto Bossi dichiarerà il 22 gennaio 2000 al Congresso piemontese della Lega nord di essersi pentito di quel passo – Tg3 del 22 gennaio 2000, ore 19; Tg4 del 23 gennaio 2000, ore 13,30 e 19) e Berlusconi, venendo meno la maggioranza, dovette dimettersi.

    – A proposito di Esposito: Ernst Janning, di cui ho parlato altrove, era considerato universalmente uno dei migliori giuristi tedeschi, eppure, quando salì al potere Hitler, condannò un ebreo innocente e servì il regime nazista.

     

    Ora Giacomo, vorrei che non mi facessi più perdere tempo. La mia cortesia ha un limite, soprattutto se tu costelli sempre di insulti gratuiti il tuo intervento (impara da enzo), quando dovrei essere io ad indirizzartene di più caustici, giocando e esilarandomi della tua ignoranza. Forse tu sei un uomo di cellula, ne hai la puzza, ti spingono a parlare leggendo le veline di un qualche partito, che ti manda a sorbirti una gran brutta figuraccia pur di fare propaganda alle sue idee attraverso la tua fideistica disponibilità.

    Se continui così, però, le prossime volte me la sbrigherò limitandomi a qualche battutaccia.  

    Ti faccio notare che non hai affatto risposto alle mie domande, e la risposta che hai dato alla prima è da zero assoluto in storia.

    Un maestro ti metterebbe le orecchie da asino non appena tu entrassi in classe, e poi via diritto filato dietro la lavagna per tutta la durata della lezione. Tanto, insegnarti qualcosa sarebbe tempo sprecato.

    Lasciamoci qui, non insistere, ti prego. Risparmiami la sofferenza.

    @enzo

    Lei è educato, a differenza di Giacomo, e la ringrazio. Però resta fermo ancora una volta a parlarmi di Berlusconi. A me Berlusconi interessa per ciò che la sua discesa in campo ha prodotto. Ecco la ragione delle mie domande, che non hanno le risposte mie personali. Affatto. Espongono i fatti a cui ho invitato lei e Giacomo a rispondere. Ho anche premesso che sono disposto a riconoscere a Berlusconi tutte le colpe che volete voi, ed anche di più. Ma vorrei che non si parlasse dei fatti suoi, ma di ciò che, combattendo Berlusconi, sta emergendo nel Paese.
    Non so se mi sono spiegato. Se sì, la prego allora di esaminare le domande (o preferisce chiamarle questioni) che ho sollevato, le analizzi e mi contrasti con argomentazioni solide. Attendo.

  11. Commento by Giacomo_P — 21 Ottobre 2013 @ 18:36

    Di Monaco,
    dal 2001 al 2013 (13 anni) Berlusconi ha governato da solo per 8,5 anni con maggioranze stratosferiche  e per altri 2 anni (ad oggi) appoggiando i governi Monti e Letta.
    Cioe’ in 11 degli ultimi 13 anni Berlusconi e’ stato o Capo del Governo o partner maggioritario del governo in carica. Nel 2001 l’Italia sedeva a pieno titolo tra i paesi del G7. Oggi siede ai margini del G20.
    In questo lasso di tempo e’ aumentata la disoccupazione e le tasse, sono peggiorati i servizi essenziali mentre nello stesso periodo  di tempo il fatturato delle sue aziende e’ aumentato di 25 volte.
    Tu, Di Monaco, la puoi rigirare come ti pare ma 40 milioni di italiani non hanno l’anello al naso. E quei 7 milioni che votano per Berlusconi sono evasori fiscali. abusivisti edilizi, appartenenti a organizzazioni crimiminali e qualche altro deficiente sparso. I flussi elettorali lo dimostrano.
    Probabilmente io non ti piaccio. E questo ci puo’ stare. Ma tu mi fai veramente ribbrezzo non per le tue idee politiche quanto per le falsita’ che propini per difendere un criminale..
    Te l’ho gia’ scritto: tu ti sei comperato un guaio perche’ io saro’ il tuo incubo peggiore.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Ottobre 2013 @ 18:54

    Sei proprio uomo di cellula, spari veline. Il partito delle tasse è notoriamente il Pd e non il Pdl (che ha governato solo 83 giorni più del Pd). Ma dove vivi? Si capisce che sei sempre stato dietro la lavagna! Ti metto i link perché tu li legga: sono documenti, sono le prove che dici solo cavolate da uomo di cellula.

  13. Commento by Giacomo_P — 21 Ottobre 2013 @ 19:00

    Impara a leggere cio’ che scrivo.

  14. Commento by Giacomo_P — 21 Ottobre 2013 @ 19:59

    Allora, con ordine:
    Il mandato di comparizione (ex. art. 15 del TULPS) è un invito a venire in tribunale perché si ritiene che un tizio sappia qualcosa che i magistrati dovrebbero sapere; l’informazione di garanzia (art. 369 cpp) avvisa una persona di essere sottoposta a indagini e le permette di preparare una difesa. In altre parole, i magistrati volevano solo fare domande a Berlusconi, non ammanettarlo.
    Per la cronaca, ciò che fecero Sallusti e i suoi collaboratori è un reato, purtroppo prescritto.
     
    Tu scrivi (14 Ottobre 2013 РLo sconforto di Luca Ricolfi ̬ lo sconforto dei cittadini):
    Il governo muove i primi passi, si fa conoscere ai cittadini e all’estero, le iniziative politiche sono appena in gestazione. Del governo non si può ancora dire né bene né male. Ma all’improvviso, come una scossa di terremoto, il 22 novembre dello stesso anno, cioè ad appena 8 mesi dal suo insediamento, il “Corriere della Sera” pubblica la notizia che Berlusconi è indagato e la magistratura sta per inviargli un avviso di garanzia, che infatti gli giungerà mentre sta presiedendo un importante convegno internazionale a Napoli.
    La verita’ putroppo per te Di Monaco e’ che Berlusconi fu da subito molto attivo nei confronti dei malfattori e contro la magistratura.  Infatti Berlusconi  firmo’ il decreto Biondi (meglio conosciuto come decreto salvaladri) nella notte  del 13 luglio 1994  provando a far  uscire dal carcere, con un semplice colpo di penna, oltre 3000 carcerati (tra cui suo fratello Paolo – editore de Il Giornale). Il decreto fu ritirato per le furiose manifestazioni di piazza e le minacce di AN e Lega Nord.  
    Quanto alla ricostruzione circa l’avviso a comparire non ritengo che il Giornale sia una fonte affidabile. Ed infatti Dagospia la procura di Milano e l’Arma dei Carabinieri hanno un versione piuttosto differente. Dettagli puoi trovare qui:
    http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/a-ciascuno-le-sue-soffiate-istituzionali-chi-consegn-al-corriere-di-mieli-lavviso-di-19599.htm
     
     

  15. Commento by enzo — 21 Ottobre 2013 @ 20:09

    Mi ha fatto piacere la sua precisazione, comprendo quello che intende dire e in parte la condivido.
    Comunque devo farLe notare che il fatto che mi associ a Giacomo come se fossimo compari o frutto del medesimo seme non è un errore da poco. “Io sono gentile e l’altro no”. Ci consideri due persone ben distinte che dissentono da quanto Lei scrive su di un blog pubblico.
    Non è che i “nemici” sono tutti una grande macchia nera, senza distinzioni. Tutti sono comunisti e basta! Questo sì che il berlusconismo è riuscito a inculcare. L’idea del nemico! basta che non la pensi uguale è nemico.

  16. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 21 Ottobre 2013 @ 23:06

    @ chiedo scusa, enzo, non era mia intenzione; ho riunito le risposte per l’inconveniente che mi è capitato, ma, successivemente, ho voluto marcare la differenza tra lei, che pur non condividendo, almeno in parte, le mie posizioni, usa toni utili a sviluppare un dibattito, al contrario di Giacomo, che procede a forza di insulti.

    @Giacomo.
    Anche l’avviso di garanzia non prevede le manette, e avverte che c’è una procedura in corso che riguarda il destinatario dell’avviso.

    Spero ora, con quanto scriverò, di chiarirti le idee una volta per tutte.
    L’avviso, sia esso di comparizione o di garanzia, non si manda ad un presidente del consiglio che presiede un importante convegno internazionale. Si aspetta che sia concluso, trattandosi di attendere una manciata di ore.
    Ma la dimostrazione che si voleva proprio danneggiare l’immagine internazionale di Berlusconi, e che quindi quell’avviso lo si doveva recapitare in occasione del convegno, sta proprio nella soffiata che dall’interno della magistratura arriva a Sallusti.
    Certo che si tratta di reato. Ma casi come questi ne sono accaduti a bizzeffe, e tutti impuniti. Basti pensare ai verbali usciti sui vari processi a Berlusconi. Sono stati continuamente pubblicati (per esempio da “il Fatto Quotidiano”) estratti di verbali coperti da segreto istruttorio. Ma, in realtà, chi commette reato? Sono sempre dell’avviso che la stampa ha il dovere di pubblicare tutto ciò di cui viene in possesso (pronta a pagarne le conseguenze, ovviamente), ma il reato vero e proprio, ossia integrale e senza alcuna giustificazione (la stampa ha quella del diritto-dovere di cronaca) è stato commesso all’interno della magistratura.
    Chiaro questo punto?

    Veniamo al secondo.
    Guarda che l’articolo da te linkato conferma la mia versione secondo la quale la notizia apparve prima sul Corriere e solo successivamente ne venne a conoscenza Berlusconi. Gliela comunicò alle 5,40 Gianni Letta, avendola trovata sul Corriere:
    “Gianni Letta alle 5.40 sveglia Silvio Berlusconi: il Corriere della Sera ha in prima pagina la notizia dell’avviso di garanzia emesso dalla Procura di Milano nei confronti del presidente del Consiglio.” (qui).

    Oppure qui:
    La storia è quella dell’invito a comparire – spesso erroneamente scambiato per un avviso di garanzia – recapitato a Silvio Berlusconi il 22 novembre 1994 e annunciato il giorno prima dal Corriere della Sera con un vero e proprio scoop, proprio nei giorni in cui il presidente del consiglio presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata a Napoli“.

    Oppure qui:

    Mentre il direttore del Giornale esprimeva questa opinione, Di Pietro gli obiettava rumorosamente intimandogli di “confessare” di avere saputo dell’invito a comparire dalla procura di Milano. Quando Sallusti gli dice “lo confesso”, Di Pietro lo incalza: “E perché non lo hai detto prima che non eri in prescrizione?”.
    Qui Di Pietro è impreciso: il reato di pubblicazione arbitraria di atti di procedimento penale (articolo 684 del codice penale) è una contravvenzione, e la prescrizione arriva dopo quattro anni. In questo caso, quindi, già nel 1998. Alessandro Sallusti ha raccontato interamente le cose ripetute ieri a Ballarò in un libro pubblicato nel 2005. In ogni caso, c’è poco da “confessare”: la fotocopia proviene evidentemente dalla procura di Milano. Quello che non si sa è chi ha dato la fotocopia ai giornalisti del Corriere della Sera: è questo che Sallusti dovrebbe eventualmente “confessare” ma lo stesso direttore del Giornale ha detto ieri che non lo farà, dato che non si tratta di una sua fonte bensì dei due giornalisti del Corriere. Si è limitato a dire che il documento viene “da uno degli uffici dei pm del palazzo di giustizia”.

    Sulla questione non c’è materia del contendere. Tutti sono d’accordo. Peraltro, ricordo bene i fatti.

    Su ciò che avvenne nella redazione di via Solferino, bisogna stare a ciò che è stato scritto. Tornando al tuo link, Filippo Facci dimostra che è assurdo credere che Paolo Mieli non fosse al corrente dell’avviso e che lo abbia pubblicato arbitrariamente Sallusti, oppure che Sallusti sia stato imboccato dall’entourage di Silvio Berlusconi. Quest’ultimo punto è semplicemente ridicolo, andando contro gli interessi di Berlusconi che, infatti, in forza di quell’avviso, dovette dimettersi. E Facci ancora scrive:
    Ora però la versione di Sallusti smentisce nuovamente ciò che in precedenza risultava smentito solo dalla logica: la notizia pervenne al Corriere della Sera dalla procura e in forma cartacea, anche se questo non spiega perché fu riportata solo parzialmente. A meno che il Corriere, informatissimo dalla Procura e dintorni, non avesse saputo che la terza imputazione a Berlusconi non era stata ancora comunicata. Possibile? Alquanto.

    Comunque, ammesso pure che Paolo Mieli non ne sapesse nulla (ma davvero è credibile che su di un fatto così enorme, il direttore del Corriere fosse stato tenuto all’oscuro, o non è più plausibile che Mieli abbia capito che si trattava di materia penalmente scottante e dunque abbia fatto lo scaricabarile?), il fatto non cambia e conferma la mia ricostruzione. Ossia che quell’avviso è stato inviato in occasione del convegno per provocare la crisi di un governo appena eletto dai cittadini, il quale aveva sconfitto la gioiosa macchina da guerra. Il fatto poi che Scalfaro si sia mosso tempestivamente convocando Umberto Bossi, la dice lunga sulla organizzazione scrupolosa e preventiva del tutto. E il governo cadde, infatti.
    Ma, a mio avviso, questa mossa, che sembrava ben fatta, si è ritorta contro chi la organizzò, poiché molti cittadini, tra i quali il sottoscritto, rividero la loro posizione nei confronti di Mani Pulite e dall’osannarla passarono a prenderne le distanze schifati e sconcertati di come si fosse arrivati ad espropriare con una manovra di palazzo la volontà degli elettori. (Vedi più avanti l’ammissione, nel 1998, di Scalfaro che quella consegna a Napoli fu un errore).
    Anche se ti concedessi che nei primi mesi di governo, Berlusconi avesse fatto una legge grazie alla quale lo Stato italiano regalava alla Fininvest mille miliardi di lire, ciò non giustifica l’operazione che portò alla caduta del governo. Sono operazioni da servizi segreti come la CIA, la STASI, il KGB, il MOSSAD o il SIS inglese. Non sono operazioni democratiche. Convinciti che è una pagina nera della democrazia. Che sia capitata a Berlusconi, non significa che non debba essere condannata, come deve essere condannato tutto quanto è successo in seguito e che ho raccontato qui.

    Da un mio libro Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile, cominciato a scrivere con la nascita del governo Dini nel gennaio 1995, posso trarre alcuni precisi riferimenti per darti l’idea di ciò che stava accadendo. Lo faccio per te, in via eccezionale, poiché mi sono accorto che hai conoscenze di risulta. Ma non abituartici. Non lo farò più.

    Leggi:
    “Per esempio, correva voce che, mentre Di Pietro aveva sostenuto, in un suo scritto su La Stampa del 16 aprile 1995, di non aver condiviso l’invio dell’invito a comparire trasmesso a Berlusconi a Napoli, mentre presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità, gli altri giudici del Pool, interrogati a Brescia da Fabio Salamone, avevano fatto verbalizzare il contrario, e cioè che era stato proprio Di Pietro a sollecitare la trasmissione di quell’invito a comparire. Qual era la verità?

    Oppure, siamo un anno dopo, nell’ottobre del 1995, e sta procedendo la causa legata all’avviso ricevuto a Napoli da Berlusconi:
    Il gup (giudice della udienza preliminare) Fabio Paparella decideva il 14 ottobre di rinviare a giudizio Silvio Berlusconi per corruzione, accogliendo così la richiesta avanzata qualche giorno prima dal pm Gherardo Colombo. La notizia faceva presto il giro del mondo. Berlusconi in una dichiarazione resa alla stampa si diceva indignato, e sosteneva che il rinvio era la logica conseguenza di quell’avviso di garanzia inviatogli a Napoli undici mesi prima, quando era presidente del consiglio. Non ci sono prove contro di me, diceva in sostanza, e i magistrati mi hanno rinviato a giudizio per non contraddirsi. Insomma, per salvare la faccia. Uno dei difensori di Berlusconi, Ennio Amodio, dichiarava: “Non capita mai di vedere un giudice della udienza preliminare che si affanna a dire: attenzione, guardate, non c’è quasi niente, ma io sono costretto a rinviare a giudizio” (14 ottobre: Tg2 delle ore 19,45).”

    E ancora:
    “Norberto Bobbio scriverà su La Stampa del 23 ottobre un fondo intitolato “La responsabilità”, in cui chiamerà in causa il Pool di Milano per non essere stato responsabile nella circostanza dell’avviso di garanzia inviato a Berlusconi quando si trovava a Napoli a presiedere il noto convegno internazionale sulla criminalità”

    E ancora:
    “Si apprende, inoltre, che nella deposizione resa al pm Salamone il 29 giugno 1995, Borrelli rivela che fu proprio Di Pietro ad insistere, nella riunione del 19 novembre 1994, perché fosse inviato l’avviso di garanzia a Berlusconi contestualmente all’iscrizione nel libro degli indagati, e a prescindere dal fatto che presiedesse a Napoli la nota conferenza internazionale sulla criminalità. Di Pietro, nel famoso articolo pubblicato su La Stampa del 16 aprile 1995, aveva lasciato intendere il contrario. Più appassionante di un giallo, come si vede.”

    E ancora:
    “Nella riunione del Consiglio superiore della magistratura del 9 luglio 1998, Scalfaro dichiara esplicitamente che l’invio dell’avviso di garanzia a Berlusconi, mentre presiedeva nel 1994 a Napoli un’importante riunione internazionale, fu un errore. Il Giornale del 10 luglio intitola significativamente “Scalfaro accusa il Pool con quattro anni di ritardo”.”

  17. Commento by zarina — 21 Ottobre 2013 @ 23:37

    Caro BDM, complimenti   per la pazienza!
    Ma temo non ne valga la pena.

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