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Senatori a vita. La gatta frettolosa partorì i gattini ciechi

2 Settembre 2013

Si dirà che “il Giornale” fa di tutto per gettare fango sulle persone. Anzi lo si è già detto un sacco di volte. Sta di fatto che le sue denunce, almeno ultimamente, non sono campate in aria.

Feltri accusò l’allora direttore di “Avvenire” (il quale aveva dato lezioni di moralità a Berlusconi) di predicare bene e di razzolare male. E rivelò una sua marachella sessuale. Naturalmente fango, gridarono gli avversari. Feltri chiese scusa per la parte che riguardava un documento anonimo, risultato una bufala, ma non a riguardo di una sentenza che condannava l’ex direttore per molestie sessuali. Dunque: Perché fango?

Anche la famigerata vicenda della casa di Montecarlo, era fango gettato sul presidente della camera Gianfranco Fini, ma finì che tutti i giornali dovettero riprendere la notizia a motivo delle prove che stavano accumulandosi a suo carico.

Fango qualche settimana fa pure sul giudice di cassazione Antonio Esposito, ma i documenti messi a disposizione della stampa disegnano una situazione abbastanza confusa che fa capo alle attività extragiudiziarie del magistrato.

Insomma, passare al setaccio la vita anche privata di uomini che si affacciano alla ribalta della politica o che si ergono a giudici di moralità, non è forse uno degli scopi del giornalismo? Sappiamo quanto negli Usa gli uomini pubblici sono radiografati dalla stampa. E ogni minima infrazione alla legge o perfino alla buona educazione è oggetto di una dura campagna scandalistica. Nessuno nei confronti di questi giornali ha mai usato il termine “fango”, anzi si è lodato il severo e pignolo controllo che i media fanno su quei concittadini ai quali sono affidate le leve dell’amministrazione pubblica. Negli Usa, al contrario di quanto accade da noi, chi vuole entrare in politica deve stare attento a non avere scheletri nell’armadio. Se lo fa, deve sapere che prima o poi vengono allo scoperto, soprattutto con il progredire del suo ruolo nella società.
Se qualche giornale lo fa anche in Italia, dunque, perché ostacolarlo? Si verifichino le notizie e se sono fasulle e bislacche le si contestino.

Stamani, ancora “il Giornale” apre un fascicoletto sui nuovi senatori a vita, nominati in tutta fretta e con finalità politiche, come anch’io ho scritto, da Napolitano. Il quotidiano in cui scrivono Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri, ci fa sapere che due dei nominati sono stati pizzicati quali evasori fiscali e hanno dovuto subire la sanzione prevista. Qui la replica di uno dei due.   Figure, dunque, non proprio specchiate. Se sui meriti artistici non si può eccepire nulla, anzi le lodi si sprecano, sul piano della moralità essi sono evasori al pari di Berlusconi. Solo che essi, simpatizzanti di sinistra e sicuri voti per quella parte politica, hanno ricevuto il laticlavio, il massimo riconoscimento dello Stato, e invece Berlusconi, leader politico ed ex presidente del consiglio, il più votato dagli italiani, viene condannato al carcere senza prove a suo carico.

La scoperta de “il Giornale” è fango? Non credo proprio: è giornalismo. Ed essa è anche   la prova che l’intenzione di Napolitano non era affatto quella di applicare l’art. 59 della costituzione, il quale non intende affatto premiare chi ha frodato lo Stato, ma di servirsene per finalità di parte, ossia creare i presupposti per una maggioranza nuova. Dunque, due violazioni in   una. La prima per aver utilizzato l’art. 59 con finalità partigiane; la seconda per non aver mantenuto il suo ruolo super partes (ma non è la prima volta, e ormai ci ha abituati).

Dice il proverbio che la gatta frettolosa partorisce i gattini ciechi. A Napolitano il proverbio si attaglia talmente bene che è come se il miglior sarto di casa nostra (per non dire di Parigi) glielo avesse cucito addosso.


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Bart